L'opera lirica si affermò in Russia nel XVIII secolo grazie alle compagnie teatrali italiane che eseguivano opere in lingua italiana. Per un lungo periodo nei teatri d'opera della Russia si eseguì dunque soprattutto opera italiana.
Storia
Nata in Italia verso la fine del XVI secolo, l'opera si diffuse in tutta Europa e raggiunse la Russia nel 1731, quando Augusto II il Forte, re di Polonia ed elettore di Sassonia inviò la sua compagnia teatrale italiana, che operava a Dresda (sede dell'elettorato), al servizio dell'imperatrice russa Anna per la celebrazione della sua incoronazione a Mosca.
La prima opera messa in scena in Russia fu il Calandro di Giovanni Alberto Ristori (1692-1753), data a Mosca nel 1731) sotto la direzione del compositore stesso e del padre Tommaso Ristori e con l'impiego di tredici attori e nuovi cantanti (tra i quali Ludovica Seyfried, Margherita Ermini e Rosalia Fantasia).
Da questo momento in poi tutte le compagnie operistiche italiani furono ben accolto in Russia dall'imperatrice e dalla sua corte. Nel 1735 una grande compagnia italiana guidata dal compositore napoletano Francesco Araja fu invitata per la prima volta a lavorare a San Pietroburgo. La prima opera che presentarono fu La forza dell'amore e dell'odio di Araja sui versi di Francesco Prata e fu data l'8 febbraio (29 gennaio secondo il calendario giuliano) e nel 1736 come Sila lyubvi i nenavisti. Le due successive produzioni di Araja furono le opere serie Il finto Nino overo La Semiramide riconosciuta, su libretto di Francesco Silvani e rappresentata il 9 febbraio 1737 (28 gennaio) a San Pietroburgo, e l'Artaserse di Pietro Metastasio, messa in scena il 9 febbraio (28 gennaio) 1738 nella medesima città. Araja trascorse circa 25 anni in Russia e scrisse scirca 14 opere la corte russa.
Nel 1742 in relazione alle celebrazioni per l'incoronazione ad imperatrice di Elizaveta Petrovna, fu rappresentato a Mosca il Tito Vespasiano (La clemenza di Tito) di Johann Adolf Hasse (1699-1783). Un nuovo teatro fu costruito per questo evento. Nel 1743 al Palazzo d'Inverno di San Pietroburgo, invece della piccola sala delle Comedie et opere, fu costruito un nuovo Teatro dell'Opera (progettato dall'architetto italiano Bartolomeo Rastrelli) e il quale poteva tenere circa un centinaio di persone.
Il 7 maggio (26 aprile) 1744 fu dato il Seleuco di Araja, un'opera seria del librettista Giuseppe Bonecchi, che fu data il 7 maggio (26 aprile) 1744 a Mosca come parte delle doppie celebrazioni per l'anniversario dell'incoronazione dell'imperatrice Elisabetta e per la conclusione del trattato di pace con la Svezia.
La rappresentazione del Bellerofonte di Araja, sempre basato sul testo di Bonecchi, (9 dicembre (28 novembre) 1750 a San Pietroburgo) fu degna di nota per la partecipazione del cantante russo Mark Poltoratsk, che cantò nella parte di Atamante.
La zarina Caterina la Grande chiamò a San Pietroburgo numeros musicisti italiani tra cui spiccano: Giovanni Paisiello, Giuseppe Sarti e Domenico Cimarosa.
Nel 1776 Paesiello fu chiamato in Russia con l'incarico triennale di direttore musicale degli spettacoli alla corte della zarina Caterina II (con un salario di 9 000 rubli annui) su segnalazione del barone Friedrich Melchior von Grimm, un intellettuale illuminista in corrispondenza con Caterina II. Paisiello partì il 29 luglio con la moglie e passò per Vienna, dove conobbe Pietro Metastasio, il celebre poeta di corte degli Asburgo, e giunse a Pietroburgo a fine settembre. Nella capitale dell'impero russo divenne subito insegnante di musica della granduchessa Marija Fëdorovna (in russo Мария Фёдоровна?) consorte dell'erede al trono. Collaborò con i librettisti di corte Marco Coltellini e Giovanni Battista Casti nonché con il ballerino e coreografo Gasparo Angiolini (che dal 1766 al 1772 fu anche direttore del Teatro imperiale di San Pietroburgo, originariamente ospitato entro il Palazzo d'Inverno. I teatri imperiali avranno poi una proipria sede a partire dal 1783, con l'inaugurazione del Teatro Bol'šoj Kamennyj su progetto di Antonio Rinaldi). Tra i lavori di Paesiello vi è l’opera buffa Il barbiere di Siviglia, rappresentato all’Ermitage il 26 settembre 1782. Da non confondere con la successiva, più famosa, versione di Rossini, l’opera ebbe un libretto estratto dall’omonima commedia satirica di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais (rappresentata come pièce francese a Pietroburgo nel 1780 nel teatro al Ponte rosso).
Giuseppe Sarti venne invitato a San Pietroburgo dall'imperatrice Caterina II nel 1784. Durante il viaggio si fermò a Vienna, dove l'imperatore Giuseppe II lo ricevette con grandi onori, e dove conobbe Wolfgang Amadeus Mozart. Giunse finalmente in Russia nel 1785, e subito, in qualità di direttore dell'Opera, compose nuovi pezzi e anche brani di musica sacra, tra cui un Te Deum per la vittoria di Ochakov nella guerra russo-turca (1787-1792). Sarti vi rimase sino al 1801, quando la sua salute era divenuta così malferma che chiese il permesso di lasciare il Paese: l'imperatore Alessandro I lo congedò nel 1802 accordandogli una generosa pensione; in precedenza, Caterina II gli aveva accordato il titolo nobiliare. Le opere maggiori del periodo russo furono Armida e Rinaldo e Gli inizi del governo di Oleg (Nachal'noye upravleniye Olega), quest'ultima su libretto della stessa imperatrice Caterina. Sarti morì a Berlino sulla via del ritorno verso l'Italia.
La zarina invitò Domenico Cimarosa nel 1787 per occupare presso la corte imperiale a San Pietroburgo la posizione di maestro di cappella, in sostituzione di Giuseppe Sarti. Fu attivo principalmente per il Teatro dell'Ermitage, per il quale scrisse alcune opere e cantate. Nel dicembre 1787 fece eseguire la Messa di Requiem per il funerale della Duchessa di Serra Capriola (moglie dell'ambasciatore del Re di Napoli Antonino Maresca, in russo: Антонио Мареска-д’Оннорсо, герцог ди Серракаприолаin russo Антонио Мареска-д’Оннорсо, герцог ди Серракаприола. Dopo l'invasione napoleonica del Regno di Napoli passerà nel servizio diplomatico dello zar). Tra le sue molte opere del periodo russi figurano: La felicità inaspettata, lAtene edificata, Le due fidanzate e I due baroni e Cleopatra. Nel 1791 dedicò la cantata La serenata non preveduta al principe Gregorij Aleksandrovic Potemkin, amico e favorito dell'imperatrice.
Dopo aver dominato la scena musicale russa per tutto il 1700, nell'Ottocento vi era a San Pietroburgo una compagnia stabile dell’Opera italiana, fondata nel 1843 presso il Teatro Bol'šoj Kamennyj (il predecessore del Teatro Mariinskij) e diretta al tenore Giovanni Battista Rubini. La compagnia era finanziata direttamente dalle casse imperiali con budget enormi, permettendosi i migliori cantanti del mondo (come il Rubini o la soprano Pauline Viardot). L'Opera Italiana era il fiore all'occhiello del prestigio dei teatri imperiali, in aperta competizione con Vienna e Parigi. Con la riunificazione italiana Giuseppe Verdi raggiunse l'apice della sua fama internazionale la sua "trilogia popolare" (Rigoletto, Il trovatore, La traviata) era ben nota al pubblico russo e lo zar Alessandro II gli offrì una somma altissima per avere da lui la composizione di un’opera nuova: La forza del destino. L’invito venne per iniziativa del tenore Enrico Tamberlik La prima mondiale fu data il 10 novembre 1862 al Teatro Imperiale Mariinskij, con l'orchestra stabile del teatro e un cast di stelle italiane come lo stesso Tamberlick e il baritono Francesco Graziani. Il pubblico e lo zar decretarono un trionfo, ma la critica non fu benevola, definendo l'opera troppo convenzionale e difendendo i compositori nazionali russi. Verdi in città frequentò la folta colonia di architetti e musicisti italiani e rimase comunque legato alla Russia.
Bibliografia
Voci correlate Opera lirica Teatro d'opera in Russia Relazioni bilaterali tra Italia e Russia
Categoria:Opera italiana Categoria:Musica in Russia Categoria:Teatro in Russia