La masseria Suriano è una masseria settecentesca di Crotone, situata nell'area dellOrto Campitella, nei pressi di via Giacomo Manna; il complesso deriva dalla trasformazione di un precedente insediamento rurale, documentato almeno dalla seconda metà del XVI secolo, e assunse la propria configurazione di masseria durante il periodo in cui la tenuta appartenne alla famiglia Suriano.
Ridotto allo stato di rudere a seguito di un prolungato abbandono, l'edificio è stato dichiarato di interesse culturale con decreto della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio n°. 418 del 22 dicembre 2023.
Storia L'area sulla quale sorge la masseria era storicamente conosciuta con il nome di Campitella, derivato dalla famiglia Campitelli, baroni di Melissa e feudatari di Apriglianello, che possedevano terreni nella zona almeno dalla prima metà del Cinquecento; poco dopo la metà del secolo la possessione passò da Giovanni Tommaso Campitelli a Lelio Lucifero, durante la cui proprietà il giardino risultava circondato da una muraglia, custodito da un guardiano e dotato di una stalla. Alla morte di Lelio Lucifero nel 1586 i beni furono amministrati dalla moglie Isabella Leone in qualità di tutrice dei figli e passarono successivamente alla famiglia Leone, mentre alla fine del XVI secolo un atto relativo ai beni di Prospero Leone documentava nella Campitella la presenza di case, di una torre e di un giardino.
Nel corso del XVII secolo il fondo passò dai Leone alla famiglia Pipino e, alla fine del secolo, Francesca Pipino portò la Campitella in dote a Francesco, detto Ciccio, Suriano; nei primi decenni del Settecento il precedente complesso rurale fu profondamente trasformato dai Suriano, assumendo la configurazione di un palazzo con magazzini e altri fabbricati, circondati da giardini, alberi da frutto, vigne e terreni coltivati.
Durante la gestione di Francesco Suriano la Campitella veniva concessa in fitto annuale a coloni, alcuni dei quali provenienti da Cutro, e il 18 agosto 1728 le rendite derivanti dalla coltivazione furono poste sotto sequestro in relazione a un credito vantato nei confronti del proprietario; alla morte di Francesco e Francesca Pipino lo stabile passò ai figli Gregorio e Laura Suriano, quindi nell'aprile del 1730 Gregorio donò la possessione al secondogenito Felice Bruno, comprendendovi le fabbriche, il palazzo, i magazzini, i giardini, le vigne e gli orti. Felice Bruno ne ottenne il completo possesso nel 1734, anno in cui Laura Suriano gli lasciò anche i diritti da lei vantati sullo stabile dotale della Campitella.
Nel 1743 Felice Bruno Suriano risulta registrato nel catasto onciario come proprietario di una possessione composta da terreni ortivi, alberati e vitati, un giardino e un casino di campagna, sotto il quale erano collocati cinque magazzini destinati alla conservazione del grano; dopo la sua morte la proprietà passò agli eredi e, in seguito a una controversia, al canonico Prospero Maria Gallucci, che nel 1793 risultava proprietario della possessione detta Campitella.
Nella prima metà del XIX secolo nella tenuta era presente un pozzo di acqua sorgiva, utilizzata dalla popolazione locale soprattutto durante il periodo estivo, mentre agli inizi del XX secolo Nicola Sculco documentò nella Campitella la presenza di sette fosse destinate alla conservazione del grano. Nel 1930 il fondo, allora esteso per circa tre ettari e indicato come «Campatella Orto Galluccio Francesco», si trovava lungo via Cutro, era coltivato a ortaggi e comprendeva un pozzo, una vasca e una casa colonica abitata; la proprietà apparteneva alla Società Meridionale Ammonia, riconducibile al gruppo Montecatini, e passò successivamente a privati.
Architettura e funzioni La configurazione settecentesca della masseria rifletteva contemporaneamente funzioni residenziali e produttive, come documentato dal catasto del 1743, che registra un casino di campagna associato a terreni coltivati e cinque magazzini sottostanti destinati alla conservazione dei cereali, affiancati da giardini, vigneti, orti e altre pertinenze agricole.
I magazzini della Campitella si inserivano in un più ampio sistema di strutture per la conservazione del grano sviluppatosi tra la città e l'Esaro, dove i cereali venivano depositati anche dai mercanti in attesa dell'imbarco verso Napoli; tra il tardo Cinquecento e i secoli successivi edifici con analoghe funzioni sorsero in diversi orti e terreni dell'area extraurbana crotonese, fra i quali la stessa Campitella.
Le caratteristiche dell'edificio testimoniano tecniche costruttive sviluppatesi in più fasi e l'impiego di materiali propri della tradizione locale; la compresenza delle funzioni residenziale, agricola e produttiva, insieme alla stratificazione delle tecnologie costruttive, ha costituito uno degli elementi alla base del riconoscimento del suo interesse storico e culturale. La presenza dei magazzini granari documentati nel Settecento e delle sette fosse per cereali ricordate agli inizi del Novecento documenta inoltre l'impiego della tenuta per la conservazione dei cereali in epoche diverse.
Contesto archeologico La masseria sorge nell'area di Campitella, interessata negli anni settanta e ottanta del Novecento da scavi archeologici che individuarono strutture riferibili a un'area produttiva di età arcaica, tra le quali fornaci e canalizzazioni associate a una consistente presenza di materiale ferroso; la vicinanza del Fosso Pignataro, successivamente canalizzato, ha portato a ipotizzare una destinazione dell'area alla lavorazione dei metalli, mentre una sua parte era già stata sottoposta a vincolo archeologico con decreto ministeriale del 30 giugno 1977.
Nell'ambito del programma Antica Kroton è stata prevista la valorizzazione dei resti archeologici mediante la realizzazione di un giardino archeologico urbano, concepito per rendere percepibili le strutture interrate attraverso la disposizione della vegetazione, delle pavimentazioni e dei materiali; la documentazione progettuale distingue l'area pubblica della Campitella dalla proprietà privata indicata come Chiusa Caivano, identificata con l'antica masseria Suriano.
Conservazione e tutela Il progressivo abbandono del complesso ha determinato nel tempo il degrado delle strutture, fino alla riduzione di parte dell'edificio allo stato di rudere; nell'ambito del programma di valorizzazione archeologica e urbana Antica Kroton, il Comune di Crotone ha inserito la Campitella tra le aree interessate dagli interventi, prevedendo la messa in sicurezza della masseria e, subordinatamente alla disponibilità del bene, il suo recupero mediante interventi di carattere conservativo. Il completamento del progetto contemplava, qualora se ne fossero verificate le condizioni, l'acquisizione, il recupero e la rifunzionalizzazione dell'edificio, indicato nella stessa documentazione con le denominazioni di Chiusa Caivano e masseria Suriano.
Il 13 dicembre 2023 il Comune emanò un'ordinanza contingibile e urgente per la messa in sicurezza del rudere, a causa del rischio di ulteriori crolli, mentre il successivo 22 dicembre la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone emanò il decreto n. 418, con il quale la masseria Suriano fu dichiarata bene di interesse culturale e sottoposta a tutela diretta. Il provvedimento fu notificato al Comune nel gennaio 2024 insieme alla richiesta di adottare interventi provvisionali finalizzati alla conservazione del manufatto e alla prevenzione di ulteriori crolli; il vincolo è stato successivamente recepito nella pianificazione urbanistica comunale, che identifica il bene nel foglio catastale 45, particella 5234.
Nell'aprile 2026 il Comune annunciò l'avvio dei lavori del progetto Antica Kroton nelle aree di Campitella e Chiusa Caivano, con l'allestimento del cantiere e la temporanea occupazione del parcheggio adiacente al Tribunale.
Note
Bibliografia
Voci correlate Crotone Masseria Lucifero (famiglia)
Categoria:Architetture di Crotone Categoria:Masserie della Calabria