I Fatti di Piazza Statuto (o Rivolta di Piazza Statuto) furono una serie di scontri durati tre giorni, dal 7 al 9 luglio 1962, avvenuti tra operai metalmeccanici e forze dell'ordine in Piazza Statuto a Torino.
Antefatti Nel pieno del miracolo economico, all'inizio degli anni Sessanta, l'organizzazione del lavoro nelle fabbriche del Nord Italia era incentrata sulla produzione in serie tramite la catena di montaggio; questa scomponeva le mansioni dei lavoratori in compiti meccanici e altamente ripetitivi, e assieme ai ritmi elevati e alle lunghe giornate lavorative, creavano una situazione oggettivamente pesante che gli operai mal sopportavano. A queste dure condizioni si sommava l'insoddisfazione degli immigrati meridionali che in quel periodo si stavano trasferendo nel triangolo industriale alla ricerca di lavoro: giunti nelle città settentrionali avevano grandi difficoltà non solo ad inserirsi socialmente ma ad ottenere servizi basilari come l'abitazione, le scuole, i trasporti e l'assistenza sociale..
Nel 1962 era giunto il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, e Torino divenne il centro delle agitazioni; qui, nelle piccole aziende metallurgiche, forme di lotta erano già portate avanti dai giovani operai meridionali. Al contrario, nelle grandi imprese e soprattutto alla FIAT sembrava difficile poter rompere i rapporti tra direzione aziendale e lavoratori, laddove questi ultimi godevano generalmente di condizioni migliori rispetto agli operai di altre fabbriche. All'inizio del 1962 si aprirono vertenze molto dure agli stabilimenti della Lancia e della Michelin. Nella prima, dopo un mese di mobilitazioni fuori e dentro la fabbrica, le rivendicazioni operaie vennero accolte; nella seconda, dopo novanta giorni di sciopero e scontri violenti con la polizia e nei confronti di crumiri e capi-squadra, non vennero invece registrate concessioni significative..
Tuttavia, l'esito complessivo di questo movimento operaio dipendeva da ciò che accadeva nella fabbrica più importante, la FIAT. Inizialmente, alla proclamazione dello sciopero nazionale il 12 giugno del 1962, i suoi lavoratori non parteciparono, al contrario dei 100.000 operai di altre fabbriche torinesi. Tuttavia, nove giorni dopo gli operai più politicizzati (una minoranza, 7.000 operai su 93.000) scesero in sciopero, e poi il 23 giugno 60.000 lavoratori rimasero fuori dai cancelli: fu una svolta significativa per le relazioni industriali a Torino e in Italia..
Gli scontri In un contesto di elevata tensione, il 7 luglio del 1962 FIOM e FIM proclamarono con successo un ulteriore sciopero dei metalmeccanici torinesi. Fuori da Mirafiori e altre fabbriche come RIV e Lancia però si verificarono scontri violenti che le forze dell'ordine non riuscirono a contenere. La situazione peggiorò quando si diffuse la voce che la UIL e la Sida – il sindacato giallo della FIAT – avevano sottoscritto un accordo separato con la direzione FIAT. Di conseguenza, 6-7.000 operai si riversarono in Piazza Statuto dove aveva sede la UIL di Torino..
Nonostante i tentativi di mediazione di dirigenti politici e sindacali come Gian Carlo Pajetta e Sergio Garavini, che tentarono di dissuadere i manifestanti, le proteste crebbero e tra il pomeriggio e la sera si verificarono pesanti scontri tra dimostranti e forze dell'ordine. L'indomani, domenica 8 luglio, la tensione pareva essere diminuita, ma il giorno successivo le contestazioni ripresero con violenza, estendendosi nella zona. I dimostranti, nel tentativo di resistere all'assalto delle forze dell'ordine, caricarono più volte i cordoni della polizia armati di fionde, bastoni e catene, mentre erigevano barricate improvvisate; le forze dell'ordine risposero picchiando i manifestanti coi calci dei fucili, cercando di disperdere la piazza lanciando lacrimogeni e assaltando la folla con le jeep..
La piazza fu infine sgombrata dalla polizia solamente nella notte tra il 9 e il 10 luglio, con un bilancio pesantissimo: 1.215 persone furono fermate dalle forze dell'ordine, 90 operai vennero arrestati e varie centinaia furono i feriti da ambo le parti. Come conseguenza, ad agosto vennero licenziati 88 operai FIAT. Sindacati, PCI e PSI affermarono che gli scontri erano stati opera di "agenti provocatori"; in realtà, la grande maggioranza dei manifestanti erano giovani operai, spesso di provenienza meridionale, supportati da alcuni ex partigiani.
Note
Bibliografia
Voci correlate Storia della Repubblica Italiana
Collegamenti esterni
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