La Madonna delle anime del purgatorio è un dipinto olio su tela (353×234 cm) di Massimo Stanzione databile tra il 1638-1642 conservato presso la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco a Napoli.

Storia Le informazioni cronologiche sulla tela non sono del tutto certe. In considerazione del fatto che la chiesa fu consacrata nel 1638, secondo la critica a quella data la pala d'altare dello Stanzione avrebbe dovuto essere già stata completata. In virtù anche di una analogia stilistica con la Madonna del Rosario a Salamanca, databile al 1635, l'opera per la chiesa del Purgatorio ad Arco verrebbe ricondotta pertanto a questo giro di anni.

Tuttavia fonti storiche sembrano smentire questo dato. La commessa della pala sarebbe stata avanzata dai deputati del Purgatorio ad Arco nel 1638 a Massimo Stanzione poiché avendo questi contratto con loro un debito già nel 1631 pari a 70 ducati da estinguere in dieci anni e vista la poca puntualità nel pagamento delle rate, dopo svariati solleciti da parte della deputazione di rivedere estinto il proprio finanziamento il pittore si propose di realizzare un dipinto per l'altare della loro chiesa a saldo di quanto dovuto.

L'ente religioso accettò e dietro compenso di 450 ducati complessivi stipulò l'accordo con lo Stanzione. Il primo pagamento pari a 95 ducati a titolo di acconto risale al 1638, mentre durante l'esecuzione dell'opera si aggiunse un sovrapprezzo di ulteriori 25 ducati per l'utilizzo del prezioso lapislazzulo oltremarino della veste della Madonna.

Descrizione e stile L'opera rappresenta uno dei punti più alti dell'attività artistica di Massimo Stanzione, nella quale dimostra di avere piena consapevolezza dell'uso della luce sulle varia graduazioni spaziali della composizione, quest'ultima concitata, animata da molteplici figure rappresentate in maniera naturalistica e disposte su diversi piani scenografici. Il dipinto ebbe un tale successo da fungere come modello per opere successive su questo soggetto eseguite da svariati artisti locali, come Francesco Guarini, Angelo Solimena e Agostino Beltrano.

Il volto della Vergine è ritenuto essere il ritratto di Diana De Rosa, pittrice sua allieva e prediletta, tant'è che divenne consuetudine per lo Stanzione effigiare la donna nei personaggi femminili delle sue opere. L'uomo che sulla sinistra viene sollevato da un angelo è ritenuto essere invece un autoritratto di Massimo Stanzione.

Lo sfondato al centro della composizione testimonia l'illuminismo che il pittore stava scoprendo durante la sua maturità artistica, dopo una prima fase caravaggista.

In basso a destra il quadro è firmato «EQ. MAS.» (ossia Cavalier Massimo Stanzione).

Note

Voci correlate Opere di Massimo Stanzione Pittura napoletana del Seicento

Categoria:Dipinti a Napoli Categoria:Dipinti di Massimo Stanzione Categoria:Pittura napoletana del Seicento