Lattentato al matrimonio serbo di Sarajevo avvenne il 1 marzo 1992 nel quartiere di Baščaršija, nell'ultimo giorno del referendum per l'indipendenza della Bosnia ed Erzegovina dalla Jugoslavia: causò la morte del padre dello sposo, il sacrestano Nikola Gardović, e il ferimento di un presbitero ortodosso: Gardović è spesso ritenuto la prima vittima della guerra in Bosnia ed Erzegovina.
A seguito dell'attacco, paramilitari del Partito Democratico Serbo eressero barricate nella città, chiedendo che le aree serbe del Paese fossero pattugliate da agenti di polizia di etnia serba e lo schieramento di una missione di peacekeeping delle Nazioni Unite: esse vennero smantellate il 3 marzo, lo stesso giorno in cui l'Assemblea popolare della Bosnia ed Erzegovina dichiarò l'indipendenza.
Sospettato dell'attacco fu Ramiz Delalić, criminale di carriera poi unitosi all'Armata della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina, che non venne perseguito inizialmente dalle autorità della Repubblica: ammise il delitto in un'intervista televisiva nel 2004 e venne imputato per omicidio, ma venne assassinato prima del processo.
Se il 1 marzo 1992 viene celebrato nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina come festività dell'indipendenza, ciò non vale per la Repubblica Serba, dov'è sovente ricordato tale attentato.
Note
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