Biografia Infanzia e giovinezza a Silbertal

Rimasto orfano di padre a soli sei anni — il genitore morì nel 1916 in prigionia in Russia mentre combatteva nella prima guerra mondiale —, Vallaster completò la scuola elementare per poi lavorare nella fattoria del patrigno a Silbertal. In seguito sbarcò il lunario come manovale e stagionale, lavorando di volta in volta come boscaiolo, casaro e servitore.Wolfgang Weber: Von Silbertal nach Sobibór. Feldkirch 2008, pp. 50–56.

I suoi concittadini lo ricordavano come un lavoratore instancabile e versatile, descrivendolo come un uomo «schivo e inoffensivo». Pur nutrendo forti simpatie nazionalsocialiste fin dalla prima ora, non risultò tra gli attivisti puniti dalle autorità nel Montafon durante il biennio 1933-1934.

Il 19 giugno 1933 il NSDAP venne messo fuorilegge in Austria. Un paio di mesi dopo, il 26 agosto, Vallaster varcò il confine con la Germania, spinto sia dalla fede politica sia dal desiderio di riscattarsi da una precaria condizione economica.

La Legione austriaca e il trasferimento in Germania Una volta in Germania entrò a far parte della Legione austriaca, venendo trasferito dal quartiere generale di Monaco al campo di raccolta di Bad Aibling. Il 28 settembre 1933 le autorità del distretto di Bludenz gli revocarono la cittadinanza austriaca per espatrio clandestino, senza tuttavia collegare ufficialmente la sua fuga alla militanza politica; le ragioni della sua emigrazione vennero ufficialmente archiviate come «sconosciute».Wolfgang Weber: Von Silbertal nach Sobibór. Feldkirch 2008, pp. 42–43.

Dopo il fallimento del Putsch di luglio nel 1934, la Legione perse gradualmente rilevanza e i suoi membri vennero reindirizzati verso impieghi civili. Il 25 agosto 1935 Vallaster ottenne la cittadinanza tedesca.Wolfgang Weber: Von Silbertal nach Sobibór. Feldkirch 2008, pp. 56–57.

Privo di una qualifica professionale, tornò a lavorare come operaio non specializzato: nel 1937 fu impiegato nella costruzione di un aeroporto e nel febbraio 1938 passò ai cantieri della Reichsautobahn a Kinding. L'Anschluss del marzo 1938 gli permise di fare ritorno più volte a Silbertal. Il 1º maggio dello stesso anno ufficializzò l'adesione alla NSDAP (tessera n. 6181882).Bundesarchiv R 9361-VIII KARTEI/23901546 Nel 1939 trovò impiego presso lo stabilimento idrico di Berlino-Friedrichshagen.

Il ruolo di «fuochista» ad Hartheim

Nell'aprile 1940, nell'ambito del programma eugenetico Aktion T4, venne reclutato presso il centro di sterminio di Hartheim, nell'Alta Austria (all'epoca Reichsgau Oberdonau). Inizialmente lavorò alla ristrutturazione dell'edificio, occupandosi dell'installazione dei forni crematori e dell'allestimento delle camere a gas. Dal maggio successivo, sotto la direzione del medico Rudolf Lonauer, prese parte attiva alle operazioni di gassazione e cremazione di disabili e malati di mente,Tom Matzek: Das Mordschloss. Auf den Spuren von NS-Verbrechen im Schloss Hartheim. Vienna 2002. oltre che all'estrazione dei denti d'oro dai cadaveri.

Vallaster venne inserito nella squadra dei cosiddetti "fuochisti" (in tedesco Brenner o Heizer). Stando alle deposizioni rese nel dopoguerra dal collega Vinzenz Nohel, questo personale godeva di stipendi e privilegi eccezionali: una paga netta di 170 Reichsmark (RM) al mese, un'indennità di trasferta di 50 RM con vitto e alloggio inclusi, un plusorario di 35 RM per il lavoro usurante e altri 35 RM come indennità di riservatezza, oltre a una razione quotidiana di un quarto di litro di liquore.

Nel luglio 1940 fu protagonista di un grave incidente procedurale: assente il medico responsabile Georg Renno, Vallaster chiuse le condutture del gas troppo presto e non controllò dallo spioncino se le vittime fossero effettivamente morte prima di spalancare la camera a gas. L'episodio spinse la direzione a modificare l'impianto, integrando un contatore per misurare con esattezza l'afflusso di monossido di carbonio.Walter Kohl: Ich fühle mich nicht schuldig. Georg Renno. Euthanasiearzt. Vienna 2000.

Nel settembre 1940 sposò Elisabeth Gust, un'infermiera della struttura che — come rivelato anni dopo dal figlio della coppia — si occupava dell'accompagnamento delle vittime verso il centro di sterminio e delle operazioni di svestizione prima della gassazione. Per mantenere il segreto sulle morti di massa ed evitare ricerche da parte dei familiari, il centro disponeva di un proprio ufficio di stato civile riservato. Le nozze di Vallaster si tennero tuttavia nel municipio del comune di Alkoven, al riparo da occhi indiscreti e senza la presenza dei parenti. Fecero da testimoni Gertrud Blanke (caposala del manicomio Niedernhart di Linz e supervisore ad Hartheim) e Christian Wirth, direttore amministrativo del centro. Elisabeth Gust, originaria di Wittstock/Dosse nel Brandeburgo, lasciò il servizio nell'istituto nel 1941 poiché incinta, dando alla luce il figlio Klaus l'anno seguente.Wolfgang Weber: Von Silbertal nach Sobibór. Feldkirch 2008.

L'impiego a Sobibór e la morte Con l'avvio dell'Operazione Reinhard nel 1942, Vallaster e gran parte del personale dell'Aktion T4 vennero trasferiti nel Governatorato Generale, in Polonia. Dopo un breve periodo di addestramento nel campo di sterminio di Bełżec, indossò la divisa delle SS con i relativi gradi. La sua posizione ufficiale rimane tuttavia incerta: nel Berlin Document Center (oggi gestito dall'Archivio federale tedesco), che custodisce la gran parte dei ruoli delle SS, non figura alcun fascicolo a suo nome.Wolfgang Weber: Von Silbertal nach Sobibór. Feldkirch 2008, p. 55. Durante le operazioni ricoprì il grado di SS-Scharführer, anche se non è da escludere che si trattasse di una qualifica puramente d'ufficio o funzionale all'impiego nei campi.Adalbert Rückerl (a cura di): Nationalsozialistische Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse: Belzec, Sobibór, Treblinka, Chelmno. 2ª ed., Deutscher Taschenbuch-Verlag, Monaco di Baviera 1977, ISBN 3-423-02904-X, pp. 123 e ss.

A Bełżec apprese il corretto uso dell'uniforme delle SS, la corretta ricezione e impartizione degli ordini, e il corretto coordinamento con i reparti ausiliari dei Trawnikimänner.

Assegnato al campo di sterminio di Sobibór, partecipò direttamente al massacro degli ebrei deportati da tutta Europa. Il comandante della struttura era l'SS-Hauptsturmführer Franz Reichleitner, già suo superiore ad Hartheim. A Sobibór fu destinato al Campo III, dove coordinava le operazioni di gassazione e lo smaltimento dei corpi, materialmente eseguito dalle squadre di prigionieri dei Sonderkommando. Le stime sulle vittime complessive del campo oscillano tra le 150 000 e le 250 000 persone.Jules Schelvis: Vernichtungslager Sobibór. Münster 2003, p. 11; Barbara Distel: Sobibór. In: Wolfgang Benz, Barbara Distel (a cura di): Der Ort des Terrors. Geschichte der nationalsozialistischen Konzentrationslager. Vol. 8, C.H. Beck, Monaco di Baviera 2008, ISBN 978-3-406-57237-1, p. 375.

Per ragioni di segretezza, la zona delle camere a gas era completamente isolata dal resto del complesso e collegata al Campo I da una ferrovia a scartamento ridotto. Vallaster guidava la motrice dei vagonetti usati per smistare i cadaveri, gli infermi e i vecchi appena scaricati dai treni, portandoli direttamente ai forni crematori.

Il sopravvissuto Yehuda Lerner raccontò che le SS allevavano grandi quantità di oche all'interno del campo, per poi spaventarle e farle starnazzare a gran voce durante le esecuzioni, così da coprire le urla dei morituri.

Il 14 ottobre 1943 scoppiò la fuga di massa, organizzata da un gruppo di prigionieri guidati dal tenente sovietico Aleksandr Pečerskij e da Leon Feldhendler.Thomas Blatt: Nur die Schatten bleiben. Der Aufstand im Vernichtungslager Sobibór. Berlino 2000. I ribelli attirarono i singoli uomini delle SS in varie trappole per eliminarli silenziosamente. Intorno alle 16:00 Vallaster fu allontanato dai binari con il pretesto di dover provare un paio di stivali nella sartoria; una volta all'interno, fu colpito a morte con un'ascia dai prigionieri Itzhak Lichtman e Scholem Fleischacker. Essendo affetto da una marcata ipoacusia, i sarti dovettero parlargli ad alta voce per non insospettirlo mentre gli misuravano le calzature (poco prima di morire, Vallaster aveva ordinato un paio di pantofole per la moglie).Richard Rashke: Flucht aus Sobibór. Gerlingen 1998, p. 317; Jules Schelvis: Vernichtungslager Sobibór. Münster 2003, p. 32.

Subito dopo la rivolta, le SS massacrarono la quasi totalità dei prigionieri rimasti e rasero al suolo il campo entro la fine dell'anno. Vallaster fu sepolto con gli onori militari il 17 ottobre 1943 nel cimitero di Chełm.Jules Schelvis: Vernichtungslager Sobibór. Münster 2003.

Il dopoguerra e la memoria

Per molti decenni l'Austria mantenne un atteggiamento reticente sui crimini del nazionalsocialismo, promuovendo il mito dell'Austria come prima vittima dell'aggressione hitleriana.Peter Huemer: Wir waren dabei. Abschied vom sogenannten Opfermythos. In: Die Presse, 27 maggio 2006. Soltanto a partire dal 1986, con lo scoppio del caso Waldheim, si avviò una seria presa di coscienza sulle responsabilità e sul ruolo dei cittadini austriaci nel regime nazista.Die Presse, 27 maggio 2006.

A Silbertal la figura di Vallaster rimase a lungo priva di ombre: il suo nome era persino inciso sul monumento ai caduti del paese come vittima della seconda guerra mondiale. I suoi trascorsi criminali erano noti solo a una ristretta cerchia di storici.

Nei primi anni 2000 vennero pubblicate le prime ricerche sulla storia locale sotto il Terzo Reich.Hans Netzer: Silbertaler Soldaten im Zweiten Weltkrieg. 2001. Il dibattito pubblico esplose nel 2007 a seguito di un'inchiesta giornalistica. Per fare luce sulla vicenda, la giunta comunale di Silbertal promosse un "laboratorio storico" coordinato dallo storico Bruno Winkler e affiancato da Wolfgang Weber dell'Archivio di Stato del Vorarlberg.

Nel novembre 2008 Weber diede alle stampe il volume Von Silbertal nach Sobibór, dimostrando che Vallaster era stato inserito tra i caduti solo per via di una sbrigativa segnalazione burocratica al momento della sepoltura. Il caso ottenne una risonanza nazionale, venendo trattato da quotidiani e programmi televisivi della rete pubblica ORF.

Nel giugno 2009 il comune approvò la demolizione del controverso monumento, decisione affrettata dalle minacce indirizzate all'amministrazione da parte di gruppi neonazisti. L'area fu completamente riprogettata e inaugurata nel novembre 2010 come spazio della memoria: la nuova installazione ricorda non solo i soldati morti al fronte, ma anche le vittime dell'«eutanasia», i lavoratori forzati e i profughi, oltre a recare una targa che spiega le ragioni storiche della rimozione del precedente memoriale.

Nel maggio 2012 il deputato dei Verdi Harald Walser scoprì che il nome di Vallaster figurava ancora nell'albo d'onore dei caduti custodito nella cripta dell'Heldentor di Vienna. Su ordine del ministro della Difesa Norbert Darabos, il nome venne cancellato e fu avviata un'indagine per verificare la presenza di altri criminali di guerra nei registri delle forze armate.

Bibliografia Wolfgang Weber: Josef Vallaster: Ein kleines Rad, das größere am Laufen hielt. In: Wolfgang Proske (a cura di): Täter, Helfer, Trittbrettfahrer. Band 5. NS-Belastete aus dem Bodenseeraum, Kugelberg, Gerstetten 2016, pp. 272–286. ISBN 978-3-945893-04-3. Wolfgang Weber: Von Silbertal nach Sobibór. Über Josef Vallaster und den Nationalsozialismus im Montafon. Rheticus-Gesellschaft, Feldkirch 2008, ISBN 978-3-902601-07-0. Hans Netzer: Silbertaler Soldaten im Zweiten Weltkrieg. Heimatschutzverein im Tale Montafon, Schruns 2003, ISBN 3-902225-06-8. Michael Kasper: Das Montafon unterm Hakenkreuz. Montafoner Schriftenreihe 33, Universitätsverlag Wagner, Innsbruck 2023, ISBN 978-3-7030-6591-0.