Spaziokamino (o SPZK) è stato un centro sociale occupato ed autogestito ad Ostia sorto all’interno dell’ex mercato rionale di San Fiorenzo, situato tra via Calenzana e via Rodolfo Grimaldi Casta nel quartiere Stella Polare, frazione del Lido di Ostia Levante (Q. XXXIV), amministrativamente all’interno della giurisdizione capitolina del Municipio Roma X.
Il centro sociale è stato il centro dell’attivismo politico dei giovani del quartiere e, per oltre un decennio, punto di riferimento per la scena romana e nazionale di musica underground, favorendo così la nascita di etichette indipendenti e gruppi musicali tutt’ora attivi nel panorama nazionale ed internazionale.
La struttura ed il suo utilizzo
L’ex mercato rionale di San Fiorenzo è una struttura architettonica progettata a cavallo tra il 1955 ed il 1956 dall'architetta Elena Luzzatto. Il mercato rionale, progettato in pieno stile modernista, è composto da ampie ed alte vetrate per sfruttare la luce naturale al fine di illuminare la vasta sala centrale, ed è caratterizzato da geometrie leggere ed essenziali tipiche del modernismo e neorealismo architettonico italiano.
L’ingente urbanizzazione del Lido di Ostia durante il dopoguerra, nel quale il territorio si trasformò da meta estiva per le vacanze della piccola borghesia romana a quartiere residenziale per la classe media e lavoratrice, rese necessaria la costruzione di infrastrutture e servizi pubblici che rispondessero alle esigenze di un quadrante cittadino in fortissima crescita demografica. Il mercato di San Fiorenzo rimase operativo fino a metà degli anni ’80 quando, a causa della diffusione della grande distribuzione, perse progressivamente la sua centralità portandolo all’inevitabile dismissione e al conseguente stato di abbandono. Dopo essere stata occupata dal centro sociale per undici anni, la struttura venne messa a bando attraverso il progetto “punti verde qualità”, un programma di Roma Capitale nato nel 1995 per riqualificare parchi e aree verdi pubbliche attraverso la concessione a soggetti privati in cambio della gestione di attività commerciali.
L’ex mercato di San Fiorenzo venne quindi consegnato all'Associazione La Duna, la quale presentò un progetto urbanistico di trasformazione dell’area in una sorta di "città del bambino", stipulando successivamente l'accordo commerciale con il franchising spagnolo “Chiqui Park” per l'apertura materiale di una ludoteca al coperto. Il progetto, avviato nel 2004, si è interruppe bruscamente nel 2009, portando alla revoca della concessione da parte del Comune per mancato rispetto degli accordi e problematiche amministrative/finanziarie. L’ex mercato versò in uno stato di totale abbandono ed incuria fino al 2021, anno nel quale, a causa della pandemia da Covid-19, fu utilizzato per sopperire alla mancanza di aule di un istituto di istruzione primaria durante l’anno scolastico. Dopodiché, fu di nuovo abbandonato e ripetutamente bersaglio di atti vandalici. A seguito del nuovo abbandono, l'intera area su cui sorge il mercato risulta chiusa ed inaccessibile e una piccola porzione dell’edificio ospita alcuni uffici del Comune di Roma. La struttura si trova da molti anni al centro di una controversia tra associazioni no-profit territoriali e l’amministrazione capitolina per l’apertura di una Casa della Cultura, come precedentemente accaduto per l’ex Colonia marina Vittorio Emanuele III, rivendicandone quindi la vocazione ad un utilizzo pubblico e sociale.
Il contesto storico e sociale
Durante gli anni '70 Ostia fu un territorio di forte conflittualità e tensione sociale sfociato in lotte operaie (organizzate nei comitati di Autonomia Operaia con sede a via Marino Fasan) e per il diritto all’abitare, concentrate soprattutto nella zona di Ostia Ponente (Q. XXXIII), un contesto caratterizzato da un’edilizia popolare massiva, pensata per ospitare il proletariato romano “migrato” verso le periferie della città (a sud della Capitale prevalentemente tra Acilia ed Ostia Ponente). Il binomio tra classi sociali profondamente diverse tra Ostia Ponente (classe proletaria) ed Ostia Levante (classe medio-alta), la mancanza di servizi essenziali (fognature, ospedali, case, strade, asili nidi, scuole) in un quartiere in rapida espansione e sempre più popoloso, rese possibile e necessaria una tra le prime occupazioni italiane a scopo sociale e culturale.
Le testimonianze, raccontano dell’occupazione all’interno dell’ex Collegio IV Novembre, un’opera architettonica in stile razionalista progettata dall’architetto Giuseppe Boni ed inaugurata nel 1936 alla presenza di Benito Mussolini. Dopo un breve periodo di utilizzo come convitto nazionale, la struttura rimase inutilizzata a partire dallo sfollamento del territorio nel 1943 a causa di un possibile sbarco alleato. Nel dopoguerra l’ex Collegio ospitò alcune classi del Liceo Classico Anco Marzio, per poi essere abbandonata in condizioni di degrado. Fu in quel contesto di generale abbandono che, nel 1975, i giovani attivisti dei collettivi politici di estrema sinistra, insieme ai movimenti per il diritto all’abitare, occuparono la struttura dando vita ad una delle prime esperienze di centro sociale in Italia. Nel 1977 lo Stato riprese possesso dell’immobile consegnandolo alla Guardia di Finanza, istituendo la Scuola di Polizia Economico-Finanziaria Lido di Ostia che tuttora ospita.
Negli anni che separano l’occupazione dell’ex Collegio fino all’occupazione di Spaziokamino non si conservano testimonianze di spazi pubblici ad utilizzo sociale, politico e culturale degne di nota, e Ostia rimase un territorio pressoché abbandonato dalle istituzioni in cui, tra gli anni ’70 e fino a metà degli anni ’80, l'epidemia di eroina che travolse l'Italia colpì un’intera generazione di giovani. Tale periodo fu plasticamente documentato al cinema dalla narrazione dal regista Claudio Caligari, che nel 1983 concluse le riprese del suo film “Amore tossico” proprio nelle strade di Ostia.
L’esperienza che più ispirò i giovani studenti e le giovani studentesse di Ostia a fine decennio fu senz’altro l’occupazione del Centro Sociale La Talpa, il quale si insediò all'interno di uno stabile al civico 24 di Via Guido Vanzi nel 1981, presso il quartiere limitrofo di Casal Bernocchi, una piccola zona residenziale ubicata tra Acilia e Centro Giano. La vicinanza geografica tra i due quartieri diede la possibilità agli studenti ed alle studentesse di utilizzare quello spazio per incontrarsi in assemblee ed organizzarsi in collettivi politici; e fu sempre lì che, il 23 settembre 1984, fu organizzato lo storico concerto punk della band romana Bloody Riot (insieme ad altri gruppi come i Die Cop, gli High Circle, i Fuckers e i Toxic Reasons). Quest’ultima una band punk hardcore proveniente da San Francisco, la prima band americana ad esibirsi in un centro sociale a Roma), evento al quale parteciparono giovani punk ed attivisti provenienti da tutta la città e che li ispirò ad organizzarsi per autogestire gli spazi abbandonati nei quartieri di provenienza.
Il centro sociale
Spaziokamino venne occupato l’8 dicembre 1989 dal Coordinamento degli Studenti Medi, un’assemblea composta per lo più da studenti e studentesse degli istituti superiori di Ostia Lido (il liceo classico Anco Marzio e i licei scientifici Federigo Enriques e Antonio Labriola). Gli studenti e le studentesse del Coordinamento, sulla scia delle occupazioni dei primi grandi centri sociali a Roma (Forte Prenestina) e a Milano (il “secondo” Leoncavallo), e spinti dal fermento della nascente Pantera, cui lo stesso Coordinamento avrebbe aderito in opposizione al disegno di legge sull'autonomia universitaria, individuarono nella struttura dell’ex mercato rionale di San Fiorenzo, ormai in disuso e privato della sua funzione originaria, il luogo in cui far nascere un centro sociale per il quartierehttps://www.ilpost.it/2025/08/28/centri-sociali/. La prima generazione di occupanti rese Spaziokamino il centro nevralgico delle attività politiche e studentesche del quartiere ospitando concerti, spettacoli, comitati di quartiere che fino a quel momento, e da oltre un decennio, non avevano avuto la possibilità di usufruire di nessun luogo fisico per organizzare le proprie attività. La caratteristica intrinseca al centro sociale della prima ora fu senz’altro quella di accomunare molte esperienze diverse tra loro.
Nei primi anni ’90, grazie anche alla rapida crescita del movimento dei CSOA ed alla nascita di nuove esperienze sul territorio, come l’occupazione dell’ex Colonia marina Vittorio Emanuele III da parte del Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa e le palazzine occupate di via Capo d’Armi, a Spaziokamino rimasero i più giovani e radicali della scena politica locale. In quel contesto di profondo cambiamento politico e sociale Spaziokamino, ribattezzato "SPZK", fu un laboratorio sperimentale di nuove forme di comunicazione e di lotta. La generazione di giovani che cominciò a vivere in tale contesto, esercitò all’interno del centro sociale un modello di socialità e collettivizzazione fondato per lo più sull’autoproduzione e sul DIY (dall'inglese "Do It Yourself"; "fai da te"), allontanandosi radicalmente dal profitto, dall’autoreddito e dal mercato del divertimento (ad Ostia erano presenti molte discoteche sul lungomare il cui ingresso era subordinato ad un costoso biglietto d’ingresso). L’assoluta gratuità degli eventi e la distribuzione “pirata” di materiale da loro stessi prodotto (fanzine, libri, dischi, nonché la primissima musica in formato digitale) erano un modo di opporsi alla realtà sociale dell'Italia del tempo. A ciò si unì l’organizzazione dei primi rave party illegali (come il Plastik, organizzato il 4 Marzo 1995 ed andato avanti per dieci edizioni), tenutisi anche all’esterno della struttura (come la street Parade di sabato 4 luglio 1996 partita da piazza Gasparri).
L'attivismo digitale (hacktivism) degli occupanti si concretizzò anche attraverso l’esperienza del Collettivo CIK (acronimo di Cyber Information Kaos), il quale si proponeva di rendere internet uno strumento attraverso il quale diffondere musica, idee e comunicazioni, inserendosi perfettamente nel panorama cyberpunk dal quale hanno preso vita successivamente progetti indipendenti di mediattivismo. Fu anche a causa dell’intensa attività politica e dell’impatto sui giovani nel territorio che Spaziokamino subì più di un attacco da parte dei gruppi dell'estrema destra locale: il più noto fu l’incendio doloso che distrusse buona parte del centro sociale il 15 febbraio 1994 (poi ricostruito dagli stessi occupanti). Un militante del centro sociale ha poi ricordato: «Noi di SpazioKamino abbiamo sdoganato la gabber, perché legandoci molto con il territorio ci siamo alleati con i coatti delle zone più malfamate di Ostia che fino a poco tempo prima facevano finta di essere fascisti, giravano con il bomberino e la testa rasata. Entrando in contatto con noi questi soggetti si sono trovati bene perché i sogni e l’immaginario erano gli stessi. E loro hanno portato la loro influenza musicale, nella fattispecie la gabber, che poi è finita pure in alcuni nostri progetti di autoproduzione che se non erano propriamente gabber, a questo stile si avvicinavano più che ad altri». Pablito El Drito, Senza chiedere permesso. Flyer e immaginari del rave, Agenzia X 2023