La libera evoluzione (in francese libre évolution, in tedesco Prozessschutz, in inglese non-intervention o passive rewilding) è un approccio alla conservazione della natura che consiste nel sottrarre in modo durevole un'area naturale, e in particolare un bosco, a qualsiasi intervento umano diretto, lasciando che i processi ecologici si svolgano senza gestione.
A differenza della gestione forestale della selvicoltura orientata alla produzione o alla conservazione di uno stato desiderato, la libera evoluzione non ha un obiettivo predeterminato di composizione o struttura: l'oggetto della tutela non è un habitat o una specie, ma il processo naturale in sé, comprese le perturbazioni (incendi, schianti da vento, attacchi di insetti, morte degli alberi).
Definizione e caratteristiche Un'area in libera evoluzione è caratterizzata da:
assenza di tagli a scopo produttivo e, di norma, di interventi fitosanitari. Essendo le perturbazioni naturali considerate parte del processo tutelato, restano generalmente ammessi gli interventi minimi richiesti dalla legge per la sicurezza lungo strade e sentieri e, in alcuni casi, fasce di contenimento ai confini con proprietà gestite; assenza di piantagioni, semine e reintroduzioni attive di specie vegetali; mantenimento in loco del legno morto, in piedi e a terra; assenza di caccia e di controllo diretto della fauna; durata indefinita dell'impegno, spesso formalizzata da un vincolo giuridico o dalla natura del soggetto proprietario.
Non esiste una definizione normativa univoca di libera evoluzione: l'ampiezza delle eccezioni ammesse varia tra i diversi soggetti e ordinamenti, e alcuni autori distinguono tra libera evoluzione "integrale" e forme che tollerano interventi marginali di sicurezza o di prevenzione degli incendi.
La libera evoluzione si distingue dal semplice abbandono per il carattere intenzionale e permanente della scelta e per l'esistenza di un soggetto che garantisce la non gestione nel tempo. Si distingue inoltre dal rewilding attivo, che prevede interventi iniziali quali la reintroduzione di grandi erbivori o la rimozione di infrastrutture, mentre la libera evoluzione è talvolta descritta come rewilding passivo.
Rapporto con il ripristino passivo Nell'ecologia del ripristino si parla di ripristino passivo o rigenerazione naturale per indicare le strategie che affidano il recupero di un ecosistema degradato alla successione spontanea, senza piantagioni o altri interventi attivi. Il regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura riconosce espressamente il ripristino passivo tra le modalità ammesse, definendo il ripristino come processo di sostegno attivo o passivo al recupero di un ecosistema.Regolamento (UE) 2024/1991, art. 3.
Basi scientifiche Il fondamento ecologico dell'approccio è l'osservazione che i boschi primari e vetusti, caratterizzati da alberi di grandi dimensioni e di età elevata, abbondanza di legno morto e struttura verticale complessa, ospitano una quota rilevante della biodiversità forestale (in particolare insetti saproxilici, funghi, licheni, muschi e uccelli cavernicoli) che le foreste gestite tendono a perdere. In Europa le foreste primarie e vetuste rappresentano una frazione molto ridotta della superficie forestale, concentrata soprattutto in aree montane e in Europa orientale e Scandinavia.
La libera evoluzione è considerata lo strumento principale per consentire, su scale temporali secolari, la formazione di nuove foreste vetuste a partire da boschi secondari o precedentemente gestiti. Il tempo necessario perché un bosco acquisisca caratteri di vetustà varia da alcuni decenni a diversi secoli a seconda del tipo forestale.
Storia
Germania e area tedescofona Il concetto di Prozessschutz ("tutela dei processi") fu formulato nella conservazione tedesca all'inizio degli anni 1990 come alternativa alla tutela statica degli stati ecologici, e trovò applicazione nelle zone centrali dei parchi nazionali tedeschi, come il Parco nazionale della foresta bavarese, dove la scelta di non intervenire dopo attacchi di bostrico su vaste superfici fu oggetto di un ampio dibattito pubblico.
Francia In Francia l'espressione libre évolution si è diffusa a partire dagli anni 2000 grazie all'opera di naturalisti come Jean-Claude Génot e Annik Schnitzler e ad associazioni che acquistano terreni per sottrarli a qualsiasi utilizzo, come l'ASPAS con le Réserves de Vie Sauvage e Forêts Sauvages. L'approccio è stato oggetto di un confronto acceso con il mondo della caccia e della selvicoltura.
Italia In Italia la non gestione ha una tradizione nelle riserve naturali integrali e nelle zone A dei parchi nazionali. Il Testo unico in materia di foreste e filiere forestali (decreto legislativo 34/2018) ha introdotto la definizione di boschi vetusti, poi disciplinata con decreto interministeriale del 18 giugno 2021, che ha istituito la Rete nazionale dei boschi vetusti. Alcune faggete vetuste italiane sono inserite dal 2017 nel sito Patrimonio dell'umanità UNESCO "Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d'Europa".
A partire dagli anni 2010 sono nate anche in Italia iniziative private che acquistano boschi per destinarli permanentemente alla libera evoluzione, sul modello delle esperienze francesi.
Quadro normativo europeo La Strategia dell'Unione europea sulla biodiversità per il 2030 prevede la protezione rigorosa di almeno il 10% del territorio terrestre dell'Unione, con priorità per tutte le foreste primarie e vetuste rimanenti, e definisce la protezione rigorosa come un regime in cui i processi naturali sono lasciati sostanzialmente indisturbati. Il regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura chiede inoltre agli Stati membri di migliorare indicatori degli ecosistemi forestali quali il legno morto e la quota di foreste a struttura disetanea.
Dibattito e critiche La libera evoluzione è oggetto di discussione nel mondo forestale e conservazionistico. Le principali obiezioni riguardano:
il rischio di incendi e di diffusione di patogeni legato all'accumulo di biomassa e legno morto, in particolare in ambiente mediterraneo; la perdita di habitat seminaturali di origine antropica (pascoli, prati, boschi cedui) e delle specie legate a paesaggi aperti; la rinuncia alla produzione di legno come materia prima rinnovabile e il conseguente possibile spostamento del prelievo altrove; il dibattito sul bilancio del carbonio, con posizioni divergenti sulla maggiore efficacia di foreste non gestite rispetto a foreste gestite nel sequestro a lungo termine.
I sostenitori replicano che i disturbi naturali sono parte integrante della dinamica forestale, che la libera evoluzione è complementare e non alternativa alla gestione sul resto del territorio, e che le foreste vetuste continuano ad accumulare carbonio in legno vivo, morto e suolo per periodi molto lunghi.
Note
Bibliografia
Voci correlate
Riserva naturale integrale Wilderness Selvicoltura
Collegamenti esterni
Categoria:Ambientalismo