San Filippo Neri, anche noto come Estasi di san Filippo Neri, è un dipinto a olio su tela (167 × 121 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1644 e conservato nella chiesa di Santa Maria in Vallicella, nota come Chiesa Nuova, a Roma. Storia L'opera è ricordata da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice, tra quelle riferite all'anno 1644: «Una tavola d'altare piccola per la Chiesa Nova di Roma con S. Filippo Fondatore.»
Il pagamento dell'opera è registrato nel Libro dei contiIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666., dove, alla data del 28 aprile 1644, è annotato un pagamento eseguito dal marchese Tanara di 125 scudi di paoli, equivalenti a 150 scudi.
Il committente Vincenzo Tanara era un nobile di origine bolognese (1591 - 1653). La pala fu disposta nella cappella interna della chiesa dove era conservato il corpo del santo. Era stata la cappella in cui Filippo Neri vi aveva celebrato le ultimi messe. Nella cappella erano conservati cimeli e ricordi del santo, che andarono parzialmente distrutti in un incendio nel 1620.
Soggetto Filippo Neri (1515–1595), fondatore della Congregazione dell'Oratorio, dedicò gran parte della propria attività religiosa e assistenziale alla città di Roma. Il dipinto lo raffigura durante un momento di estasi mistica, ponendo al centro la dimensione contemplativa e spirituale della sua figura.
Descrizione Il santo è raffigurato con il semplice abito degli oratoriani, inginocchiato in preghiera all'interno di un ambiente spoglio, nel quale compare soltanto un tavolino con un libro aperto. Dall'alto, sulla sinistra, sopraggiunge un angelo recante una croce, verso il quale Filippo rivolge lo sguardo nel momento del rapimento estatico. La presenza della croce è stata interpretata come un'allusione alle meditazioni del santo sulla morte e al sacrificio del suo apostolato a Roma, città che, secondo la tradizione, un frate veggente gli aveva indicato come le sue «Indie» missionarie.
La rappresentazione si discosta dall'immagine più solenne e scenografica proposta da Guido Reni per la stessa chiesa nel 1614. Al santo reniano, rivestito di una ricca pianeta e rivolto verso la Vergine, Guercino contrappone una figura raccolta e dimessa, colta durante la lettura di un testo sacro e improvvisamente interrotta dall'apparizione angelica. L'episodio pone così l'accento sulla preghiera quale mezzo di elevazione spirituale.
Ai piedi del santo sono raffigurati alcuni gigli, tradizionale simbolo di purezza e attributo di Filippo Neri. È stato ipotizzato che questi particolari siano stati eseguiti da Paolo Antonio Barbieri, fratello del Guercino e pittore di nature morte, che collaborava frequentemente con lui nella realizzazione degli elementi secondari delle pale d'altare.
Stile Il dipinto presenta caratteri propri della maturità del Guercino, ormai stabilmente trasferitosi a Bologna. Rispetto alle opere giovanili, la composizione mostra una maggiore ricerca di equilibrio e una resa più classica e misurata delle figure, accompagnata da una fattura più delicata.
La semplicità dell'ambiente concentra l'attenzione sul rapporto tra il santo e l'angelo e sul valore simbolico della croce. La composizione è organizzata secondo una direttrice diagonale che collega la figura inginocchiata di Filippo all'apparizione angelica. La gestualità e l'espressione del santo trovano riscontri in opere coeve del pittore, tra cui la Santa Margherita di Antiochia destinata alla chiesa di San Pietro in Vincoli a Roma. Analoga è anche la soluzione compositiva adottata in altre pale, nelle quali la figura principale è posta in rapporto diagonale con una presenza soprannaturale, come nell'Agonia di Cristo nell'orto di Cardiff e nel San Francesco stigmatizzato di Magonza. Note
Bibliografia
F. Rossoni, scheda n. 155b, in
Categoria:Dipinti su san Filippo Neri Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a Roma