Cleopatra davanti a Ottaviano è un dipinto a olio su tela (280 x 250 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino intorno al 1640 e conservato presso i Musei Capitolini di Roma. Storia Carlo Cesare Malvasia, nella Felsina pittrice, ricorda l'opera tra le commissioni destinate al cardinale Sacchetti: «All'eminente Sacchetti fece una Cleopatra supplicante in gran quadro.»
La commissione trova riscontro anche nel Libro dei contiIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666., dove, alla data del 25 luglio 1640, è registrato un pagamento di 200 ducatoni, corrispondenti a 265 scudi, effettuata dell'Em.mo Sig.r Card.le Sacchetti.
Il committente dell'opera fu il cardinale Giulio Cesare Sacchetti, legato pontificio di Bologna dal 1637 al 1640. Sacchetti era già stato legato di Ferrara dal 1627 al 1631 e proprio durante quel soggiorno aveva avuto occasione di conoscere il pittore centese. Era fratello di Marcello Sacchetti, celebre collezionista romano, attivo sia per proprio conto sia per il cardinale Barberini; insieme contribuirono ad arricchire la raccolta di famiglia con numerosi dipinti di artisti emiliani.
La Cleopatra fu inviata a Roma nel 1640 e venne immediatamente dotata di una cornice. All'epoca i Sacchetti risiedevano ancora in un palazzo preso in affitto in via dei Banchi Vecchi; solo nel 1649 acquistarono il palazzo di via Giulia, dove fu successivamente trasferita anche la collezione. Un inventario del 1688 documenta il dipinto nella Sala del camino, collocato di fronte al Ratto delle Sabine di Pietro da Cortona.
La collezione Sacchetti fu acquistata da Benedetto XIV nel 1748 e destinata al Campidoglio.
Raffaele Bruno lo attribuisce a Guercino con l'intervento di collaboratori, mentre Luigi Salerno lo considera interamente autografo.
Sull'identificazione del generale raffigurato da Guercino sono state avanzate diverse ipotesi: Giulio Cesare, Marco Antonio e Ottaviano Augusto. Tutti gli inventari Sacchetti ((1725, 1726, 1746) lo riportano come Antonio e Cleopatra. Il titolo viene ripetuto fino alla guida del 1794 di Mariano Vasi, che lo identifica correttamente come Cleopatra davanti a Ottaviano. In una stampa del 1806 Pietro Bonato la identifica erroneamente come Cleopatra ottiene da Cesare la restituzione della corona d'Egitto. L'identificazione del personaggio con Ottaviano viene ripresa dal direttore dei musei Agostino Tofanelli (1768-1834), concordano Salerno, Mahon e Stone. Descrizione e stile La scena raffigura Cleopatra inginocchiata davanti a un generale romano, riconoscibile dalla corona d’alloro. Sullo sfondo compaiono elementi architettonici, mentre sulla sinistra è raffigurato un giovane paggio. Quest’ultima figura è stata riferita all’intervento di un collaboratore di bottega, identificato da Mahon con Benedetto Gennari e da Guarino con Matteo Loves L’identificazione del generale modifica anche la lettura dell’episodio: se riconosciuto come Ottaviano Augusto, l’incontro è riferibile agli avvenimenti successivi alla battaglia di Azio; se invece viene identificato con Giulio Cesare, la scena può essere ricondotta alla supplica di Cleopatra per essere ristabilita sul trono d’Egitto. Guarino ha inoltre proposto di leggere in questa seconda interpretazione un’allusione al nome del committente, Giulio Cesare Sacchetti, e al suo desiderio di essere reintegrato nella carica di prefetto della giustizia.
«Questo è un caratteristico esempio dell'inizio del periodo tardo del Guercino, di come l'artista tratti un soggetto storico in maniera contenuta, classica.» Note
Bibliografia
Sergio Guarino, Cleopatra davanti a Ottaviano, in
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