Il Legionario è una scultura monumentale realizzata nel 1939 dallo scultore crotonese Giuseppe Mancuso e situata a Crotone, nell'odierna piazza del Legionario. Nata come elemento figurativo di un più ampio complesso comprendente un arengario e un sacrario dedicato ai caduti della Rivoluzione fascista, dell'Impero e della guerra civile spagnola, nel secondo dopoguerra fu separata dalla struttura originaria e trasferita nella villa comunale, dove rimase per circa quarant'anni.

Restaurata negli anni novanta e ricollocata nei pressi dell'incrocio tra corso Mazzini e via Cutro, nel 1998 fu reinterpretata come monumento ai caduti sul lavoro attraverso la modifica di alcuni elementi iconografici e l'apposizione di una nuova lapide; oggi l'opera è indicata anche come Il Legionario – Monumento ai caduti sul lavoro.

Storia Il monumento-arengario La realizzazione del Legionario ebbe origine nel più ampio progetto di un monumento-arengario destinato alla centrale piazza Raffaele Lucente, che il 19 novembre 1938 era stata rinominata piazza della Rivoluzione Fascista nell'ambito della revisione della toponomastica cittadina; il 26 novembre dello stesso anno l'amministrazione comunale, guidata dal commissario prefettizio Luigi Ranieri, deliberò la costruzione di un «monumento arengario contenente il Sacrario dei caduti per la Rivoluzione e per l'Impero e per la Spagna».

Il progetto iniziale, redatto dall'ingegnere Saletnich, prevedeva una spesa di 15.000 lire, delle quali 9.000 finanziate dal Comune e le restanti 6.000 mediante contributi di enti locali e personalità, mentre l'Associazione Nazionale fra Mutilati ed Invalidi di Guerra avrebbe dovuto offrire un bassorilievo in bronzo, che non venne realizzato; il progetto fu successivamente modificato fino a comprendere, oltre al podio, la scultura di Mancuso e quattro pilastri collegati da un architrave semicircolare.

Il 30 marzo 1939, durante la visita di Benito Mussolini in Calabria, il capo del governo raggiunse piazza della Rivoluzione Fascista e salì sul podio predisposto per l'occasione, quando il complesso monumentale non aveva ancora raggiunto la propria configurazione definitiva, completata soltanto il 10 luglio successivo. La spesa complessiva raggiunse 41.243,85 lire, delle quali 11.322 destinate all'opera di Mancuso, mentre la ditta Guffanti, responsabile della fornitura dei materiali, realizzò gratuitamente la parte edilizia dell'arengario; sull'architrave campeggiava il motto «», mentre alla base del Legionario era collocata la dedica «».

Il complesso crotonese rientra tra gli esempi dell'evoluzione, dalla metà degli anni trenta, dei monumenti e sacrari fascisti verso una concezione architettonico-spaziale integrata nel contesto urbano, nella quale alla funzione commemorativa si affiancavano quelle politica e propagandistica di palco e tribuna per le manifestazioni del regime.

Dal dopoguerra alla nuova dedica Nel secondo dopoguerra il complesso fu progressivamente privato dei riferimenti più direttamente collegati al regime: durante l'amministrazione comunale guidata da Silvio Messinetti il motto «» fu sostituito dalla parola «», successivamente rimossa a sua volta, lasciando visibile soltanto l'iscrizione «»; sul finire degli anni cinquanta l'arengario e gli altri elementi architettonici del complesso furono demoliti, mentre il Legionario venne conservato e trasferito nella villa comunale, dove rimase per circa quarant'anni.

Nel 1997 l'amministrazione comunale deliberò il restauro della scultura e la sua ricollocazione nella rotonda tra via Cutro e corso Mazzini, dopo che durante la permanenza nella villa comunale l'opera era stata ripetutamente oggetto di vandalismi, con la conseguente perdita della mano destra e di parte dell'avambraccio sinistro; l'intervento fu affidato allo scultore Raffaele Malena di Cirò Marina, che ricostruì le parti mancanti mediante un conglomerato di cemento duro colorato, mentre l'asta originariamente impugnata dal legionario, sormontata da un'aquila imperiale che stringeva tra gli artigli un fascio littorio, fu sostituita con una semplice lancia.

Nel 1998 sul retro dell'opera venne apposta una lapide con la dedica «», determinando una nuova interpretazione pubblica del monumento, trasformato dalla commemorazione dei caduti dell'espansione imperiale fascista in memoria delle vittime del lavoro.

Descrizione e stile Il Legionario raffigura una figura maschile dalla corporatura vigorosa, rappresentata nell'atto di conficcare un'asta nel terreno; il corpo è disposto diagonalmente e, insieme all'asta, determina una composizione approssimativamente triangolare, mentre il torso nudo, i pantaloni alla zuava, i pesanti scarponi militari e lo sguardo rivolto verso il basso accentuano la tensione dell'azione. La resa massiccia e fortemente muscolosa della figura si inserisce nell'iconografia della virilità promossa dal fascismo, che recuperò dalla tradizione classica il tema della cosiddetta nudità eroica, reinterpretandolo secondo l'ideale dell'uomo giovane, vigoroso e pronto all'azione.

Pur mantenendo un'impostazione classicista, la scultura presenta una voluta rigidità delle forme e proporzioni non riconducibili al canone policleteo; il volto è modellato mediante segni decisi e marcati contrasti chiaroscurali, più attenuati nel panneggio, mentre la caratterizzazione fisiognomica e l'età del soggetto rimangono poco definite, concorrendo alla rappresentazione di una giovinezza idealizzata. Sul piano stilistico l'opera si avvicina alle correnti novecentiste e a un figurativismo legato alla tradizione classica, rinascimentale e neoclassica.

Note

Bibliografia

Voci correlate Arte nell'Italia fascista Architettura del periodo fascista Piazza Pitagora

Categoria:Opere d'arte a Crotone Categoria:Monumenti di Crotone