Lalluvione di Crotone del 21 novembre 2020 fu un evento alluvionale che interessò la città e il territorio comunale di Crotone tra il 21 e il 22 novembre 2020, nell'ambito di una più ampia fase di maltempo che colpì il versante ionico della Calabria tra il 20 e il 23 novembre; alla stazione pluviometrica cittadina furono registrati circa 263 mm di pioggia nella sola giornata del 21 novembre e circa 338,6 mm nell'intero episodio, mentre il valore giornaliero rappresentò il massimo della serie storica della stazione dall'inizio delle osservazioni nel 1916.

L'evento ebbe carattere complesso, con la contemporanea presenza di allagamenti pluviali nel tessuto urbano, rapido ruscellamento dai versanti collinari, insufficienze del reticolo di drenaggio, esondazioni di corsi d'acqua minori e piene dei corsi d'acqua maggiori; lungo l'Esaro furono successivamente ricostruite mediante modellazione idrologico-idrodinamica fuoriuscite localizzate, mentre una parte rilevante degli allagamenti urbani risultò legata all'accumulo diretto delle precipitazioni nelle aree edificate; la grande esondazione generalizzata dell'Esaro temuta durante l'emergenza non si verificò, ma acqua, fango e detriti interessarono quartieri residenziali, attività commerciali, viabilità e infrastrutture, coinvolgendo anche la ferrovia Jonica e la strada statale 106 Jonica.

Crotone risultò la principale area urbana colpita dall'episodio idrogeologico calabrese: non furono registrate vittime né feriti e, considerando l'insieme dei servizi di emergenza, furono effettuati oltre 400 interventi e circa 200 persone vennero soccorse; il 22 novembre fu inoltre attivato per le aree interessate il Copernicus Emergency Management Service del Programma Copernicus, mentre il 12 febbraio 2021 il Consiglio dei ministri dichiarò lo stato di emergenza per gli eventi meteorologici del 20–23 novembre nella fascia ionica delle province di Crotone e Cosenza.

Contesto e pianificazione del rischio Il territorio di Crotone era già stato interessato il 14 ottobre 1996 da una grave alluvione, durante la quale le intense precipitazioni provocarono una rapida piena dell'Esaro e l'esondazione di altri corsi d'acqua; il trasporto di materiale e il cedimento di alcuni attraversamenti contribuirono alla formazione di ostruzioni lungo il fiume, la cui esondazione investì completamente il quartiere Fondo Gesù e parzialmente la zona portuale e altri settori della città.

Pochi giorni dopo l'evento, con l'ordinanza di protezione civile n. 2469 del 26 ottobre 1996, furono stanziati 19 miliardi di lire per i primi interventi urgenti e fu prevista la predisposizione di un piano infrastrutturale di emergenza e di prima sistemazione del dissesto idrogeologico del territorio comunale; il programma, successivamente noto come Piano Versace, fu approvato dal commissario delegato il 30 novembre dello stesso anno e recepito dal Dipartimento della protezione civile il 15 gennaio 1997, comprendendo interventi sui bacini idrografici dell'Esaro e del Passovecchio, vasche di laminazione, adeguamenti degli attraversamenti e sistemazioni delle sezioni del reticolo principale.

Nella configurazione del Piano e del successivo progetto preliminare richiamata nel 2010 erano previste cinque vasche di laminazione, denominate Acqua della Quercia, Campanaro, Migliarello, Cacchiavia e Mezzaricotta: a quella data risultavano realizzate quelle di Acqua della Quercia, nel bacino dell'Esaro, e di Cacchiavia, nel bacino del Passovecchio, mentre restavano fuori dagli interventi realizzati, tra le altre opere, le ulteriori vasche, la sistemazione del tratto terminale e della foce dell'Esaro e quella del torrente Falcosa nell'area di Poggio Pudano; il commissariamento era terminato il 31 dicembre 2004 dopo il completamento delle opere finanziate, ma il canale scolmatore del Papaniciaro risultava ancora in corso di realizzazione e ulteriori interventi del programma originario non avevano trovato completa copertura finanziaria.

Le perimetrazioni elaborate dopo l'alluvione confluirono nella successiva pianificazione del rischio idraulico: per l'area urbana di Crotone il Piano stralcio per l'assetto idrogeologico (PAI), approvato nel 2001, recepì le aree individuate dall'ordinanza n. 97/K del 30 aprile 1998, classificando come R4 le precedenti «zone ad alto rischio di inondazione», come R3 le «zone a moderato rischio di inondazione» e come R2 le «zone a limitato rischio di inondazione»; nel tratto vallivo del torrente Falcosa erano comprese aree a rischio idraulico R3 e R4, mentre il Piano di gestione del rischio di alluvioni (PGRA), adottato nel 2020, affiancò alle perimetrazioni del PAI fasce di attenzione attorno al reticolo idrografico che, nell'area di Poggio Pudano, interessavano porzioni estese del reticolo minore afferente al Falcosa.

Evento meteorologico La fase di maltempo si sviluppò nel contesto della discesa di una saccatura atlantica verso il mar Mediterraneo occidentale, favorita dalla presenza di un robusto anticiclone sull'oceano Atlantico; nella mattinata del 20 novembre 2020 si formò un minimo depressionario sottovento alle Alpi, che nei due giorni successivi si spostò progressivamente lungo il mar Tirreno fino a raggiungere lo stretto di Sicilia nel pomeriggio del 21 novembre e a collocarsi ulteriormente a sud nella giornata seguente, richiamando verso la Calabria masse d'aria umida dai quadranti meridionali e favorendo lo sviluppo di precipitazioni convettive sul versante ionico.

Le piogge interessarono la regione già dalla tarda mattinata del 20 novembre e si intensificarono nell'area di Crotone a partire dalla serata, quando numerose celle precipitanti si formarono sul golfo di Squillace e sul settore ionico centrale e si spostarono verso nord; la convergenza dei flussi nei bassi strati e la divergenza alle quote superiori favorirono moti ascendenti persistenti, mentre l'interazione delle celle convettive con l'orografia contribuì a intensificare le precipitazioni, una delle cui fasi più intense interessò Crotone nelle prime ore del 21 novembre, con i massimi pluviometrici dell'episodio concentrati soprattutto nella provincia di Crotone.

Alla stazione pluviometrica di Crotone furono registrati circa 263,0 mm il 21 novembre, 68,0 mm il giorno successivo e 7,6 mm il 23 novembre, per una precipitazione cumulata di circa 338,6 mm nell'intero episodio; il valore giornaliero del 21 novembre risultò inoltre il più elevato della serie storica della stazione, iniziata nel 1916, mentre quantitativi elevati furono rilevati anche in altre stazioni del Crotonese, con cumulate complessive di circa 339,8 mm a Crotone-Salica, 271,0 mm a Papanice, 414,8 mm a Cirò Marina-Punta Alice, 384,6 mm a Cirò Superiore e 362,6 mm a Crucoli.

Le massime precipitazioni calcolate su intervalli mobili alla stazione di Crotone furono pari a 80,4 mm in un'ora, 123,8 mm in tre ore, 186,0 mm in sei ore, 205,2 mm in dodici ore e 263,8 mm in ventiquattro ore; con la distribuzione di Gumbel i tempi di ritorno risultarono superiori a cento anni per la durata di un'ora e a trecento anni per quelle comprese tra tre e ventiquattro ore, mentre l'analisi TCEV fornì valori di circa 71, 92, 189, 121 e 171 anni rispettivamente per le durate di una, tre, sei, dodici e ventiquattro ore; la forte concentrazione spaziale delle precipitazioni rappresentò quindi uno degli elementi caratteristici dell'episodio, poiché i quantitativi eccezionali interessarono un settore relativamente ristretto rispetto all'estensione complessiva della Calabria.

Svolgimento dell'evento Il 20 novembre il sistema di protezione civile regionale emise un bollettino di criticità idrogeologica-idraulica e per temporali di forte intensità con livello di allerta rosso per la sottozona comprendente Crotone, efficace dalle ore 00:00 del 21 novembre; già nel pomeriggio dello stesso giorno il sindaco riunì preventivamente il Centro operativo comunale per pianificare le operazioni di prevenzione dell'emergenza e di assistenza alla popolazioneComune di Crotone, Lavori di somma urgenza di ripristino degli impianti di pubblica illuminazione – Evento alluvionale 21 e 22 novembre 2020, determinazione dirigenziale n. 1523 del 30 settembre 2021, pp. 1–2..

Le precipitazioni di maggiore intensità sul territorio crotonese iniziarono intorno alle 02:00 del 21 novembre e, circa due ore più tardi, il rapido aumento delle richieste alla sala operativa rese necessario rafforzare il dispositivo di soccorso e attivare squadre specializzate in ambiente fluviale; verso le 07:00 la situazione era già critica in numerosi settori della città, con le aree più depresse interessate da allagamenti diffusi, autorimesse, scantinati, piani terreni e attività commerciali invasi dall'acqua e numerosi automobilisti in difficoltà, mentre la strada statale 106, la ferrovia Jonica e parte della viabilità secondaria presentavano interruzioni o forti criticità e alcuni attraversamenti del reticolo minore avevano subito danni.

Nelle stesse ore l'Esaro e il Passovecchio furono sottoposti a monitoraggio continuo, mentre diversi corsi d'acqua minori avevano già iniziato a esondare e il forte grecale, con il conseguente moto ondoso lungo la costa, costituiva un elemento sfavorevole al regolare deflusso delle acque verso il mar Ionio; nel corso della mattinata fu attivato presso la prefettura il Centro coordinamento soccorsi e, con il persistere delle precipitazioni e l'aumento dei livelli idrometrici, nel pomeriggio crebbe soprattutto il timore di una più vasta esondazione dell'Esaro.

Una successiva riunione di coordinamento portò alla chiusura precauzionale degli esercizi e degli uffici pubblici non essenziali e alla predisposizione del trasferimento dei nuclei familiari residenti nelle aree considerate maggiormente esposte, comprendenti Gabelluccia, Lampanaro, Margherita, Gabella, Trafinello e Fondo Gesù; furono previste strutture di accoglienza dedicate e modalità separate per le persone eventualmente positive al COVID-19, senza che sia disponibile un dato conclusivo univoco sul numero complessivo degli evacuati.

Tra la sera del 21 e la notte successiva i nuclei precipitativi più intensi si spostarono progressivamente verso nord e la situazione dei principali corsi d'acqua cominciò a stabilizzarsi: la grande esondazione generalizzata dell'Esaro che aveva costituito uno degli scenari maggiormente temuti durante l'emergenza non si verificò, pur continuando allagamenti locali e interventi nelle aree già invase dall'acqua; nella giornata del 22 novembre l'intensità dell'emergenza idraulica diminuì progressivamente, mentre le operazioni di pompaggio, prosciugamento e messa in sicurezza proseguirono nei giorni successivi fino al 25 novembre.

Dinamica idraulica L'alluvione ebbe carattere misto e non fu riconducibile a un unico meccanismo, poiché alla componente fluviale associata al bacino idrografico dell'Esaro si sovrapposero l'accumulo diretto delle precipitazioni nelle aree urbanizzate, il rapido ruscellamento dai versanti collinari, l'esondazione di diversi corsi d'acqua minori e le difficoltà di smaltimento della rete artificiale di drenaggio; durante il 21 e la notte del 22 novembre entrarono infatti in crisi numerosi elementi del reticolo idrografico comunale, con esondazioni in più punti dei torrenti Fallao, Esposito, Tuvolo, Ponticelli, Falcosa, Passovecchio, Cacchiavia e Papaniciaro e l'invasione di strade e fabbricati da parte di acqua, fango e materiale trasportato dai versanti, mentre nel bacino del Papaniciaro le eccezionali portate produssero danni anche alle aree di cantiere e alle opere di sistemazione idraulica allora in corso di realizzazione.

Esaro e allagamenti urbani