La zona industriale di Crotone è l'agglomerato produttivo sviluppatosi nel settore settentrionale del territorio di Crotone, lungo la costa del mar Ionio e in connessione con il porto cittadino. Formatosi progressivamente nel corso della prima metà del XX secolo, il polo assunse particolare rilievo dalla seconda metà degli anni venti con l'insediamento di grandi impianti dell'industria chimica e della metallurgia, riconducibili soprattutto alla Montecatini e alla Pertusola, divenendo uno dei principali centri della grande industria in Calabria; nel 1931 Crotone era ormai definita «centro di grande industria, unico in Calabria», mentre il settore posto oltre il fiume Esaro costituiva un vero e proprio «quartiere industriale».

Nel secondo dopoguerra il sistema produttivo fu ampliato attraverso nuovi investimenti e, dagli anni sessanta, affiancato da un nucleo di industrializzazione pianificato, progressivamente esteso verso Passovecchio; il massimo sviluppo occupazionale fu raggiunto negli anni settanta, mentre nel decennio successivo iniziò una lunga fase di ristrutturazione, seguita negli anni novanta dalla progressiva cessazione delle maggiori produzioni chimiche e metallurgiche.

Nel 2025 l'agglomerato risultava esteso per 909 ettari e comprendeva 213 aziende insediate; una parte consistente del territorio del polo storico è compresa nel Sito di interesse nazionale Crotone-Cassano-Cerchiara e interessata da interventi di bonifica, mentre la sovrapposizione con settori dell'antica Kroton e la presenza di testimonianze della prima industrializzazione conferiscono all'area anche interesse archeologico e storico-industriale.

Geografia e assetto territoriale Il nucleo storico della zona industriale si sviluppò immediatamente a nord dell'Esaro, tra la fascia costiera, il porto e l'area di Botteghelle; la localizzazione dei primi grandi stabilimenti fu favorita dalla disponibilità di terreni pianeggianti, dalla vicinanza dello scalo marittimo, dalla presenza di manodopera e soprattutto dall'accesso all'energia idroelettrica prodotta attraverso lo sfruttamento dei bacini della Sila, particolarmente rilevante per lavorazioni ad alto consumo energetico.

L'espansione successiva determinò la formazione di un sistema territoriale più esteso lungo l'asse della Strada statale 106 Jonica, comprendendo progressivamente il settore di Passovecchio; l'attuale agglomerato industriale si estende complessivamente per 909 ettari e costituisce una delle cinque aree di sviluppo industriale individuate in Calabria. Tale superficie non va confusa con i circa 380 ettari che costituivano la porzione crotonese della precedente zona economica speciale della Calabria, articolata in due settori separati dal torrente Passovecchio e comprendente oltre cento imprese.

Storia Antecedenti e formazione del distretto Le premesse infrastrutturali della futura industrializzazione crotonese maturarono nei primi anni del Novecento attraverso i progetti per lo sfruttamento delle risorse forestali e idroelettriche della Sila e per il loro collegamento con la costa: il 24 dicembre 1904 fu costituita a Roma una società intenzionata a utilizzare le risorse silane e a realizzare una ferrovia tra Cosenza, Longobucco, San Giovanni in Fiore, Mesoraca e l'allora CotroneComune di Crotone, Giunta municipale, deliberazione n. 15 del 19 gennaio 1905, Costruzione di una ferrovia silana, voti al Governo per un sussidio, Archivio storico comunale di Crotone, Delibere GM, INV352.; nel novembre 1908 venne quindi costituita la Società per le Forze Idrauliche della Sila, dotata di un capitale iniziale di 14 milioni di lire.

Un ulteriore impulso derivò dalla legge 11 luglio 1913, n. 985, relativa alla costruzione di serbatoi e laghi sul Tirso e sui fiumi silani, che disciplinava le concessioni per l'utilizzazione delle acque e prevedeva anche la possibilità di concedere gratuitamente terreni demaniali rivieraschi alle industrie connesse agli impianti; le concessioni per gli impianti silani furono quindi assentite con decreto luogotenenziale del 31 dicembre 1916, n. 104Atti parlamentari, Camera dei deputati, risposta relativa alle concessioni degli impianti silani, con riferimento al decreto luogotenenziale 31 dicembre 1916, n. 104..

Parallelamente si sviluppò la pianificazione del porto: con il regio decreto-legge 2 settembre 1919, n. 1766, venne istituito per settant'anni l'Ente portuale di Cotrone, incaricato della costruzione e dell'esercizio delle opere previste dal progetto generale redatto dall'ingegnere Domenico Lo Gatto il 31 marzo dello stesso anno e approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici il 15 maggio. Le opere, per un importo complessivo di circa 70 milioni di lire, comprendevano impianti portuali, ferroviari e di deposito e contemplavano anche la «formazione eventuale di una zona industriale», senza che ciò comportasse ancora l'istituzione formale di un'area industriale delimitata.

Durante la prima guerra mondiale l'Ansaldo sviluppò attività di sfruttamento delle proprietà forestali silane e acquisì a Crotone un cantiere per costruzioni navali in legno; dopo la crisi finanziaria del gruppo nel 1922, il cantiere venne chiuso e la proprietà e l'esercizio della rete ferroviaria realizzata per le attività silane passarono alla Società anonima Bonifiche idrauliche ed agrarie nel Mezzogiorno (SABIAM), costituita a Napoli già nel 1920.

Nel 1924 fu costituita la Società Ferroviaria Val di Neto e, con regio decreto 18 dicembre dello stesso anno, n. 2145, venne dichiarata di pubblica utilità una ferrovia privata di seconda categoria da Cotrone Porto ad Altilia, destinata soprattutto al trasporto del legname proveniente dalla valle del NetoRegio decreto 18 dicembre 1924, n. 2145, Dichiarazione di pubblica utilità di una ferrovia privata di 2 categoria da Cotrone Porto ad Altilia in provincia di Catanzaro.; la linea entrò in esercizio nel dicembre 1925 e attraversava il settore di Botteghelle, sul quale negli anni immediatamente successivi si concentrarono i maggiori investimenti industriali.

Consolidamento del polo industriale

La disponibilità di energia idroelettrica e l'accesso diretto al porto favorirono nella seconda metà degli anni venti l'insediamento delle industrie che avrebbero caratterizzato il polo per gran parte del Novecento: la Società Meridionale Ammonia, costituita nel 1924 su iniziativa della Montecatini, concluse nel febbraio 1925 accordi per l'approvvigionamento energetico dagli impianti silani, cui seguì l'8 giugno dello stesso anno un'ulteriore convenzione fra la Società Meridionale di Elettricità e la Montecatini.

Lo stabilimento crotonese avviò la produzione nel 1927 mediante il processo Fauser, messo a punto da Giacomo Fauser, con idrogeno ottenuto per elettrolisi; la capacità produttiva, espressa in tonnellate annue di azoto, era inizialmente pari a circa 6.000 tonnellate, salite a 15.000 nel 1930 e a 20.000 nel 1933.

Nello stesso settore si insediò la Società Mineraria e Metallurgica di Pertusola, appartenente al gruppo franco-spagnolo Peñarroya, il cui stabilimento per la produzione elettrolitica dello zinco entrò in attività nel 1928 con una capacità iniziale di circa 12.000 tonnellate annue; la vicinanza fra le due industrie consentiva inoltre complementarità produttive, in particolare attraverso l'utilizzazione nel ciclo chimico dell'acido solforico derivante dalla metallurgia dello zinco.

L'espansione industriale determinò un rapido incremento dei traffici marittimi: fra il 1925 e il 1929 le merci sbarcate nel porto passarono da 21.759 a 112.202 tonnellate, mentre quelle imbarcate aumentarono da 6.187 a 37.576 tonnellate; porto, ferrovia industriale, produzione idroelettrica e grandi stabilimenti formarono così un sistema produttivo integrato territorialmente, pur restando le singole imprese inserite in gruppi industriali e finanziari operanti su scala nazionale e internazionale.

Sviluppo negli anni Trenta e seconda guerra mondiale All'inizio degli anni trenta il carattere industriale del settore settentrionale della città era ormai nettamente riconoscibile, con la presenza di un «quartiere industriale posto al di là dell'Esaro» e una posizione eccezionale di Crotone nel panorama produttivo regionale; nello stesso periodo Pertusola si era affermata fra i maggiori produttori nazionali di zinco, mentre lo stabilimento chimico aumentava progressivamente la propria capacità produttiva.

La crescita delle industrie rafforzò anche il rapporto con il porto, dove negli anni trenta imprese chimiche, società di esercizio industriale e Ferrovia Val di Neto organizzarono congiuntamente parte delle operazioni di carico e scarico; alla vigilia della seconda guerra mondiale il volume complessivo delle merci movimentate nello scalo aveva raggiunto 403.621 tonnellate nel 1939.

Durante il conflitto gli stabilimenti costituirono uno degli obiettivi delle incursioni alleate e l'11 agosto 1941 tre Bristol Blenheim del No. 105 Squadron della Royal Air Force attaccarono a bassa quota lo stabilimento chimico, ottenendo colpi diretti sugli impianti; i bombardamenti e le difficoltà di approvvigionamento ridussero l'attività industriale e portuale, tanto che nel 1945 le merci movimentate dal porto erano scese a 180.467 tonnellate.

Nucleo di industrializzazione ed espansione nel secondo dopoguerra Nel secondo dopoguerra gli stabilimenti chimici e metallurgici furono ricostruiti e ampliati, mentre la politica nazionale per l'industrializzazione del Mezzogiorno portò alla progettazione di un'area produttiva organizzata su scala più ampia: il 18 aprile 1960 venne presentata la domanda per il riconoscimento del nucleo di industrializzazione di Crotone e il 2 dicembre 1961 ne furono riconosciuti i requisiti minimi.

Il Consorzio per il nucleo di industrializzazione di Crotone fu costituito il 18 giugno 1962 con atto del notaio Marcello Gualtieri di Catanzaro, mentre lo statuto fu approvato il 1º agosto e, con decreto del Presidente della Repubblica 11 ottobre 1962, n. 2054, il Consorzio venne riconosciuto quale ente di diritto pubblico; il nucleo comprendeva i territori dei comuni di Crotone, Cutro, Isola di Capo Rizzuto, Rocca di Neto e Strongoli e nel 1963 il relativo piano regolatore era ancora in fase di elaborazione, mentre il primo piano regolatore industriale fu approvato il 26 gennaio 1967.

Contemporaneamente continuarono gli investimenti nei grandi stabilimenti preesistenti, con un primo finanziamento della Banca europea per gli investimenti alla Montecatini di Crotone nel 1964 per 2,48 milioni di unità di conto e un secondo nel 1966 per 3,2 milioni; con la fusione fra Montecatini ed Edison nello stesso anno, il complesso chimico entrò successivamente nel gruppo Montedison.

Massimo sviluppo negli anni Settanta L'espansione proseguì nei primi anni settanta con l'insediamento della Cellulosa Calabra, costituita il 23 giugno 1970 con la partecipazione dell'INSUD per il 57,5%, della SNIA Viscosa per il 35% e delle Cartiere Riunite Donzelli e Meridionali per il 7,5%, allo scopo di realizzare a Crotone uno stabilimento per la produzione di pasta semichimica di cellulosa, con una capacità iniziale di 50.000 tonnellate annue suscettibile di raddoppio; i lavori civili ebbero inizio nell'agosto 1971, dopo ritardi legati alla consegna dei terreni e alla realizzazione delle infrastrutture esterne, mentre lo stabilimento entrò in produzione nel 1973.