La grotta di Niaux (in francese grotte de Niaux) è una grotta carsica situata nel comune di Niaux, nel dipartimento dellAriège, nella regione Occitania, nel sud-ovest della Francia. Si apre sul versante del massiccio del Cap de la Lesse, nella valle del Vicdessos, a circa 5 km da Tarascon-sur-Ariège e a 678 m di altitudine.

La grotta è uno dei principali siti di arte rupestre del Paleolitico superiore dei Pirenei e conserva numerose pitture, incisioni e altre tracce di frequentazione umana, in particolare nel cosiddetto Salon Noir. Le raffigurazioni comprendono soprattutto bisonti, cavalli e stambecchi, oltre a cervi e altre figure. Le datazioni al carbonio-14 di alcuni dipinti hanno fornito età comprese fra circa 16.800 e 15.400 anni calibrati prima del presente, riferibili al Magdaleniano.

La grotta fa parte di un più ampio sistema carsico dell'area di Tarascon-sur-Ariège, comprendente anche le cavità di Lombrives e di Sabart. La parte principale della grotta di Niaux si sviluppa per oltre 2 km, mentre il distinto réseau René Clastres («rete René Clastres»), scoperto nel 1970, comprende ulteriori gallerie e ambienti sotterranei.

Arte parietale Le raffigurazioni della grotta comprendono principalmente figure animali dipinte in nero o incise sulla roccia e sull'argilla del pavimento. Il gruppo più noto si trova nel Salon Noir, un'ampia sala situata a circa 800 m dall'ingresso, le cui pareti presentano numerosi bisonti, cavalli e stambecchi organizzati in diversi pannelli. Sono presenti anche incisioni sul pavimento raffiguranti animali e altri segni.

Nel Salon Noir sono rappresentati soprattutto i bisonti, spesso associati a cavalli e stambecchi. La tecnica comprende il disegno a carbone e pigmenti neri, con l'utilizzo della conformazione naturale della parete per integrare le figure. Alcune raffigurazioni sono accompagnate da segni e incisioni sul pavimento della sala.

Il sito comprende inoltre incisioni sul pavimento dell'argilla, tra cui figure di bisonti, cavalli e stambecchi. La documentazione scientifica moderna ha censito e numerato le diverse rappresentazioni, permettendo di confrontarle con i rilievi realizzati nelle prime campagne di studio.

Le datazioni radiometriche disponibili comprendono tre determinazioni ottenute mediante spettrometria di massa con acceleratore: 12 890 ± 160 BP, 13 060 ± 60 BP e 13 850 ± 150 BP. Le relative età calibrate sono rispettivamente di circa 15 400, 15 600 e 16 800 anni fa.

Storia La grotta era conosciuta e frequentata almeno dall'inizio del XVII secolo. Nel XIX secolo fu visitata anche da studiosi e turisti, ma le raffigurazioni sulle pareti non furono inizialmente riconosciute come testimonianze dell'arte preistorica. Nel 1866 lo studioso Félix Garrigou visitò la cavità e osservò alcune delle figure.

Nel settembre 1906 il comandante Molard e i suoi figli realizzarono nuovi rilievi delle raffigurazioni del Salon Noir e informarono Émile Cartailhac, allora professore all'Università di Tolosa e uno dei principali studiosi francesi di preistoria. Cartailhac riconobbe l'antichità delle pitture e ne avviò lo studio insieme a Henri Breuil. La prima pubblicazione scientifica sulla grotta apparve nel 1908 sulla rivista L'Anthropologie.

Nel 1911 la grotta ornata fu classificata come monument historique con decreto del 13 luglio. La scheda del patrimonio del Ministero francese della Cultura la identifica attualmente come proprietà dello Stato francese, assegnata al ministero competente per la cultura e gestita dal Dipartimento dell'Ariège in virtù di una convenzione del 17 agosto 1984.

Nel 1925 Joseph Mandement individuò, oltre un passaggio allora ostruito dall'acqua, una nuova galleria contenente pitture, successivamente denominata Galerie Cartailhac.

Nel 1949 furono individuate in un diverticolo le impronte lasciate da due bambini, successivamente oggetto di studio archeologico.

Nel 1970 gli speleologi dello Spéléo-Club du Haut-Sabarthez scoprirono un nuovo settore della cavità, successivamente denominato réseau René Clastres. La scoperta fu comunicata nel dicembre dello stesso anno alle autorità archeologiche. Il nuovo sistema comprendeva gallerie con pitture e numerose impronte umane.

Dal gennaio 1971 l'accesso al réseau René Clastres fu fortemente limitato alle persone impegnate nelle ricerche e ai loro collaboratori. La restrizione fu motivata dalla necessità di evitare il deterioramento delle impronte e di conservare le condizioni climatiche e biologiche della rete, considerata particolarmente adatta allo studio dell'ambiente sotterraneo delle grotte decorate.

Tra il 1980 e il 1981 Jean Clottes e Denis Vialou realizzarono un rilevamento sistematico delle raffigurazioni della grotta mediante ricalchi, fotografie e riprese in infrarosso e ultravioletto. Il lavoro costituì la base per la successiva catalogazione delle figure.

Esplorazioni e settori non aperti al pubblico Il complesso della grotta comprende numerose gallerie che non fanno parte del normale percorso turistico. Il percorso ordinario aperto ai visitatori comprende circa 800 m e raggiunge il Salon Noir; altre parti della cavità sono normalmente escluse dalle visite per ragioni di conservazione, sicurezza e difficoltà di accesso.

Particolarmente rilevante è il réseau René Clastres, separato dalle gallerie principali da diversi ostacoli naturali, tra cui passaggi allagati. Al momento della scoperta del 1970 vi furono individuate pitture, incisioni e numerose superfici con impronte. Fin dall'inizio degli studi archeologici l'accesso fu limitato per evitare il calpestio delle impronte e alterazioni del microclima.

Alcune parti normalmente chiuse sono state aperte eccezionalmente al pubblico nell'ambito di visite speciali denominate Niaux Interdit, organizzate con gruppi ridotti e secondo modalità stabilite dal gestore. Tali iniziative non hanno comportato l'apertura permanente delle gallerie al turismo ordinario.

Una riproduzione del Salon Noir e di altre raffigurazioni della grotta, comprese alcune appartenenti al réseau René Clastres, è stata realizzata nel vicino Parc de la Préhistoire di Tarascon-sur-Ariège, permettendo di presentare al pubblico immagini e ambienti che non possono essere visitati liberamente nella cavità originale.

Gestione e tutela La grotta è classificata come monument historique dal 13 luglio 1911. Secondo la base Mérimée del Ministero francese della Cultura, la proprietà giuridica appartiene allo Stato francese e l'immobile è assegnato al ministero competente per la cultura; la gestione è affidata al Dipartimento dell'Ariège in virtù della convenzione del 17 agosto 1984.

La gestione turistica è svolta dal Service d'exploitation des sites touristiques de l'Ariège (SESTA), servizio del Conseil départemental de l'Ariège. L'accesso al percorso turistico è regolamentato attraverso visite guidate e gruppi di dimensioni limitate, al fine di ridurre l'impatto dei visitatori sull'ambiente sotterraneo.

La limitazione dell'accesso alle parti più sensibili della grotta è legata anche alla conservazione del microclima, delle superfici decorate e delle impronte sul terreno. La necessità di ridurre al minimo le visite alle parti profonde era già stata evidenziata dagli studiosi incaricati dello studio del réseau Clastres all'inizio degli anni 1970.

Pubblicazioni La prima pubblicazione scientifica dedicata alle pitture di Niaux fu quella di Émile Cartailhac e Henri Breuil, pubblicata nel 1908 in L'Anthropologie con il titolo Les peintures et gravures murales des cavernes pyrénéennes. III. Niaux (Ariège).

Una prima monografia completa fu pubblicata nel 1973 da Antonio Beltrán Martínez, R. Gailli e R. Robert con il titolo La cueva de Niaux, nell'ambito delle Monografías arqueológicas dell'Università di Saragozza.

Nel 1995 Jean Clottes pubblicò Les cavernes de Niaux. Art préhistorique en Ariège, dedicato alla documentazione e all'interpretazione dell'arte parietale della grotta.

Note

Bibliografia

Voci correlate Arte rupestre Paleolitico superiore Magdaleniano

Collegamenti esterni

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