Biografia

Nacque a Bologna, unica figlia di Guido Guerrini, musicista e compositore originario di Faenza, e di Emilia Putti, nipote di Enrico Panzacchi e sorella di Vittorio Putti, celebre chirurgo ortopedico. Per una congenita malformazione cardiaca, che rese sempre precaria la sua salute, Cristina crebbe isolata dai coetanei e non poté seguire regolari studi scolastici. .

Fino al 1925 la famiglia Guerrini visse presso la residenza del professor Putti, nel parco dell'Ospedale Rizzoli di Bologna. Successivamente la famiglia si trasferì a Parma, e dal 1928 a Firenze, dove Guido Guerrini fu chiamato a dirigere il conservatorio Cherubini. L'ambiente culturale fiorentino fu determinante nella formazione di Cristina Campo, a cominciare dall'amicizia con il germanista e traduttore Leone Traverso, da lei chiamato affettuosamente "Bul", al quale, per qualche tempo, fu legata anche sentimentalmente. Importanti furono gli incontri con Mario Luzi e Gianfranco Draghi (che le fecero conoscere il pensiero di Simone Weil), Gabriella Bemporad e Margherita Pieracci Harwell, la letterata che avrebbe curato la pubblicazione delle opere postume di Cristina Campo. Restò a Firenze fino al 1955, divenendo nota negli ambienti culturali:

La sua natura solitaria, per certi versi anacoretica., la portò a rifuggire da riconoscimenti e apprezzamenti (preferì firmare con nomi fittizi le poche opere pubblicate in vita), dimostrandosi sempre indifferente alle strategie e alle esigenze del mercato letterario. Così fu descritta da Pietro Citati:

Di sé amava dire: "Ha scritto poco, e le piacerebbe aver scritto meno". Il suo stile personalissimo, ricorrente nei diversi generi letterari da lei praticati, è caratterizzato da una spiccata tensione a far coincidere la parola con il suo significato più profondo, rifuggendo da tutto ciò che era da lei ritenuto ovvio o superfluo.

Cristina Campo fu traduttrice soprattutto di autori di lingua inglese, come Katherine Mansfield, Virginia Woolf, John Donne, e William Carlos Williams. Per tutta la vita predilesse Hugo von Hofmannsthal e Simone Weil, della quale tradusse la tragedia Venezia salva e il saggio Iliade Poema della forza.

Il padre nel 1945 è internato in un campo di concentramento degli alleati perché simpatizzante del fascismo, e lei fa da interprete per tedeschi e americani. Dall'apparenza eccentrica . e dal carattere molto forte e spigoloso , nel dopoguerra «a Firenze, si divertiva a lodare ad alta voce Mussolini per scandalizzare i passanti» ha scritto la sua biografa Cristina De Stefano.

Nei primi anni Cinquanta lavorò alla compilazione di un'antologia di scrittrici, Il Libro delle ottanta poetesse, concepita come "una raccolta mai tentata delle più pure pagine vergate da mano femminile attraverso i tempi".Dalla Scheda editoriale per il catalogo dell'editore Casini, 1953. L'antologia, alla quale Cristina Campo lavorò a lungo, coinvolgendo nella traduzione vari amici, non venne tuttavia mai pubblicata.

Nel 1955 si trasferì a Roma, dove il padre fu chiamato a dirigere il conservatorio di Santa Cecilia e il Collegio di Musica. In questa città, verso la quale ebbe sempre sentimenti controversi, strinse nuove amicizie, come quelle con Margherita Dalmati (pseudonimo di Maria-Nike Zoroghiannide), Roberto Bazlen, María Zambrano. Nel 1956, per un mese, fu al capezzale di Corrado Alvaro nella casa dello scrittore calabrese in Piazza di Spagna. Sempre a Roma, il dottor Ernst Bernhard, lo psicoanalista e astrologo tedesco di origine ebraica che introdusse le tecniche di Carl Gustav Jung in Italia, la guarì da una fastidiosa agorafobia.«Cristina Campo va da lui per curare l'agorafobia e le crisi di vomito. Lo vede per un periodo piuttosto lungo (almeno due anni), anche se non intraprende un'analisi regolare. Manca per mesi poi, quando l'angoscia le toglie il respiro, si rifugia nello studio di via Gregoriana: "Si sente - non è vero - che ieri sono stata da B. Ho dovuto andarci per non perdere, una volta ancora, il controllo della situazione. C'era una bruma di un rosa-lilla sui 14 campanili che si vedono dalle sue finestre... B. mi ha ridato, come altre volte, un pezzetto di terreno su cui posare i piedi". Cristina ammira Bernhard, lo considera una specie di mago, un taumaturgo. Le piace la sua capacità di leggere la mano e di consultare lI Ching. La sua abilità nel disegnare, per ogni paziente, la Casa del Cielo. Soprattutto apprezza il suo coraggio nell'andare fino in fondo: "È un uomo che ha il senso esatto degli estremi rimedi. Io lascio tutto in equilibrio instabile, le sue parole e le cose". Grazie a lui approfondisce i testi di Jung, che a Firenze ha solo sfiorato. ("È un grandissimo pensatore, lo conosci?" Scrive a Traverso. "C'è tanto di Simone Weil nei suoi scritti scientifici".) A Bernhard manda gli amici più cari, come Gianfranco Draghi, che diventerà uno dei dirigenti della Società junghiana.» (Cristina De Stefano, Belinda e il mostro. Vita segreta di Cristina Campo, Milano, 2002, p. 65.)

Al 1958 risale l'incontro, per lei fondamentale, con lo studioso e scrittore Elémire Zolla, con il quale visse a lungo;

anche se poco prima della morte della scrittrice il rapporto sentimentale era cessato, convissero fino alla di lei scomparsa.Poco dopo Zolla iniziò un rapporto con la futura moglie (sposata nel 1980), l'orientalista Grazia Marchianò

Negli ultimi anni di vita ebbe un intenso scambio epistolare con il filosofo Andrea Emo, che come lei visse appartato e la cui opera solo di recente è stata scoperta e pubblicata postuma.

Nel 1956, presso l'editore Vanni Scheiwiller di Milano, apparve il suo primo libro, la raccolta di poesie Passo d'addio. Nel 1962 uscì da Vallecchi il volume di saggi Fiaba e mistero, in parte confluito nel libro successivo Il flauto e il tappeto, pubblicato nel 1971 da Rusconi.

Nella sua vita frequentò anche Mario Luzi, e al suo cenacolo letterario parteciparono diversi scrittori e poeti divenuti famosi in seguito, come Guido Ceronetti. Riguardo al rapporto con Luzi, con cui ebbe una storia d'amore:

L'ultimo decennio della sua vita la vide emarginata dalla scena culturalehttps://www.leparoleelecose.it/uno-stato-di-veglia-acuta/ e profondamente interessata alle tematiche del sacro e della spiritualità. Così Elémire Zolla ricorda quegli anni:

Tra i pochi che scrissero della Campo in occasione della morte, vi furono Roberto Calasso della casa editrice Adelphi e Alfredo Cattabiani, che in qualità di direttore editoriale della Rusconi aveva pubblicato Il flauto e il tappeto.

La sua concezione del cristianesimo, a cui si avvicinò sempre più negli anni fino a diventare una fervente cattolica, nonostante convivesse da anni con un uomo sposato e poi divorziato, fu nettamente "tradizionalista", contrapposta alle riforme liturgiche seguite al Concilio Vaticano II e in favore della messa tridentina. Cristina Campo fu tra coloro che fondarono la prima associazione di cattolici tradizionalisti, Una Voce, alla cui vicepresidenza onoraria fu nominato Eugenio Montale. Fu anche la redattrice del testo in italiano del Breve esame critico del Novus ordo Missae, firmato dai cardinali Alfredo Ottaviani e Antonio Bacci, il cosiddetto "Intervento Ottaviani", lavoro di disamina critica di tali riforme,. inviato a papa Paolo VI. Il suo amore per la liturgia la avvicinò dapprima all'Abbazia benedettina di Sant'Anselmo sull'Aventino a Roma, dove si cantava ancora il gregoriano, e successivamente al Collegium Russicum. Individuò infatti nel rito bizantino, praticato dalla Chiesa ortodossa e dalle chiese romane di rito greco-orientale, una maggiore aderenza al suo modo di concepire la spiritualità cristiana. Fu altresì una seguace del gruppo tradizionalista della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Monsignor Lefebvre, a cui la Campo era molto devota , fu scomunicato in seguito da Giovanni Paolo II per aver ordinato vescovi senza il permesso del papa, atto che fu considerato "scismatico".

Sulla rivista Conoscenza religiosa, diretta da Elémire Zolla, apparvero gli ultimi scritti di Cristina Campo, tra i quali vanno ricordati il saggio Sensi soprannaturali e le "poesie sacre"Il numero 1 anno 1977 di Conoscenza religiosa, riporta, indicandole come "poesie sacre", il Diario bizantino più altre poesie della Campo insieme a Il cuore ferito di Teresa di Avila secondo il capitolo 29 della "Vita" di Guido Ceronetti, gli Inni di Efrem Siro curati dalla Campo e La leggenda del nostro pio e santo Padre Kendea il Taumaturgo di Kypros Chrysanthis, tradotta da Fabrizio Frigerio. ispirate alla liturgia bizantina.

Cristina Campo morì a Roma il 10 gennaio 1977, all'età di 53 anni, per un'ennesima crisi improvvisa di scompenso cardiaco,S. Carando, DBI, ad vocem. assistita negli ultimi istanti da Zolla; è sepolta nel Cimitero monumentale della Certosa di Bologna.

Eteronimi Cristina Campo Bernardo TrevisanoElémire Zolla, La verità in uno stile, Corriere della Sera, 15 novembre 1987 Benedetto Padre d'Angelo (utilizzato anche da Zolla) Puccio Quaratesi Giusto CabiancaNote, in Lettere a Mita, Adelphi, 1999, p.297. Federica Di Palma Michäel

Opere Saggi

Leone Traverso (a cura di), tr. it. Cristina Campo, Viaggi e saggi, Cederna, 1958 (prose di Hofmannsthal). Ristampa di Alessandro Tesauro, Hofmannsthal tradotto da Cristina Campo (Ripostes, 2001).

Poesia

Traduzioni e curatele

Prefazioni

Opere postume Saggi

Poesie e traduzioni

Emily Dickinson, Tutte le poesie, a cura di Marisa Bulgheroni, Meridiani Mondadori, Milano, 1997, la traduzione di alcune liriche è di Cristina Campo

Epistolario

a cura di Stefanie Golisch, Cara amica, la patria è la lingua. Lettere di Cristina Campo ad Alejandra Pizarnik (1963-1970), Edizioni Magog, 2023

Nella cultura di massa La cantautrice Maria Antonietta (pseudonimo di Letizia Cesarini) ha dedicato a Cristina Campo un capitolo del libro Sette ragazze imperdonabili. Un libro d'ore (2019) e un disco, intitolato come un suo volume di poesia, La Tigre Assenza (2023).

Note

Bibliografia A. A. (Antonello Altomonte), Intervista a Cristina Campo, Il Tempo, 16 aprile 1972. Appassionate distanze. Letture di Cristina Campo, Tre Lune 2006. Isabella Bignozzi, Fuge, tace, quiesce. Un ricordo di Cristina Campo. In: «Metaphorica», semestrale di poesia»: anno II – n. 4, luglio – dicembre 2023, Efesto edizioni, ISBN 978-8833815183 Cristina Campo, Humanitas, 3/2001, a cura di Enzo Bianchi e Pietro Gibellini, Brescia 2001. Cristina Campo. "Due mondi, io vengo dall'altro", a cura di Davide Rondoni, Lombar Key, Bologna 2011. Cristina Campo. La via dell'interiorità redenta, Edizioni Feeria - Comunità di San Leonino, Panzano in Chianti 2013. Cristina Campo. Sul pensare poetico: temi e variazioni, Edizioni Feeria - Comunità di San Leonino, Panzano in Chianti 2012. Domenico Brancale (a cura di),Cristina Campo: in immagini e parole, Salerno: Ripostes, 2002. Pietro Citati, "Il viso di Cristina Campo", in: Ritratti di donne, Rizzoli, Milano, 1992, pp. 287–291. (biografia) Pasquale Di Palmo, Dossier Cristina Campo. "Matura nell'ombra la parola redenta", "Letture" n. 644, febbraio 2008. Monica Farnetti, Cristina Campo, Ferrara, Tufani, 1996. Monica Farnetti e Giovanni Fozzer (a cura di), Per Cristina Campo, All'insegna del Pesce D'oro, Milano 1998. Guido Ceronetti, Agli dei Mani di Cristina, in Per Cristina Campo, a cura di Monica Farnetti e Giovanna Fozzer, All'insegna del Pesce d'oro di Vanni Scheiwiller, Milano, 1998 Andrea Galgano, La bellezza in fuga di Cristina Campo, in Mosaico, Aracne 2013, pp. 61–66. Alessandro Giovanardi, (a cura di), Poesia e preghiera nel Novecento. Clemente Rebora, Cristina Campo, David Maria Turoldo, Pazzini Editore, Villa Verucchio (RN), 2003, pp. 47–60. Maria Antonietta (Letizia Cesarini), Sette ragazze imperdonabili. Un libro d'ore, Rizzoli, 2019