Gli ospedali psichiatrici furono istituiti in Italia a partire dal XV secolo. Regolati per la prima volta nel 1904, con il nome di "manicomi" o "frenocomi", sono stati aboliti dalla Legge Basaglia del 1978. Da allora la tutela della salute mentale è affidata ai Dipartimenti di salute mentale, organici al Servizio sanitario nazionale.

Storia Le origini Gli ospedali psichiatrici, istituiti in Italia a partire dal XV secolo, furono regolati per la prima volta nel 1904. La costruzione di tali strutture venne richiesta da alcuni ordini monastici o dalle amministrazioni provinciali o da medici illustri. Dal 1728 gli ospedali psichiatrici furono richiesti da ordini ecclesiastici. Esempi sono:

l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. l'ospedale di San Vincenzo in Prato dalla seconda metà del XV secolo a fine XVIII secolo l'ospedale psichiatrico S. Maria della Pietà di Roma, formato intorno al 1550 ad opera di una confraternita di gentiluomini spagnoli vicini a S. Ignazio di Loyola e chiuso nel 1978. gli ospedali psichiatrici di Torino, gestiti dalla confraternita del S. Sudario e della Vergine delle Grazie dal 1728 e chiusi nel 1981 l'ospedale psichiatrico di Lucca, aprì le sue porte il 20 aprile 1773, con il nome Spedale dei Pazzi si S. Maria di Fregionaja. L'ospedale fu fondato nel monastero precedentemente appartenuto ai Canonici regolari di Santa Maria di Frigionaia, i quali spazi furono concessi allo Spedale di San Luca della Misericordia per volontà di Papa Clemente XIV, tramite bolla papale del 27 novembre 1770G. Lippi Francesconi 1942 L’Ospedale psichiatrico provinciale di Lucca (S. Maria di Fregionaja) nell’ultimo sessennio (1936-1941) pp 3-4.. l'ospedale neuropsichiatrico di Feltre, fondato nel 1775 dall'unione della scola di S. Paolo e quella dei frati conventuali e chiuso nel 1978 la Pia casa della Senavra dal 1781 al 1878 e successivamente il manicomio di Mombello per Milano e provincia l'ospedale psichiatrico "Santa Maria Maddalena" di Aversa, fondato nel 1813 da Gioacchino Murat l'ospedale psichiatrico S. Niccolò di Siena gestito dalla "Compagnia dei disciplinati" nel 1818 e chiuso nel 1978 l'ospedale psichiatrico provinciale San Benedetto di Pesaro, fondato da mons. Benedetto Capelletti nel 1823 e chiuso nel 1978 l'ospedale neuropsichiatrico provinciale S. Margherita di Perugia, voluto dal Cardinale Agostino Rivarola nel 1824 e chiuso nel 1980 l'ospedale psichiatrico S. Antonio Abate di Teramo, voluto nel 1881 dalla Congregazione di carità di Teramo e chiuso nel 1998 l'ospedale psichiatrico di Girifalco, istituito nel 1881 come manicomio interprovinciale, ottimizzando l'imponente struttura seicentesca di un convento dei frati minori riformati O.P.V. - Ospedale Psichiatrico di Volterra, nasce come frenocomio nel 1888 l'Ex ospedale psichiatrico di Vercelli, fondato nei primi del '900. È considerato come una vera e propria "città" grazie ai suoi 25.000 metri quadrati di grandezza e ai suoi 24 padiglioni con all'interno palestra, teatro, aerea bambini e numerosi uffici e stanze per i malati Un esempio di ospedale psichiatrico la cui costruzione fu promossa da un'amministrazione provinciale è il Sant'Artemio di Treviso.V. L. Tosi - R. Frattini - P. Bruttocao (2004) S. Artemio: storia e storie del manicomio di Treviso, CRAL ULSS n°9 - Treviso - PROVINCIA DI TREVISO, pp. 29 sgg.Tre esempi di ospedali psichiatrici costruiti grazie all'interessamento di persone illustri furono la Real Casa dei Matti di Palermo, fondata nel 1824 dal barone Pietro Pisani nell'attuale corso Pisani, ampliato nella metà del XIX secolo da Emmanuele Palazzotto, rifondato con un nuovo impianto per volontà del senatore Gaetano La Loggia alla Vignicella di Palermo, oggi via Pindemonte, su progetto di Francesco Paolo Palazzotto a partire dal 1884, e chiusa nel 1998; la casa di cura Sbertoli di Pistoia, fondata nel marzo del 1868 dal prof. Agostino Sbertoli e chiusa nel 1979; l'istituto Costante Gris di Mogliano Veneto, fondato nel 1882 dal sindaco ing. Costante Gris.

Dall'Ottocento alla legge n. 36 del 1904 Nel XIX secolo a causa del crescente numero dei malati si iniziò a discutere di una legge che potesse regolare tutti i manicomi del Paese che fino a quel momento avevano avuto piena autonomia per quanto riguarda l'internamento. Già a partire dal 1874 era stato proposto dal ministro dell'Interno Girolamo Cantelli un "progetto di regolamento", che però non venne mai attuatoLisa Roscioni,Luoghi infami e sequestri arbitrari. pag. 16.

In un'"Ispezione sui manicomi del Regno" svolta nel 1891 da parte del ministro dell'Interno Giovanni Nicotera si denunciavano numerosi inconvenienti di tali strutture quali la scarsità o la fatiscenza dei locali, l'inadeguatezza degli strumenti di cura, le scarse condizioni igieniche, la mancanza di una registrazione clinica e il sovraffollamento.La mancanza di una legge nazionale faceva sì che l'internamento potesse avvenire in differenti modi: a Napoli, Torino, Genova e Caserta era necessaria l'autorizzazione del prefetto in base al certificato medico; a Novara, Bergamo e Pavia era necessaria l'autorizzazione del presidente della deputazione provinciale; ad Ancona, Reggio Emilia e Imola era necessaria l'autorizzazione del sindaco; a Perugia era necessaria l'autorizzazione del presidente della Congregazione di carità; a Brescia e Messina serviva il certificato medico; a Monza era sufficiente la domanda della famiglia; a Verona, Pistoia, Castel Gandolfo, Mantova, Cagliari e Belluno era necessario un avviso di avvenuta reclusione da mandare al prefetto e alla questuraAA.VV, Relazione a S. E. il Ministro dell'Interno sulla ispezione dei manicomi del Regno, pagg. 202-203. Anche se formalmente le autorizzazioni erano sempre necessarie, per evitare complicazioni e ritardi, si era soliti praticare ammissioni d'urgenza con successiva domanda di autorizzazione agli organi competenti. Solo nel 1902 Giolitti presentò al Senato un disegno di legge "Disposizioni intorno agli alienati e ai manicomi", basato su quattro punti essenziali, che serviva a regolamentare tutte le strutture, senza distinzioni. Veniva richiesto: l'obbligo di ricovero in manicomio soltanto per i dementi pericolosi o scandalosi; l'ammissione solo dopo procedura giuridica, salvo casi d'urgenza; l'attribuzione delle spese alle Province; l'istituzione di un servizio speciale di vigilanza sugli alienati. La legge n. 36 venne approvata il 14 febbraio 1904 e vennero aggiunte modifiche, quali le dimissioni del malato solo dopo un decreto del tribunale su richiesta del direttore del manicomio (al quale la legge attribuiva la piena autorità sul servizio sanitario, l'alta sorveglianza sulla gestione economica e finanziaria dei manicomi e il potere disciplinare) ed il "licenziamento in via di prova", concesso al malato che dimostrava miglioramenti. Esso consisteva nella dimissione temporanea resa definitiva se il malato fosse risultato completamente guaritoL. Anfosso, La legislazione italiana sui manicomi e sugli alienati pag. 52..

La legge Giolitti stabiliva quindi il criterio di internamento: pericolosità sociale e pubblico scandalo. Si entra in manicomio non perché malati, ma perché pericolosi, improduttivi o di pubblico scandalo. La legge, che resterà in vigore fino al 1978, serviva in primo luogo come strumento di protezione dal "matto" per la società e non considerava i bisogni e i diritti del malato.

Essa risultava innovativa rispetto al passato, ma non teneva in considerazione né la durata di permanenza nella struttura psichiatrica né il malato, che perdeva ogni diritto dopo il ricovero. Negli ospedali psichiatrici venivano utilizzati l'elettroshock, il coma insulinico e farmaci sperimentali come la cloropromazina che permetteva di ridurre le crisi violente dei ricoveratiMassimo Moraglio, La psichiatria italiana nel secondo dopoguerra, pag. 37.

L'epoca fascista Il 19 ottobre del 1924 venne istituita presso la sala del Consiglio Provinciale di Bologna la Lega Italiana di Igiene e Profilassi Mentale; il Consiglio di presidenza era composto da Giulio Cesare Ferrari, Sante De Sanctis e Eugenio Medea; la presidenza onoraria era assegnata a Leonardo Bianchi, Eugenio Tanzi ed Enrico Morselli, mentre il Comitato centrale era rappresentato dai presidenti delle tredici sezioni regionaliFrancesco Cassata, Il lavoro degli "inutili": fascismo e igiene mentale, pag. 23. Il Comitato ebbe idee innovative e cercò di cambiare la visione e la funzione dei manicomi fino a quel momento. Si cercò di restituire a tali strutture la funzione curativa a discapito di quella detentiva, usata come strumento di sicurezza.

Un'altra innovazione fu fatta da Ernesto Ciarla, che istituì i Dispensari per una cura precoce della malattia e per diminuire l'onere amministrativo. I ricoverati avevano in media un'età compresa tra i 20 e i 40 anni, in prevalenza maschi, non sposati, di istruzione elementare inferiore. La durata della degenza era variabile il 20% delle psicosi tossiche endogene e il 30% delle psicosi tossiche esogene e affettive erano curate in meno di un mese; il 72,5% delle frenastenie, il 50% delle psico-degenerazioni, il 62,6% delle epilessie, il 40,4% delle psicosi affettive, il 63,5% delle schizofrenie, il 27% delle psicosi tossiche endogene e il 36% delle psicosi alcoliche venivano tenute in osservazione per un periodo compreso da un anno e oltre due anni.

Su cento dimessi il 17,6% era considerato guarito, il 21,4% era affidato alle famiglie,G. Modena, La morbosità delle malattie mentali in Italia nel triennio 1926-27-28, pag. 14-47 il 44,3% era ritenuto in esperimento.

Tra il 1922 e il 1937 furono istituiti numerosi istituti, tra cui l'ospedale psichiatrico Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie, fondato da don Pasquale Uva nel 1922; l'ospedale psichiatrico provinciale di Rovigo, costruito nel 1930 e chiuso nel 1995; l'ospedale psichiatrico di Agrigento, realizzato sui disegni di qualche decennio prima di Francesco Paolo Palazzotto; l'ospedale psichiatrico di Reggio Calabria, costruito nel 1932 e chiuso nel 1984; l'ospedale psichiatrico di Siracusa, costruito nel 1934 e chiuso nel 1998; l'ospedale psichiatrico di Montecchio Precalcino, costruito nel 1937 e chiuso nel 1980; l'ospedale neuro-psichiatrico di Varese, nel rione Bizzozero, inaugurato nel 1939; l'Istituto interprovinciale per infermi di mente "Vittorio Emanuele III", costruito a Grugliasco tra il 1928 e il 1931.

Il Sessantotto Nel 1961 Franco Basaglia iniziò da Gorizia ad organizzare un movimento che aveva tra i suoi obiettivi anche la chiusura dei manicomi: tale attività collettiva confluirà poi nella successiva nascita del movimento di Psichiatria Democratica.

Nel 1962 si inaugurarono i primi governi di centro sinistra (fine del centrismo democristiano), si affermò l'aspettativa di un cambiamento e di un'apertura che si rifletté anche sulla psichiatria. Proseguì l'intento di trasformare i manicomi in ospedali psichiatrici dove poter curare, se non addirittura guarire, i malati di mente. Si cominciò a pensare a un'evoluzione degli ospedali e dell'assistenza psichiatrica a partire da cambiamenti indotti all'interno dei manicomi (formazione del personale di cura, introduzione delle tecniche psicoterapeutiche, sperimentazione di nuovi metodi di socializzazione e di psicoterapia di gruppo).