EcubaSi pronuncia Ècuba se si fa riferimento alla tradizione latina, Ecùba se invece si fa riferimento a quella greca, vedi http://www.sapere.it/enciclopedia/%C3%88cuba.html (greco: Hekábē; latino: Hecuba) o Ecabe è un personaggio della mitologia greca che fu regina di Troia, seconda moglie di Priamo e madre della maggior parte dei suoi figli.

Genealogia

La sua genealogia era oggetto di controversia nell'antichità. Esistevano due tradizioni: una ne faceva la figlia di Dimante, re di FrigiaFerecide, citato dallo scolio ad Omero, Iliade XVI, 718 e dallo scolio di Euripide, Ecuba 32.Ovidio, Metamorfosi, XI, 761.; l'altra, quella di Cisseo, re di Tracia e di Telecleia.Atenione, citato dallo scolio ad Omero. Nel primo caso ella discende dal fiume Sangario. Una variante di questa tradizione faceva del Sangario non un suo bisnonno, ma suo padre, il quale l'avrebbe avuta dalla ninfa Evagora. Le si attribuiva, altresì per madre, la figlia di Xanto, Glaucippe. La moglie di Dimante invece era la ninfa Eunoe ed aveva avuto un altro figlio, AsioOmero, Iliade XVI, 717-719..

La tradizione che ricollega Ecuba a Dimante e alla Frigia è quella dell'Iliade. Le origini tracie sono preferite dai Tragici, particolarmente da Euripide. Nelle fonti che vogliono Ecuba figlia di Cisseo, ella ha due sorelle, Teano, sposa di Antenore, e un'altra di cui non si conosce il nome, molto più giovane, moglie di Ifidamante, l'ultimogenito di Teano.

Ferecide scrive che il padre fu DimanteScolio a Euripide, Ecuba, 3, citando Ferecide, fr. 136: «Φερεκύδης φησὶν ὅτι Δύμαντος τοῦ Εἰονέως τοῦ Πρωτέως καὶ Εὐίππης τῆς Κρονίου γίνεται Ἑκάβη» ("Ferecide dice che da Dimante – figlio di Eioneo, a sua volta figlio di Proteo – e da Evippe, figlia di Cronio, nasce Ecuba"). e che la madre fu Evippe (figlia di Cronio), a sua volta figlia di Crono.

Mito Matrimonio con Priamo

Il re di Troia Priamo sposò dapprima Arisbe, figlia del veggente Merope, e lei gli dette un figlio di nome Esaco, anch'egli indovino.PseudoApollodoro, Epitome III 12 5. Ma quando fu stanco di lei, la ripudiò affidandola a Irtaco, che a sua volta generò con lei due figli, AsioOmero, Iliade II; 836. e Niso,Publio Virgilio Marone, Eneide IX, 176-177. gli Irtacidi, i quali in seguito presero parte alla guerra di Troia.

Priamo prese dunque in seconde nozze Ecuba, che allora era molto giovane e di cui egli si era profondamente innamorato. Ella generò al marito diciannove dei cinquanta figli che Priamo ebbe in totale,Omero, Iliade, XXIV 495-497. tra cui Ettore, Paride, Cassandra, Eleno e il primo Polidoro. Priamo istituì la poligamia per poter sposare anche Laotoe, figlia del re dei Lelegi, che gli diede altri due figli (Licaone e il secondo Polidoro),Omero, Iliade, XX e XXI. mentre tutti gli altri furono generati con concubine e schiave.Igino, Fabula 40. Ma ciò è smentito da Euripide, che portava a cinquanta il numero dei figli e li considerava tutti procreati dalla sola Ecuba.

Apollodoro invece parla solo di quattordici figli: il primogenito fu Ettore,Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, III.12.5. sebbene egli fosse ritenuto figlio di Apollo e della regina; Paride, soprannominato Alessandro, la cui nascita fu annunciata da un sogno profetico,Apollodoro, Epitome, III 12 5. era il secondogenito; seguirono poi quattro figlie: Iliona (che la maggior parte degli autori non riporta), andata in sposa a Polimestore, re di Tracia;Igino, Fabula 109. questa prima figlia fu seguita da: Creusa, sposa di Enea; Laodice, la più bella; Polissena, la più giovane di queste quattro; seguirono poi figli maschi, e tra di loro la profetessa Cassandra; l'ordine sarebbe questo: Deifobo; Eleno; Cassandra, (che secondo una versione è sorella gemella di Eleno); Pammone; Polite; Antifo; Ipponoo Polidoro, che secondo alcuni autori fu però generato in Ecuba da Apollo. L'ultimo nato fu Troilo, il più amato della famiglia, secondo alcune leggende generato anch'egli da Apollo. Le si attribuiva anche un quindicesimo figlio, chiamato Polidamante.

Il matrimonio con Priamo permise ad Ecuba di affiancarlo nel governo della città e nelle esigenze dei loro sudditi. La regina, alternando alla politica l'allevamento e l'educazione dei suoi figli, si rivelò un'abile donna, anche capace di dare consigli utili al marito e alla sua numerosa prole.Omero, Iliade XXIV, 299-301. Durante questo periodo, Ecuba si rivelò fedele a Priamo nei suoi doveri coniugali, sebbene alcuni autori raccontino delle sue avventure erotiche con il dio Apollo. La divinità, delusa dall'ostinato rifiuto amoroso di una figlia di Ecuba, Cassandra,Igino, Fabula 93. si consolò con la regina con la quale giacque per una notte. Dall'unione sarebbe nato PolidoroApollodoro, Epitome III. (che altrove è ritenuto figlio di Priamo), e probabilmente anche Troilo, il quale, secondo un oracolo annunciato dallo stesso Apollo, se avesse compiuto venti anni avrebbe risparmiato alla città su cui governavano i suoi genitori una fine triste.Commento di Eustazio a Omero, Iliade XXIV 251, p. 1348. Stesicoro attribuiva a questi amori segreti anche il concepimento dell'eroe Ettore.Stesicoro citato da Tzetze, Scoli a Licofrone, 266.

Premonizioni di Ecuba

Ecuba ebbe numerosi figli dal matrimonio con Priamo, alcuni dei quali, in particolar modo, si rivelarono prodigiosi a causa di doni o benefici concessi loro dagli dèi stessi. Più volte la regina troiana si trovò ad essere la testimone di questi eccezionali doni, o addirittura l'intermediaria tra la divinità e la sua progenie, attraverso sogni, visioni, o incubi notturni.

Dopo la nascita del primogenito Ettore, la regina rimase incinta di un secondo bambino, ed era ormai sul punto di darlo alla luce. La notte del parto, tuttavia, Ecuba sognò di partorire dal suo ventre una fascina di legna, ricolma di serpenti;Apollodoro, Biblioteca III 12, 5. contemporaneamente vedeva una torcia accesa,Virgilio, Eneide VII, 319-322. che nasceva sempre dal suo ventre, appiccando fuoco alla roccaforte di Troia e all'intera foresta del monte Ida.Igino, Fabula 91. La regina si svegliò urlando per l'orrenda visione, il che spaventò Priamo che ordinò immediatamente di condurre i migliori indovini a corte. Il primo ad essere consultato fu suo figlio Esaco.

La tragica fine La figura di Ecuba assume un ruolo di primissimo piano in due tragedie di Euripide: Le Troiane ed Ecuba. Nella prima Ecuba viene destinata come schiava ad Ulisse e le tocca di assistere alla morte del nipote Astianatte. Nella seconda, dramma personale, si esalta l'orgoglio e l'amore di una regina che vede i suoi figli perire uno ad uno. La morte del figlio Polidoro per mano del re del Chersoneso Polimestore viene da lei vendicata con l'accecamento di quest'ultimo.

Ecuba fu destinata in schiava a Ulisse e salpò alla volta del Chersoneso, in Tracia, ma ricoprì d'insulti Ulisse e la sua ciurma per la loro mancanza di parola e crudeltà al punto che i soldati la misero a morte. Il suo spirito assunse l'aspetto di un'orrenda cagna nera che segue Ecate, si tuffò in mare e nuotò sino all'Ellesponto. Fu sepolta in un luogo, che prese il nome «Cinossema" o "Tomba della Cagna». Sarebbe effettivamente esistito presso l'odierna Gallipoli (Turchia), sullo stretto dei Dardanelli, in epoca antica un alto cumulo di pietre in riva al mare, che serviva come punto di riferimento ai marinai. Un mito successivo aggiunge che Ecuba fu posta da Zeus tra le stelle del firmamento, divenendo la costellazione dell'Orsa Minore, così che con la Stella Polare orienta i naviganti, come sulla Terra fa la Cinossema.

Secondo un'altra versione, Ecuba rinvenne il corpo del piccolo Polidoro sulla spiaggia, su cui era stato sospinto dalle onde del mare. Il fanciullo era infatti stato affidato da Priamo al re Polimnestore, ma l'uomo lo uccise per appropriarsi dell'oro destinato alla sua educazione. Ecuba richiamò Polimnestore con il pretesto di dovergli rivelare la posizione di un tesoro reale celato tra le ceneri di Troia. Quando il re accorse in fretta insieme ai due figlioletti al cospetto della regina, Ecuba estrasse una spada dalle sue vesti, uccise i due bambini e accecò Polimnestore affondandogli le dita con forza nelle orbite. Imbestialito per il tradimento, l'uomo supplicò Agamennone di punire la donna, ma il re di Micene prese le difese di Ecuba e ribadì che Polimnestore era stato così punito per la sua avidità. L'offeso predisse in risposta l'uccisione di Agamennone e Cassandra.

I nobili del Chersoneso s'avventarono allora furenti contro Ecuba per vendicare il loro re scagliandole sassi e dardi, ma essa si tramutò in una cagna chiamata Mera e iniziò a correre in tondo latrando e frantumando le pietre con i denti, al punto che tutti si ritrassero impauriti.

Nella letteratura successiva

È citata nei Carmina Burana, nel carme numero 16 Fortune plango vulnera, come esempio di regina il cui status si è drammaticamente rovesciato, a causa del repentino capovolgersi della ruota della fortuna.

Dante la pone nel cerchio dei falsari, quale esempio supremo di dolore e disperazione: Ecuba trista, misera e cattiva, / poscia che vide Polissena morta, / e del suo Polidoro in su la riva / del mar si fu la dolorosa accorta, / forsennata latrò sì come cane; / tanto il dolor le fé la mente torta (canto XXX dell'Inferno, versi 16-21).

Nella tragedia Amleto di William Shakespeare nell'atto secondo, il principe Amleto, meditando la sua vendetta, chiede a una compagnia di attori di recitare quel momento della presa di Troia quando Pirro uccide selvaggiamente il vecchio re Priamo. L'attore, quando descrive la regina Ecuba disperata, sbianca e piange calde lacrime. Amleto ne rimane colpito, pensando a sua madre e riflettendo che Ecuba è solo un personaggio antico, mitico, eppure è capace suscitare in un uomo così lontano dalla sua epoca queste forti emozioni, per cui esclama: «E tutto ciò per nulla!... Per Ecuba! Che cos'è Ecuba per lui, o lui per Ecuba, perch'egli possa piangere così?»

Note

Bibliografia Fonti primarie Omero, Iliade Pseudo-Apollodoro, Biblioteca Igino, Fabulae Ovidio, Metamorfosi Virgilio, Eneide Fonti secondarie

Voci correlate Donne nelle guerre dell'antichità Figli di Priamo

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Collegamenti esterni

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