La locuzione droga leggera è una espressione comune con cui ci si riferisce a delle sostanze psicotrope che si presume non siano in grado di indurre dipendenza fisica o quadri clinici di avvelenamento acuto a seguito di sovradosaggio. L'uso dell'aggettivo "leggera" in riferimento al sostantivo "droga" non presenta sempre lo stesso significato e varia a seconda dell'autore da cui viene usato. Nella maggior parte dei casi, con il termine "droga leggera" ci si riferisce alle infiorescenze della Cannabis e le sostanze psicotrope da esse ricavabili come l'hashish e le resine ad alto tenore di THC. In senso più ampio, il termine può venire esteso agli psichedelici come funghi del genere psylocibe, DMT, LSD che, come la Cannabis, non danno dipendenza fisica e non hanno una elevata tossicità acuta classifica pericolosità droghe del The Lancethttp://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0063972 studio di ampio raggio su dannosità psichedelici, Università di Trondheim.
Nel dibattito pubblico riguardo alle sostanze stupefacenti, si fa spesso uso del termine "droga leggera" in modo differente, indicando l'insieme delle sostanze psicotrope legali (come alcolici e nicotina) o di cui l'uso è comunque largamente diffuso (cannabis).
La definizione formale e la definizione colloquiale di droga leggera divergono: se nel primo caso gli alcolici sono considerati una droga pesante (possono portare a coma etilico e possono dare crisi d'astinenza), nel secondo sono considerati una droga leggera in quanto il loro uso è socialmente accettato"Alcohol is the hard drug used by respectable people, alcohol is our nation's -- and Iowa City's -- number one hard drug" -- Nicholas Johnson, formerly co-director of Iowa's Institute for Health, Behavior and Environmental Policy . D'altro canto, per l'LSD vale il discorso opposto poiché anche se non causa overdose o dipendenza il suo uso non è socialmente accettato.
Partite classificate
Nonostante non esista alcuna classificazione ufficiale che definisca i videogiochi come sostanze stupefacenti o droghe, in alcuni dibattiti culturali e critici si usa metaforicamente l’espressione “droghe leggere” per riferirsi al potenziale di alcuni videogiochi di indurre comportamenti simili a dipendenza. Tale affermazione non è basata su una regolamentazione formale, ma su osservazioni sociologiche e psicologiche.
Origine dell’espressione Vari osservatori e commentatori sostengono che l’uso intensivo e compulsivo dei videogiochi possa somigliare a forme di dipendenza comportamentale, dato che il cervello libera dopamina quando si raggiungono obiettivi o si sperimenta gratificazione nel gioco, incentivando a continuare a giocare. Questo meccanismo è parallelo, in senso psicologico e non chimico, alle risposte associate a sostanze d’abuso.
Nei videogiochi moderni, elementi come loot box, progressione continua o sistemi di ricompensa sociali/virtuali possono inoltre portare a pattern comportamentali difficili da moderare, specialmente nei giocatori più giovani o vulnerabili.
La teoria del passaggio
I sostenitori della teoria del passaggio ritengono che la eventuale assuefazione agli effetti della marijuana porterebbe all'uso di droghe pesanti, capaci di creare una reale dipendenza in senso medico, basandosi sull'errata interpretazione del fatto che molto spesso consumatori di eroina hanno in passato fatto uso di marijuana. Il fatto che un dato fenomeno ne preceda un altro non implica un rapporto di causa-effetto fra i due e le ricerche condotte non hanno dato un risultato certo a sostegno di tale teoria.
Una possibile causa di "passaggio" dalla Cannabis al calderone delle altre droghe è legata alla condizione di disagio psicofisico e sociale del singolo soggetto. Questo è uno dei motivi che hanno spinto i Paesi Bassi a tentare un approccio più cauto, vendendo la Cannabis in appositi esercizi, in modo che chi volesse utilizzarla non debba rivolgersi a mercati vicini a sostanze oggettivamente pesanti, come l'eroinale sostanze Enteogene invece, i cosiddetti "allucinogeni" o sostanze psichedeliche come funghi psilocibinici, Amanita muscaria, LSD, DMT, peyote, Salvia divinorum eccetera, sono da ritenersi appartenenti ad una categoria ancora a parte, la cui diffusione sociale è relativamente scarsa a causa della loro forte ingerenza sulla mente e lo spirito e la conseguente scarsa gestibilità per la maggior parte delle persone occidentali senza formazione al riguardo, sostanze con un antichissimo retaggio nella storia, nella cultura e nella religione dell'umanità in tutto il mondo.
L'esistenza di una distinzione in questi due gruppi, droghe leggere e pesanti viene, unicamente in questo contesto, strumentalmente accettata dai sostenitori della "teoria del passaggio" i quali, pur riconoscendo la relativa blandezza del sottoinsieme "droghe leggere", ne sostengono tuttavia la relativa pericolosità in quanto farebbe da ponte di passaggio verso le droghe pesanti, e perciò ne contrastano la legittimazione dell'uso e della vendita.
Al giorno d'oggi i sostenitori di una politica antiproibizionista perorano la tesi secondo cui marijuana e hashish, a differenza di altre sostanze assolutamente legali e diffuse come l'alcool e la nicotina contenuta nel tabacco, siano capaci di indurre una dipendenza minore, relegata principalmente all'aspetto psicologico. Secondo uno studio dell'università di Duisburg-Essen (Germania) l'astinenza dal consumo di marijuana determina solamente una lieve alterazione dell'umore in senso negativo, della durata di poche settimane. Un altro studio svolto da varie università americane su soggetti adolescenti giunge alle stesse conclusioni.
Legislazione sulle droghe leggere nel mondo
In modo variabile da stato a stato, le droghe leggere possono essere oggetto di sanzioni pecuniarie, sequestro della sostanza e del passaporto/patente di guida, decreto di espulsione per immigrati, o perseguite penalmente.
Si distingue la disciplina in merito a: importazione, esportazione, coltivazione, trasporto, stoccaggio, commercio e vendita, consegna e ricezione, possesso e consumo. Altre distinzioni riguardano la modalità del consumo (in luogo pubblico isolato e non, in presenza di minori, il quantitativo consentito), e la finalità (scopo terapeutico, uso personale generico).
In seguito, si riporta un breve sunto dello status legale della Cannabis in vari paesi del mondo:
Argentina: legale per uso privato. Australia: legale dal 2016 per ragioni medico-scientifiche, dal 2017 per usi alimentari (senza principio attivo). L'uso ricreativo è vietato e viene considerato un reato o un illecito amministrativo in funzione della regione che si va a considerareCopeland, J., Gerber, S., Swift, W (2004). Evidence-based Answers to Cannabis Questions: A Review of the Literature. National Drug and Alcohol Research Centre, University of NSW. Bangladesh: illegale, sebbene l'uso sia molto diffuso. La coltivazione e la produzione dei derivati della canapa (hashish e marijuana) vennero vietate nel 1987 e la compravendita divenne illegale nel 1989 a seguito di pressioni esercitate dal governo USA. Ad oggi, la cannabis viene comunque coltivata nel Nord Ovest del paese. I reati correlati alla cannabis possono essere sanzionati con la pena di morte Belgio: illegale (il governo belga ha iniziato un programma di ricerca volto a stabilirne l'efficacia medica). Sono permessi a scopo puramente personale, a partire dall'età di 16 anni, il consumo ed il possesso di quantità che non superino i 3 grammi e la coltivazione di una singola pianta di canapa nella propria abitazione.Circolare del Ministre de la Justice del 1º febbraio 2005. Brasile: illegale, l'uso personale è stato depenalizzato nel 2006 e per i consumatori sono previsti i servizi sociali (al pari delle altre droghe). La vendita è invece punita col carcere da 5 a 15 anni Cambogia: ufficialmente illegale a scopo ricreativo, la cannabis è utilizzabile esclusivamente per finalità alimentari. Le forze dell'ordine non contrastano in alcun modo le condotte relative al consumo di cannabis e anzi, nel paese esistono numerose attività commerciali ("happy restaurants") in cui vengono venduti derivati della cannabis Camerun: illegale a scopo ricreativo, permessa a scopo medico Canada: legale per uso ricreativo e per uso terapeutico. Colombia: illegale, permesso l'uso medico. La coltivazione ed il possesso di piccoli quantitativi ad uso personale è decriminalizzata dal 2015. Corea del Nord: legale, non è considerata una droga. Estonia: il possesso fino a 7,5 grammi per uso personale è punito con una multa, violazioni al di fuori di tali limiti possono essere punite col carcere fino a 5 anni Francia: illegale. Attualmente è in corso una sperimentazione per approvare l'uso medico. L'uso a fine ricreativo è sanzionato con una multa da 200 euro Germania: uso permesso a scopo medico. Da marzo 2024 la cannabis non è più iscritta tra le sostanze stupefacenti e con una apposita legge pur restando sostanzialmente vietate la coltivazione e la distribuzione non sono più proibiti, per chi ha compiuto i 18 anni: il possesso di un massimo di 25 grammi di cannabis (nell'appartamento sono ammessi fino a 50 grammi), la coltivazione privata di un massimo di tre piante di cannabis (se risiedi in Germania da almeno 6 mesi) e la coltivazione collettiva, la distribuzione e la ricezione della cannabis nelle associazioni di coltivazione che hanno ricevuto un permesso. I piccoli consumatori (definizione variabile in funzione della regione considerata) non vengono perseguiti dalle forze dell'ordine, tuttavia possono essere sottoposti a delle valutazioni mediche per rivalutare l'idoneità alla guida Giamaica: illegale, ma ampiamente tollerata. Viene consumata dal 70% della popolazione e rappresenta una componente importante della religione più diffusa in Giamaica, il Rastafarianesimo. Giappone: illegali tutti i preparati contenenti THC dal 1948, a seguito di una legge introdotta dalle forze di occupazione statunitensi alla fine della seconda guerra mondiale. Honduras: illegale coltivare, piantare, vendere, trafficare e possedere cannabis. Gli eventuali trasgressori della legge possono affrontare dai 9 ai 12 anni di carcere e una multa fino a 5000 lempiras (180 euro, settembre 2021). È anche illegale possedere semi di canapa. I trafficanti di cannabis possono inoltre affrontare dai 15 ai 25 anni di carcere e una multa da 1000000 a 5000000 lempiras (da 35000 a 180000 euro circa). Iran: legale per uso alimentare, virtualmente legale per uso ricreativo. Il possesso di infiorescenze ricche di principio attivo è punito con una multa fino a 10000 Rials (20 centesimi di euro, settembre 2021) e la polizia nella maggior parte dei casi lascia correre, intervenendo solo per il possesso di elevate quantità Israele: illegale, l'uso medico è autorizzato solo dal ministero della sanità che valuta ogni singolo caso. Il possesso è decriminalizzato per modiche quantità (fino ai 50 grammi), tuttavia sono previste delle multe ad incremento in caso di recidiva (circa 300 euro alla prima infrazione, 600 in caso di recidiva). Lussemburgo: legali possesso ed uso per scopi medici, purché il consumatore sia adulto e non coinvolga minorenni. Il possesso di modiche quantità è punito con una multa da 250 a 2500 euro. Il governo ha dichiarato l'intenzione di legalizzare la cannabis nel 2018 Marocco: illegale ma in genere tollerata la coltivazione e l'uso personale di cannabis (a differenza degli altri paesi islamici dove è reato punibile anche con la pena di morte); tradizione secolare nei villaggi marocchini è infatti la produzione e l'uso di hashish; il commercio e il traffico sono invece assolutamente illegali e sanzionati con il carcere. Messico: legalizzata nel Giugno del 2021 da una sentenza della corte suprema messicana. Attualmente, è legale il trasporto fino a 5 grammi nonché la coltivazione e detenzione fino a 8 piante per uso personale