I Mancuso sono una 'ndrina di Limbadi e Nicotera considerata dagli organi investigativi come la cosca più influente della provincia di Vibo Valentia pag.188 (infatti le altre 'ndrine del vibonese sono considerate cosche "satelliti" che gravitano attorno ai Mancuso) ma hanno influenze anche nel reggino grazie all'alleanza con i Varone di Maropati, i Morabito di Africo e Brancaleone, i Piromalli di Gioia Tauro e i Pesce di Rosarno pag.128, nel lametino hanno contatti con il gruppo Torcasio-Giampà e nel crotonese dove hanno legami con il clan Arena di Isola Capo Rizzuto pag. 75. Hanno contatti con le famiglie di Cosa Nostra, con le FARC colombiane e le Autodefensas Unidas de Colombia (AUC). Al nord Italia sono presenti nell'hinterland nord di Milano, in particolare a Monza, Novara e nei comuni di Giussano, Seregno, Verano Brianza e Mariano ComenseLa peste di Milano, sono presenti anche in Piemonte (Torino) ed Emilia-Romagna (Parma e Bologna), al centro Italia sono presenti nel Lazio e in Toscana; la 'ndrina è attiva anche all'estero in particolare in Togo dove cura la sua principale attività criminale infatti l'Africa rappresenta (secondo la DIA anno 2012) il nuovo centro logistico per il traffico internazionale di cocaina. Definito da Giuseppe Lumia, l'ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, come il clan finanziariamente più potente d'Europa.

Attività criminali Principale business criminale della cosca è il traffico internazionale di sostanze stupefacenti confermato dall'importantissima operazione di polizia "Decollo" del 2004, la relazione del ministro dell'interno della DIA anno 2008 dichiara: "I Mancuso operano nel florido settore del traffico di cocaina, dove sono riusciti ad acquisire un notevole peso, assicurandosi un canale privilegiato con i cartelli colombiani, con i narcotrafficanti spagnoli, spingendosi sino in territorio australiano", seguono le estorsioni, l'usura; molto importante per la cosca è anche il settore degli appalti pubblici tanto che una relazione sulla sanità vibonese da parte della Guardia di Finanza nel 2007 sosteneva: L'influenza dei Mancuso si è evidenziata anche nel settore dei lavori pubblici aggiudicati mediante appalti; ciò ha attribuito loro i connotati tipici di una formazione mafiosa a elevata vocazione economico-finanziaria relazione guardia di finanza sulla sanità di vibo valentia pag. 20; la 'ndrina pratica anche attività di riciclaggio dei suoi proventi illeciti in particolare nel contesto turistico alberghiero come dichiara la relazione del ministro dell'interno al parlamento sull'attività della DIA del 2007; la consorteria criminale è riuscita a infiltrarsi anche all'interno della pubblica amministrazione, infatti lo scioglimento del consiglio comunale di Nicotera del 2010 è dovuto anche al condizionamento esercitato dalla 'ndrina e ai suoi collegamenti con amministratori e dipendenti comunali come si ricava dalla relazione del prefetto di Vibo Valentia allegata al decreto di scioglimento.

Struttura Secondo il pentito Andrea Mantella alcuni membri della 'ndrina possiederebbero la dote di medaglione, una delle doti apicali della gerarchia 'ndranghetista. Secondo i risultati dell'indagine "Rinascita-Scott" del 2019 il pentito Luigi Bonaventura afferma che durante una riunione a Polsi la locale di Limbadi, di cui i Mancuso fanno parte e sono egemoni, è stata riconosciuta dal Crimine e quindi tutti gli altri locali e 'ndrine del vibonese avrebbero avuto un ruolo di secondo piano. In passato con le inchieste "Tirreno" e "Mafia delle tre province" invece i Mancuso facevano riferimento alle locali di Catanzaro. Sempre dalle carte dell'inchiesta tra il 2014 e il 2017 emergerebbe il ruolo apicale di Luigi Mancuso nel mandamento tirrenico, deducendo quindi che i Mancuso e quindi la locale di Limbadi fanno riferimento a questa sovrastruttura.

Storia Anni '70 - Il coinvolgimento nella faida di San Gregorio d'Ippona L'ascesa dei Mancuso inizia nel 1977 dopo la morte del boss Antonio Zoccali di Vibo Valentia: supportarono la 'ndrina dei Fiarè di San Gregorio d'Ippona durante la faida contro la famiglia Pardea sempre di Vibo Valentia. Dopo la faida ottengono la supremazia della zona grazie ai loro collegamenti con le famiglie dei Piromalli e dei Pesce, con le quali stipulano un patto federativo e sempre grazie all'alleanza con questi importanti casati mafiosi i Mancuso entrano anche nell'affare del Porto di Gioia Tauro e del v centro siderurgico che doveva sorgere negli anni '70 nella piana di Gioia Tauro, la 'ndrangheta si doveva occupare del trasporto della terra e materiali inerti (in base agli accordi raggiunti con le imprese appaltatrici dei lavori) che servivano per la costruzione del distretto industriale e a tal fine Gioacchino Piromalli (a capo di un consorzio mafioso di oltre cento imprese di trasporto materiali) incarica Francesco Mancuso di acquistare a costo irrisorio trenta lotti a ridosso della cava di Limbadi (regno dei Mancuso) sito quest'ultimo da cui si ricavavano i materialilibro poteri segreti e criminalità l'intreccio incoffesabile tra 'ndrangheta, massoneria e apparati dello stato di Mario Guarino pag.58.

Anni '80: L'emergere dei Mancuso nel vibonese e lo scioglimento per mafia del comune di Limbadi Dal 1983 i Mancuso riescono a emergere come cosca e quindi contemporaneamente e progressivamente a fare arretrare i Piromalli dal vibonese, in particolare dall'area di Nicotera e Limbadi.

Uno di questi segnali fu lo scioglimento per mafia di Limbadi nel 1983, il primo comune d'Italia a subire questo trattamento anche se ancora non esisteva la legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali. A sciogliere l'ente comunale, fu l'allora Presidente della repubblica Sandro Pertini perché risultò primo degli eletti il capobastone di Limbadi Francesco Mancuso, conosciuto come "Don Ciccio", uno degli storici perni centrali dell'omonima famiglia in cui prese potere assoluto negli anni '60 e '70, temuto e rispettato in tutto il territorio calabrese. Periodo in cui il capobastone della cosca era sottoposto alla misura di sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, ma latitante durante la campagna elettorale e al momento del voto, con specifici precedenti penali per estorsione, associazione mafiosa, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, reati contro il patrimonio e altro. Inoltre all'interno del consiglio comunale risultavano eletti soggetti ritenuti pienamente inseriti nell'organizzazione criminale del potente capobastone Francesco Mancuso. L'ente venne subito sciolto per motivi di ordine pubblico ad appena una settimana di distanza dalle elezioni amministrative.

Anni '90 - Cosa Nostra, la faida di Laureana e l'operazione Tirreno Nel 1991 il boss Giuseppe Mancuso per aiutare la 'ndrina dei Cutellè di Laureana di Borrello in faida con i Chindamo ordina l'omicidio di Vincenzo e Antonio Chindamo; l'11 maggio Pasquale Pititto e Michele Iannello di San Giovanni in Mileto compiono il fatto uccidendo però solo il primo.

L'importanza dei Mancuso nell'ambito della 'ndrangheta calabrese si nota da un altro particolare molto importante: nell'estate del 1992 (nel piano dell'attacco di Cosa Nostra allo stato) i Corleonesi proposero alla 'ndrangheta di sferrare un attacco unitario alle istituzioni italiane, tale richiesta venne discussa da Giuseppe De Stefano e respinta dal potente Boss (Luigi Mancuso) di Limbadi nel residence Sayonara di Nicotera (in provincia di Vibo Valentia). Fu lì che si discusse il progetto dei siciliani di dichiarare guerra allo stato, attaccando sistematicamente le caserme dei carabinieri situate nei piccoli paesi, più facili da assaltare in quanto presiedute da un numero ristretto di militari dell'arma. Erano presenti: Luigi Mancuso, Giuseppe De Stefano, Pino Pesce (che introdusse il discorso parlando a nome dei Piromalli), Franco Coco Trovato, Santo Carelli, Franco Pino, Giuseppe Farao ed i Meringola-Cataldo di Cirò. Alla fine passò all'unanimità la posizione di Luigi Mancuso di non aderire alla proposta dei Corleonesi.

Nel 1993, invece scatta l'operazione "Tirreno" nei confronti dei Piromalli, dei Molè e degli Stillitano che porta alla luce le relazioni con le cosche della piana di Gioia Tauro e dei Mancuso capeggiati da Luigi e Giuseppe Mancuso.

Anni 2000: le operazioni Dinasty e Odissea e il caso Ceravolo Vincenzo Ceravolo, imprenditore in ambito ittico del vibonese diviene il primo imprenditore a denunciare un membro dei Mancuso, accusò Pantaleone Mancuso detto Luni di avergli estorto denaro sin dal 1983. Dal 2003 gli viene concessa la scorta. Continua a subire incendi sia contro le proprietà della sua impresa, gli vengono bruciati capannoni e rotte le reti per l'allevamento dei tonni, che direttamente la sua abitazione.

I Mancuso hanno tuttora, il predominio criminale su tutta la provincia di Vibo Valentia, ma da un'indagine del 2003 (Dinasty - Affari di Famiglia) dimostra che la tradizionale struttura della cosca, ufficialmente coesa, è in realtà segnata da diverse lacerazioni nate per la gestione e il controllo del territorio. Questa situazione con il passare degli anni ha portato a una frattura della 'ndrina e a causa di un episodio molto grave che maturò nel contesto, l'omicidio di un esponente del potente clan, si è scissa in tre principali ramificazioni capeggiate rispettivamente da Francesco Mancuso, Diego Mancuso e Cosmo Mancuso. L'inchiesta "Dinasty" evidenziò le divisioni tra le varie articolazioni della famiglia Mancuso; c'erano contrasti in famiglia, ma fino a quell'agguato c'era sempre stato un accordo che nessuno dei Mancuso doveva morire e al massimo si sarebbero colpiti i soldati.

A luglio 2003 avviene il tentato omicidio di Francesco Mancuso detto TabaccoUniti tra le maglie del clan, Calabria Ora del 27 maggio 2008 di Pietro Comito.. A ottobre 2003 l'operazione di polizia "Dinasty-Affari di Famiglia", dove vengono arrestate decine di persone tra capi e gregari del clan Mancuso di Limbadi assieme a numerosi esponenti delle cosche "satelliti" della provincia di Vibo Valentia. Nel 2004 si conclude l'operazione di polizia "Decollo" contro il traffico internazionale di sostanze stupefacenti, coinvolte le famiglie dei Mancuso di Limbadi e dei Pesce di Rosarno.

Il 14 giugno 2006 sono stati sequestrati in un garage di Seregno (MB), pistole mitragliatrici, armi comuni lunghe e corte, munizioni da guerra e comuni, bombe a mano e altro, con il conseguente arresto nella flagranza di reato di Salvatore Mancuso di Limbadiomicron tramite Esagono, 25/02/2008. Il 19 settembre 2006, dopo l'operazione "Odissea", vengono arrestate trentacinque persone dalla DIA di Catanzaro contro gli affiliati della cosca Mancuso e i La Rosa di Tropea. Accusati di Associazione mafiosa, estorsione, usura e altro, fino a cinquanta capi d'accusa. Si pensa anche che un certo Francesco Mancuso fosse capace di condizionare i sindaci di alcuni comuni e di infiltrarsi nella produzione della fiction “Gente di mare” girato dalla Rai a Tropea. Nel 2006 tramite l'operazione della polizia "Dinasty 2 - Do ut des" sono state arrestate su 45 persone molti esponenti della cosca Mancuso, assieme a politici, imprenditori e magistrati. Il 27 marzo 2008 viene ucciso Rocco Cristello a Verano Brianza, probabilmente per il fallito guadagno di oltre 40 milioni di euro per la 'Ndrina. Stava seguendo infatti l'affare del cinema multisala in collaborazione con i cinesi di Song Zhicai. L'11 febbraio 2009 il boss Pantaleone Mancuso viene condannato a 14 anni di carcere per estorsione aggravata con modalità mafiosa verso alcuni imprenditori del vibonese. A marzo è scarcerato. Il 3 settembre 2009 vengono arrestati Roberto e Giuseppe Piccolo a Gioia Tauro, dopo una latitanza di 5 mesi. Insieme a loro c'erano Vincenzo Larosa e Cosimo Romagnosi, forse vicini ai Piromalli.

2010 - Operazione Giardini Segreti, Overting, Stammer, Rinascita-Scott e il primo pentito della famiglia