Il Campo 'S' (dall'inglese Special) o campo sant'Andrea fu un campo di concentramento e prigionia situato a Taranto, attivo tra il 1945 e il 1946. Gestito dalle forze di occupazione britanniche, dopo la fine delle ostilità in Italia fu destinato principalmente alla detenzione di militari della Repubblica Sociale Italiana e di altre nazionalità, di esponenti del regime fascista e civili accusati di collaborazionismo.

Il Campo, sebbene demolito nel maggio del 1946, è ancora visibile ed è ubicato fra le masserie Caselle (nord-ovest), Torre Bianca (Sud-Est), Sant'Andrea (Sud) e Torre Rossa (sud-ovest). La struttura comprendeva baracche e tende ed era circondata da filo spinato e torrette di guardia.

Attualmente sono riconoscibili i basamenti delle baracche, parte dell'impianto fognario e stradale, nonché i percorsi delle recinzioni: in particolare, dalle foto da satellite o da aerofoto, si può distinguere in maniera netta l'impianto del campo.

Storia Terminata la guerra, anche coloro ai quali era stato concesso l'onore delle armi nella resa, come i battaglioni della Xª Flottiglia MAS di Valerio Borghese, furono deportati, passando per la maggior parte dal campo di Afragola: dapprima fecero sosta per il riconoscimento al campo S di Taranto e poi furono deportati nel 211 POW Camp di Algeri., da dove gli italiani tornarono al campo 'S', dove nel frattempo, erano stati imprigionati uomini di altre nazionalità, il 23 febbraio 1946, cioè un anno dopo la fine del conflitto mondiale.

I prigionieri di guerra italiani restarono rinchiusi in recinti detti Pen, senza servizi igienici, senza cibo sufficiente, senza letti. Molti morirono. I più tornarono però a casa, quando gli inglesi decisero di abbandonare la custodia del campo e i comandi italiani non accettarono di mantenere i connazionali rinchiusi in quel campo, definito, dai giornali del tempo, "Il campo della fame".

La fuga del marzo 1946 Nella notte tra il 30 e il 31 marzo 1946, il campo fu teatro di una massiccia evasione. Sfruttando un tunnel scavato al di sotto della recinzione, circa venti prigionieri riuscirono a fuggire. L'episodio destò notevole scalpore, portando a un'interrogazione parlamentare e accelerando le procedure di smantellamento della struttura, che fu definitivamente chiusa nell'ottobre dello stesso anno.

Rapporti con la Chiesa locale Durante il periodo di attività del campo, l'allora vescovo di Taranto Ferdinando Bernardi insieme al suo vicario Don Guglielmo Motolese, svolsero un'importante funzione di mediazione e assistenza. Grazie alla sua autorità, ottenne dai comandi britannici il permesso di prestare assistenza spirituale e materiale ai detenuti.

La Curia tarantina divenne un punto di riferimento per le famiglie dei prigionieri, facilitando lo scambio di corrispondenza e la distribuzione di pacchi viveri e vestiario. Monsignor Bernardi intervenne inoltre presso le autorità alleate per segnalare le criticità igieniche della struttura, cercando di mitigare il trattamento riservato agli internati più giovani o malati.

Note

Bibliografia

Vittorio De Marco, ''Prigionieri degli inglesi in Patria. Il Campo Sant'Andrea di Taranto (1946)'', Milano, FrancoAngeli, 2026.

Voci correlate Campo di Coltano Campo di concentramento di Hereford R707

Collegamenti esterni

Categoria:Campi per prigionieri di guerra della seconda guerra mondiale