Il Pastore di Erma (; ), originariamente intitolato semplicemente Il PastoreSi veda ad esempio la citazione di S. Girolamo più in basso. Questo titolo è anche confermato dalla tradizione manoscritta, come vede in tutte le edizioni critiche dell'opera, è un testo paleocristiano di genere apocalittico,. composto nella prima metà del II secolo. Prende il nome dal personaggio principale della Visione V, l'Angelo della Penitenza, il quale appare ad Erma nelle vesti di pastore. Sebbene non sia inserito nel canone biblico, il Pastore godette di un'ampia fortuna tra i cristiani del II secolo, tanto che alcuni Padri della Chiesa lo considerarono Sacra Scrittura.

È composto da cinque Visioni, dodici Comandamenti e dieci Similitudini (o parabole).. Facendo uso di allegorie e dedicando speciale attenzione alla Chiesa, chiede ai fedeli di pentirsi dei peccati che l'hanno danneggiata.

Originariamente scritto a Roma in lingua greca, fu presto tradotto due volte in latino. Le due versioni latine sono le cosiddette "Vulgata"Si veda il titolo dell'opera di . Questa Vulgata non va confusa, come fa , con la traduzione biblica di San Gerolamo, iniziata nel 382, e quindi almeno un secolo dopo. (inizio III secolo circa) e "Palatina" (V secolo). Nella trasmissione del testo, la Vulgata, traduzione più antica, diventerà il testo ufficiale del Pastore per l'Occidente cristiano latino. Il testo tradotto in latino si è conservato per intero, mentre quello greco è incompleto in quanto mancano gli ultimi paragrafi della nona Similitudine e tutta la decima Similitudine.

Autore, luogo e data di composizione Per Origene di AlessandriaCommento alla Lettera ai Romani, X, 31. il Pastore fu composto da quell'Erma che è citato da Paolo di Tarso nella Lettera ai Romani ; questa attribuzione fece sì che Origene tenesse in grande considerazione questa opera, che citò copiosamente nelle proprie come Scrittura,. tuttavia questa identificazione ormai non è più accettata.. Il Canone muratoriano afferma che il Pastore fu composto da Erma, fratello di papa Pio I (140-154), notizia confermata dal Catalogo liberiano; ma malgrado ciò l'identità dell'autore non è accertata.Graydon F. Snyder, The Anchor Bible Dictionary, volume 3, p. 148. Citato in Kirby, Peter, «The Shepherd of Hermas», Early Christian Writings, 2 febbraio 2006, <The Shepherd of Hermas>. Alcuni studiosi hanno proposto di assegnare l'opera alla paternità di più autori, ma quest'ipotesi non è condivisa, conclude che l'autore deve essere stato uno solo basandosi su un'analisi statistica del testo., così come l'ipotesi secondo la quale l'opera sarebbe stata originariamente ebraica e solo successivamente modificata in senso cristiano..

Il contenuto del testo riguarda la Chiesa romana, e il testo fu composto a Roma.

Quanto alla data di composizione, va notato che varie parti del testo ebbero origine in periodi differenti. Le Visioni I-IV furono scritte in un'epoca in cui i cristiani erano minacciati di persecuzione, forse sotto l'imperatore Traiano (è possibile - sebbene non sia un'ipotesi condivisa tra gli studiosi - che il Clemente che si nomina nel testo fosse Clemente di Roma.). Visioni V - Similitudine VIII e Similitudine X sono successive, forse scritte dallo stesso autore della sezione precedente, e prescrivono le penitenze per i cristiani che avevano dubitato durante il periodo di persecuzione. La Similitudine IX, infine, fu scritta per ricucire insieme il testo e per minacciare coloro che avevano ceduto alla persecuzione abbandonando la fede; quest'ultima fase compositiva risale ad un periodo sufficientemente precedente a Ireneo di Lione (che scrive attorno al 175), probabilmente nel 140.

Genere letterario Il Pastore viene classificato tradizionalmente nella Patrologia greca fra gli scritti dei Padri Apostolici, ma in realtà si tratta di un’opera appartenente alla letteratura apocalittica apocrifaB. Althaner, Patrologia, Marietti, Milano 2011, p.56. Gli elementi interni al testo mostrano alcune tipizzazioni, riconducibili all’apocalittica giudeo-cristiana. Erma non può essere classificato come uno scrittore che rispecchia fedelmente i canoni della retorica antica, ma trasmette nella sua opera una evidente passione per la narrazione e l’inclinazione a personificare, ricorrendo alle diverse immagini per illustrare, drammatizzare e allegorizzareN. Brox, Der Hirt des Hermas, in Kommentar zu den apostolischen Vӓtern. Herausgegeben von Brox, G. Kretschmar und K. Niederwimmer, vol. VII, Gottingen 1991, p. 34.. Le rivelazioni attraverso cui si sviluppa l’opera sono comunicate a Erma da due persone sovrumane, l'anziana signora, immagine della Chiesa, e il Pastore, immagine di un angelo. Ricorrono i tratti tipici delle apocalissi, come gli angeli, i demoni, le rivelazioni con linguaggio criptico e allusivo che necessitano di spiegazioni. La seconda parte dell’opera, caratterizzata dai Precetti, dimostra come il testo del Pastore non può essere classificato soltanto come opera apocalittica, ma anche morale e penitenziale (Visione II, 3, 7).

A contribuire alla complessità della costruzione narrativa intervengono le diverse allegorie, mediante cui l’autore rappresenta l'anziana signora, la torre, i vizi e le virtù, raffigurate tramite le personificazioni femminili di vergini e donne vestite di nero. L’originalità della composizione emerge, anche, dal fatto che, rispetto ai testi della letteratura cristiana antica, non presente è una copiosa dipendenza dai testi biblici. Pochi e impliciti sono i parallelismi riferibili all’Antico Testamento, e non vi è nessuna dichiarazione esplicita riguardante il mondo ebraico. Nel testo si parla diverse volte della Legge, ma mai identificata con la Legge mosaicaIl Pastore di Erma in E. Prinzivalli- M. Simonetti (a cura di), Seguendo Gesù. Testi cristiani delle origini, II, Fondazione Lorenzo Valla, Milano 2015, p. 192. Un caso particolare di influenza letteraria è rappresentato dalla Tabula Cebetis, uno scritto filosofico-popolare, di carattere morale, databile tra il II e il I secolo a. C. Rimandi espliciti sono significati dai concetti di purificazione, penitenza, conversione e punizione dei peccatori che ritroviamo in entrambi i testi. Nella Tabula Cebetis, gli infelici, vinti dall'Inganno, vengono consegnati al Castigo per ricevere la punizione, che dura per il corso della loro vita. In un secondo tempo può giungere la Penitenza che insegna loro il sentiero della retta vita e, una volta purificati e salvati, ritornano alla felicitàM. Erbetta, Gli Apocrifi del Nuovo Testamento, III, Lettere e Apocalissi, Marietti, Bologna 2020, p. 247.. Il richiamo più evidente, in questo scritto, con il Pastore, è determinato dalla presenza di un anziano, portatore di rivelazioni, che mostra una grande somiglianza con l'anziana signora che rappresenta la Chiesa. Le figure femminili sono utilizzate come allegorie delle virtù e dei vizi. Emerge come nel Pastore si palesa l’indole giudaizzante, che porta ad utilizzare la scena apocalittica come Sitz im Leben per comunicare il proprio messaggio.

Contenuto

Il Canone muratoriano dà notizia del testo e del suo uso ecclesiastico, ma lo pone esplicitamente fuori dal canone biblico, mentre il Catalogus Claromontanus lo considera canonico.

È uno scritto ibrido: presenta cinque visioni alle quali seguono dodici precetti e dieci similitudini o parabole (alla sobrietà della parabola evangelica contrappone troppi simboli, dettagli, linguaggi oscuri). Segna un importante problema: remissione dei peccati post-battesimali. Con l'aumento dei credenti e per la fragilità dell'uomo si verificano casi di gravi colpe che portavano alla scomunica dei colpevoli (i peccati si rimettevano solo con il battesimo). Per trovare rimedio per le colpe post-battesimali Erma ricorre alla rivelazione divina che vuole comunicare a tutti: parla di una seconda possibilità di perdono (per rendere autorevole il messaggio c'è bisogno di una rivelazione divina affidata all'angelo rivelatore, detto anche della Penitenza nelle vesti di un Pastore – di cui il nome dell'opera).

Su quest'opera, oltre all'Angelo della Penitenza rappresentato dal Pastore, domina un'altra figura: una matrona veneranda in abiti splendenti. È un'opera che serve per frenare le scomuniche e l'estromissione dei cristiani dalle comunità. Erma scrisse un'apocalisse (una rivelazione trasmessa da un intermediario celeste senza, in questo caso, la descrizione degli eventi). Le rivelazioni provengono dalla vecchia matrona, simbolo della Chiesa, e dal Pastore, angelo della penitenza: a chi si fosse macchiato, dopo il battesimo, di peccati pubblici e gravi era offerta un'occasione per essere riammesso nella comunità dei fedeli. Gli spunti di riflessione cristologica non sono minimamente coerenti tra loro: a volte Cristo è presentato in figura angelica, altre volte è Figlio di Dio, distinto da Gesù uomo, altre viene assimilato allo Spirito Santo. Risulta invece assente la cristologia di tipo Logos, forse perché ritenuta eretica dall'autore.

Trasmissione del testo Il testo greco de Il Pastore è giunto principalmente attraverso due manoscritti mutili, il Codex Sinaiticus (IV secolo) e un codice scoperto da Costantino Simonidis a Monte Athos (XIV secolo).Tale codice venne poi smembrato in due parti. Secondo il colpevole sarebbe lo stesso Simonidis. La prima parte costituisce il Codex Athous Grigoriou 96. L'altra parte si trovava all'Universit%C3%A0 di Lipsia (Universitätsbibliothek Leipzig - Cod. gr. 9). informa che quest'ultimo codice, composto di soli tre fogli, è andato disperso nel 1943. Numerosi frammenti papiracei ne conta 25, ne contano 27. fa notare che ben 23 di questi frammenti sono continui rendono il testo greco oggi disponibile quasi completo.

Si sa che già alla fine del II secolo circolavano traduzioni fatte in latino del libro, probabilmente composte in area romana.. La fortuna dell'opera in Occidente fu pero' di breve durata, perché gia' San Girolamo lamentava che essa fosse a malapena conosciuta presso la Chiesa latina.

Nell'Oriente cristiano, il Pastore ebbe maggior fortuna: testimoni di questa fortuna presso le Chiese d'Oriente sono una traduzione etiopica del Pastore.Pubblicata in , alcuni frammenti di traduzioni in copto cataloga i pochi manoscritti esistenti. e un frammento di un adattamento manicheo in medio persiano.Frammento medio persiano M 97. lo traduce in inglese, facendo un utile confronto con la traduzione dal greco di Tuttavia la diffusione dell'opera conobbe un brusco arresto nel VI secolo con il Decretum Gelasianum. Paradossalmente invece in Occidente l'opera continua a essere ricopiata in ambienti religiosi e a circolareSi contano ad esempio ben 28 manoscritti latini della Vulgata.

Le traduzioni latine costituiranno per secoli l'unica forma in cui circolava il libro in Europa: le usa ancora J.P. Migne, che pubblica Il Pastore nel secondo volume della Patrologia Graeca (1857) riproduce il testo di , elencando alcune varianti in nota. fa notare che Galland a sua volta riproduce il testo di cerca di ricostruire il testo greco attraverso le citazioni contenute nelle opere di altri Padri della Chiesa. Il testo greco riappare nel 1856, quando Anger e Dindorf pubblicano il codice rinvenuto dal Simonidis. Harnack e von Gebhardt pubblicano un'edizione critica del testo greco a Lipsia nel 1877, corredata del testo latino del Codice Palatino. Seguono le edizioni critiche di Hilgenfeld (Lipsia, 1881)., von Funk (Tubinga, 1901). e Lake (1913, con traduzione inglese).. L'edizione critica più recente è quella di , che sostituisce quella di Lake nella Loeb Classical Library. L'alternativa meno vetusta e' . Poiché il testo greco oggi disponibile non è completo, le traduzioni antiche continuano a rivestire grande importanza. Si spiegano cosi le recenti edizioni critiche del testo latino. per il testo della Palatina e per il testo della Vulgata e gli studi sul testo etiopico ne da un elenco.