Tra i maggiori sovrani del suo tempo e indubbiamente tra le più dotate figure di spicco della storia svedese, Gustavo III seppe reintrodurre in Svezia un governo monarchico forte e assolutistico che al Paese era mancato dalla morte di Carlo XII nel 1718. Con un colpo di Stato, infatti, egli seppe porre fine all'epoca della libertà svedese e promosse una campagna per rivalutare l'immagine e lo splendore della monarchia e dell'impero svedese, relegando il parlamento a compiti minoritari. Divenuto un despota illuminato, il suo utilizzo dei fondi pubblici in grandi somme portò a delle controversie sul suo governo.

I tentativi di sottomettere dapprima la Norvegia con l'aiuto della Russia e poi di riprendere le province del Baltico conducendo una guerra contro lo zar ricondussero in auge il mito della Svezia come grande potenza militare. Ammiratore di Voltaire, Gustavo III legalizzò il cattolicesimo e l'ebraismo nel suo regno e promosse riforme che avvantaggiarono il liberalismo economico, oltre alle riforme sociali e all'abolizione, in molti casi, della tortura e della pena capitale, sebbene permanesse una certa limitazione della libertà di stampa.

Sin dalle prime avvisaglie delle rivolte in Francia che preludevano alla Rivoluzione francese, Gustavo III si schierò con il partito monarchico a sostegno del re Luigi XVI, offrendo alla sua controparte francese l'appoggio solidale di un compagno d'arme e di un alleato politico. Venne assassinato da una cospirazione di nobili che inneggiavano al tirannicidio, anche se le vere motivazioni potevano essere anche altre di natura più privata.

Patrono delle arti e benefattore della letteratura, Gustavo III fondò diverse accademie, tra cui l'Accademia Svedese, creando anche un costume nazionale e dando inizio alle operazioni per la costruzione di un teatro regio. Nel 1772 fondò l'Ordine di Vasa come ricompensa per quanti si fossero distinti nello sviluppo dell'agricoltura, delle arti, delle scienze, delle tecnologie e del commercio.

A partire dal 1780 fu membro della massoneriaDenslow, Wm. R. (1958). 10,000 Famous Freemasons. St. Louis, Mo: Missouri Lodge of Research..

Biografia

Era il figlio primogenito di Adolfo Federico di Svezia e Luisa Ulrica di Prussia, sorella di Federico il Grande. Nel 1718, in seguito alla caduta della monarchia assoluta, il potere passò nelle mani di un'oligarchia (il Consiglio degli Aristocratici), a sua volta dipendente dal Parlamento svedese. Gustavo venne educato sotto la guida di due tutori molto particolari, due uomini di stato molto influenti nella sua epoca: Carl Gustaf Tessin e Carl Fredrik Scheffer, anche se fu vicino al poeta e storico Olof von Dalin.

Salito al trono svedese alla morte del padre, nel 1772, Gustavo III tentò di rafforzare il proprio peso politico con una riforma governativa: questo portò a una monarchia assoluta. Il 16 marzo 1792 Gustavo III fu vittima di un attentato all'Haga Palace per opera di un ex capitano del suo reggimento reale (Jacob Johan Anckarström), mentre si preparava per un ballo mascherato. Ferito gravemente alla schiena da un colpo di pistola, morì il 29 marzo dello stesso anno. Gli successe al trono Gustavo Adolfo IV.

Personalità Gustavo III, sovrano dalla personalità complessa e spesso contraddittoria, fu collezionista d'arte (in particolare neoclassica) e amante dell'Italia, del teatro e della letteratura. Fu un discreto drammaturgo e per le sue opere ideò anche scenografie e costumi. Interessato all'arte dei giardini e all'architettura, diede un nuovo volto alla sua capitale (a lui va il merito di aver creato lo stile neoclassico svedese).

Creò intorno a sé una corte culturalmente elegante, favorendo l'attività di letterati e fondando nel 1786 l'Accademia Svedese (una delle Accademie Reali della Svezia), che oggigiorno assegna il Premio Nobel per la letteratura. A Gustavo va dato anche il merito di aver creato, all'interno del Palazzo Reale di Stoccolma, il "Museo delle Antichità" o "Museo Reale" (l'attuale Museo nazionale di Stoccolma), il più antico museo svedese, che contiene opere classiche acquistate dal re nei suoi soggiorni in Italia negli anni 1783 e 1784.

Grazie al suo editto di Tolleranza fu possibile praticare altre fedi da quella luterana e fu creato per i cattolici il vicariato apostolico di Svezia eretto nel 1783 durante il suo viaggio in Italia che prevedeva anche una visita al papa Pio VI.

La politica

Gustavo, salito al trono nel 1772, era un volto già noto alla politica nazionale svedese, in quanto già a partire dal 1768 si era prodigato personalmente per la proclamazione di una dieta straordinaria che avrebbe dovuto riflettere sulle riforme da farsi sulla costituzione nazionale, optando sempre più in una direzione assolutistica della monarchia. "Il fatto che alcuni perdano le loro battaglie costituzionali non interessa poi tanto", scriveva Gustavo, "ma ciò che mi infastidisce è vedere la mia povera nazione che giace in una situazione di corruzione così dilagante da porla in totale anarchia."

Si sentiva pienamente legittimato a dover regnare sulla Svezia in maniera autonoma, in quanto egli discendeva attraverso la sua nonna materna dalla Casata dei Vasa, che comprendeva tra gli altri re Gustavo I di Svezia e Carlo X Gustavo di Svezia. Dal 4 febbraio al 25 marzo 1771 Gustavo si recò a Parigi, lasciando la corte e la nazione a sé stessa. Il suo viaggio nella capitale francese non era solo un mero piacere, ma anche una missione politica. Agenti confidenziali della corte svedese avevano già preparato il terreno per il suo arrivo, e il duca di Choiseul aveva richiesto un incontro con il monarca svedese per discutere una possibile alleanza tra Francia e Svezia in direzione anti-rivoluzionaria.

Prima della sua partenza, il governo francese si risolse a pagare annualmente un beneficio di mezzo milione di lire annue alla Svezia e il conte di Vergennes, uno dei grandi nomi della diplomazia francese, venne trasferito da Costantinopoli, dove si trovava in ambasceria, a Stoccolma. Durante il viaggio di ritorno Gustavo si recò anche in visita a suo zio, Federico il Grande, il quale si trovava nella sua residenza di Potsdam, il quale lo ripagò informandolo che egli personalmente con Russia e Danimarca si era fatto garante dell'integrità della costituzione svedese e gli consigliò caldamente di astenersi dall'uso della violenza, ma piuttosto di giocare la parte del mediatore nella spinosa questione.

La rivoluzione

Al suo ritorno in Svezia Gustavo III tentò di mediare tra i partiti della madrepatria al fine di cercare un equilibrio che potesse consentirgli di attuare le sue riforme. Il 21 giugno 1771 egli aprì la prima seduta del parlamento sotto il suo governo, con un discorso dai toni forti: era la prima volta da più di un secolo che un re svedese apostrofava in tal guisa il parlamento di Svezia. Egli aveva richiamato tutti i partiti a sacrificare la loro animosità per il bene comune della nazione, ricordando loro che essi erano i "primi cittadini del popolo libero". Venne così formato un comitato di salvaguardia che in un primo tempo sembrò non rendere risultati e poi invece finì per essere sentito come un atto punitivo.

Il successivo tentativo del partito dominante di ridurlo a un roi fainéant (sovrano senza poteri) lo incoraggiò a considerare l'idea di una vera e propria rivoluzione. Sembrava ormai inevitabile che la Svezia dovesse soccombere nel grande "Sistema del Nord" auspicato dal vice-cancelliere russo conte Nikita Ivanovič Panin, il che nell'ottica dell'Impero Russo avrebbe portato alla degna conclusione degli antichi scontri tra le due nazioni, sottomettendo per sempre il regno svedese all'egemonia russa nei mari del nord. L'unico tentativo per evitare tutto questo sembrò a Gustavo III quello di intentare un colpo di Stato per preservare l'indipendenza della nazione.

Fu a questo punto che Gustavo III venne avvicinato da Jacob Magnus Sprengtporten, un nobiluomo finlandese che già si era scontrato con i partiti per l'idea di una rivoluzione. Egli prese possesso della fortezza di Sveaborg con un colpo di mano su invito segreto di Gustavo III, per poi raggiungere il re e i suoi amici presso Stoccolma. I complotti vennero quindi rafforzati da Johan Christopher Toll, anch'egli vittima dei contrasti con i partiti svedesi. Toll propose di sollevare una seconda rivolta nella provincia della Scania e di prendere possesso della fortezza di Kristianstad a sud. Dopo diversi dibattiti, alla fine, anche il suo progetto venne avallato segretamente dal re.

Carlo, il maggiore dei fratelli minori del re, venne quindi formalmente incaricato di mobilitare tutte le guarnigioni delle fortezze della Svezia meridionale per reprimere la rivolta a Kristianstad, ma, quando giunse nei pressi delle fortezze stesse, si accomunò con i ribelli e marciò da sud verso la capitale con le nuove truppe del re. Questa stessa operazione rivoluzionaria venne sottoscritta dal finanziere Nicolas Beaujon e dall'ambasciatore svedese in Francia, il conte Gustav Philip Creutz.

Il 6 agosto 1772 Toll riuscì a espugnare la fortezza di Kristianstad. Il 16 agosto Sprengtporten ebbe successo nel prendere Sveaborg e quello stesso giorno il capo del partito conservatore, Ture Rudbeck, giunse a Stoccolma con notizie di nuove insurrezioni a sud e Gustavo stesso si trovò isolato nel bel mezzo dei suoi nemici. Sprengtporten era impegnato ancora in Finlandia e Toll era a diversi chilometri di distanza e comunque ancora molto tempo sarebbe passato nella presa della capitale e, nell'attesa del loro aiuto, il re si risolse a tergiversare le posizioni.

Egli decise quindi di muoversi in maniera diretta e precisa. La sera del 18 agosto tutti gli alti ufficiali di stanza alla corte ebbero il messaggio segreto di riunirsi nella grande piazza davanti all'arsenale per la mattina successiva. Alle 10 del 19 agosto Gustavo salì sul proprio cavallo e si recò verso l'arsenale, venendo raggiunto sulla strada da un folto stuolo di sostenitori e prese la testa dei 200 ufficiali riuniti al suo comando. Dopo la consueta parata si recò nel palazzo dell'arsenale per esporre il proprio piano: "Se mi seguirete" disse Gustavo III "così come i vostri antenati seguirono Gustavo Vasa e Gustavo Adolfo, io metterò con voi a repentaglio la mia stessa vita e il mio sangue per voi e per la salvezza della nostra madrepatria!" e la risposta fu pronta: "Seguiremo il sacrificio di sangue e vita al fianco di Vostra Maestà".

Nel frattempo i componenti del Riksråd e il suo presidente, Rudbeck, erano stati arrestati e messi al sicuro dalla marina reale svedese. A questo punto Gustavo compì un tour della città e venne ovunque ricevuto da folle entusiaste delle sue azioni che lo acclamavano come il liberatore. Venne composta per l'occasione una canzone da Carl Michael Bellman dal titolo Gustafs skål.

La sera del 20 agosto gli araldi regi percorrevano ormai le strade della città proclamando che il mattino seguente gli Stati Generali sarebbero stati convocati a palazzo; ogni deputato assente sarebbe stato dichiarato nemico del paese e del re. Il 21 agosto gli Stati vennero riuniti e il re apparve nelle piene vesti regali prendendo sede sul proprio trono e pronunciando la famosa filippica, che viene ancora vista come un pezzo grandioso dell'oratoria svedese, con la quale evidenziò la nota poco patriottica e la venialità dei partiti politici:

Venne pertanto varato in quell'occasione il processo per una nuova costituzione che venne accettata all'unanimità da tutti i partiti e il parlamento venne sciolto.

Tra costituzionalismo e assolutismo