Le ipotesi alternative sull'AIDS identificano alcune congetture, in buona parte collegate a varie teorie del complotto, secondo le quali l'AIDS non sarebbe causato dal retrovirus HIV, o addirittura il virus stesso non esisterebbe.
Tali ipotesi sono comunemente catalogate come pseudoscientifiche in quanto infondate, essendo il nesso causale tra HIV e AIDS ampiamente dimostrato dalla letteratura scientifica.
Sinossi Da parte dei movimenti negazionisti sono state formulate varie ipotesi riguardo alla natura dell'HIV e dell'AIDS, come ad esempio[ ]: l'HIV non esiste l'HIV è innocuo, e la vera causa dell'AIDS sarebbe una combinazione di altri fattori l'HIV esiste e potrebbe causare l'AIDS, ma non è stato mai provato scientificamente il termine AIDS è improprio, in quanto rappresenterebbe un insieme di malattie già note l'AIDS non si comporta come una malattia infettiva l'AIDS non soddisfa i postulati di Koch sulle malattie infettive il test HIV è inaffidabile
I fautori delle teorie alternative attribuiscono l'origine dell'AIDS primariamente all'abbassamento delle difese del sistema immunitario, rigettando tutte le ricerche e dimostrazioni effettuate nel corso dei decenni che fanno risalire al virus la causa della sindrome. Buona parte delle tesi alternative attribuiscono l'indebolimento talora irreversibile del sistema immunitario a una presunta interazione di una serie di concause: una delle motivazioni addotte è per esempio l'uso o l'abuso di farmaci, in primis gli antibiotici, di cui viene sostenuto l'utilizzo spropositato anche quando non realmente necessari, e le capacità di debilitare il sistema immunitario dei soggetti affetti da AIDS. Simili accuse vengono avanzate contro i cortisonici (uno dei cui effetti collaterali, talora sfruttato a scopi terapeutici, è quello di deprimere il sistema immunitario), gli psicofarmaci e varie altre categorie di medicinali.
Storia Prima del 1984, anno della definizione ufficiale del virus HIV come causa dell'AIDS, molte furono le ipotesi avanzate per spiegare questa nuova malattia. Fattori come l'abuso occasionale di droga e di farmaci, determinati ambienti sociali, infezioni da malattie veneree, modelli comportamentali e altro furono presi in esame dai ricercatori. A seguito dell'aumento a livello mondiale dei casi di AIDS tra i soggetti sottoposti a trasfusioni di sangue, emofiliaci, partner sessuali infetti, e altri gruppi di individui, si appurò che la malattia si trasmetteva attraverso il contatto con il sangue e i rapporti sessuali, e si affermò quindi l'ipotesi dell'HIV come causa predominante.
Uno dei primi a mettere in dubbio la correlazione tra HIV e AIDS fu nel 1984 Casper Schmidt (morto 10 anni più tardi per patologie AIDS-correlate), il quale scrisse un articolo sul Journal of Psychohistory intitolato "The Group-Fantasy Origins of AIDS" (Schmidt 1984, pp. 37–78) in cui sosteneva che l'AIDS sarebbe un esempio di "isteria epidemica", in cui gruppi di persone inconsciamente darebbero forma concreta ai conflitti sociali, e paragonò la malattia a casi documentati di isteria epidemica del passato, che furono ritenuti erroneamente di origine infettiva. Tale articolo presentava tuttavia un elevato livello di speculazione teorica, dovuto anche alle scarsissime conoscenze allora disponibili sulla biologia dell'HIV. Dubbi sull'associazione HIV-AIDS vennero avanzati anche da ricercatori appartenenti al National Institutes of Health. Diverse associazioni di fautori delle ipotesi alternative, spesso caratterizzate dal rifiuto di qualunque dibattito scientifico razionale, fanno spesso riferimento alla figura di Peter Duesberg (1936-2026), che fu professore di Biologia Cellulare e Molecolare presso l'University of California, Berkeley e che divenne nel tempo una delle figure di spicco del movimento negazionista sulla correlazione HIV-AIDS.
Tra il 1992 e il 2001, a dare voce al movimento negazionista, vi fu anche una rivista, Continuum. Le sue pubblicazioni cessarono dopo che il fondatore Jody Wells (morto nel 1995 di Pneumocistosi) e il suo successore Huw Christie Williams (morto nel 2001 di sarcoma di Kaposi) erano deceduti per patologie AIDS-correlate. Nei successivi 15 anni, tra i più famosi attivisti deceduti del movimento dissidente figurano: Christine Maggiore, Karri Stokely, Ken Anderlini, Michael Bellefountaine, Kim Bannon, Sophie Brassard, Ronnie Burk, Jerry Colinard, Sylvie Cousseau Gos BlankMemorial su sito dissidenti e Autopsia di Gos Blank, Boyd Ed Graves, Mark Griffiths, Robert Johnston, John Kirkham, Kelly Jon Landis, Sandi Lenfestey, Jack Levine, Peter Mokaba, Marietta Ndziba, Isabel Otaduy Sömme, Maria Papagiannidou, David Pasquarelli, Emery Taylor, Huw Christie Williams Scott Zanetti. Tutti gli attivisti citati sono deceduti a causa di patologie AIDS-correlate.
Alcuni vincitori del premio Nobel, tra cui il chimico e ufologo contattista Kary Mullis (1944-2019), hanno espresso in varie situazioni il loro supporto alle teorie alternative sull'HIV.
Teorie riguardo all'HIV
L'HIV non esiste
Una delle più diffuse affermazioni dell'ambiente negazionista è che non esistano prove certe dell'esistenza del virus HIV. La mancata dimostrazione della sua esistenza avrebbe varie motivazioni, tra cui il fatto che il virus sarebbe isolabile solo tramite la centrifugazione a gradiente di densità (che permette la separazione delle particelle in base alla densità per mezzo di un gradiente di densità variabile).
Sebbene questa tecnica spesso sia ancora utilizzata per isolare l'HIV-1 e altri Lentivirus, a partire dai primi anni settanta sono stati ideati sistemi più elaborati, compresa la riproduzione di cellule infette clonate.
Ciò ha portato la comunità scientifica internazionale a stabilire al di là di ogni ragionevole dubbio che HIV-1 e HIV-2 esistano e siano responsabili dell'AIDS nell'uomo: entrambi i virus peraltro sono stati isolati, fotografati e i loro genotipi individuati. L'HIV-1 è stato isolato anche a differenti stadi dell'infezione.
L'HIV è innocuo
Opinione diffusa nell'ambito delle teorie alternative è che l'HIV sarebbe inoffensivo: a riprova di ciò viene sostenuto che un esiguo numero di individui positivi all'HIV non contrae alcuna malattia neppure 15 o 20 anni dopo essere risultato positivo al retrovirus, mentre in alcuni soggetti sieronegativi insorgono varie patologie correlate all'AIDS tipiche dei soggetti sieropositivi.
Va tuttavia ricordato che in diverse malattie infettive vi è un numero minoritario di individui che non manifesta alcun sintomo anche a distanza di molti anni, a causa delle differenze che caratterizzano gli individui stessi. Nel caso dell'HIV vi sono diverse condizioni genetiche che interferiscono sulla progressione della immunodepressione, la più nota dei quali è una mutazione CCR5-Δ32Per entrare nei linfociti, le principali "quasispecie" (ceppi virali), ossia gli HIV R5-tropici, necessitano di agganciarsi ai co-recettori CCR5 normalmente presenti sulle membrane cellulari, utilizzando la glicoproteina virale Gp120. L'assenza completa dei co-recettori sulla superficie dei linfociti avviene solo in presenza di omozigosi del CCR5-Δ32. Tuttavia, in caso di eterozigosi, si osserva comunque un lento progresso della malattia in quanto sulla superficie dei linfociti saranno presenti, per quanto radi, alcuni co-recettori CCR5 non difettivi (cfr. Marmor, Sheppard, Donnell 2001; Curtis, Scharnowske, Watson 1992).. Vi sono diverse altre condizioni genetiche che svolgono un ruolo protettivo più o meno marcato, alcune note da tempoSi veda a proposito il ruolo del HLA-B, in particolare nelle due varianti HLA-B27 e HLA-B57., altre ancora dibattute.
Anche negli individui senza condizioni genetiche particolari, secondo il punto di vista corrente, è prevedibile un lungo periodo di latenza prima che l'AIDS si manifesti, poiché il virus impiega anni per dare origine all'immunodepressione, condizione indispensabile per permettere l'insorgere di varie malattie opportunistiche. Si ritiene infatti che tra l'infezione da HIV e l'insorgere dell'AIDS trascorrano da otto a dieci anni.
L'HIV utilizza un sistema di trascrizione del suo materiale genetico diverso dagli organismi a DNA (essendo infatti un retrovirus a doppia catena di RNA+); questo sistema di trascrizione è molto "infedele" e provoca molti errori, inoltre nelle varie popolazioni virali risulta presente in moltissime varianti. Anche nello stesso paziente si possono trovare due cloni diversi dello stesso virus e ciò spiega anche la comparsa della resistenza ai farmaci antiretrovirali oggi in commercio. Infatti il virus, nei primi anni dell'infezione, si trova in un equilibrio dinamico con il sistema immunitario. Il virus è comunque in attiva replicazione all'interno dei linfociti CD4+, ma il numero di cellule infettate e che muoiono viene rimpiazzato da nuove cellule, che vengono a loro volta infettate. A ciò va aggiunto che condizioni di stress o infezioni virali promuovono la replicazione del virus e l'infezione di nuove cellule CD4+. Si arriva così a uno squilibrio, con la progressiva riduzione dei linfociti e l'insorgere della malattia conclamata in un arco di tempo che può variare da 8 a 12 anni.
Vari negazionisti sostengono che più in generale tutti i retrovirus siano innocui: ma essendo ampiamente dimostrato il legame tra alcuni tipi di leucemia da linfocita T e di linfomi con il retrovirus RNA, chiamato virus linfotropo T umano di tipo I (HTLV-1), causa di una grave forma di leucemia diffusa ai Caraibi, in Africa e Giappone, tale ipotesi risulta confutata. In effetti l'HIV stesso in origine venne ritenuto una variante di HTLV, ovvero HTLV-3.
L'HIV esiste, ma non è stato mai provato che possa causare l'AIDS Simile alla precedente è la teoria secondo cui non vi sono ancora prove sufficienti che l'HIV causi l'AIDS, e che servono ulteriori studi per raccogliere dati al riguardo.
Tale tesi è stata ampiamente smentita confrontando sottopopolazioni omogenee di pazienti: all'interno di quelle in cui si riscontra la presenza dell'HIV si osserva invariabilmente anche un notevole numero di diagnosi di AIDS. Ciò avviene anche nel caso degli emofiliaci, popolazione di pazienti che secondo il famoso ricercatore negazionista Peter Duesberg verrebbe colpita da AIDS non a causa dell'HIV ma di proteine contaminanti presenti nelle sacche di fattore VIII che in conseguenza della loro malattia sono obbligati a trasfondersi regolarmente.
I primi studi su ampie popolazioni furono pubblicati fin dalla metà degli anni '90. Ad esempio, il Multicenter Hemophilia Cohort Study, pubblicato nel 1995, osservava che in una popolazione di 1028 emofiliaci seguiti mediamente per 10,3 anni, gli individui HIV-sieropositivi (321) avevano una probabilità di morte 11 volte superiore rispetto a quelli HIV-sieronegativi (707).
I dati epidemiologici raccolti in vari paesi mostrano come, col diffondersi dell'HIV, vi sia stato un drammatico aumento delle immunodepressioni e delle malattie AIDS-correlate. Particolarmente significativi sono i dati raccolti in Thailandia dal Center of Disease Control and Prevention successivamente alla rapida diffusione dell'HIV in tale paese, quando i test di controllo erano già di routine. Epidemiologia dell'HIV e diagnosi di AIDS in Thailandia Anno Casi stimati di HIV-sieropositivi Nuovi casi riportati di AIDS Casi cumulativi riportati di AIDS 1988 12850 18 18 1989 86000 34 52 1990 297000 91 143 1991 499000 460 603 1992 634000 1485 2088 1993 708000 6026 8114Fonte: Science, vol.266, 9 dicembre 1994, pag.1647