Croato-sloveno di nascita, Tito aderì presto all'ideale comunista, frequentando molto l'Unione Sovietica. Durante la seconda guerra mondiale condusse la guerra partigiana contro l'occupazione delle forze dell'Asse, spesso in concerto con gli Alleati, che lo sostennero anche a guerra finita e in opposizione ai filomonarchici del generale Mihailović, dalle alleanze ondivaghe. Divenne presidente della Jugoslavia, trasformata in una Repubblica federale socialista, con forti difformità dall’Unione Sovietica in campo economico e anche riguardo ai rapporti con le autorità religiose. Fu noto anche come maresciallo Tito (in serbocroato: Maršal Tito, Маршал Тито).

Nel 1948 ruppe con l'Unione Sovietica, ponendosi poi a capo del cosiddetto Movimento dei paesi non allineati, cioè non appartenenti a nessuno dei due gruppi che si fronteggiavano durante la guerra fredda. Rimase a capo del governo jugoslavo fino alla morte. Dopo la sua morte, la Jugoslavia visse un periodo di forte crisi e di tentativi di mediazione e di riformismo che non ebbero successo, portando alla progressiva disgregazione del Paese nel corso delle guerre jugoslave degli anni novanta.

Biografia Infanzia e formazione Nasce a Kumrovec, villaggio della regione dello Hrvatsko Zagorje, all'epoca parte dell'Impero austro-ungarico e oggi nel nord-ovest della Croazia, settimo dei quindici figli di Franjo, croato, e Marija Javeršek, slovena. La famiglia professava la religione cattolica.

Dopo aver trascorso alcuni anni della sua infanzia col nonno materno a Podsreda (oggi in Slovenia), frequenta a Kumrovec la scuola elementare fino al 1905. Nel 1907 lascia l'ambiente rurale del paese natale per trasferirsi a Sisak, dove lavora come apprendista fabbro. A Sisak si confronta con le idee e le istanze del movimento dei lavoratori e nel 1910 partecipa alla celebrazione del Primo maggio.

Nel 1910 entra a far parte del sindacato dei lavoratori metallurgici e del Partito Social-Democratico della Croazia e della Slavonia. Tra il 1911 e il 1913 lavora brevemente a Kamnik (Slovenia), Čenkov (Boemia), Monaco di Baviera e Mannheim (Germania), dove lavora alla fabbrica automobilistica della Benz. Si sposta quindi a Wiener Neustadt, in Austria, dove lavora alla Daimler come pilota collaudatore. Nel maggio del 1912, intanto, vince una medaglia d'argento ad un torneo di scherma a Budapest.

Nell'esercito austro-ungarico Nel maggio del 1913Cfr. a p. 33 in Richard West, Tito and the Rise and Fall of Yugoslavia. Carroll & Graf, New York, 1995. ISBN 978-0-7867-0191-9. Josip Broz viene arruolato nell'esercito imperiale austro-ungarico, dove si distingue nel servizio militare, diventando il più giovane sergente maggiore (narednik / Feldwebel / őrmester) del suo reggimentoCfr. a p. 7 in Geoffrey Swain, Tito: A Biography, Londra, I.B. Tauris, 2010. ISBN 978-1-84511-727-6. (secondo un'altra fonte quello più giovane dell'EsercitoCfr. a p. 59 in Jasper Ridley, Tito: A Biography, Londra, Constable and Company, 1994. ISBN 978-0-09-475610-6.). Allo scoppio della prima guerra mondiale Tito, inviato a Ruma, è arrestato per aver svolto propaganda contro la guerra. Imprigionato nella fortezza di Petrovaradin, nel 1915 è trasferito in Galizia a combattere sul fronte russo. Inquadrato nei domobrani del 3º battaglione del Regio esercito ungherese nel reggimento di fanteria n. 25 di Zagabria, si distingue come abile soldato e viene raccomandato per una decorazione militare. Il 25 marzo 1915, giorno di Pasqua, in Bucovina, la granata di un obice lo ferisce gravemente e in aprile (tra il 10 e il 12) il suo intero battaglione è catturato dai russi (circassi della "Divisione selvaggia") a Okna, odierna Vikno in Ucraina.

Prigioniero e rivoluzionario in Russia Dopo tredici mesi trascorsi in ospedale, nell'autunno del 1916 Tito è inviato in un campo di lavoro negli Urali, dove i prigionieri lo eleggono loro leader. Nel febbraio del 1917, lavoratori in rivolta entrano nella prigione e liberano i prigionieri. Tito entra a far parte delle Guardie Rosse a Omsk, in Siberia. Nell'aprile del 1917 è arrestato di nuovo, ma riesce a fuggire per unirsi alle dimostrazioni del 16 e 17 giugno del 1917 a San Pietroburgo. Tito in fuga si dirige quindi verso la Finlandia. Di nuovo arrestato, è costretto a trascorrere tre settimane nella fortezza di Petropavl, in Kazakistan, per poi essere trasferito nel campo di prigionia di Kungur, riuscendo però a scappare durante il tragitto in treno. Si nasconde presso una famiglia russa, dove incontra e sposa Pelageja Belousova.

Nel novembre dello stesso anno entra a far parte dell'Armata Rossa a Omsk. Nella primavera del 1918 Tito chiede di essere ammesso nel Partito Comunista Russo. La domanda è accolta. In giugno lascia Omsk per trovare lavoro. È impiegato come meccanico vicino ad Omsk per un anno. Quindi, nel gennaio 1920, Tito e Pelageja compiono un lungo e difficile viaggio di ritorno in Jugoslavia, dove arrivano in settembre.

Ritorno in Jugoslavia Nel 1920 partecipa a Vukovar alla fondazione del Partito Comunista di Jugoslavia (KPJ), che nelle elezioni dello stesso anno si dimostra il terzo partito del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, ma è messo al bando dal re Alessandro I di Jugoslavia. Tito continua la sua attività politica in clandestinità, nonostante le pressioni del governo sui militanti comunisti. All'inizio del 1921 Tito si sposta a Veliko Trojstvo, vicino a Bjelovar, dove trova lavoro come macchinista.

Nel 1925 Tito si trasferisce a Porto Re, località a sud di Fiume, per lavorare nell'importante cantiere navale locale. Viene eletto rappresentante sindacale e l'anno successivo guida uno sciopero. Viene quindi licenziato e si sposta a Belgrado, dove lavora in una fabbrica di locomotive a Smederevska Palanka. Viene eletto commissario dei lavoratori, ma è di nuovo licenziato non appena viene rivelata la sua appartenenza al Partito Comunista. Si sposta infine a Zagabria, dove è nominato segretario del sindacato croato dei lavoratori metalmeccanici.

Nel 1934 Josip Broz diviene membro del Dipartimento Politico del Comitato Centrale del KPJ, con sede a Vienna. Assume - anche per non essere scoperto - il nome in codice di Tito. L'uso di "nomi di battaglia" era diffuso presso i militanti dell'illegale partito comunista affinché, in caso di arresto, non si potesse risalire alla famiglia dell'arrestato. Durante la resistenza il personaggio di Tito è investito da un alone di mistero. I referti delle SS lo descrivono come un personaggio di cui si sa poco, salvo vaghe caratteristiche fisiche (anche queste spesso distorte), molto pericoloso, astuto e pieno di risorse. Goebbels non nascose la propria ammirazione per un uomo di cui era difficile seguire le tracce e che anche quando si credeva di averlo intrappolato riusciva a cavarsela. Esiste una quantità di documenti che testimoniano le sue molteplici identità. Lo stesso uomo viene fatto risalire a sei, sette identità, tra cui Ivan Brozović e Tito. Le origini del soprannome "Tito" non sono certe, ma la teoria più accreditata, benché non verificata, è che derivi dal fatto che usasse spesso la locuzione "ti to" (in serbocroato "tu questo") per impartire ordini ai suoi uomini. Tuttavia il biografo di Tito, Vladimir Dedijer, afferma che il nome derivi dall'autore croato Tituš Brezovački.

Nel 1935 Tito viaggia in Unione Sovietica, lavorando per un anno nella sezione Balcani del Comintern. È membro del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e della polizia segreta sovietica (NKVD). Nel 1936 il Comintern invia il compagno "Walter" (cioè Tito) in Jugoslavia per attuare una purga nel Partito Comunista di Jugoslavia. Nel 1937 il segretario generale del KPJ, Milan Gorkić, è assassinato a Mosca su ordine di Stalin. Lo stesso anno Tito ritorna in Jugoslavia dopo essere stato nominato da Stalin segretario generale dell'ancora illegale KPJ. Secondo lo storico Jean-Jacques Marie, c'era un piano per liquidare Tito a Mosca, ma Stalin vi si oppose e lo lasciò ripartire dall'URSS, comunque non prima di aver fatto arrestare sua moglie. Jean-Jacques Marie, Staline, Fayard, 2001

Durante questo periodo Tito segue fedelmente le politiche del Comintern, criticando l'Italia fascista e la Germania nazista fino al Patto Molotov-Ribbentrop del 1939, per concentrare la critica solo al liberalismo occidentale fino al 1941. Quando nel 1940 anche la Francia viene occupata dai nazisti, la prospettiva di un'Europa dominata dal fascismo diventa reale e Stalin non si fida più del compromesso raggiunto con Hitler nel 1939. Agli occhi di Mosca, Tito ha in mano il modello organizzativo per i comunisti europei nel caso di una definitiva affermazione del fascismo su scala continentale. Negli ultimi anni del Comintern, il KPJ emerge come primus inter pares tra i partiti comunisti europei che operano nell'Europa caduta nelle mani dei nazisti.

A capo della Resistenza jugoslava La Jugoslavia il 25 marzo 1941 aderisce al Patto Tripartito sotto le minacce di Hitler. Il colpo di Stato del 27 marzo 1941, maturato in ambienti militari e auspicato dai servizi segreti inglesi, rompe l'accordo con il Patto Tripartito. Seguono manifestazioni di entusiasmo popolare, al quale non è estranea l'attività sotterranea del KPJ. Dopo pochi giorni la Jugoslavia firma un trattato di amicizia con l'URSS.

In risposta al colpo di Stato, il 6 aprile le forze tedesche, italiane e ungheresi invadono la Jugoslavia. L'esercito tedesco inizia un'avanzata su tre direttrici verso Belgrado, che viene intanto bombardata dalla Luftwaffe assieme alle altre città jugoslave (Operazione Castigo). Attaccate su più fronti e minate dalle frizioni inter-etniche e in particolare dalla defezione croata, le forze armate del Regno di Jugoslavia non riescono a resistere e l'operazione d'invasione si conclude in 11 giorni (6-17 aprile 1941). Re Pietro II e alcuni membri del governo si rifugiano in esilio a Londra, mentre altri ministri e militari firmano l'armistizio. Il 19 aprile l'esercito bulgaro procede all'occupazione della Macedonia.

Tito fonda allora un Comitato Militare come parte del Comitato Centrale del Partito Comunista (10 aprile 1941). Il 28 aprile, a Lubiana (Slovenia), si registra la formazione del primo gruppo di resistenza partigiana comunista. Il 1º maggio 1941 viene distribuito un pamphlet, redatto da Tito, che chiama la popolazione a raccolta nella battaglia contro l'occupazione.Stvaranje Titove Jugoslavije, p. 84, ISBN 86-385-0091-2 Tito e i partigiani comunisti affrontano l'Esercito jugoslavo in patria (Jugoslovenska vojska u otadžbini, JVUO), l'armata dei cetnici, che degenera in guerra civile. La JVUO è una forza di resistenza, a base etnica serba (invece che ideologica come i partigiani di Tito), anti-nazifascista, nazionalista, monarchica e anti-comunista. È comandata dal generale Dragoljub Mihailović ed include interi settori dell'esercito jugoslavo rimasti allo sbando, ma molte bande cetniche non lo riconoscono e quindi si regolano autonomamente. A lungo i cetnici ricevono aiuti dai britannici, dagli Stati Uniti e dal governo jugoslavo in esilio a Londra di re Pietro II.

Il 22 giugno (giorno del lancio dell'Operazione Barbarossa contro l'Unione Sovietica), nella foresta di Brezovica presso la città di Sisak, in Croazia, i partigiani jugoslavi formano la famosa Prima Brigata Partigiana di Sisak, per la maggior parte composta di croati della vicina città, una delle prime formazioni militari antifasciste in Europa. Lo stesso giorno, 49 uomini della Brigata attaccano un treno della riserva tedesca. Il 4 luglio, in una riunione del Comitato Centrale, Tito viene nominato comandante militare dell'Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia, considerato successivamente dagli storici del periodo il più efficace movimento di resistenza nell'Europa occupata, e lancia la mobilitazione generale per la resistenza.