Halakhah (in ebraico הלכה) — traslitterato anche con Halakha, Halakhà, Halacha, o Halocho; plurale halakhotLe difficoltà di traslitterazione dell'ebraico producono diverse trascrizioni anche a seconda delle tradizioni (aschenazita, sefardita, italiana, ecc.) — è la tradizione "normativa" religiosa dell'ebraismo, codificata in un corpo di scritture e include la legge biblica (le 613 mitzvòt) e successive leggi talmudiche e rabbiniche, come anche tradizioni e usanze.
Origine
Non trae nessuna distinzione nelle sue leggi tra vita religiosa e vita laica; la tradizione religiosa ebraica non distingue chiaramente tra identità nazionale, razziale, etnica o religiosa.Hershel Edelheit, Abraham J. Edelheit, History of Zionism: A Handbook and Dictionary, p. 3, cit. Solomon Zeitlin, The Jews. Race, Nation, or Religion?, Philadelphia: Dropsie College Press, 1936. Halakhah guida non solo le pratiche e credenze religiose, ma anche numerosi aspetti della vita quotidiana. Il termine Halakhah viene spesso tradotto come "Legge ebraica", anche se una traduzione più letterale potrebbe essere "la via" o "il modo di condursi". La parola deriva dalla radice che significa andare o camminare. Storicamente nell'esilio oppure la diaspora ebraica, la Halakhah serviva a molte comunità ebraiche come un sistema esecutivo di diritto civile e diritto religioso. A partire dall'emancipazione ebraica in era napoleonica e dall‘Haskalah in epoca moderna, i cittadini ebrei sono sottoposti alla Halakhah solo per consenso volontario. Tuttavia, secondo la legge israeliana contemporanea, alcune aree del diritto di famiglia e status personale sono sotto l'autorità dei tribunali rabbinici e pertanto trattate in base alla Halakhah. Alcune differenze sulla Halakhah stessa si possono riscontrare tra ebrei aschenaziti, mizrahì, sefarditi e yemeniti, che rispecchiano la diversità storica e geografica delle varie comunità ebraiche all'interno della Diaspora.Aryeh Kaplan, The Handbook of Jewish Thought, Vol. 2, Moznaim Publ., 1992, ss. vv. ISBN 978-0-940118-79-9; vedi anche Menachem Elon, Jewish Law : History, Sources, Principles, 4 voll., The Jewish Publication Society, 2003. ISBN 978-0-8276-0389-9
Nella diaspora, il principio Dina de-malkhuta dina ("la legge del governo è la legge") si applica fino a oggi. Fu fondata nel III secolo d.C. da Samuel di Nehardea e stabilisce che gli ebrei sono fondamentalmente obbligati a rispettare e obbedire alle leggi del paese in cui vivono.
Etimologia e terminologia Il nome Halakha deriva , che significa "camminare" o "andare"; quindi una traduzione letterale non darebbe "legge", bensì "la via da percorrere". La radice potrebbe essere il semitico aqqa, che significa "essere vero, essere adatto".Il termine Halakhah può riferirsi a una legge singola, ad un corpus letterario di testi legali rabbinici, o al sistema complessivo di leggi religiose.
Halakhah è spesso accostata per contrasto alla Haggadah, il corpus eterogeneo di letteratura rabbinica esegetica, narrativa, filosofica, mistica, e di altre letterature "non giuridiche". Allo stesso tempo, poiché gli scrittori della Halakhah attingono dalla letteratura haggadica e persino mistica, vi è un interscambio dinamico tra i generi.
La Halakhah costituisce l'applicazione pratica delle 613 mitzvòt ("comandamenti", singolare: mitzvah) esposte nella Tōrāh (i cinque libri di Mosè, la "legge scritta") e sviluppate attraverso la discussione e il dibattito nella letteratura rabbinica classica, specialmente nella Mishnah e nel Talmud (la "legge orale"), e come codificate nella Mishneh Torah o Shulchan Arukh (il "Codice di Diritto" ebraico).
La Halakhah è una guida completa di tutti gli aspetti della vita umana, sia "corporale"/"fisica"/materiale che spirituale. Le sue leggi, linee guida e opinioni, coprono una vasta gamma di situazioni e principi, nel tentativo di realizzare ciò che è implicito nel comandamento biblico centrale di essere "santi, perché Io, il Signore, Dio vostro, sono Santo" (). Coprono quelle che si afferma siano per un ebreo i modi migliori di vivere, sulla base di ciò che non è specificato ma è derivato dalla Bibbia ebraica.
Poiché la Halakhah viene sviluppata e applicata da diverse autorità halakhiche, piuttosto che una sola "voce ufficiale", è anche possibile che diverse persone e comunità possano avere diverse risposte a questioni halakhiche. Le controversie provocano nella letteratura rabbinica molto del suo fascino creativo e intellettuale. Con poche eccezioni, tali controversie non vengono risolte mediante strutture di autorità perché durante l'età di esilio (Galut) agli Ebrei è mancata una gerarchia giudiziaria centralizzata o un sistema di procedure d'appello per la Halakhah. Invece, gli ebrei interessati a osservare la Halakhah tipicamente scelgono di seguire rabbini specifici o affiliarsi ad una comunità più fortemente strutturata.
La Halakhah è stata sviluppata e studiata attentamente da tutte le generazioni fin prima del 500 p.e.v., in una raccolta di scritti religiosi in continua espansione e consolidati nel Talmud. Forma quindi un corpo preminente di complesse opinioni giuridiche, legislative, tradizionali e direttive, molte di esse tramandate nel corso dei secoli, e un assortimento di comportamenti basilari, trasmesso alle generazioni successive dal momento in cui si nasce fino ad mortis horam. È inoltre oggetto di intenso studio nelle yeshivah (cfr. Studio della Torah).int. al. LookLex Encyclopedia; "The History and Process of Halacha"; "Halakhah: Jewish Law".
Leggi della Torah
In linea di massima, la Halakhah comprende l'applicazione pratica dei comandamenti (ciascuno di essi noto come mitzvah) nella Tōrāh, come sviluppati nella letteratura rabbinica successiva. Secondo il Talmud (Trattato Makkot), ci sono 613 mitzvot ("comandamenti") nella Torah; in ebraico queste sono conosciute come le Taryag mitzvot . Ci sono 248 mitzvot positive e 365 mitzvot negative date nella Torah, integrate da sette mitzvot legiferate dai rabbini dell'antichità.
Categorie La legge ebraica può essere classificata in vari modi. Oltre alle categorie basilari applicate alle mitzvot nell'antichità, durante il Medioevo la legge ebraica fu regolata da opere come la Mishneh Torah di Maimonide e lo Shulchan Arukh di Joseph Karo.Quanto segue, nelle sezioni specifiche, viene supportato e contenuto nelle seguenti fonti: Shulchan Arukh su torah.org; "The Rules of Halacha", su asish.com - URL consultati 26/04/2013
L'Ebraismo Rabbinico Classico ha due categorie giuridiche di base:
Le leggi che si credono rivelate da Dio al popolo ebraico sul Monte Sinai (ad esempio il Pentateuco scritto e le rispettive delucidazioni, e la Halacha l'Moshe miSinai, Tōrāh Orale) Le leggi di origine umana, tra cui i Decreti Rabbinici, le relative interpretazioni, tradizioni, ecc.
Questa divisione tra comandamenti rivelati e Rabbinici (mitzvot) possono influenzare l'importanza di una regola, la sua applicazione e la natura della sua interpretazione continuativa. Le autorità Halakhiche possono essere in disaccordo su quali leggi rientrano in quali categorie o le circostanze (se presenti) in base alle quali le sentenze Rabbiniche precedenti possano essere riesaminate successivamente da rabbini contemporanei, ma tutti gli ebrei Halakhici sostengono che esistono entrambe le categorie e che la prima categoria è immutabile, con eccezioni solo in caso di pericolo di vita e simili situazioni di emergenza.
Una seconda distinzione classica è tra la Tōrāh Scritta (leggi scritte nella Bibbia Ebraica, in particolare i suoi primi cinque libri) e Legge Orale, le leggi credute trasmesse oralmente prima della compilazione di testi come Mishnah, Talmud e Codici Rabbinici.
I comandamenti sono divisi in comandi positivi e negativi, che sono trattati in modo diverso in termini di punizione divina e umana. I comandamenti positivi (dei quali la tradizione vuole ce ne siano 248) richiedono che venga eseguita un'azione e si considera che portino l'esecutore più vicino a D-o. I comandamenti negativi (tradizionalmente 365 di numero) proibiscono un'azione specifica e le rispettive violazioni creano una lontananza da D-o. Nello sforzo di "essere santi" come D-o è santo, la persona tenta per quanto possibile di vivere in conformità con i desideri di D-o per l'umanità, cercando di condurre un'esistenza in conformità con ciascuno di questi nel modo più completo possibile.
Un'ulteriore suddivisione viene fatta tra chuqqim ("decreti" - leggi senza spiegazione ovvia, come shatnez , la legge che vieta di indossare l'abbigliamento fatto di miscele di lino e lana), mishpatim ("giudizi" - leggi con evidenti implicazioni sociali) e eduyot ("testimonianze" o "commemorazioni", come lo Shabbat e le festività ebraiche). Nei secoli le varie autorità rabbiniche hanno classificato i comandamenti in vari altri modi.
Un approccio diverso divide le leggi in un diverso insieme di categorie: Leggi relative a D-o (bein adam la-Makom), e Leggi sulle relazioni tra persone (bein adam la-chavero).
Vi è una nozione nella Halakhah che le violazioni della seconda categoria sono più gravi, in un certo modo, a causa del requisito secondo cui si deve ottenere il perdono sia dalla persona offesa e sia da D-o.
In pratica, le mitzvot possono anche essere classificate in linea con il modo in cui potrebbero essere attuate dopo la distruzione del Tempio. Alcune mitzvot sono rilevanti solo in Terra d'Israele. Molte leggi relative alla santità e purezza non possono più essere osservate poiché il Santuario di Gerusalemme non esiste più. Inoltre alcune leggi richiedono una sorta di Beth Din (tribunale ebraico) che non esiste più.Rabbi Yisrael Meir haKohen (Chofetz Chayim), The Concise Book of Mitzvoth, p. 11.
Nell'ambito della letteratura talmudica, la legge ebraica è divisa nei sei ordini della Mishnah (vedi tabella in calce), che sono categorie per argomento trattato: Zeraim ("Semi") per le leggi agricole e di preghiera; Moed ("Festività") per lo Shabbat e i festival; Nashim ("Donne") che si occupa principalmente del matrimonio e del divorzio; Nezikin ("Danni") per il diritto civile e penale; Kodashim ("Santità") per i sacrifici e le leggi alimentari; e Tohorot ("Purificazioni") per la purezza rituale. Tuttavia, i testi talmudici trattano spesso di leggi al di fuori di queste categorie e soggetti. Come risultato, la legge ebraica è stata classificata in altri modi nel periodo post-talmudico.
Nei principali codici di legge ebraica si trovano altri due schemi principali di categorizzazione. La Mishneh Torah di Maimonide divide le leggi in quattordici sezioni. Gli sforzi di codificazione che culminarono nello Shulchan Arukh dividono la legge in quattro sezioni, includendoci solo quelle leggi che nella loro applicazione non dipendono dall'essere in Terra d'Israele.
Peccato L'Ebraismo considera peccato la violazione dei comandamenti, delle mitzvot.
La parola ebraica generica per qualsiasi tipo di peccato è aveira ("trasgressione"). Basandosi sul Tanakh (Bibbia ebraica), l'Ebraismo contempla tre livelli di peccato: Pesha — un "peccato intenzionale"; un'azione commessa contro Dio Avon — un "peccato di lussuria o un'emozione incontrollabile, commessi contro la propria volontà e non è in linea con i propri veri desideri interiori". È un peccato fatto consapevolmente, ma non contro Dio Chet — un "peccato involontario"
Correlativamente, i tre termini - Chayyav, Patur, Mutar - nella Ghemara e nei codici halakhici classificano l'ammissibilità di un'azione o la gravità della sua proibizione e punizione.
Chayyav (חייב), letteralmente "responsabile, obbligato", significa che la persona che trasgredisce il divieto è responsabile delle sue azioni criminali e merita di pagarne il prezzo. Patur (פטור) significa "esente" da punibilità, tuttavia l'azione è vietata rabbinicamente. Mutar (מותר) indica un'azione permessa.