La lingua thailandese, anche tailandese o lingua thai (, Phasa Thai, p̣hās̛̄āịthy; ), è la lingua nazionale e ufficiale della Thailandia e quella parlata principalmente dal popolo thai, il gruppo etnico dominante del paese. In passato è stata nota anche come lingua siamese.
Il thailandese fa parte delle lingue tai, nel gruppo della famiglia tai-kadai,. ed usa l'alfasillabario thailandese. È una lingua tonale, isolante e analitica. La combinazione delle tonalità, un'ortografia complessa, numerosi accenti e una distintiva fonologia possono fare del thailandese un idioma difficile da imparare per quelli che non parlano già una lingua relazionata.
Al 2026 è parlata da 71,4 milioni di persone totali, dei quali circa 27 milioni sono madrelingua (L1).
Storia .
Il documento più antico redatto in thailandese risale al 1292: consiste in un'esaltazione dell'amministrazione del regno di Sukhothai scritta dal suo sovrano Ramkhamhaeng. È a quest'ultimo che è attribuita l'invenzione dell'alfasillabario thailandese, tratto da quello khmer..
Classificazione
Caratteristiche La lingua è scritta in alfasillabario thailandese, che possiede anche il suo sistema di numerazione. Non vengono usati segni di punteggiatura e lo spazio indica la fine di una frase o una parte a cui si vuole dare più rilievo. Nel thailandese non ci sono flessioni verbali (ossia i verbi non cambiano con la persona, tempo, voce, modo e numero) e non ci sono neanche participi. Il verbo ha un'unica forma, le persone si riconoscono dal pronome personale che precede le forme verbali o dal contesto in cui la frase viene inserita. Tempi e modi si distinguono mediante unità morfofonemiche, la cui posizione è fondamentale per la determinazione del loro valore e significato. Per formare il "passato" si premette al verbo la particella (dâai). Per formare il "futuro" si premette al verbo la particella (cha). Per formare il "gerundio" si premette al verbo la particella (kamlang). Per formare il "participio passato" si pospone al verbo la particella (laeo).
L'unità linguistica base è la sillaba, che per la maggior parte dei casi corrisponde ad un morfema. I morfemi non corrispondono alle parole, ma vanno aggregati per esprimere il concetto, talvolta anche più complesso di quanto una singola parola possa esprimere.. I lessemi possono essere costituiti da: un unico morfema monosillabico; un morferma polisillabico, tipico delle parole di origine straniera; più frequentemente, da combinazioni morfemi..
Registri Il thailandese standard è la madrelingua di circa 20 milioni di individui nel paese e si basa sul registro tradizionalmente usato dalla classe colta di Bangkok, diffuso nel paese soprattutto a partire dagli anni trenta del XX secolo. Tra le altre lingue parlate in Thailandia, le più diffuse sono quelle dell'Isan e quella della Thailandia del Nord.
Oltre al thai standard, la lingua thai è formata anche dal thai reale, chiamato ratchasap (, letteralmente "vocabolario reale"), una forma di linguaggio particolarmente ricercato, usato in determinate cerimonie, che si divide in cinque distinti registri: la forma più alta è quella usata dal re e dalla regina; la seconda è quella usata dai figli e le figlie del re e dai loro figli e figlie; la terza è quella dei monaci e novizi buddhisti ed è chiamata samanen; la quarta è quella usata dai membri dei rami minori della casa reale; la quinta è quella usata dai thai che non appartengono alla casa reale quando si rivolgono a coloro che parlano le prime tre forme di ratchasap.
Fonologia
Consonanti I fonemi consonatici del thailandese sono 21, riportati in alfabeto fonetico internazionale seguito dalla consonante nella posizione iniziale nella tabella seguente: LabialeDentale/AlveolareAlveo-lopalataleVelareGlottidaleNasale, Occlusiva/Affricatasonora, tenue, Quando usato nella posizione iniziale, viene considerata come occlusiva glottidale sorda. aspirata, , , , , , , , ,, , , , ,ฃ e ฅ non sono più utilizzate.Fricativaฝ, ฟซ, ศ, ษ, สห, ฮApprossimanteวล, ฬญ, ยVibranteร Quando usata come finale, una consonante può avere un fonema diverso da quello della posizione iniziale. Escludendo ฃ e ฅ che sono obsolete e sei (ฉ ผ ฝ ห อ ฮ) che non possono essere usate come finali, le consonanti sono trentasei: LabialeAlveolarePalataleVelareGlottidaleNasaleมญ, ณ, น, ร, ล, ฬงOcclusivaบ, ป, พ, ฟ, ภจ, ช, ซ, ฌ, ฎ, ฏ, ฐ, ฑ, ฒ, ด, ต, ถ, ท, ธ, ศ, ษ, สก, ข, ค, ฆL'occlusiva glottidale sorda è presente quando una vocale breve non è seguita da nessuna consonante finale.Approssimanteวย
Morfologia e sintassi
Non vi sono distinzioni morfologiche tra avverbi e aggettivi. I nomi non si inflettono e non hanno genere. Non esistono articoli.
Pronomi Per quanto riguarda i pronomi personali, nel thailandese esistono diverse possibilità, che variano in base a plurimi fattori: età, sesso, parentela, posizione sociale.. Per la prima persona, nel registro formale viene utilizzato / (phom/kraphom) per i maschi e (dichan) per le femmine. Il meno formale (chan) vale per entrambi i generi. (kan) è un sostituto maschile usato principalmente tra amici, mentre (kuu) vale per entrambi i generi ed è ritenuto estremamente volgare.. Per la seconda persona, (khun) è il pronome sia maschile che femminile corrispettivo di (phom) e (dichan); usato di rado tra amici e familiari, tendenzialmente precede il nome dell'interlocutore come segno di rispetto. (thoe) è l'appellativo meno formale, corrispettivo di (chan).. Nella terza persona, il pronome più usato è (khao) che può fare riferimento ad entrambi i sessi. Per i pronomi personali plurali, solitamente viene usato (rao): da notare che in situazioni informali (rao) può significare sia io che noi. Per evitare incomprensioni, si ricorre alla versione "pluralizzata" del pronome, (phûakrao, "tutti loro")..
Verbi I verbi in thailandesi sono privi di flessioni: non c'è quindi una specifica che riguardi il tempo dell'azione o il modo. È la posizione di alcuni morfemi particolari all'interno della frase che dà queste caratteristiche al verbo.
Se il verbo si riferisce ad un'azione avvenuta nel passato, si aggiunge il morfema (laeo) a seguito del verbo: (rao klap ban laeo, "è tornato a casa").. In caso il predicato dovesse essere attributivo, (laeo) indica che la sua condizione è già stata raggiunta: (dii laeo, "ora va bene", il problema è stato risolto). (laeo) viene utilizzato anche per comunicare che si è capito qualcosa di nuovo, o se, nello specifico per i verbi riguardanti i fenomeni atmosferici, ci si è appena accorti del fatto o l'evento ha iniziato a manifestarsi.. Nella parlata colloquiale si usa sovente la contrazione (la)..
L'ausiliare (dai, "ottenere") può essere usato in modo perfettivo collocandolo prima del verbo principale, spesso accompagnato da (laeo) a seguire: (phom dai phakphon temthi laeo, "mi sono riposato completamente"). Al contrario, per indicare un'azione che non è mai avvenuta, prima del predicato si inserisce l'ausiliare negativo (mai dai, "non ottenere"): (khao yang maidai kin khao, "lei non ha ancora mangiato"). In questo caso, aggiungere (laeo) a fine frase rappresenta un mutamento nella situazione espressa nel periodo.. Se l'azione è appena avvenuta, si colloca la particella (phoeng) prima del verbo..
L'aspetto ancora incompiuto di un predicato si specifica precedendo l'ausiliare (cha), usato comunemente per esprimerne il tempo futuro – il futuro si può esprimere anche specificando un nome di tempo, come (phrungni, "domani"). In caso questi due elementi vengano usati insieme, si introduce un «elemento di imponderabilità che si accompagna a tutti gli eventi programmati o previsti»: è contemplata anche la possibilità che tali non si verifichino. Ad esempio, (phrungni cha pai krungthep, "andrò a Bangkok domani").. Se la frase è negativa, (cha) precede sempre la negazione; quando combinato con (laeo), l'azione sta per verificarsi.. Alcuni avverbi, come (klai), accompagnati a (cha) indicano che l'azione è sul punto di finire o verificarsi: (ngan nan klai cha saret laeo, "quel lavoro è quasi finito")..
L'aspetto progressivo di un'azione, in italiano nella forma del gerundio, si esprime usando la particella (kamlang) a sinistra del verbo. L'ausiliare può essere accompagnato da (cha): in questo caso, l'azione si svolgerà nel prossimo futuro: (phom kamlang cha pai chue khong, "sto andando a fare acquisti")..
Quando l'azione espressa dal verbo si protrae nel tempo, si colloca alla fine della frase l'ausiliare (yu), che ha anche il significato di stare/abitare. Spesso si combina con (kamlang): (khao kamlang than ahan ayu, "lui sta mangiando").. Quando due azioni si prolungano in simultanea, si forma la seguente struttura con (pai, "andare"): (thoe phut pai kin pai, "lei continuava a parlare e a mangiare nello stesso tempo")..
Per identificare che una situazione o un'azione si è già avvenuta almeno una volta nel passato, si colloca prima del verbo la particella (khoei, essere solito): (phom khoei pai krungthep, "sono già stato a Bangkok"): il parlante non si trova a Bangkok; in caso contrario, userebbe (ma, "andare") al posto di (pai).. La forma negativa si forma usando l'ausiliare (mai khoei)..
Note
Bibliografia
Higbie, James and Thinsan, Snea. Thai Reference Grammar: The Structure of Spoken Thai. Bangkok: Orchid Press, 2003. ISBN 974-8304-96-5. Segaller, Denis. Thai Without Tears: A Guide to Simple Thai Speaking. Bangkok: BMD Book Mags, 1999. ISBN 974-87115-2-8. Smyth, David. Thai: An Essential Grammar. Londra: Routledge, 2002. ISBN 0-415-22614-7. Rossi, Gian Carlo e No One, Ampai. "Dizionario Thailandese-Italiano" . Antonio Vallardi Editore - Milano, 1994. ISBN 978-8878873391 No One, Ampai. "Dizionario Thailandese-Italiano". Zanichelli Editore - Bologna, 2006. ISBN 978-88-08-19235-6 No One, Ampai. "Dizionario Thailandese-Italiano". Hoepli Editore - Milano, 2020. ISBN 978-88-203-9452-3
Voci correlate Alfabeto thailandese Sistema generale reale thailandese di trascrizione Lingua thailandese settentrionale
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