Per guerre romano-persiane si intende quel complesso di ostilità a bassa o alta intensità che oppose l'antica Roma (repubblica e poi impero) ai vari imperi persiani (Parti e poi Sasanidi). Per quasi sette secoli dopo la prima battaglia avvenuta tra i due Stati a Carre nel 53 a.C., Roma non perse l'occasione per combattere in una lotta lungo il fiume Eufrate, dalle sue sorgenti fino in Mesopotamia e al deserto palmireno. Alla fine i due antagonisti, indebolitisi reciprocamente, furono entrambi o sconfitti (nel caso dell'Impero romano d'oriente) o totalmente inglobati (nel caso dell'Impero sasanide) dal nascente impero arabo..

Contesto storico

La guerra tra l'Occidente romano e l'Oriente cambiò in modo significativo gli equilibri delle forze politiche nel Mediterraneo antico, come ci racconta lo stesso storico greco Polibio, contemporaneo agli eventi. La guerra tra la Repubblica romana ed Antioco III segnò l'inizio di una nuova fase, in cui Roma sottomise, una dopo l'altra le grandi potenze mediterranee (da Cartagine, al regno di Macedonia), confrontandosi prima con l'Oriente dei Seleucidi, un secolo e mezzo più tardi con quello dei Parti. In questo lasso di tempo, Roma divenne inizialmente erede del regno di Pergamo, trasformato in provincia romana a partire dal 129 a.C. con il nome di provincia d'Asia, ed in seguito trovò il pretesto per poter cominciare la conquista dell'Oriente mediterraneo, in seguito alla minaccia giuntagli dal vicino Regno del Ponto, governato dal re Mitridate VI. Quest'ultimo, al termine di un lungo trentennio di guerre fu sconfitto, sebbene fosse riuscito a fermare, almeno parzialmente e provvisoriamente, le mire espansionistiche romane in questa parte di Mediterraneo. L'esito dell'ultima fase della guerra, condotta da Gneo Pompeo Magno, fu poi fatale non solo al re pontico, ma a tutto l'Oriente mediterraneo. I Romani dal canto loro portarono i confini di Roma ancora più ad oriente, creando le province della Bitinia e Ponto, della Cilicia (strappata da Pompeo, insieme all'isola di Creta, ai pirati) e della Siria, e ponendo le basi per le successive campagne militari orientali contro i vicini Parti.

Forze in campo, strategie e tattiche militari

Al momento del primo scontro tra Romani e Parti, sembrava che la Partia avesse il potenziale per espandersi fino al Egeo e al Mediterraneo. Nonostante ciò, sotto Pacoro e Labieno, i Romani respinsero l'imponente invasione partica della Siria e riuscirono gradualmente ad approfittare della debolezza del sistema militare partico, che, secondo George Rawlinson, era adatto per la difesa dell'Impero ma non per la conquista di nuovi territori. I Romani, d'altra parte, a partire da Traiano apportarono frequenti modifiche alla loro "grande strategia", e furono da Pacoro in poi in grado di passare all'offensiva contro i Parti.: "Il sistema militare partico non aveva l'elasticità di quello romano [...] Sebbene fosse sciolto e apparentemente flessibile, era rigido nella sua uniformità; non venne mai alterato; rimase sotto i trenta Arsaci come lo era stato sotto il primo, migliorato nei dettagli magari, ma essenzialmente lo stesso sistema". Secondo , "le truppe orientali preservarono la reputazione militare romana fino alla fine del sesto secolo capitalizzando le risorse disponibili e mostrando una grande capacità di adattamento a una grande varietà di sfide". Come i Sasanidi nel III e IV secolo, i Parti di solito evitavano ogni difesa prolungata della Mesopotamia contro i Romani. Nonostante ciò, l'altopiano iranico non cadde mai, poiché le spedizioni romane esaurivano sempre il loro impeto offensivo una volta raggiunta la bassa Mesopotamia, e la loro estesa linea di comunicazioni lungo un territorio non sufficientemente pacificato li esponeva a rivolte e a contrattacchi..

A partire dal IV secolo, i Persiani Sasanidi crebbero in potenza e assunsero il ruolo di aggressore. Essi consideravano molti dei territori annessi all'Impero romano in epoca partica e sasanide appartenenti per diritto alla sfera iraniana.. Everett Wheeler afferma che "i Sasanidi, amministrativamente più centralizzati dei Parti, organizzavano formalmente la difesa del loro territorio, sebbene fossero privi di un esercito permanente fino a Cosroe I". In generale i Romani consideravano i Sasanidi una minaccia più seria dei Parti, mentre i Sasanidi consideravano l'Impero romano il nemico per eccellenza.; .

Militarmente, i Sasanidi, come del resto i Parti, dipendevano fortemente dalla combinazione di arcieri a cavallo e catafratti, la cavalleria pesante corazzata fornita dall'aristocrazia. Essi aggiunsero ad essi un contingente di elefanti da guerra reperiti in India, ma la loro fanteria era qualitativamente inferiore a quella dei Romani.; . La cavalleria pesante persiana inflisse alcune sconfitte ai fanti romani, inclusi quelli condotti da Crasso nel 53 a.C.,Secondo Reno E. Gabba, l'esercito romano venne riorganizzato in seguito alla battaglia di Carre (). Marco Antonio nel 36 a.C., e Valeriano nel 260 d.C. La necessità di contrastare questa minaccia portò all'introduzione dei cataphractarii nell'esercito romano;Vegezio, III, Epitoma Rei Militaris, 26; . come conseguenza, la cavalleria armata pesante crebbe in importanza in entrambi gli eserciti dopo il III secolo e fino alla fine delle guerre. I Romani avevano raggiunto un alto livello di sofisticazione negli assedi, e avevano sviluppato numerose macchine da assedio. Dall'altra parte, i Parti erano inetti nell'assediare; la loro cavalleria era più adatta alla tattica colpisci-e-fuggi. La situazione mutò con l'ascesa dei Sasanidi, che erano abili quanto i Romani nell'arte dell'assedio, e facevano uso di artiglieria, macchine sottratte ai Romani, terrapieni, e torri d'assedio.; .

Verso la fine del primo secolo d.C., Roma per proteggere i suoi confini orientali costruì una serie di fortificazioni lungo la frontiera; tale sistema di fortificazioni, migliorato da Diocleziano, durò fino alle conquiste islamiche del VII secolo.; . Anche i Sasanidi fortificarono i confini con l'Impero romano. Secondo R.N. Frye, fu sotto Sapore II che il sistema di fortificazioni persiano venne esteso, probabilmente per imitare la costruzione da parte di Diocleziano di nuove fortificazioni nella frontiera orientale dell'Impero romano. I soldati romani impegnati al confine erano noti come limitanei, e affrontarono più volte i Lakhmidi in Iraq, i quali assistevano frequentemente i Persiani nei loro conflitti con i Romani. Sapore aveva l'intenzione di formare un esercito permanente di difesa contro altri Arabi del deserto, specialmente quelli alleati con Roma. Sapore costruì anche nuove fortificazioni in occidente per emulare il sistema romano dei limes, che aveva impressionato i Sasanidi.; .

Agli albori dell'Impero sasanide, esistevano vari stati cuscinetto tra i due imperi. Questi vennero man mano assorbiti dai due imperi, e nel VII secolo l'ultimo stato cuscinetto, quello dei Lakhmidi arabi di al-Hira, venne annesso all'Impero sasanide. Frye nota che nel III secolo alcuni stati clienti giocarono un importante ruolo nelle relazioni tra Romani e Sasanidi, ma entrambi gli imperi li rimpiazzarono gradualmente con un sistema di difesa organizzato dal governo centrale e basato sul limes e sulle città di frontiera fortificate, come Dara.. Studi recenti hanno riaffermato la superiorità dei Sasanidi sui Parti per quanto riguarda l'organizzazione dell'esercito, le macchine da guerra e da assedio,; . e la loro abilità nella costruzione di opere difensive..

Contro i Parti (92 a.C.—224 d.C.)

Dal primo incontro, alla sconfitta romana di Carre (92-53 a.C.)

Nel 92 a.C. si assistette ad un avvenimento storico per quell'epoca. La Repubblica romana ed il grande Impero dei Parti vennero a contatto in modo del tutto pacifico. Una delegazione inviata dal sovrano partico, Mitridate II, si incontrò sulle rive dell'Eufrate con Lucio Cornelio Silla.Plutarco, Vita di Silla, 5; Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 70.6-7. Questo primo incontro fissò sull'Eufrate il confine tra i due imperi... Nel decennio 70-60 a.C. il nuovo re dei Parti, Fraate III, approfittò della guerra tra Roma e l'alleanza tra i regni di Ponto e Armenia per annettere diversi territori perduti in precedenza. Fece, però, l'errore di appoggiare Tigrane II contro il generale romano, Lucio Licinio Lucullo, e per poco non scatenò un primo conflitto con Roma. La guerra fu scongiurata dall'intervento tempestivo di Gneo Pompeo Magno, giunto da poco in Oriente, e che riuscì a pacificare l'intera area (63-62 a.C.).

In seguito al rinnovo del patto di collaborazione tra i tre componenti del primo triumvirato (nel 54 a.C.), vale a dire Gneo Pompeo Magno, Gaio Giulio Cesare e Marco Licinio Crasso, a quest'ultimo toccò l'Oriente. Crasso, animato dal desiderio di gloria e di successi militari, decise di intervenire negli affari interni dei Parti, interferendo nella disputa tra gli eredi al trono del sovrano dei Parti Fraate III, scomparso nel 57 a.C., e con la prospettiva di spingersi, sulle orme di Alessandro Magno, fino in India. Crasso, però, non avendo le capacità militari di Pompeo o di Cesare, andò incontro ad un disastro annunciato, paragonabile solo alla disfatta di Canne. A Carre, nel 53 a.C., egli fu sconfitto ignominiosamente: l'intera sua armata, composta da 7 legioni (- legionari) e cavalieri, fu completamente annientata mentre la Siria romana si trovò a difendersi dall'invasione partica ed a stento riuscì a resistere..

Fallimento della vendetta romana (45-36 a.C.)

Gaio Giulio Cesare, poco prima di intraprendere una campagna militare contro i Parti e vendicare l'onore ferito di Roma, fu ucciso alle Idi di marzo del 44 a.C. Una guerra di tale portata nasceva però anche dalla sua brama di conquistare il mondo, ora che si sentiva invincibile, e dal desiderio di emulare il Grande Alessandro conquistando tutto l'Oriente, non solo quindi per vendicare la sconfitta dell'amico Marco Licinio Crasso.E. Horst, Cesare, Milano 1982, p. 269. Cesare morì poco dopo i primi preparativi della "campagna" e questo progetto gigantesco poté essere ripreso pochi anni più tardi, senza successo, da Marco Antonio. Quest'ultimo, infatti, giunto in Oriente alla fine del 38 a.C., cominciò a programmare una campagna di proporzioni colossali che però si risolse in un insuccesso totale nel 36 a.C. Dei armati che presero parte alla spedizione (di cui ben legionari) tornarono in Siria solo legionari e - cavalieri iberi/celti.

Segnali di pace tra i due Imperi: da Augusto ai Flavi (23 a.C.-96 d.C.)