Il papiro di Artemidoro è un imponente papiro databile al I secolo d.C.C. Gallazzi - B. Kramer - S. Settis (et alii), Il papiro di Artemidoro, Milano 2008 che contiene il testo di un'opera miscellanea di geografia, di cui una sezione è attribuibile al geografo antico Artemidoro di Efeso, oltre una ricca serie di disegni e la mappa geografica di una località imprecisata.
Sull'effettiva autenticità del papiro si dibatte da anni, a causa dei dubbi sollevati sin dal 2006 da Luciano Canfora, il quale lo ritiene un falso realizzato da Costantino Simonidis, avventuriero del XIX secolo. Le tesi di Canfora sono state sostenute da una parte della comunità scientifica e contraddette da un'altra parte: alcuni filologi (per esempio Giambattista D'Alessio, Jürgen Hammerstaedt, Peter ParsonsParsons, Peter, "P. Artemid.: A Papyrologist's View", in: Kai Brodersen and Jaś Elsner (Edd.), Images and Texts on the "Artemidorus Papyrus". Working Papers on P. Artemid. (St. John's College Oxford, 2008), Historia. Einzelschriften 214, Stuttgart 2009, pp. 27–33), infatti, hanno presentato prove e argomenti a supporto dell'antichità del testo del papiro. Dopo la nascita della controversia il papiro è stato sottoposto all'analisi del carbonio 14, che ha confermato la datazione tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. già proposta dai primi editori in base a confronti paleografici. Secondo lo studioso francese Jean-Luc Fournet, "è deplorevole che la controversia sull'autenticità di questo papiro abbia screditato un pezzo così eccezionale, a tal punto che molti studiosi ancora non osano citarlo o trarne tutto il vantaggio che merita". Nella praefatio al primo volume di Geographi veteres vel minores vel quorum fragmenta exstant (De Gruyter, 2026), Carlo Martino Lucarini sostiene analiticamente l'autenticità del Papiro di Artemidoro come manufatto di età imperiale, contro la tesi di falsificazione ottocentesca, e include conseguentemente il testo delle colonne sulla Spagna a pieno titolo tra i frammenti artemidorei dell'edizione critica.
Composizione materiale Il papiro è alto 32,5 centimetri e lungo circa due metri e mezzo, ed è frammentato in molteplici pezziC. Gallazzi, B. Kramer, «Artemidor im Zeichensaal», in Archiv für Papyrusforschung n. 44, 1998, pp. 198-208; : la prima parte si compone di un frammento di cm 27,5 x cm 32,5 contenente l'agraphon (parte non scritta) e la colonna I; la seconda parte si compone di tre frammenti (a, b e c) che costituiscono le colonne II e III del testo; la terza parte, ampia oltre cm 93,5, è composta da circa venti frammenti e contiene una carta geografica, le colonne IV e V del testo e un vasto frammento con raffigurazioni di mani, piedi e volti; la quarta parte contiene un disegno. Il verso del papiro è completamente coperto di disegni. Il rotolo appare perciò mutilo all'inizio e alla fine e presenta numerose mancanze al proprio interno: delle colonne di scrittura, ad esempio, la II e la III sono molto danneggiate. Le colonne di scrittura sono di ampiezza alquanto irregolare, oscillante fra i 10 e i 16 cm; inoltre la lunghezza delle colonne varia dai 38 righi della colonna IV ai 45 righi della colonna V.
Contenuto Il papiro contiene un testo geografico: nelle prime due o tre colonne vi è un proemio nel quale la geografia viene messa in rapporto e a confronto con la filosofia; nelle colonne IV e V, invece, si trova una descrizione geografica della Spagna e della sua ripartizione in due province in una fase di estensione intermedia tra la loro istituzione nel 197 a.C. e la successiva riorganizzazione augustea, poi un periplo della Spagna a partire dai Pirenei e dal promontorio di Afrodite Pirenaica fino al promontorio degli Artabri nell'Oceano Atlantico. La coincidenza (non perfetta) del testo relativo alla divisione amministrativa della Spagna con un frammento (fr. 21) del geografo Artemidoro di Efeso (II-I secolo a.C.) ha indotto gli studiosi Claudio Gallazzi e Bärbel Kramer a ritenere che il papiro conservasse parti del testo dei Geographoumena del geografo efesino.
Sono presenti, inoltre, nel papiro una carta geografica che, per vicinanza con il periplo della Spagna, si è ritenuto dovesse raffigurare una regione della penisola iberica, la Betica secondo un'ipotesi; nonché numerosi disegni di parti anatomiche (verosimilmente copie di parti di statue) sul recto e animali, reali o fantastici, sul verso, accompagnati questi ultimi da didascalie.
Storia del papiro Origine e datazione Secondo il giudizio dei primi studiosi che l'hanno esaminato, Claudio Gallazzi, Bärbel Kramer e Salvatore Settis, il papiro sarebbe databile su base paleografica tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Nell'edizione del papiroC. Gallazzi - B. Kramer - S. Settis (et alii), Il papiro di Artemidoro, Milano 2008, p. 91. gli autori propongono il confronto con la scrittura di numerosi papiri rinvenuti e pubblicati nel XX secolo: P.Mil.Vogl. I 14 = MP3 2361 = LDAB 6790 (seconda metà del I sec. a.C.)Riproduzioni in G. Cavallo, Libri scritture scribi a Ercolano, Naples 1983, pl. 61 b; D.Harlfinger-G.Prato (edd.), Paleografia e codicologia greca, Atti del II colloquio internazionale, II, Alexandria 1991, p.17 tav.11 = Pap. Flor. 36 (2005), pl. 22 a., P.Bingen 45 (33 a.C.)Foto alla pagina https://berlpap.smb.museum/05150/, P.Oxy. XII 1453 (30-29 a.C.)Foto alla pagina https://www.bl.uk/manuscripts/Viewer.aspx?ref=papyrus_2454_f001r, Laterculi Alexandrini = MP3 2099 + 2068 = LDAB 6897 = PGB 7b (fine I sec. a.C.)Foto alla pagina https://berlpap.smb.museum/00468/, MPER NS 1r = MP3 2322 = LDAB 4397 (I secolo d.C.)Foto alla pagina https://digital.onb.ac.at/RepViewer/viewer.faces?doc=DTL_6226165&order=1&view=SINGLE, P.Oxy. XIX 2214 (età di Augusto)Foto alla pagina http://www.papyrology.ox.ac.uk/gsdl/collect/POxy/index/assoc/HASH8797.dir/POxy.v0019.n2214.a.01.hires.jpg, P.Lond.Lit. 11 = MP3 0697 = LDAB 1957 (I secolo d.C.)Foto alla pagina https://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Papyrus_136 (testo omerico sul verso del papiro)., P.Oxy. XXXI 2535 = MP3 1763.1 (I secolo d.C.)Foto alla pagina https://portal.sds.ox.ac.uk/articles/online_resource/P_Oxy_XXXI_2535_Hypomnema/21165136.
In seguito alla nascita della controversia sull'autenticità, il papiro è stato sottoposto ad analisi col metodo del carbonio 14 presso la Sezione di Firenze dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), nel Laboratorio di tecniche nucleari per i Beni Culturali (LABEC) e presso il Centro Regionale di Competenza per lo Sviluppo e il Trasferimento dell'Innovazione Applicata ai Beni Culturali di Caserta (INNOVA), nel laboratorio CIRCE (Center for Isotopic Research on the Cultural and Environmental Heritage)C. Gallazzi - B. Kramer - S. Settis (et alii), Il papiro di Artemidoro, Milano 2008, pp. 66-72.. Le analisi su vari campioni provenienti da diverse aree del rotolo hanno confermato una datazione del materiale tra il 40 a.C. e il 130 d.C. con un livello di sicurezza del 95,4%C. Gallazzi - B. Kramer - S. Settis (et alii), Il papiro di Artemidoro, Milano 2008, pp. 71-72., e all'interno di questo intervallo temporale si raggiunge una datazione più precisa tra 15 d.C. e 85 d.C. con un livello di sicurezza del 68%.
Le tre vite Secondo i primi studiosi, la singolare e straordinaria compresenza di testo e disegni si spiegherebbe con una serie di riutilizzi del papiro, indicata come le tre vite. Il papiro, destinato a essere una copia di lusso dei Geographoumena, doveva contenere il testo dell'opera geografica intervallato da mappe (una modalità di costruzione dei manoscritti geografici di cui non possediamo alcun altro esempio da un'antichità così remota); un errore nella realizzazione della prima mappa, che avrebbe probabilmente dovuto essere una raffigurazione dell'intera Spagna, avrebbe causato l'interruzione della copiatura. Il papiro prodotto fino a quel momento, invece di essere distrutto, sarebbe stato riutilizzato come album per schizzi e bozzetti (cahier d'artiste) per pittori che intendessero mostrare anticipatamente ai propri committenti i motivi iconografici da realizzare: di qui le raffigurazioni di animali sul verso. Infine, esaurito lo spazio sul verso, il papiro fu ancora impiegato negli spazi rimasti liberi sul recto (l'agraphon e lo spazio successivo alla colonna V), per contenere le esercitazioni grafiche dei giovani apprendisti pittori di bottega. Dopo più di un secolo di reimpieghi, il papiro sarebbe divenuto carta da macero e utilizzato, insieme ad altri papiri documentari, per farne cartapesta ad uso funerario.
Storia recente Del papiro si cominciò a parlare fra i papirologi nei primi anni Novanta, quando il manufatto era di proprietà di un collezionista tedesco; nel 1998 Claudio Gallazzi e Bärbel Kramer pubblicarono, sull'«Archiv für Papyrusforschung», una prima dettagliata descrizione dell'oggetto. Nel 2004, quindi, il papiro è stato acquistato dalla Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo di Torino per la somma di euro. Qualche tempo dopo, esso è stato oggetto della mostra Le tre vite del papiro di Artemidoro, curata da Salvatore Settis e Claudio Gallazzi, e tenutasi a Torino, a palazzo Bricherasio, dall'8 febbraio al 7 maggio 2006. Terminata la mostra, il papiro è stato trasferito presso il Laboratorio di Papirologia dell'Università di Milano. Nel marzo 2008 è stata inaugurata una mostra all'Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino. Inizialmente ne era stato promesso il deposito in comodato gratuito presso il Museo Egizio di Torino. Dal 7 ottobre 2014 per alcuni anni è stato esposto presso il Museo di Antichità di Torino. Attualmente il papiro giace non esposto in un deposito.