Il cosiddetto compromesso Colombo fu il lodo arbitrale, emesso il giorno 22 giugno 1922 in una villa del Torinese, che sanò la scissione del calcio italiano in due associazioni separate.

Lo scisma del calcio italiano

La stagione 1921-1922 del calcio italiano era stata caratterizzata dallo svolgimento di due distinti campionati: le grandi e medie società, infatti, erano contrarie all'enorme numero di partecipanti al massimo torneo nazionale e – desiderose di una riduzione dei ranghi – avevano affidato a Vittorio Pozzo il compito di elaborare un progetto di riforma volto a una drastica compressione delle partecipanti al campionato. Il voto contrario delle piccole squadre, maggioritarie all'Assemblea federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) nel bocciare il progetto Pozzo, comportò la fuga delle grandi società, che fondarono la Confederazione Calcistica Italiana (CCI) e organizzarono un proprio campionato privato in contrapposizione a quello federale.

Le trattative Tentativi di riappacificazione prima dell'inizio del campionato A fine settembre la FIGC presentò due proposte alla CCI per la riappacificazione: disputare nella stagione 1921-1922 un campionato di selezione a 72 squadre in modo da scegliere le 32 o le 24 ammesse in Prima Categoria nella stagione 1922-1923 (da ridurre, nel caso delle 32 squadre, a 24 nella stagione 1923-1924); oppure disputare già nella stagione 1921-1922 un campionato a 32 squadre (da ridurre a 24 dopo una stagione), delle quali sarebbero state ammesse direttamente le 16 semifinaliste nella stagione 1920-1921 mentre le altre 16 sarebbero state individuate attraverso un torneo di qualificazione pre-campionato. La CCI, tuttavia, respinse le proposte della FIGC e propose di far disputare nella stagione 1921-1922, in luogo del regolare campionato di calcio, un campionato della CCI e un campionato della FIGC (al quale avrebbero dovuto essere ammesse anche le iscritte alla Seconda Divisione CCI), in modo da individuare le 24 ammesse al campionato riunificato 1922-1923 come segue:Bollettino mensile del Parma, settembre 1921. 20 squadre della CCI (le migliori 10 classificate di ognuno dei due gironi); 2 squadre della FIGC (la prima e la seconda classificata); 2 squadre individuate da un torneo di qualificazione tra le due penultime del campionato CCI e la terza e la quarta classificata del campionato FIGC. La proposta fu tuttavia respinta dalla FIGC e così i due campionati ebbero inizio il 2 ottobre senza che lo scisma fosse stato risolto.Corriere della Sera, 26 settembre 1921.

L'accordo di Brusnengo Entrambe le associazioni rivali sentirono ben presto la necessità di ricercare una riconciliazione: la CCI soffriva di una mancanza di legittimazione, specie a livello internazionale dalla FIFA, mentre la FIGC aveva palesato il problema riscontrato nei due campionati precedenti con un campionato interminabile che immancabilmente debordava nel periodo estivo.

Secondo il resoconto storiografico della Fondazione Genoa 1893, nel mese di settembre si era verificato un segnale distensivo tra le parti, ovvero la concessione da parte della FIGC del titolo rimasto non assegnato di campione d'Italia 1915 al di Edoardo Pasteur, prima vicepresidente e poi presidente CCI, con la conseguente premiazione del club avvenuta l'11 dicembre 1921. Tale ricostruzione degli eventi, tuttavia, è stata contestata da ricerche storiografiche di parte avversa, che ritengono insussistente l'attribuzione del titolo.

A inizio dicembre tre rappresentanti della FIGC (Lombardi, Cavazzana e Senessi) e tre rappresentanti della CCI (Baruffini, Olivetti e Roghi) si incontrarono in una villa di Brusnengo, nei pressi di Biella, per trovare un accordo sotto l'arbitrato di Emilio Colombo, direttore de La Gazzetta dello Sport; presto l'accordo fu raggiunto, stabilendo che il campionato riunificato 1922-1923 avrebbe avuto 50 squadre, da ridursi però a 24 dopo una sola stagione; fu inoltre stabilito che, a partire dal 20 dicembre e fino alla conclusione delle trattative, non sarebbero stati autorizzati ulteriori trasferimenti di calciatori da un campionato all'altro.Corriere della Sera, 2 dicembre 1921. L'accordo di Brusnengo del 7 dicembre 1921 stabilì che le 50 squadre ammesse al campionato riunificato sarebbero state individuate come segue:Corriere della Sera, 10 dicembre 1921. 24 squadre CCI (le partecipanti al campionato CCI di Prima Divisione 1921-1922); 18 squadre FIGC (le migliori tre classificate di ogni girone regionale di Prima Categoria 1921-1922); 2 squadre FIGC ( e ) in quanto semifinaliste nella stagione 1920-1921; 1 squadra FIGC della Venezia Giulia; 3 squadre FIGC militanti in Prima Categoria a scelta della Federazione; 2 squadre individuate attraverso un torneo di qualificazione tra squadre federali di Prima Categoria e confederali di Seconda Divisione. L'accordo, tuttavia, per essere valido avrebbe dovuto essere ratificato dalle assemblee di FIGC e CCI. Inoltre alcuni punti del compromesso furono contestati dalla stampa dell'epoca: ad esempio, Il Popolo Romano riteneva troppo elevato il numero di 50 squadre ammesse, esprimendo il timore che il progetto di ridurle a 24 a partire dalla stagione 1923-1924 non si sarebbe realizzato a causa dell'opposizione delle retrocedende, e propendeva per un campionato riunificato a 32 squadre.

Come conseguenza dell'accordo, la nazionale italiana di calcio poté impiegare i calciatori militanti nel campionato della CCI; inoltre la FIGC avrebbe informato dell'accordo la FIFA, in modo che quest'ultima autorizzasse le squadre confederali a disputare incontri contro squadre estere.La Stampa, 8 dicembre 1921, p. 2. Tuttavia, se l'accordo fu ratificato dall'assemblea delle squadre federali del 19 febbraio 1922, l'assemblea delle squadre confederali, svoltasi a Modena nello stesso giorno, ne chiese la revisione, ritenendo troppo elevato il numero di 50 squadre ammesse. Nella stessa assemblea della CCI alcuni delegati protestarono per il fatto che l'accordo di Brusnengo avesse leso i diritti delle due migliori società di Seconda Divisione, costrette a disputare le qualificazioni. Il presidente Baruffini rispose a tali critiche spiegando che in una precedente riunione del direttorio della Lega Nord era stata approvata, con 13 voti contro 11, una norma transitoria, proposta dall'avvocato Campi, che stabiliva che le due squadre vincenti la Seconda Divisione dovessero disputare una qualificazione con le ultime della Prima Divisione, ma per errore non erano state informate le dirette interessate. I delegati delle società di Seconda Divisione protestarono, sostenendo di aver aderito alla CCI dopo aver preso visione dello statuto che conteneva una disposizione contraria alla norma transitoria in questione. Campi suggerì allora di ammettere alla Prima Divisione unificata 36 squadre, individuate nelle 24 della Prima Divisione CCI, le migliori due classificate della Seconda Divisione CCI e 10 squadre della FIGC. Infine l'ordine del giorno Tonetti, che chiedeva l'approvazione dell'accordo di Brusnengo, fu respinto, mentre fu approvato l'ordine del giorno Murè che chiedeva una revisione dell'accordo che riducesse il numero di squadre ammesse e tenesse in maggior considerazione i diritti delle società di Seconda Divisione.La Stampa, 20 febbraio 1922.

L'accordo arbitrale In seguito, avendo molte squadre della CCI contestato i termini del primo accordo, si arrivò a sottomettere la soluzione della controversia al giudizio di un arbitro, individuato nella persona del direttore de La Gazzetta dello Sport Emilio Colombo. La proposta federale era quella di organizzare un torneo a 50 squadre – rispetto alle 72 formanti il torneo prima della scissione – strutturato in vari gironi, ma al contrario i rappresentanti confederali ribadirono la difesa del progetto Pozzo di un campionato a 24 squadre.

I punti del lodo Emilio Colombo emise le sue decisioni il 22 giugno. Il lodo da lui presentato stabiliva che: le due associazioni sarebbero state riunificate mediante lo scioglimento della CCI e il reintegro delle società secessioniste nei ranghi federali; il campionato 1922-1923, ora denominato Prima Divisione sulla falsariga di quello organizzato dalla CCI, al Nord sarebbe stato composto da 36 squadre suddivise in tre gironi; il nuovo torneo sarebbe stato gestito operativamente dalla Lega Nord e dalla Lega Sud della disciolta CCI e ora integrate nell'organigramma della FIGC; nel settore meridionale si manteneva la solita struttura dei campionati regionali, riservandosi di operare tutte le misure necessarie per elevarne il tasso tecnico; le vecchie categorie venivano abolite e tutte le squadre affiliate alla FIGC sarebbero state redistribuite su quattro livelli; in particolare al Nord la Prima Categoria fu scissa in due divisioni (Prima e Seconda Divisione) a carattere nazionale e gestite dalla Lega Nord, mentre i comitati regionali federali avrebbero continuato a organizzare i campionati regionali, dove le precedenti categorie Promozione e Terza Categoria sarebbero state trasformate in Terza e Quarta Divisione; a partire dalla successiva stagione 1923-1924, il campionato della Lega Nord sarebbe stato formato da 24 squadre mediante la retrocessione di dodici squadre e il blocco «una tantum» delle promozioni; la FIGC doveva riconoscere la piena validità del titolo di campione d'Italia guadagnato dalla Pro Vercelli nel concluso torneo confederale.

L'organico della nuova stagione Stabilito dunque in 36 il numero delle partecipanti al nuovo campionato, Colombo individuò queste formazioni mediante i seguenti criteri: 12 provenienti dalla disciolta CCI, e cioè le prime sei classificate di ciascuno dei due gironi (Pro Vercelli, Novara, Bologna, , Andrea Doria e Juventus nel gruppo A, Genoa, Alessandria, Pisa, , Padova e nel gruppo B); 12 provenienti dalla Prima Categoria della FIGC, e cioè i campioni e i vicecampioni di ciascuno dei sei gironi regionali (Sampierdarenese e Speranza Calcio in Liguria, Novese e U.S. Torinese in Piemonte, Esperia Como e Cremonese in Lombardia, Petrarca Padova e Udinese in Veneto, SPAL e Virtus Bolognese in Emilia, Pro Livorno e in Toscana); 6 in ulteriore riconoscimento del tasso tecnico del concluso torneo della CCI e cioè le classificate fino al nono posto di ciascuno dei due gironi (Verona, U.S. Milanese e Milan nel gruppo A, Legnano, Savona e Torino nel gruppo B); 6, infine, determinate da incontri di spareggio da disputarsi nel più breve tempo possibile tra sei squadre federali e altrettante confederali. Questo spareggio, molto simile ai moderni «play-out», è quello che fu organizzato nella maniera più controversa: le sei squadre spareggianti della FIGC sarebbero state individuate a loro volta in un turno preliminare (di gara secca e campo neutro per abbreviare i tempi) tra le terze e quarte classificate dei sei raggruppamenti regionali, togliendo autoritariamente ogni possibilità di salvezza a numerose squadre peggio piazzate nel campionato federale, ma che comunque non erano retrocesse sul campo; le sei squadre confederali sarebbero state invece le restanti quattro società ad avere acquisito sul campo il diritto a partecipare alla Prima Divisione CCI della stagione successiva (le decime e undicesime classificate dei due gironi di Lega Nord), a cui si sarebbero aggiunte le due squadre vincitrici degli spareggi salvezza-promozione (i quali erano previsti dal regolamento del campionato CCI, modificato secondo la summenzionata "norma Campi" già nel 1921)Cfr. il "Regolamento Campionati della C.C.I." pubblicato su "Il Paese Sportivo" di Torino nell'estate 1921. tra le ultime classificate dei gironi settentrionali della Prima Divisione (ovvero e Inter) e le prime classificate della Seconda Divisione (Derthona e Sport Club Italia).