Il Discorso sul metodo è la prima opera pubblicata da Cartesio in forma anonima e in francese nel 1637 a Leida congiuntamente a tre saggi scientifici La diottrica, Le meteore, La geometria, dei quali costituisce la prefazione. Il discorso è quindi da considerarsi come «un tutt'uno con i saggi».Renato Cartesio, Discorso sul metodo, a cura di G. De Lucia, Armando Editore, 1999, p.9
Il titolo originale prova questo intento di unitarietà dell'opera: "Discours de la méthode pour bien conduire sa raison, et chercher la verité dans les sciences Plus la Dioptrique, les Meteores, et la Geometrie qui sont des essais de cete Methode" (Discorso sul metodo per un retto uso della propria ragione e per la ricerca della verità nelle scienze più la diottrica, le meteore e la geometria che sono saggi di questo metodo.)
L'argomento dell'operaGli argomenti trattati in questa voce enciclopedica riguardano le prime quattro parti dell'opera. Nella quinta parte sono esposte alcune teorie fisiche, in particolare la spiegazione dei movimenti del cuore e altri problemi medici, e viene ribadita la differenza che esiste tra l'anima umana e quella animale. Il cuore è il centro del corpo, e da qui Cartesio comincia a descrivere l'anatomia umana. La differenza sostanziale tra l'uomo e le bestie sta nell'anima razionale del corpo, che non si può controllare con delle leggi e si manifesta con l'uso del linguaggio, mentre ciò che accade nella vita vegetativa viene spiegato con le leggi meccaniche. Nella sesta parte vi è un'appassionata difesa della scienza da parte dell'autore, che dichiara di volervi dedicare tutta la vita. è indicato dallo stesso Cartesio:
L'astrattezza del sapere Cartesio ha fatto quasi un percorso socratico, perché dopo tutti i suoi studi non ha potuto concludere altro che sa di non sapere: «Mi trovai intricato in tanti dubbi ed errori, che mi sembrava di avere tratto nel tentativo di istruirmi un unico utile: la crescente scoperta della mia ignoranza»Cartesio, "Discorso sul metodo".
Quindi racconta che non è soddisfatto della formazione culturale che ha ricevuto, eppure ha compiuto i suoi studi in quello che era ritenuto il miglior collegio della Francia, quello di La Flèche, tenuto dai padri gesuiti; ma ha l'impressione di aver ricevuto una cultura prevalentemente astratta che non gli ha dato delle certezze né il modo di risolvere i problemi della vita: «Mi si era fatto credere che con lo studio avrei acquistato una conoscenza chiara e sicura di tutto ciò che è utile alla vita»
Prova quindi a viaggiare nel "gran libro del mondo" per trovare dei principi universali atti a risolvere i problemi pratici dell'esistenza. E questo lo farà stando a diretto contatto con gli uomini, con l'esperienza dei fatti, quella per cui se si sbaglia si paga sulla propria pelle, al contrario dello studioso che può elaborare le sue speculazioni astratte non rischiando nulla se poi queste si rivelino errate come accade per colui che «chiuso nel suo studio, sta attorno a speculazioni di nessun effetto pratico, salvo quello forse, di renderlo tanto più vanitoso quanto più esse sono lontane dal senso comune, e quanto più ingegno e artificio egli ha dovuto impiegare per farle apparire verosimili».
Vuole allora trovare non solo un metodo teoretico che serva a distinguere il vero dal falso, ma anche un metodo pratico che dia concreti vantaggi.
Concezione questa che rappresenta un punto di contatto con la cultura rinascimentale caratterizzata dalla operosità del sapere. In Cartesio si può dire confluiscono i risultati dell'Umanesimo, che esalta l'individuo, e del Rinascimento dove l'uomo svela i segreti della natura che modifica a suo piacimento.
Il gran libro del mondo
Il senso comune, la capacità di orientarsi e risolvere empiricamente le difficoltà della vita, dicono di averlo tutti e anche quelli che non si accontentano mai dicono però che di buon senso ne hanno molto. Buon senso o ragione, capacità di distinguere il vero dal falso tutti i popoli conosciuti nei suoi viaggi dicono di possederli ma Cartesio si accorge che non tutti usano il buon senso allo stesso modo, anzi presso alcuni i principi teorici che sono considerati validi per la pratica, da altri popoli sono stimati non adatti per risolvere i problemi concreti della vita. Allora, dice Cartesio, «Presi la decisione di studiare me stesso [...] e ci riuscii molto meglio, mi pare, che se non mi fossi mai allontanato dal mio paese e dai miei libri»Cartesio, Op. cit., precisando che «ormai, piuttosto, è giunto il momento, senza frapporre ulteriori indugi, poiché la vecchiaia sta avanzando, di ricercare questi principi validi per tutti all'interno di me stesso.Affermava Sant'Agostino proponendo il suo metodo intimistico come risposta al dubbio, origine del sapere: "Noli foras ire, in te ipsum redi: in interiore homine habitat veritas" (Non cercare la verità al di fuori di te: torna in te stesso, essa è dentro di te)
«Ma poiché questa intrapresa mi sembrava essere grandissima, ho atteso di aver raggiunto un'età che fosse così matura che non potessi sperarne un'altra dopo di essa [...] Ora dunque che il mio spirito è libero di ogni cura, e che mi son procurato un riposo sicuro in una pacifica solitudineLe Meditazioni metafisiche, da cui è tratto il brano citato, furono scritte nella pacifica solitudine di Franecker, nella Frisia orientale, dal dicembre 1628 al settembre 1629 mi applicherò seriamente e con libertà a distruggere generalmente tutte le mie antiche opinioni.»Cartesio, "Meditazioni metafisiche"
Il ritorno in se stesso
Tutti gli uomini nascono con lo stesso strumento: la ragione "lume naturale",Cartesio anticipa la definizione di Illuminismo e ne indica la caratteristica fondamentale: l'uguaglianza per natura della ragione che è per natura uguale per tutti: però se tutti gli uomini dicono di avere la stessa ragione perché alcuni sbagliano e altri no?
La ragione caratterizza tutti gli esseri umani, quindi il fatto che alcuni non sbaglino non dipende dal fatto che hanno più buonsenso di altri, ma dall'utilizzo del metodo giusto.
Questi uomini quindi che non sbagliano non hanno una migliore capacità razionale rispetto agli altri, anzi, dice Cartesio, è talvolta peggiore, ma la loro ragione ha trovato un metodo che funziona e che potrebbe valere per tutti come per lui. Potrebbe valere, ma di questo non c'è certezza, perché pur essendo lo strumento lo stesso (la ragione), pur avendo lo stesso metodo, poi bisogna vedere come lo si usa. Linventum mirabile
Nel "Discorso sul metodo" vediamo uno strano modo di procedere: Cartesio infatti, prima enuncia le regole del metodo poi le mette in discussione; sembrerebbe più logico che prima avesse discusso e analizzato e poi enunciato le regole. Egli invece fa il contrario: questo perché egli ha iniziato dall'analisi di problemi di geometria e fisica e ha scoperto che è possibile un'interpretazione matematica sia dell'una che dell'altra; cosicché due scienze che erano separate ora sono diventate un'unica scienza: cioè tutta la quantità discreta, discontinua, la fisica; e tutta la quantità continua, la geometria, sono state unificate dall'interpretazione matematica.
Allora è proprio questo linventum mirabile, la scoperta meravigliosaNel 1618 Cartesio si dà alla vita militare e al seguito dell'esercito francese compie molti viaggi. Gli eserciti del '600, come quelli del passato, interrompevano la guerra all'arrivo dell'inverno, per cui si fermavano negli accampamenti invernali ed è proprio durante questi periodi che Cartesio si dedica agli studi geometrici e fisici che conduce con metodi matematici. Lui stesso racconta che durante una sosta ha l'intuizione di una nuova scienza. Alcuni critici pensano che questa nuova scienza sia quella per cui è possibile dimostrare problemi geometrici e fisici con concetti matematici, cioè la scoperta degli assi cartesiani: altri pensano che si tratti del cogito. Comunque sia, per questa sua scoperta egli farà voto di fare un pellegrinaggio alla Madonna di Loreto. e che cioè siamo di fronte a un processo di unificazione della scienza e questa scienza unica sembrerebbe essere la matematica.
Allora io conosco le regole del metodo matematico perché le ho usate e mi sono state utili, però potrebbe darsi che queste regole siano in effetti regole che appartengono non tanto alla matematica, non soltanto a lei, ma ad una scienza assoluta di cui la stessa matematica fa parte. Ma come farò a sapere se questa mia intuizione è giusta?
Dovrò mettere alla prova queste regole, le dovrò investire con un dubbio assoluto e non semplicemente matematico, e se ne escono fuori intatte vorrà dire che esse sono le regole della scienza unica, assoluta che avevo intuito. Cioè di una scienza che va oltre la matematica e a cui posso riportare ogni e qualsiasi tipo di realtà. Così attraverso la matematica ho ricavato delle regole che non sono solamente valide per la matematica, come credeva Galilei con il suo metodo sperimentale, ma che potrebbero costituire le regole del metodo di una scienza unica. Così Cartesio pensa di avere intuito l'esistenza di una scienza assoluta che vada oltre la scienza matematica. Ma quale sarà la strada per arrivare alla verifica di queste regole?
Le regole del metodo matematico
Le regoleLe regole qui indicate in corsivo sono tratte da: Cartesio, "Discorso sul metodo" a cura di A.Carlini, Bari 1963 pp.54-56 dunque, trovate operando matematicamente sono queste: L'evidenza: «Il primo era di non prendere mai niente per vero, se non ciò che io avessi chiaramente riconosciuto come tale; ovvero, evitare accuratamente la fretta e il pregiudizio, e di non comprendere nel mio giudizio niente di più di quello che fosse presentato alla mia mente così chiaramente e distintamente da escludere ogni possibilità di dubbio».
Di non prendere mai niente per vero che non conoscessi essere tale per evidenza cioè basta che ci sia il minimo dubbio sull'oggetto sensibile che ho di fronte o sull'idea nella mia mente per considerarli entrambi falsi; di evitare la precipitazione e la prevenzione, cioè evitare di formarmi idee in modo prevenuto, vale a dire accettare idee già formulate. L'idea sarà invece senz'altro vera quando è chiara e distinta. Chiara, quando è presente e manifesta ad uno spirito attento, distinta, quando è precisa nei suoi contorni, che non siano cioè presenti in essa elementi che possano appartenere ad altre idee.
L'analisi: «Il secondo, di dividere ognuna delle difficoltà sotto esame nel maggior numero di parti possibile, e per quanto fosse necessario per un'adeguata soluzione» .
Dividere il problema in parti semplici, ciò che sto esaminando non deve essere studiato nella sua totalità perché altrimenti ci si perde nella sua complessità ma va analizzato nelle sue singole parti: dividendolo per quanto è necessario senza però frantumarlo in troppe parti.
La sintesi: «Il terzo, di condurre i miei pensieri in un ordine tale che, cominciando con oggetti semplici e facili da conoscere, potessi salire poco alla volta, e come per gradini, alla conoscenza di oggetti più complessi; assegnando nel pensiero un certo ordine anche a quegli oggetti che nella loro natura non stanno in una relazione di antecedenza e conseguenza.»
Diviso per quanto è necessario il problema con l'analisi, usando la ragione bisognerà fare poi il percorso inverso, rimettere assieme le parti del problema da quelle più semplici a quelle più complicate.
L'enumerazione (controllo dell'analisi) e la revisione (controllo della sintesi): «E per ultimo, di fare in ogni caso delle enumerazioni così complete, e delle sintesi così generali, da poter essere sicuro di non aver tralasciato nulla.»