Fu un criminale di guerra, politico e comune.
Biografia Nel 1918, arruolato nel Regio Esercito insieme ai "Ragazzi del '99", partecipò alla prima guerra mondiale come aviere e fu squadrista della prima ora. Dopo la conquista del potere da parte del fascismo divenne responsabile del gruppo rionale "Montegani" intitolato ad un aviatore caduto nella prima guerra mondiale.
Il delitto Garavaglia Nel 1926 il gruppo rionale di cui Colombo era stato nominato reggente fu sottoposto ad indagine amministrativa. Le indagini, affidate all'avvocato Alessandro Garavaglia, portarono in breve tempo ad un contenzioso tra Garavaglia e Colombo circa presunte malversazioni finanziarieGianni Oliva, L'ombra nera - le stragi nazifasciste che non ricordiamo più- Mondadori 2007. Il 19 settembre 1926 Garavaglia si incontrò con Colombo e Giuseppe Carbone in via Leonardo Da Vinci, ma in seguito all'accendersi di un infuocato diverbio fu ucciso a pistolettate da CarboneMassimiliano Griner, La pupilla del Duce, Edizioni Bollati Boringhieri, Torino, 2004, pag. 41: "...il Carbone estrae la pistola e spara tre colpi, due dei quali colpiscono in pieno il Garavaglia." in evidente stato di alterazione dovuto all'alcool.Massimiliano Griner, La pupilla del Duce, Edizioni Bollati Boringhieri, Torino, 2004, pag. 41:"all'incontro con il Garavaglia è andato armato, è palesemente "in stato di eccitazione per soverchie libagioni"" I due si allontanarono rapidamente ma furono riconosciuti da un testimone e quindi rapidamente arrestati. Colombo, arrestato il giorno stesso, fu accusato di omicidio volontario e recluso nel carcere di San Vittore. Carbone fu arrestato ad Andora in Liguria dove era fuggito. Il 16 marzo 1927 Colombo fu prosciolto da ogni accusaRoberto Occhi, Storia della Legione Mobile "Ettore Muti", Ritter edizioni, Milano, giugno 2002, pag. 18, infatti Carbone si assunse ogni responsabilità.
Colombo il 9 aprile 1927 fu comunque espulso dal PNF. Proseguì una vita al di fuori della politica fatta di espedienti e piccoli commerci. Dichiarato fallito nel 1938, fu condannato a 6 mesi di reclusione nel 1939 per bancarotta fraudolenta e poi nel 1940 per violazione degli obblighi di assistenza famigliare.Massimiliano Griner, La pupilla del Duce, Edizioni Bollati Boringhieri, Torino, 2004, pag. 76
La squadra d'azione Ettore Muti
Con la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, il 18 settembre 1943, fu costituita ufficialmente la Squadra d'Azione Ettore Muti inglobando altre quattro squadre formatesi precedentemente sotto il comando di Francesco Colombo. Le prime reclute furono arruolate tra fascisti di provata fede, a cui si aggiunse anche un variegato gruppo di detenuti per reati comuni provenienti dal riformatorio di Vittuone e dal Carcere di San Vittore.
Quando Aldo Resega, nuovo segretario cittadino del Partito Fascista Repubblicano, lo incontrò per la prima volta mentre si stava installando nei locali della federazione del P.F.R. criticò la presenza all'interno della squadra di alcuni elementi di dubbia moralità e gli chiese di operare una selezione, Colombo si rifiutò di eseguire tale ordine.
Questa presa di posizione determinò la nascita di due distinte correnti nella città di Milano: quella che faceva capo allo stesso federale Aldo Resega e poi a Vincenzo Costa e sostanzialmente alla maggioranza degli iscritti al Partito Fascista Repubblicano, e quella più estremista, capeggiata dal comandante della Muti.
L'11 dicembre 1943, il direttorio del Partito Fascista Repubblicano, presieduto dal federale di Milano Aldo Resega, decise di procedere all'epurazione dalle squadre d'azione degli elementi più riottosi (di cui si decise di stendere un elenco) e di procedere poi nell'inquadrare gli altri elementi nelle file della GNR.
Il 16 dicembre, secondo una testimonianza del vice federale Vincenzo Costa, si approvò nel corso di una riunione del PFR lo scioglimento della Squadra d'Azione.
Alcune azioni dei GAP milanesi portarono all'uccisione di Piero de Angeli il 17 dicembre e la mattina dopo dello stesso federale Aldo Resega, e il comando della Muti rimase sotto il controllo di Colombo e della sua Squadra, decidendo di inasprire ancor più la violenza delle loro azioni.
Colombo elevò a federale di Milano Dante Boattini. Il questore Domenico Coglitore che si era dimesso in seguito all'omicidio di Aldo Resega fu sostituito con il colonnello Camillo Santamaria Nicolini. Il nuovo federale Boattini decise di non procedere più allo scioglimento della "Muti".
Il 18 gennaio 1944, su ordine di Mussolini,Vincenzo Costa, "L'ultimo federale" memorie della guerra civile 1943-1945, Edizioni Il Mulino, 1997 pag. 69:"Mi assicurò che il duce avrebbe proceduto a epurazioni nello squadrismo milanese con provvedimenti che egli esigeva fossero attuati rapidamente...Quello stesso giorno, mentre la squadra Muti stava facendo colazione alla mensa allestita nei locali della casa di via San Maurizio, giunsero tre automobili della "polizia presidenziale" per arrestare l'avvocato Mistretta e lo squadrista Alemagna, che furono immediatamente trasferitia Lumezzane e confinati in un albergo..." furono arrestati il vicecomandante della "Muti" Arrigo Alemagna e l'avvocato Mistretta.Roberto Occhi, "Storia della Legione Mobile "Ettore Muti"", Edizioni Ritter, 2002, pag. 30 Ad Alemagna subentrò Ampelio Spadoni.
Comandante della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti
La Legione Autonoma Mobile Ettore Muti nacque ufficialmente il 18 marzo 1944 e Colombo fu nominato questore dal Ministro degli Interni Guido Buffarini Guidi, grado corrispondente nell'esercito a quello di colonnelloMassimiliano Griner, La pupilla del Duce, Edizioni Bollati Boringhieri, Torino, 2004, pag. 67: "La posizione di questore era, almeno da un punto di vista amministrativo, parificata a quello di colonnello"Roberto Occhi, "Storia della Legione Mobile "Ettore Muti"", Edizioni Ritter, 2002, pag. 33:Franco Colombo, che sotto il profilo amministrativo viene nominato dal Ministro degli Interni Questore di 1 classe, viene equiparato militarmente al grado di colonnello".Pierangelo Pavesi, "Erano fatti così", Ma. Ro. Editrice, 2005, pag. 76:"Francesco Colombo fu nominato questore dal Ministero degli Interni, grado equivalente a quello militare di colonnello; il suo vice, Ampelio Spadoni, vice questore, quindi tenente-colonnello"..
L'inquadramento fu preceduto da un violentissimo scontro fra Colombo (e il suo consigliere politico Boattini) e Vincenzo Costa, allora vice federale di Milano, nei giorni della sua promozione a federaleAlcuni episodi della vasta aneddotica su Colombo sono stati raccontati da Giorgio Pisanò in Storia delle Forze Armate della RSI, Edizioni FPE, Milano, 1967..
Il 19 marzo 1944 Colombo partì per il Piemonte insieme ai primi scaglioni della Legione che si recavano in zona operativa (1º Battaglione “Aldo Resega”, 2º Battaglione “De Angeli” e Compagnia speciale "Baragiotta"). Costituì quindi il comando nell'ex sede della Gioventù italiana del littorio di Cuneo. Rientrò a Milano il 27 marzo lasciando il comando delle operazioni militari al tenente colonnello Ampelio Spadoni. Qui i reparti della "Muti" furono impiegati principalmente nel presidio delle principali località del cuneese e nell'attività di rastrellamento. Dopo il 28 maggio alcune compagnie furono dislocate anche nel vercellese.
Il 7 giugno in località Brossasco Colombo fu lievemente ferito nel corso di un'imboscata mentre effettuava uno dei suoi consueti giri di ispezione nel cuneese, mentre il 14 agosto assumendo direttamente il comando della Compagnia Speciale "Baragiotta-Salines" partecipò a un rastrellamento a Varzi in provincia di Pavia.
Il 10 agosto 1944, in seguito ad un attentato mai rivendicato, e del quale i nazifascisti accusarono arbitrariamente i GAP milanesi, l’esplosione di un furgone tedesco, avvenuta in viale Abruzzi, causò la morte di sei civili ed undici feriti.Nel verbale della Guardia Nazionale Repubblicana, reperibile nell'Archivio centrale dello Stato, Fondo Gnr, c. 36, f. VII, sf. 8., si legge: «Oggetto: Attentato terroristico. Milano, li 8/8/1944. Ore 8,15 di oggi in viale Abruzzi all'altezza dello stabile segnato col N° 77 scoppiavano due ordigni applicati ad opera d'ignoti all'autocarro germanico con rimorchio targa W.M. 111092 li sostante dalle ore 3 di stamane e affidato all'autiere caporal Maggiore Kuhn Heinz, che dormiva nella cabina di guida. Decedute 6 persone e precisamente: 1- Zanini Edoardo di Pietro anni 31 - domiciliato a Milano- via Rusco N° 8 2- Giudici Giuseppe fu Carlo anni 60 - domic. a Milano v. Nicola De Puglie 3- Zanicotti Giuseppe fu Angelo anni 28 - dom. Milano via Gran Sasso 2 4- Brioschi Primo - domiciliato a Mezzago, v. del Pozzo 7 5- Moro Gianfranco fu Leonida anni 19 dom. Como, v. Chiesa d'Abbate 4 6- La sesta è una donna età apparente anni 35 priva di documenti Feriti [sic] 11 persone e precisamente: 1- Milanesi Riccardo di Amedeo anni 17 via Baldarino 30 - Ric. Osped. di Niguarda 2- Castoldi Luigi di Carlo anni 29 - Monza, via Lecco 69 3- Brambilla Ettore di Riccardo anni 48, v. Gran Sasso 5 idem 4- Terrana Giorgio fu Sante anni 26, corso Buenos Aires 92 idem 5- De Ponti Ferruccio fu Luigi anni 28, v. Accademia 53 idem Feriti medicati e ritornati ai loro domicili 6- Passera Umberto fu Giuseppe, anni 51 - v. Friuli 65 - Milano 7- Passera Guido fu Giuseppe, anni 46 - v. Friuli 65 - Milano 8- Abbia Arnaldo fu Francesco, anni 29, corso Buenos Aires 25 - Milano 9- Cattaneo Luigi fu Giovanni, anni 14, viale Monza 9 - Milano 10- Robbiati Achille fu Carlo, anni 48 - viale Abruzzi 84 - Milano 11- Capol. [sic] Magg. Kuhn Heinz, ferito leggermente alla guancia destra Pur in assenza di vittime militari, la Muti insieme a militi della Guardia Nazionale Repubblicana compose il plotone d'esecuzione con l'ordine di fucilare per rappresaglia, in piazzale Loreto, un gruppo di 15 detenuti appartenenti alla Resistenza, i cui cadaveri furono lasciati lungamente esposti per scempio e per seminare il terrore nella popolazione.Massimiliano Griner, La pupilla del Duce, Edizioni Bollati Boringhieri, Torino, 2004, pag. 173: "Quindici membri della Resistenza erano stati fucilati da un plotone misto costituito da arditi della Muti e da militi della GNR" Il prefetto Piero Parini, che aveva inutilmente cercato di controllarne l'attività, rassegnò polemicamente le dimissioni quando non riuscì ad impedire la strage di Piazzale LoretoStoria della Guerra Civile in Italia 1943-1945 - 3 vol. (quinta ed. Eco Edizioni, Melegnano, 1999 - prima ed. Edizioni FPE, Milano, 1965).
La fine del Reparto Speciale di Polizia Repubblicana di Koch