Saepinum è un'area archeologica di epoca romana ubicata nella regione Molise, in provincia di Campobasso, e situata nella piana alle falde del Matese aperta sulla valle del fiume Tammaro. Il sito, localizzato lungo l'antichissimo tratturo Pescasseroli-Candela, sorge a nord dell'attuale borgo di Sepino, cinto da mura di età augustea e posto a circa 500 . Una collocazione geografica certamente favorevole e strategica, perché posizionata in un'area di cruciale importanza economica, la piana di Boiano, su un nodo stradale che collegava già tra il IV e il III secolo a.C. il Sannio Pentro con il territorio dei Peligni a nord e l’Irpinia a sud, con un agevole accesso sia in Campania sia in direzione della costa adriatica della Daunia, secondo importanti direttrici economiche, come risulta documentato dalla presenza consistente non solo di monete campane, ma anche epirote ed illiriche, che testimoniano i contatti tra il Sannio interno e le aree commerciali dell’Egeo. Tale vantaggiosa condizione favorirà un precoce sviluppo economico del centro sannitico, legato strettamente al sistema viario, e ne garantirà il benessere economico per lungo tempo.

Dal 2010 l’area è stata oggetto di una serie di scavi archeologici che hanno riportato alla luce quasi integralmente la cinta muraria: tuttavia è stato possibile concentrare gli interventi esclusivamente sulle aree ormai acquisite al demanio dello Stato. Alcuni di questi interventi sono stati realizzati anche grazie ai finanziamenti provenienti dal gioco del lotto, in base al comma 83 della legge 662/96A partire dal 1997, ogni tre anni, circa 500 milioni di euro vengono destinati a progetti di restauro e recupero del patrimonio artistico e culturale italiano.

Nel 2017 il sito archeologico ha fatto registrare visitatori.

Nel 2021 viene istituito dal Ministero della Cultura l'ente "Parco Archeologico di Sepino" dotato di autonomia speciale e di rilevante interesse nazionale.

Il territorio Per quello che le fonti storiche offrono e per quello che gli scarsi reperti archeologici testimoniano, il territorio di Saepinum sembra presentare forme di insediamenti stabili già in epoca preistorica o comunque assai antica. Del resto, la conformazione pianeggiante del territorio ha sempre favorito naturalmente incontri, aggregazioni e scambi commerciali tra le diverse comunità residenti. La presenza di un corso d’acqua, il Tammaro, che nasce alle falde del Matese per poi versarsi nel Tirreno, ha potuto di sicuro incentivare la nascita di agglomerati abitativi, sia pure di dimensioni modeste. Ma soprattutto i tratturi, con le piste erbose percorse periodicamente dalle greggi e dagli armenti, hanno costituito da sempre una via di scambio e di collegamento, un luogo di incontro e di mercato.

I Pentri occupavano buona parte del Molise, con esclusione della fascia costiera, che, per un’ampiezza verso l’interno di circa 30 chilometri, costituiva la Frentania; il Sannio Pentro si estendeva anche in Abruzzo, su un ampio tratto della valle del fiume Sangro e lungo la riva sinistra del fiume Trigno (a nord di Trivento) ed inoltre occupava, verso sud, anche il versante campano del Matese, fino al fiume Volturno. Tutta quest’area all'epoca di Augusto sarà inclusa nella regione IV, secondo quanto tramanda Plinio il Vecchio,Plinio, Naturalis Historia, III, 46 principale fonte di informazione circa l’assetto amministrativo ricevuto da questa popolazione nell'ambito dello stato romano.

Le indagini archeologiche hanno evidenziato la presenza, a partire dalla seconda metà del IV secolo a.C., di numerosi insediamenti fortificati sparsi sul territorio, molti dei quali (Velia, Palumbinum, Aquilonia, Herculaneum, Cominium), per quanto citati negli antichi testi storici, attendono ancora di essere precisamente ubicati, per consentire una ricostruzione della topografia antica dell’area. Si sa che erano perfettamente a vista l’uno dell’altro, in modo da creare un'efficace rete di controllo del territorio.

Di questi insediamenti sono state esplorate quasi esclusivamente le strutture perimetrali esterne, mentre ben poco è stato indagato per una comprensione dell'eventuale presenza di una struttura urbanistica degli abitati, come è avvenuto invece per loppidum di monte Vairano, dove la consistenza delle strutture interne alla cinta muraria ha dimostrato che la roccaforte non fu utilizzata solo a fini militari ma anche come centro abitato, di dimensioni rilevanti, considerato che il perimetro murario, lungo quasi 3 km racchiude un'area di 50 ettari.

Dopo il primo conflitto con i Romani (343-341 a.C.), i Sanniti realizzarono sul territorio una fitta rete di fortificazioni, poste sulle cime delle montagne, per controllare le strade di accesso al Sannio. Nacque così la fortificazione di Terravecchia, sulla montagna di Sepino, con l’intento di tenere sotto controllo il passo della Crocella, un valico naturale che mette ancora oggi in comunicazione i due versanti del Matese. Ma questo accorgimento strategico non fu sufficiente ad impedire il predominio finale dei Romani: Terravecchia fu uno degli ultimi baluardi sannitici a crollare sotto l’attacco romano, dopo un sanguinoso assedio.

Alla fine delle guerre sannitiche, nel 290 a.C. Saepinum, ormai stabilmente insediata in pianura, vive di un'economia essenzialmente articolata su due poli, l’agricoltura e l’allevamento transumante, con una naturale ricaduta a livello di artigianato locale e di scambi commerciali. Gli scavi stratigrafici effettuati presso l’area del foro, lungo il decumano che insiste sul tratturo Pescasseroli-Candela, testimoniano che già all'inizio del II secolo a.C. la transumanza aveva contribuito a dare impulso anche ad attività di tipo industriale, come dimostrano i resti di due edifici, uno identificabile come una conceria per la produzione di pellami e l’altro come una fullonica, un impianto utilizzato per il processo di lavorazione della lana. Essi fanno supporre una precoce vocazione commerciale da parte del centro sannitico e una sua vitalità, strettamente legata al sistema di viabilità del territorio e basata sullo scambio economico con le aree circostanti. Un elemento che certamente favorì in seguito il riconoscimento dello stato giuridico di municipium da parte dei Romani.

Costretti a rinnovare per la quarta volta un trattato di alleanza con i Romani, con le limitazioni che esso comportava, i Sanniti non esitarono a scendere nuovamente in campo contro Roma sia in occasione dell’arrivo in Italia di Pirro (280 a.C.), sia in occasione delle guerre puniche, quando passarono dalla parte di Annibale, pensando di poter sfruttare a proprio vantaggio la sconfitta rovinosa dei Romani a Canne (216 a.C.). Terminato il conflitto, furono esposti alla durissima reazione dei Romani, che ormai miravano apertamente a una disarticolazione del mondo sannitico, confiscando estese aree territoriali, isolando le tribù più ostili, smembrando l’unità territoriale mediante la fondazione di colonie latine, realizzando un vero e proprio accerchiamento del Sannio pentro.

In questa fase venne avviata una progressiva trasformazione degli assetti socio-economici tradizionali e dell’organizzazione territoriale, attraverso un programma di razionalizzazione economica, che diffuse forme di agricoltura specializzata e di allevamento transumante su vasta scala, dando vita a quella che si è soliti definire col termine di “romanizzazione” dell’Italia centro – meridionale. La trasformazione determinò un notevole progresso economico, ma ebbe elevati costi sociali, poiché favorì lo spopolamento delle campagne, il declino della piccola proprietà contadina, disagio sociale, fenomeni di proletarizzazione e di emigrazione. Il processo si accentuò nel corso della seconda metà del II secolo a.C. determinando fenomeni di malessere e tensione sociale, che alimentarono diffusi sentimenti antiromani.

Si diffuse così tra i membri delle aristocrazie italiche la convinzione che per uscire da quello stato di subalternità e per instaurare un rapporto paritetico, sotto il profilo giuridico e politico, con la classe dirigente romana, fosse necessario ottenere la cittadinanza. Facendo leva sul diffuso sentimento di nazionalismo delle popolazioni italiche e su una mai sopita ostilità verso i Romani, fu facile organizzare un'insurrezione su vasta scala, che vide proprio il Sannio Pentro protagonista e coinvolto direttamente nelle vicende militari.

I Romani riuscirono a dividere il fronte degli insorti con una serie di provvedimenti legislativi, che gradatamente concessero la cittadinanza a quanti non si erano ribellati o erano disposti a deporre le armi. Di lì a poco, cessato il conflitto, la cittadinanza romana venne comunque concessa a tutte le popolazioni italiche, l’intero territorio della penisola divenne ager romanus e fu organizzato secondo il sistema municipale romano, che prevedeva la divisione del territorio in distretti, dotati di limitata autonomia amministrativa, in quanto sede di magistrati locali.

Sembra ormai certo che all'inizio del I secolo a.C. dopo il sanguinoso bellum sociale (91-88 a.C.), i numerosi centri fortificati sanniti erano ormai in abbandono, avendo perduto le loro funzioni, e le popolazioni sannitiche si erano trasferite più a valle. A quel tempo i territori italici si avviavano ad essere organizzati, non senza difficoltà, secondo il sistema municipale romano, con distretti dotati di una limitata autonomia amministrativa: era comunque inevitabile il contrasto tra il sistema agricolo - pastorale dell’economia italica, basata su insediamenti sparsi, e l’organizzazione territoriale razionale dei Romani, basata sui grossi insediamenti urbanizzati.

Il conseguente periodo di pace e tranquillità interna segna anche per Saepinum, ormai costituita a municipio, l'avvio di una fase di sviluppo sociale e di floridezza economica ed è caratterizzato da una febbrile attività edilizia ed un nuovo assetto urbanistico del territorio. È in questo periodo che vengono costruiti i principali edifici pubblici e sacri, grazie anche alla generosità di molte famiglie facoltose ed alla disponibilità dei ceti più abbienti. L’intervento edilizio di maggiore portata e quello più evidentemente propagandistico, è costituito dalla costruzione della cinta muraria, delle torri e delle porte, dovuta alla generosità di Tiberio, ma sicuramente ispirato dallo stesso Augusto, che intendeva non solo dare dignità urbana al municipio ma anche garantirne la sicurezza. La conformazione della cinta muraria lascia supporre all'interno della città la presenza di un forum pecuarium, cioè un’area recintata destinata a ricovero delle greggi, oltre che a luogo di mercato e scambi commerciali, come suggerisce del resto lo stesso toponimo derivato da saepire = recintare. Questo stretto legame con le attività agricole e pastorali sarà una caratteristica che Saepinum conserverà per tutti i secoli della sua esistenza: anche nei momenti di maggior splendore l’ambiente resta quello della provincia romana, l’assetto urbanistico è sobrio e le abitazioni improntate a un'arcaica semplicità. Anche gli edifici pubblici non manifestano particolare lusso nell'uso dei materiali.