La Ticosa (TIntoria COmense Società Anonima) fu una grande azienda tessile comasca, sorta il 20 luglio 1871 e operante soprattutto nel campo della seta.

Nel 1899 la tessitura arrivò a contare 600 dipendenti e, nello stesso anno, venne inaugurato un acquedotto della tintoria, che le porterà più di 12 milioni di litri d'acqua al giorno.

Nel 1906 la tintoria entra in possesso dei francesi di Gillet & Fils.

La fase espansionistica dell'azienda continuerà fino al 1950. Durante questo periodo emerse la figura di Augusto Brunner, un ricercatore all'interno dei laboratori della fabbriche che scalerà la gerarchia aziendale fino ad arrivare, nel 1950 a diventare amministratore delegato. Proprio nel 1950 l'azienda toccò la sua punta di massima grandezza, con operai.

Negli anni sessanta e settanta l'azienda attraversò una grave crisi, a cui si cercò di far fronte con nuovi investimenti e una ristrutturazione, con scarsi risultati. Il 3 ottobre 1980, dopo alcune settimane di infruttuosi negoziati con i sindacati, che rifiutavano di concedere la mobilità per circa 1/4 delle maestranze (fra 100 e 200, su 600), un telex da Parigi informò dell'imminente chiusura dello stabilimento, che avverrà nel 1982. A nulla valsero le, tardive, pressioni sindacali, esercitate anche attraverso l'occupazione della fabbrica.

Il grande stabilimento, ormai vuoto e posto in prossimità della città storica, venne allora rilevato dal Comune di Como, al fine di recuperare l'area, ma, in 25 anni, nessun piano di redeveloping venne approvato. La struttura degli edifici, comunque di origine industriale, su più piani e poco adatta ad un recupero a fini diversi, andò deteriorandosi. Nei lunghi lustri dell'abbandono essa finì per divenire un rifugio per senzatetto.

La demolizione

Nei primi anni del nuovo millennio, tuttavia, venne finalmente iniziata una procedura di cessione che, in linea con quanto avvenuto per il quartiere storico delle Fiera di Milano, prevedeva la presentazione di un progetto di recupero, dettagliato e impegnativo e, contestualmente, una offerta economica non inferiore ai 14.447.752 € (base d'asta).

La cordata vincitrice, guidata dal gruppo immobiliare olandese Multi Development, ha iniziato i lavori per la demolizione dei vecchi stabili (salvo alcuni corpi vincolati dalla Sovraintendenza) il 27 gennaio 2007. La cerimonia di avvio dei lavori, trasmessa in diretta televisiva da Espansione Tv, è stata accompagnata da uno spettacolo pirotecnico offerto dalla stessa azienda olandese e ha visto la presenza del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, del Vescovo di Como Maggiolini, e della quasi totalità dell'amministrazione comunale comasca.

A conclusione delle analisi sui detriti, l'Autorità giudiziaria, il 12 ottobre dispone il dissequestro vincolato allo smaltimento come rifiuto speciale non pericoloso per la presenza di fibre di amianto crisotilo, dell'area.Fonte: La prima discarica adatta allo smaltimento dei 4.000 m³ di detriti individuata dal comune di Como è stata quella di Casteggio gestita dall'AriFonte: La Provincia Pavese dell'11 gennaio 2008 . Però in data 16 gennaio 2008, a pochi giorni dall'inizio dei lavori, il comune pavese si è detto contrario al trasporto di materiale contaminato da amianto sul proprio territorio per questioni di opportunità e non perché la classificazione data al materiale fosse incompatibile con lo stoccaggio. Ad influire su questa scelta ha pesato inoltre il clamore mediatico dato a questa vicenda che aveva scatenato le preoccupazioni della popolazione residente.Fonte: La provincia di Como online del 16 gennaio 2008 pag.12

Il 19 febbraio 2008 sono partiti i primi camion che effettueranno il trasporto dei suddetti detriti nella discarica di Pozzolo Formigaro in provincia di Alessandria, per liberare l'intera area dalle 360 tonnellate di materiale occorreranno 2 mesi di lavoro per un costo complessivo compreso tra i 550.000 e i 660.000 euro.Fonte: CiaoComo.it del 19 febbraio 2008

Risultano spesi circa un milione e 204 000 euro tra la bonifica preliminare, consulenze, spese varie, tra cui la pubblicazione di un libro e l'organizzazione della festa in occasione della demolizione. Rimane ancora da effettuare la bonifica del terreno, inquinato da arsenico, zinco, idrocarburi pesanti, gasolio, piombo, rame, zinco, pcb e generici rifiuti pericolosi. La bonifica è a carico del comune, il costo è stimato pari a 1,4 milioni in base allo studio commissionato alla ditta Envison (originariamente erano state stimate spese pari a 800.000 euro), è emerso però uno studio commissionato da Multidevelopment a Sinesis in disaccordo con quello commissionato a Environ dal comune, tale studio porterebbe la cifra necessaria alla bonifica a 2,5 milioni di euro.

Note

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