In linguistica, il caso è una categoria grammaticaleScheda su treccani.it. che consiste nella modificazione di un nome a seconda della sua funzione logica (soggetto, complemento diretto, complemento indiretto, ecc.).

In alcune lingue, sia moderne sia antiche, ogni parola assume forme diverse a seconda della funzione svolta nella frase. In italiano, la declinazione secondo il caso è ormai decaduta per quanto riguarda nomi e aggettivi. Tali parole assumono sempre la stessa forma per qualunque funzione assolta nel periodo (soggetto, complemento). Ad esempio, in italiano, la parola cane è sempre la stessa in ogni ambito della frase: il cane azzannò la pecora, ho dato da mangiare al cane, la cuccia del cane ecc. D'altra parte, i pronomi personali (Io, tu, egli, ella, essi) assumono una forma diversa a seconda del ruolo svolto: io mangio, ma il coccodrillo mangia me: essi, infatti, sono l'ultimo retaggio delle declinazioni latine.

La funzione logica dei casi può essere svolta anche da una preposizione, come ad esempio accade in italiano, o da una posposizione, come accade nel giapponese. Quindi mentre in latino si dice ad esempio lib-er, libr-i, libr-o, in italiano abbiamo il libr-o, del libr-o, al libr-o. I due meccanismi (casi e pre/posposizioni) solitamente coesistono nella stessa lingua (es. latino ad urbem, costituito dalla preposizione ad e dall'accusativo urbem).

Storia I grammatici greci riconobbero e codificarono la nozione di caso: la parola greca che indica il caso, πτῶσις ptṑsis, deriva dal verbo πίπτω pìptō, "cadere", perché secondo la loro sensibilità le parole flesse "cadevano" (cioè "arrivavano" all'ascoltatore) ora in un modo, ora in un altro, a seconda dei vari casi in cui potevano presentarsi. Il termine stesso rivela la consapevolezza che si trattasse di una nozione sofisticata ed astratta.

Aristotele aveva riconosciuto il genere dei sostantivi e le relative desinenze ma è con gli stoici e, successivamente, con i grammatici del periodo ellenistico che si avrà un raggruppamento sistematico e completo della morfologia dei sostantivi e delle relative declinazioni in greco antico. Di particolare importanza è l'opera di Dionisio Trace Techne grammatike (II secolo a.C.) la quale rappresenta la prima vera grammatica in senso moderno mai scritta relativamente ad una lingua indoeuropea e alla sua struttura. Oltre alla definizione di caso e alla sua struttura è presente in quest'opera la maggior parte delle odierne categorie e strutture grammaticali.

Conseguenze sulla costruzione della frase Nelle lingue che presentano una certa ricchezza flessionale, l'ordine delle parole è più libero, perché il caso è espresso dalla morfologia e non obbligatoriamente dall'ordine delle parole, a cui possono essere affidati altri compiti quali la manifestazione della struttura comunicativa dell'enunciato: ad esempio, la frase latina Petrus Paulum salutat è equivalente a Paulum Petrus salutat per quanto riguarda le relazioni morfo-sintattiche espresse, ma diverso è l'apporto comunicativo: infatti nel primo enunciato il rema è costituito da "Paulum salutat", mentre nel secondo da "Petrus salutat".

La posizione delle parole nella frase è invece fondamentale per lingue che non manifestano morfologicamente il caso, come ad esempio l'italiano o le altre lingue europee; infatti in lingue SVO come queste è necessario, tranne casi particolari, utilizzare la costruzione soggetto + predicato + complemento oggetto + complementi indiretti perché l'inversione di una di queste parti del discorso potrebbe modificare il significato dell'enunciato.

Esempio: Laura ha invitato Francesco al cinema. Non si può invertire il soggetto (Laura) con il complemento oggetto (Francesco), altrimenti sarebbe inteso che è Francesco che ha invitato Laura al cinema.

Nell'inglese la costruzione della frase è ancora più rigida che in italiano: per compensare questa rigidità sintattica e segnalare il rema dell'enunciato l'inglese può ricorrere all'accento, alla diatesi passiva, alle frasi scisse, ecc.

I casi nelle lingue antiche

Indoeuropeo L'antico proto-indoeuropeo ricostruito comprendeva per la flessione nominale otto casi: il nominativo, il genitivo, il dativo, l'accusativo, il vocativo, l'ablativo, lo strumentale e il locativo. Il sanscrito e il lettone li conservano tutti.

Latino Di quegli otto casi, il latino ne conserva sei, che sono di solito elencati in questo ordine: Nominativo - indica il soggetto (cioè chi compie l'azione) (Mario ha un libro), oppure il nome del predicato (Mario è un ragazzo). Genitivo - indica una specificazione (il libro di Mario è interessante). Dativo - indica il cosiddetto oggetto indiretto, in un certo senso ausiliario, o il complemento di termine usato in italiano, e risponde alla domanda "a chi?" (Mario dà un libro a Nicola). Accusativo - indica l'oggetto dell'azione (Mario ha un libro). Vocativo - indica l'oggetto invocato (Mario, prendi il libro). Ablativo - indica vari complementi indiretti. Corrisponde all'ablativo, al locativo e allo strumentale indoeuropei.Questo fenomeno in linguistica si chiama sincretismo.

Esistono poi alcune vestigia di un caso locativo: domi significa "in casa". Alcuni casi (accusativo, ablativo, in parte il genitivo) possono anche essere preceduti da una preposizione che cambia il loro significato.

Esempio di declinazione Un esempio di declinazione latina è un nome maschile della II declinazione: lupus, -i

Singolare Nominativo: lupus (il lupo, soggetto) Genitivo: lupi (del lupo) Dativo: lupo (al lupo) Accusativo: lupum (il lupo, oggetto) Vocativo: lupe (oh, lupo!) Ablativo: lupo (a causa del lupo, per mezzo del lupo, etc.) Plurale Nominativo: lupi (i lupi, soggetto) Genitivo: luporum (dei lupi) Dativo: lupis (ai lupi) Accusativo: lupos (i lupi, oggetto) Vocativo: lupi (oh, lupi!) Ablativo: lupis (a causa dei lupi, per mezzo dei lupi, etc.).

Ad esempio, la frase In silvam lupum misi significa Mandai il lupo nella foresta perché lupum nel contesto è accusativo singolare.

Come si può facilmente notare dall'esempio, la stessa parola, ad esempio lupis, può appartenere a più di un caso: sta quindi al lettore interpretarla opportunamente.

Greco antico Degli otto casi dell'indoeuropeo, il greco antico ne conserva cinque, che sono di solito elencati in questo ordine: nominativo genitivo dativo accusativo vocativo

Le funzioni dell'ablativo sono state assorbite dal genitivo e dal dativo, eventualmente accompagnati da preposizioni (es. ἐν + dativo → → in tutte le città)

Esempio di declinazione Un esempio di declinazione greca antica è un nome maschile della II declinazione: ἄνθρωπος, -ου

Singolare Nominativo: (l'uomo, soggetto) Genitivo: (dell'uomo) Dativo: (all'uomo) Accusativo: (l'uomo, oggetto) Vocativo: (oh, uomo!) Duale Nominativo: (i due uomini, soggetto) Genitivo: (dei due uomini) Dativo: (ai due uomini) Accusativo: (i due uomini, oggetto) Vocativo: (oh, voi due uomini!) Plurale Nominativo: (gli uomini, soggetto) Genitivo: (degli uomini) Dativo: (agli uomini) Accusativo: (gli uomini, oggetto) Vocativo: (oh, uomini!)

Sumero Il sumero, una lingua non indoeuropea, possedeva undici casi:M. D’jakonov, La lingua sumerica (traduzione di A. Luca de Martini) assolutivo, ergativo, genitivo, locativo, dativo, collettivo-strumentale (comitativo), ablativo, di luogo-direzionale (locativo-terminativo), comparativo (equativo), di motivo (causale)

I casi nelle lingue moderne Italiano L'italiano, come la maggior parte delle lingue romanze, nella sua evoluzione ha perso completamente l'uso dei casi, ma ne restano alcuni relitti nella flessione dei pronomi personali; si vedano ad esempio il nominativo, l'accusativo e il dativo nella prima persona singolare: io (N), me (A), mi (A e D)Le forme toniche in -e possono essere solo accusativo (a meno che una preposizione non ne cambi la funzione), mentre quelle atone in -i possono avere sia funzione di accusativo che di dativo; la loro distribuzione e il loro uso sono regolati da complesse norme sintattiche. o alla seconda persona singolare tu (N), te (A), ti (A e D) o ancora la terza egli/ella (N), lo-lui/la-lei (A), gli/le (D). Questo fenomeno appare anche per i pronomi relativi "che" (N e A), "cui" (D). Anche l'articolo determinativo, nella forma della preposizione articolata, può essere visto come una declinazione, sebbene non derivi da una declinazione precedente:

MaschileFemminileNominativoil/lolaGenitivodel/dellodellaDativoal/alloallaAccusativoil/lolaAblativodal/dallodallaLocativonel/nellonellaStrumentalecol/colloLe preposizioni articolate formate dalla preposizione con sono oggi raramente utilizzate e, sebbene la pronuncia rispecchi questa grafia, è più usuale scriverle in forma separata (con il/la).colla

Tedesco Il tedesco possiede quattro casi: nominativo, genitivo, dativo, accusativo. Le funzioni del vocativo sono svolte dal nominativo, quelle dell'ablativo generalmente dal dativo. Il genitivo viene usato anche con preposizioni come statt ("invece di"), trotz ("nonostante"), während ("durante") e wegen ("a causa di"). È possibile indicare possesso usando il caso genitivo o la costruzione von + dativo, ma nel parlato è più diffusa quest'ultima.

Romeno Il romeno possiede cinque casi (unica lingua romanza ad averli mantenuti): nominativo, genitivo, dativo, accusativo e vocativo. Le funzioni dell'ablativo sono generalmente svolte dal dativo.

Inglese L'inglese ha perso l'uso dei casi nella flessione del nome, se non il cosiddetto genitivo sassone, che è un possessivo che riflette un antico genitivo singolare, il caso accusativo per quanto riguarda i pronomi personali (pronomi complemento) e alcuni relitti come la declinazione del pronome interrogativo-indefinito who: whose (genitivo), whom (accusativo).

Greco moderno

Nel greco moderno esistono solo quattro casi: nominativo, genitivo, accusativo e vocativo. Talvolta, in alcuni modi di dire o in alcune frasi fatte, sono presenti relitti di caso dativo.

Lingue slave

Il polacco, lo sloveno, il ceco, lo slovacco, il russo, e in generale buona parte delle lingue slave hanno sei (o sette) casi. Fanno eccezione il bulgaro e il macedone che conservano solo tracce dei casi nei pronomi. Rispetto al latino mancano del vocativo (salvo il ceco, polacco, serbo-croato e ucraino), ma in compenso al posto dell'ablativo hanno altri due casi: locativo - è sempre preceduto da preposizione (infatti è anche chiamato prepositivo) e, a seconda di quest'ultima, indica complementi diversi come stato in luogo o di argomento (Mario studia a casa, Parlavamo di te). strumentale - indica il mezzo ed il modo (Mario studia con un libro, Mario legge ad alta voce).

esempio di declinazione in russo :

книга, "libro" (sostantivo femminile) Singolare PluraleNominativo Accusativo Dativo Genitivo Strumentale Prepositivo

Lingue baltiche

Le lingue baltiche conservano tutti i casi dell'indoeuropeo salvo l'ablativo. Il lettone presenta sincretismo: al singolare, lo strumentale è identico all'accusativo; al plurale al dativo.

Lingue ugrofinniche Una peculiarità delle lingue appartenenti al gruppo ugrofinnico è quello di avere una grande quantità di casi.

Il finlandese ha 15 casi, e l'estone ne ha 14: nominativo - utilizzato esclusivamente come soggetto al singolare, al plurale può essere anche complemento oggetto genitivo - indica possesso. Al singolare coincide con la forma dell'accusativo accusativo - è l'oggetto della frase. In realtà non ha una desinenza propria (eccetto che per i pronomi personali), ma usa il nominativo e il genitivo al singolare, e solo il nominativo al plurale partitivo - indica principalmente la parte di una cosa o una quantità indefinita (Sul tavolo ci sono dei libri), ma alcuni verbi reggono il partitivo a prescindere dal suo significato intrinseco inessivo - indica lo stato in luogo interno (Mario è in ufficio).