La vita di Carlo d'Asburgo si svolse sotto il pontificato di ben dieci Pontefici, con la maggior parte dei quali l'Imperatore intrattenne rapporti difficili e conflittuali.
Le ragioni di conflittualità La ragione della conflittualità dei rapporti tra il papato e Carlo V aveva origine essenzialmente nella posizione e negli intendimenti dei due rispettivi ruoli: da una parte vi era il secolare atteggiamento dei pontefici a difesa del proprio potere temporale e della propria integrità territoriale, unitamente alle persistenti ingerenze nelle funzioni imperiali soprattutto a seguito del sorgere del luteranesimo in Germania. Dall'altra vi era la necessità di Carlo V, il quale si riteneva primo difensore della Chiesa cattolica, di avere il Papa come alleato permanente a sostegno della sua politica di egemonia europea nel quadro della sua visione di Impero universale a guida asburgica.
Ovviamente le due posizioni erano difficilmente conciliabili. Soltanto le circostanze che di volta in volta si presentarono, andarono a determinare le alleanze e i conflitti tra i due personaggi.
Storicamente i rapporti tra il Papato e l'Impero erano stati sempre piuttosto turbolenti. Tranne il periodo altomedievale, coincidente con la formazione dell'Impero carolingio, nel quale il Papa e l'Imperatore erano mossi da un comune interesse di dare delle regole certe per la convivenza delle popolazioni europee che man mano venivano a contatto con le realtà culturali di cui il Cristianesimo era portatore. In seguito i rapporti divennero altamente conflittuali a causa del desiderio di predominio da una parte e dall'altra delle due entità sia in campo spirituale che in quello temporale.
Il culmine dei conflitti tra papato e impero si ebbe nel periodo della cosiddetta "lotta per le investiture" e che si protrasse fino al periodo della dominazione sveva allorquando il Papa emanò la scomunica nei confronti dell'Imperatore Federico II Hohenstaufen. Nacquero così i due schieramenti: guelfi e ghibellini, i primi sostenitori del papato e i secondi dell'impero.
Dopo un periodo di relativa calma, le velleità imperiali risorsero per mano di Federico III d'Asburgo prima e di Massimiliano I poi, per concentrarsi, infine, nelle mani di Carlo V, in ciò sostenuto dal pensiero e dall'opera del proprio gran cancelliere Mercurino Arborio di Gattinara, grande giurista piemontese.
Alessandro VI (1492-1503)
Carlo nacque nell'anno giubilare sotto il pontificato di Alessandro VI (Rodrigo Borja de Borja), spagnolo. Questo papa non ebbe nessun rapporto diretto con l'imperatore in quanto morì quando egli aveva appena tre anni.
Pio III (1503) Papa Pio III (Francesco Todeschini Piccolomini), toscano, il suo pontificato durò appena 26 giorni.
Giulio II (1503-1513)
thumb|left|Papa Giulio II
Quando il cardinale Giuliano Della Rovere fu eletto papa nel 1503 con il nome di Giulio II, aveva già sessant'anni. Fu il classico Papa-Re che riteneva suo dovere ricorrere anche alle armi pur di mantenere sicuri i confini del proprio Stato. Il nuovo papa si mise spesso al centro della scacchiera politica europea, prima con la "Lega di Cambrai" (1508), poi con la "Lega Santa" (1512). Anche questo pontefice ebbe solo un rapporto indiretto con la vita di Carlo V, nel senso che le sue azioni si ripercossero anche nei decenni successivi quando Carlo divenne Imperatore.
Per esempio, Giulio diede l'avvio al XVIII Concilio ecumenico, il Lateranense V, indetto per contrastare l'atteggiamento scismatico della Chiesa francese. Questo Concilio si rivelò l'ultima occasione (perduta) della Chiesa di Roma per introdurre al suo interno quei correttivi che tutti auspicavano e che, probabilmente, avrebbero impedito l'insorgere del luteranesimo a cui l'Europa avrebbe assistito soltanto qualche anno più tardi.
Quando Giulio II morì, il 22 febbraio 1513, Carlo d'Asburgo stava appena uscendo dall'infanzia e muoveva i primi passi nell'adolescenza, affidato alla zia Margherita d'Asburgo e al vescovo Adriaan Florensz di Utrecht. Di certo il Papa sapeva della sua esistenza, ed anzi colse il pericolo di un'unione di Spagna e Impero nel giovane Duca di Borgogna. Per questo stabilì con una bolla, poi annullata da Leone X, che la Spagna avrebbe dovuto consegnare Napoli alla Santa Sede in caso di unione personale con l'Impero. I due comunque non si incontrarono mai.
Leone X (1513-1521)
Il cardinale Giovanni de' Medici, fiorentino, fu eletto al soglio pontificio il 9 marzo 1513 a 38 anni. La sua vita politica fu costantemente contrassegnata dall'altalenarsi di sentimenti filofrancesi e filoimperiali. Questa incertezza era dovuta al fatto che il pontefice guardava più agli interessi personali e della sua famiglia fiorentina che a quelli della Chiesa, di conseguenza si orientava, di volta in volta, dove i suoi interessi venivano accolti più favorevolmente.
Sottovalutò la protesta del monaco tedesco Martin Lutero, quando nel 1517 affisse alle porte della cattedrale di Wittenberg le sue 95 tesi destinate a diventare il punto di partenza della Riforma protestante.
Queste tesi erano allo studio di Lutero, probabilmente, già da tempo. Ma la decisione di renderle pubbliche proprio nell'autunno del 1517 fu dovuta principalmente al fatto che Papa Leone, dopo aver chiuso, nel marzo dello stesso anno, il Concilio Laterano V con un sostanziale nulla di fatto, aveva rilanciato la raccolta di fondi per la costruzione della grande basilica vaticana. Questa raccolta di fondi si basava sulla vendita delle indulgenze, promettendo la immediata salvezza delle anime dei defunti dalle pene del Purgatorio in cambio del versamento di danaro da parte dei parenti in vita.
Leone X condannò la posizione di Lutero e lo invitò a rientrare nelle regole della Chiesa di Roma. Tale invito restò inascoltato per cui si aprì un lungo periodo nel quale Papa Leone e Martin Lutero si scambiarono inviti e sollecitazioni da una parte e fermi rifiuti dall'altro. Il triennio 1518-1520 vide i due personaggi impegnati in questo scontro, nel quale si innestò un altro evento destinato ad aprire altri fronti di tensione internazionale, sia sul piano politico-militare che su quello religioso: a seguito della morte il 12 gennaio 1519 dell'Imperatore Massimiliano d'Asburgo, infatti, i principi tedeschi si apprestavano ad eleggere il nuovo Imperatore. I candidati erano Francesco I, Re di Francia, e Carlo d'Asburgo, erede di Massimiliano per i possedimenti austriaci, già Re di Spagna e Duca di Borgogna con sovranità sul Lussemburgo, le Fiandre ed i Paesi Bassi. Come sappiamo prevalse Carlo, che divenne Carlo V d'Asburgo.
Leone X si era schierato a favore della candidatura del Re di Francia temendo l'enorme concentrazione di potere nelle mani del sovrano ispano-asburgico, soprattutto perché Francesco I avrebbe potuto garantire il governo dei Medici a Firenze e, più in generale, il controllo mediceo su tutta la Toscana. Inoltre, il Pontefice riteneva che la sua preoccupazione, circa l'enorme concentrazione di potere nelle mani di Carlo, era condivisa anche dalla moltitudine di piccoli stati o città-stato che formavano la Germania e che avrebbero visto vacillare la propria indipendenza una volta eletto l'Asburgo.
Nel corso delle trattative tra gli Elettori imperiali, però, quando si cominciò a profilare la sconfitta del Re di Francia, il Papa tentò di riavvicinarsi alla posizione di Carlo, senza troppa fortuna vista l'irritazione della corte ispano-asburgica verso la Curia romana, la cui politica era caratterizzata da questi rovesciamenti di alleanze. Il mancato riavvicinamento fu fonte di notevole preoccupazione per Papa Leone, soprattutto nella prospettiva di non poter garantire gli interessi medicei non solo in Toscana, ma anche nelle maggiori piazze finanziarie d'Europa (ove i banchieri fiorentini erano massicciamente presenti) che si trovavano tutte sotto il controllo imperiale.
All'indomani dell'elezione imperiale di Carlo d'Asburgo, vi fu una recrudescenza della disputa dottrinaria tra il Papa e Lutero. All'ennesimo rifiuto di quest'ultimo di recarsi a Roma per dar conto della sua posizione, Leone X emise una condanna, nel 1520, verso le formulazioni di fede sostenute da Lutero, promulgando la ben nota Bolla "Exsurge Domine", bruciata dallo stesso Lutero sulla piazza di Wittenberg alla presenza e con l'approvazione di tutta la cittadinanza. Il Pontefice fu costretto, quindi, a ricorrere alla scomunica verso il monaco tedesco, invitando, contemporaneamente, l'Imperatore ad emettere le conseguenti sanzioni civili.
L'Imperatore, prima di applicare le sanzioni richieste dal Papa, volle convocare Lutero alla Dieta di Worms per ascoltare le sue ragioni e convincerlo a ritrattare. L'Imperatore sapeva bene che le tesi sostenute dal monaco stavano riscuotendo già molto consenso, e che da neoeletto aveva necessità di mostrarsi aperto alle istanze che salivano dalle popolazioni da lui governate.
Alla Dieta di Worms, tenutasi nell'anno 1521, non vi fu il risultato sperato. L'Imperatore condannò Martin Lutero, guadagnandosi il titolo di difensore della fede cattolica (Defensor Fidei) contro il luteranesimo, che Papa Leone volle attribuirgli. La conseguenza fu la stipula di un'alleanza politica. Leone X, abbandonando ogni esitazione, si schierò definitivamente a fianco dell'Imperatore, approfittando anche delle sconfitte di Francesco I in Navarra e in Lombardia, nella prima guerra tra i due sovrani. Ma l'alleanza fu dettata anche da un'altra considerazione che vedeva nella Francia un ostacolo alla politica di espansione territoriale dello Stato Pontificio in Italia. La Casa d'Austria, invece, manifestava un sostegno più concreto agli interessi della Chiesa di Roma, oltre a quelli personali della famiglia de' Medici di cui il Pontefice rappresentava "magna pars".
Papa Leone riteneva, inoltre, che i possedimenti spagnoli nell'Italia meridionale potessero costituire un valido contrasto all'espansione dei Turchi Ottomani nell'area del Mediterraneo, mentre l'Imperatore stesso poteva costituire un valido argine all'espansione del luteranesismo in Europa. In cambio della cacciata dei francesi dall'Italia settentrionale e del ripristino della signoria medicea a Firenze, il Papa offrì sostegno economico e l'incoronazione imperiale. Questa alleanza consentì al Papa di riconquistare Parma e Piacenza, ed i francesi furono effettivamente cacciati dall'Italia del Nord. Ma Leone X non vide i frutti di questa sua alleanza per l'improvvisa morte, avvenuta il 1º dicembre 1521, a soli 46 anni.
Adriano VI (1522-1523)
La successione di Leone X fu caratterizzata da un notevole lavoro diplomatico anche per l'inserimento sulla scena di Enrico VIII, Re d'Inghilterra. Carlo V, al fine di evitare che il nuovo Pontefice potesse adottare la stessa politica ambigua del suo predecessore, appoggiava la candidatura del cardinale Giulio de' Medici, persona che riteneva a sé fedele. Ovviamente tale candidatura era osteggiata dal re di Francia.
Il Conclave si aprì il 27 dicembre 1521 ed i lavori si conclusero tredici giorni dopo, allorquando lo stesso Cardinal Giulio de' Medici, benché candidato, al fine di superare lo stallo dovuto ai veti incrociati, propose l'elezione di Adriaan Florensz, fiammingo di Utrecht, vescovo di Tortosa una cittadina spagnola della Catalogna.
Benché straniero e neppure presente in conclave, fu accettato dal Sacro Collegio e il 9 gennaio 1522 fu eletto papa con grande compiacimento di Carlo V del quale il nuovo Pontefice era stato precettore, pensando di poter instaurare con lui un rapporto preferenziale se non un'aperta ed immediata alleanza. Adriano aveva 63 anni, era un uomo di umili origini ma laureato all'Università di Lovanio e non per caso fu scelto dall'Imperatore Massimiliano quale precettore del nipote Carlo.