Regnò succedendo al possibile padre, Snefru. È comunemente ritenuto il committente della Grande Piramide di Giza, una delle Sette meraviglie del mondo, ma molti altri aspetti del suo regno sono scarsamente documentati Thomas Schneider, Lexikon der Pharaonen, Düsseldorf, Albatros, 2002, ISBN 3-491-96053-3, pp. 100-104. Aidan Dodson, Monarchs of the Nile, American Univ. in Cairo Press, 2000, ISBN 977-424-600-4, pp. 29-34..
Unico ritratto certo di Cheope è una sua statuetta in avorio alta soltanto 7,5 centimetri, scoperta fra le rovine di un tempio molto più tardo, ad Abido, nel 1903. Ogni altro rilievo o statua di Cheope è stato rinvenuto in condizioni frammentarie, mentre gli altri edifici da lui commissionati durante il suo regno, eccetto la Grande Piramide, sono perduti. Tutte le notizie su di lui provengono da iscrizioni della Necropoli di Giza e da fonti successive anche molto fantasiose: per esempio, Cheope è il protagonista del Papiro Westcar, risalente alla XIII dinastia egizia. La maggior parte dei documenti che menzionano re Cheope fu redatta da storici egizi e greci intorno al 300 a.C. La memoria storica ha caratterizzato il faraone in modi contrastanti: mentre le sue opere furono oggetto di cure e attenzioni durante l'Antico e il Nuovo Regno, gli antichi storiografi Manetone, Diodoro Siculo ed Erodoto tramandarono un'immagine completamente negativa di Cheope. A causa di queste antiche fonti persiste una caratterizzazione critica e oscura del personaggio di Cheope, seppure in modo meno accentuato di un tempo.
Nome Il nome completo di Cheope, Khnum-Khufu (che significa "Khnum Mi Protegge"), comprendeva quello del dio ctonio e creatore Khnum, il che potrebbe aver mirato a diffondere la popolarità e l'importanza religiosa di tale dio. Di fatto, numerosi titoli regali e religiosi furono introdotti al tempo di Cheope per accentuare la natura divina dei faraoni mediante cartigli "teofori", comprendenti cioè i nomi di determinate divinità.
Cheope potrebbe aver inteso sé stesso come un divino creatore - il ruolo teologico di Khnum, dio della terra, della creazione e della crescita: Cheope avrebbe stabilito il proprio nome in conseguenza a questa assimilazione Rosalie F. Baker, Charles F. Baker, Ancient Egyptians: People of the Pyramids (= Oxford Profiles Series), Oxford University Press, 2001, ISBN 0195122216, p. 33.. Curiosamente, il faraone si servì di due differenti versioni del proprio nomen: Khnum-Khufu e Khufu. La prima versione, quella completa, mostra esplicitamente l'attaccamento di Cheope a Khnum; la seconda, abbreviata, no. Non si conoscono le ragioni dell'uso di quest'ultima versione abbreviata che tralascia il nome della divinità e la connessione di quest'ultima con il re. È possibile che il solo nome Khufu ("Mi Protegge") non si riferisse ad alcun dio in particolare. Cheope è molto noto mediante la versione ellenizzata del suo nome: appunto Cheope, in greco Χέοψ (da Erodoto e Diodoro Siculo) e, in misura minore, come Suphis (Σοῦφις, da Manetone). Una rara versione del nome di Cheope, usata da Flavio Giuseppe, è Sofe (Σόφε) Flavius Josephus, Folker Siegert, Über Die Ursprünglichkeit des Judentums (Contra Apionem) (=Über die Ursprünglichkeit des Judentums, Volume 1, Flavius Josephus, in Schriften Des Institutum Judaicum Delitzschianum, Westfalen Institutum Iudaicum Delitzschianum Münster), Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 2008, ISBN 3-525-54206-2, p. 85.. Gli storici arabi che redassero leggende mistiche su Cheope e sulle piramidi di Giza lo chiamarono Saurid oppure Salhuk Gerald Massey, The natural genesis, or, second part of A book of the beginnings: containing an attempt to recover and reconstitute the lost origins of the myths and mysteries, types and symbols, religion and language, with Egypt for the mouthpiece and Africa as the birthplace, vol. 1, Black Classic Press, 1998, ISBN 1574780107, pp. 224-228..
Famiglia
Origini di Cheope e dibattito sulla paternità La famiglia reale di Cheope era assai estesa. Non vi è certezza che Cheope fosse figlio del faraone Snefru. Un'opinione molto diffusa vuole che Snefru fosse padre biologico di Cheope, ma solo a partire dall'evidenza che quest'ultimo gli succedette sul trono e non per la presenza di prove sostanziali Aidan Dodson, Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson, 2004, ISBN 0-500-05128-3, pp. 52-53.. Nel 1925 fu scoperta la tomba della regina Hetepheres I, la G 7000x, a est della Piramide di CheopeBollettino del Museum of Fine Arts. Numero speciale, supplemento al Volume XXV: The Tomb of Queen Hetep-heres, Boston, maggio 1927.: il pozzo sepolcrale conteneva un prezioso corredo funerario, mentre varie iscrizioni le attribuivano il titolo di Mut-Nesut, che significa "Madre del re", accanto ad attestazioni del nome del faraone Snefru. Di conseguenza, parve subito evidente che Hetepheres I fosse stata consorte di Snefru e che i due fossero i genitori di Cheope. Più recentemente sono stati sollevati dubbi su tale teoria, dal momento che non si conoscono attestazioni del titolo di Hemet-Nesut ("Sposa del re") per Hetepheres I, indispensabile per determinare lo status regale di una possibile regina Silke Roth, Die Königsmütter des Alten Ägypten von der Frühzeit bis zum Ende der 12. Dynastie (= Ägypten und Altes Testament 46), Wiesbaden, Harrassowitz, 2001, ISBN 3-447-04368-7, pp. 354-358, 388.. Al posto del titolo matrimoniale, sembra che Hetepheres I abbia portato esclusivamente quello filiale di Sat-Netjer-Khetef (letteralmente: "Figlia del corpo del re", cioè "Figlia carnale del re"): tale titolo era destinato a grande diffusione nella storia del cerimoniale di corte egizioDodson, Hilton, 2004, p. 41., e che qui compare per la prima volta. Alcuni studiosi hanno concluso, di conseguenza, che Cheope non fosse figlio biologico di Snefru, ma che piuttosto Snefru avrebbe legittimato mediante un matrimonio il rango di Cheope e la sua posizione nella famiglia reale: Cheope avrebbe rinsaldato il proprio prestigio divinizzando la propria madre come figlia di un dio vivente. Tale teoria potrebbe essere supportata evidenziando la sepoltura di Hetepheres I accanto a quella di Cheope e non nella necropoli del marito, come sarebbe stato invece normale Bertha Porter, Rosalind Moss, Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyphic Texts, Statues, Reliefs and Paintings, Volume III: Memphis, parte I: Abu Rawash to Abusir. II ed..
Familiari Genitori: Snefru: probabile padre o patrigno di Cheope e, come quest'ultimo, grande costruttore; edificò tre grandi piramidi. Hetepheres I: madre di Cheope e probabile sposa di Snefru; sepolta accanto alla Piramide di Cheope.
Fratelli e sorella: Ankhhaf: fratello maggiore. Hetepheres: sposa di Ankhhaf. Nefermaat: fratellastro, sepolto a Meidum e destinatario della celebre mastaba delle "Oche di Meidum". Rahotep: fratello maggiore o fratellastro, raffigurato in una celebre statua doppia insieme alla moglie Nofret. Spose: Meritites I: prima sposa di Cheope. Henutsen: seconda sposa di Cheope, menzionata nella celebre Stele dell'inventario.
Figli: Kauab: probabile primogenito e principe ereditario, premorì al padre senza divenire faraone. Djedefra: noto anche come Radjedef e Ratoises, divenne il primo successore di Cheope. Chefren: probabile secondo successore di Cheope. Djedefhor: noto anche come Hordjedef; menzionato nel Papiro Westcar. Baefra: possibile figlio di Cheope, benché assente dalle fonti contemporanee; noto soltanto grazie a due documenti assai più tardi. Babaef I: noto anche come Khnum-Baef I. Khufukhaf I: noto anche come Khaefkufu I. Minkhaf I. Horbaef.
Figlie Wolfram Grajetzki, Ancient Egyptian Queens: A Hieroglyphic Dictionary, London, Golden House Publications, 2005, ISBN 978-0-9547218-9-3.: Nefertiabet: celebre per la sua stupenda stele funeraria. Hetepheres II: sposò prima il principe Kauab e poi il faraone Djedefra. Meresankh II. Meritites II: sposò il principe Akhethotep. Khamerernebti I: sposa del faraone Chefren e madre di Micerino. Nipoti abiatici: Duaenhor: figlio di Kauab e, probabilmente, nipote più anziano. Khaemsekhem: secondogenito di Kauab. Mindjedef: noto anche come Djedefmin. Djati: figlio di Horbaef. Iunmin: figlio di Chefren. Nefertkau III: figlia di Meresankh II e Horbaef. Altri: Hemiunu: architetto della Piramide di Cheope, che fu suo zio.
Regno
Lunghezza del regno Non è chiaro quanto a lungo Cheope abbia regnato sull'Egitto, dal momento che le fonti tarde forniscono dati contraddittori e quelle contemporanee sono limitate e lacunose. Il Canone Reale di Torino, risalente alla XIX dinastia, successivo a Cheope di 1300 anniAlan Gardiner (a cura di), Royal Canon of Turin, Griffith Institute, 1959 (ristampa 1988), ISBN 0-900416-48-3., gli attribuisce 23 anni di regno. L'antico storico greco Erodoto gli attribuisce 50 anni di regno, mentre il sacerdote egizio d'epoca ellenistica Manetone gliene attribuisce 63Michael Haase: Eine Stätte für die Ewigkeit: der Pyramidenkomplex des Cheops aus baulicher, architektonischer und kulturgeschichtlicher Sicht. von Zabern, Mainz 2004, ISBN 3805331053, pp. 12-3.. Queste ultime due cifre sono considerate esagerazioni o fraintendimenti di fonti più antiche.
Fonti contemporanee a Cheope forniscono tre informazioni di base: una è stata rinvenuta nell'oasi di Dakhla, nel deserto libico. Il "serekht" con il nome di Cheope compare inciso all'interno di un petroglifo con il resoconto del
La seconda fonte è stata individuata nell'intercapedine che si trova sopra al soffitto della camera sepolcrale di Cheope all'interno della Grande Piramide: una delle iscrizioni all'interno di questo ambiente menziona una squadra di lavoratori chiamata "Amici di Khufu" e accanto vi è un riferimento all'anno del 17º censimento del bestiame - ma è dibattuto se tale cifra si riferisca al censimento biennale del bestiame o se sia da interpretare letteralmente. Un ultimo indizio scoperto recentemente nello Uadi el-Jarf fornisce un terzo dato sull'esatta durata del regno di Cheope: vari frammenti di papiro riportano informazioni circa un porto regale nell'attuale Uadi el-Jarf. L'iscrizione descrive l'attracco di una flotta regale carica di minerali preziosi e di turchese
Di conseguenza, la data più alta e sicura del regno di Cheope è l'anno dopo il 13º censimento del bestiame. Nel tentativo di fare chiarezza sulla questione, alcuni egittologi si sono concentrati sulla durata del regno del predecessore Snefru e sui censimenti del bestiame che avvenivano ogni due anni durante il regno di un faraone. Il censimento del bestiame era una procedura economica necessaria a fini fiscali nell'intero territorio egizio. Nuove valutazioni di documenti contemporanei e della Pietra di Palermo rafforzano la teoria che il censimento del bestiame avvenisse biennalmente, come in precedenza, e non annualmente, anche durante il regno di Cheope.
Egittologi come Thomas Schneider, Michael Haase e Rainer Stadelmann si sono chiesti se il compilatore del papiro del Canone Reale di Torino abbia tenuto conto del fatto che il censimento del bestiame avvenisse normalmente ogni due anni nel corso della prima metà dell'Antico Regno, mentre la tassazione era annuale durante il Nuovo Regno. Si evince da tali indizi che Cheope avrebbe regnato 26 o 27 anni, forse per oltre 34 anni (qualora l'iscrizione nell'intercapedine nella Grande Piramide si riferisse al censimento biennale). Ovviamente, qualora il compilatore del Canone Reale di Torino, che attribuisce a Cheope 23 anni di regno, abbia tenuto conto dell'occorrenza biennale del censimento, allora il faraone potrebbe aver regnato per 46 anni.
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