LIndocina, o penisola indocinese, è una vasta penisola dell'Asia sud-orientale, saldata largamente al continente, prominente tra il golfo del Bengala e il Mar Cinese Meridionale; la sua estremità meridionale si suddivide in un ampio lobo e in una lunga appendice, la penisola di Malacca, che giunge a contatto dell'arcipelago malese; nell'andamento delle due coste profondamente incise, nella snellezza delle forme, nella struttura in cui hanno gran parte i corrugamenti recenti, presenta un profondo contrasto con la forma massiccia e la struttura tabulare dell'Arabia e dell'India. Ha una superficie di circa 2 milioni di km² e si estende da 1° a 23° di latitudine nord, e fra 93° e 109° di longitudine est da Greenwich.

Al frazionamento della sua struttura fisica corrisponde il frazionamento della vita sociale e politica, la quale, mentre ha impedito la formazione di una nazione o di uno Stato unitario, ha permesso alle minori unità di aborigeni e di antiche popolazioni di mantenersi in pieno isolamento nei distretti montuosi, nelle alte valli dei fiumi e nelle zone più fittamente forestali. Ne consegue la divisione in regioni ben individuate e la formazione di Stati numerosi e differenziati.

Il nome designa inoltre, in biogeografia, una delle suddivisioni dell'ecozona indomalese e una regione floristica del regno floristico paleotropicale, la cui estensione non coincide del tutto con quella della penisola.

Terminologia Nelle fonti indiane il nome più antico collegato all'area è Yāvadvīpa; un'altra denominazione probabilmente riferita all'Indocina continentale è Suvarṇabhūmi («terra dell'oro»), toponimo ricorrente nella letteratura indiana antica e nei testi buddhisti, che secondo alcuni studiosi designerebbe però il Sud-est asiatico insulare.

Le origini del nome Indocina sono solitamente attribuite congiuntamente al geografo franco-danese Conrad Malte-Brun, che nel 1804 si riferì all'area come indo-chinois, e al linguista scozzese John Leyden, che usò il termine indo-cinesi per descrivere gli abitanti della zona e le loro lingue nel 1808. Le opinioni degli studiosi dell'epoca sull'influenza storica della Cina e dell'India sull'area erano contrastanti, e il termine stesso era controverso: lo stesso Malte-Brun in seguito si oppose al suo uso in un'edizione successiva della sua Geografia universale, ragionando sul fatto che esso enfatizzava eccessivamente l'influenza cinese, e suggerì invece "Cin-India". Tuttavia, il termine Indocina aveva già preso piede, e presto soppiantò termini alternativi come India Posteriore, India Ulteriore o penisola al di là del Gange. In seguito, tuttavia, quando i francesi stabilirono la colonia dell'Indocina francese (che copriva gli attuali Cambogia, Laos e Vietnam), l'uso del termine divenne più ristretto alla colonia francese, e oggi l'area è indicata in molte lingue come "Sud-est asiatico continentale".

Geografia Le coste Le coste dell'Oceano Indiano si stendono dalla foce del Gange allo stretto di Malacca. La sezione settentrionale ha un andamento assai vario; vi sono numerose insenature, tra cui quella che ospita il porto di Sittwe (Akyab), e, nella parte mediana, numerose isole (Boronga, Ramree, Cheduba, ecc.), tutte basse e paludose. Le catene montuose seguono dappresso e con continuità la costa e questa pertanto rimane isolata dall'interno: infatti fino al capo Negrais è dovunque dominata dalle catene dell'Arakan. Al capo Negrais la costa piega verso est per formare l'ampia rientranza del golfo di Martaban, nel quale si affaccia al mar delle Andamane la larga pianura deltizia dell'Irrawaddi, che accoglie sul ramo più orientale il porto di Rangun (Rangoon). Nella parte più interna del golfo sfocia il Salween, sulle cui sponde vi è il porto di Moulmein; ivi comincia la costa del Tenasserim, parallela alle catene che formano l'ossatura della penisola di Malacca; essa è accompagnata da numerosissime isole costiere, tra cui l'arcipelago di Mergui e, più a sud, l'isola di Phuket o Salang e l'isola di Penang o di George Town. I porti costieri sono numerosi ma di modesta importanza; i maggiori sono quelli di Tavoy, di Mergui e di Melaka (Malacca), tutti centri commerciali.

Oltrepassato lo stretto di Malacca, cosparso di isole, si penetra nell'Oceano Pacifico e più precisamente nel Mar Cinese Meridionale, il quale verso nord forma le due profonde rientranze dei golfi del Siam e del Tonchino; fra i due si protende il grande lobo della Cocincina che termina a sud con la bassa penisola di Ca Mau. Le coste presentano minore varietà in confronto di quelle occidentali; dopo l'isola di Singapore, che accoglie il porto più grande e più importante del Sud-est asiatico, la costa risale verso nord, prevalentemente bassa e orlata da piccole isole. Nella parte più interna del golfo del Siam si affaccia la formazione deltizia del Menam con il porto di Bangkok, lo sbocco principale del Siam. A oriente la costa ridiventa rocciosa, perché le formazioni montuose si protendono in mare formando numerose prominenze e insenature, accompagnate da qualche isolotto. Ad Ha-Tien comincia la costa della Cocincina che si svolge pianeggiante e acquitrinosa fino a Vung Tau (capo Saint-Jacques), per tutta la distesa del delta del Mekong, di cui si protende la penisola di Ca Mau, formata dai detriti del Mekong. In tutta questa sezione bassa e piatta le insenature sono scarse: le foci dei vari rami del Mekong sono ostruite da barre sabbiose, mentre è navigabile il fiume di Saigon, sul quale si trovano i porti di Saigon e di Cholon.

Da Vung Tau fino ad Ha-Tinh, nell'Annam settentrionale la costa presenta un intarsio per l'incidenza del rilievo montuoso annamitico che protende in mare numerosi promontori, come capo Ke Ga, capo Dinh, capo Dieu, capo Nam Tram, capo Lai, capo Ron. Le numerose isole rocciose che fronteggiano tutta la costa annamitica servono di base per i pescatori. A nord di Vinh la costa è bassa e melmosa in corrispondenza del grande delta tonchinese fin oltre l'isola di Cat Ba; sulla foce del Fiume Rosso si trova il grande porto di Haiphong.

Il rilievo In linea generale si può ritenere che l'orografia della penisola sia derivata dalla deviazione delle pieghe himalayane per effetto di preesistenti e consolidate formazioni geologiche che funzionarono da ostacolo al corrugamento verificatosi sul finire del Mesozoico e nel Cenozoico. Il moto di sollevamento alpino-himalayano, dilatandosi verso oriente, si sarebbe scontrato cioè con il blocco arcaico della Cina meridionale (Scudo sinense) e quindi costretto a deviare verso sud. Le pieghe, enormemente ravvicinate e parallele nella stretta di Namkiu, divergono poi in due grandi fasci: quello occidentale, forma la parte ovest della penisola, e in particolar modo la Birmania, per continuare con le Andamane e Nicobare e con la penisola malese fino a congiungersi ai grandi archi montuosi dell'arcipelago malese; l'altro, in direzione di sud-est, forma i sistemi a pieghe del Tonchino. Anche questo divergeva dalle pieghe del Terziario e sarebbe stato causato dall'incontro con gli antichi plateaux della Cambogia ed all'altopiano degli Stati dei Shan.

La regione meridionale, che comprende il medio Laos, l'Annam, la Cambogia e tutto il Siam orientale, è costituita da terreni paleozoici, che non hanno subìto soltanto dislocazioni in senso verticale, con la conseguente fuoriuscita, attraverso le faglie, delle vaste colate basaltiche di cui rimangono residui nei Monti dei Cardamomi, nel Chandaburi, nel plateau di Korat e nei rilievi della Cocincina.

Nella zona settentrionale e specialmente nel Tonchino, il movimento orogenetico dell'Asia centrale ha impresso al Paese un'orografia quanto mai confusa e caotica. Il fascio di pieghe occidentali, invece si è potuto allargare più comodamente fra il plateau degli Stati dei Shan e l'altopiano di Shillong e le pieghe appaiono disposte parallelamente le une alle altre, incurvate con la convessità verso occidente. A est delle catene costiere dell'Arakan si stende la pianura dell'Irrawaddi, sparsa di una serie di rilievi isolati, fra cui predomina il cono vulcanico del Popa, e limitata verso oriente dai monti del Pegu (Pegu Yoma), che dividono la valle dell'Irrawaddi da quella del Sittang; il delta rappresenta un golfo colmato di sedimenti alluvionali ed è quindi in complesso una depressione che si prolunga nella fossa compresa tra le Andamane e la costa del Tenasserim, dove si raggiunge la profondità di 4360 m.

L'altopiano degli Stati dei Shan è interessato da ondulazioni allungate parallelamente tra loro e disposte in direzione nord-sud; il Salween lo attraversa in una successione di gole profonde, il Mekong lo limita a oriente con un ampio e profondo solco che distingue l'altopiano Shan dai monti dell'alto Laos. Verso sud le pieghe convergono a formare le montagne del Tenasserim e della penisola di Malacca.

Le quote massime si raggiungono all'estremità settentrionale, dove i rilievi della Birmania settentrionale e della provincia cinese dello Yunnan (montagne di Hengduan) costituiscono la continuazione dei sistemi tibetani: la cima più elevata dell'intera regione è l'Hkakabo Razi, in Birmania, con 5 881 m. Lungo il versante orientale si sviluppa per circa 1 100 km la Catena Annamita, che attraversa Laos, Vietnam e una piccola porzione della Cambogia toccando i 2 819 m del Phou Bia; si tratta di uno dei settori di maggiore interesse naturalistico della penisola e tuttora fra i meno esplorati.

Nel modellamento attuale l'erosione delle acque correnti ha avuto un ruolo notevole, soprattutto perché un sollevamento recente della zona dello Yünnan ha ringiovanito il sistema idrografico, infondendo nuova forza erosiva a tutti i corsi d'acqua, i quali in tale modo hanno approfondito le loro valli nei corsi superiori, come appare nelle gole del Salween, del Mekong e del Fiume Rosso: i detriti trasportati da questi fiumi hanno potuto costruire o allargare i grandi delta, che offrirono alla popolazione comode sedi e possibilità di una agricoltura assai redditizia: i delta dell'Irrawaddi, del Menam, del Mekong e del Tonchino sono le zone più ricche e più fittamente abitate.

I fiumi

La penisola è percorsa da numerosi corsi d'acqua, in larga parte originati dai rilievi settentrionali. Le catene montuose separano i bacini dei grandi fiumi delimitando vaste pianure alluvionali: la separazione così determinata ha a lungo ostacolato le comunicazioni fra le popolazioni insediate nelle diverse pianure, tanto che i fiumi hanno costituito e costituiscono tuttora le principali vie di accesso ai centri abitati, oltre che le direttrici naturali del traffico verso la Cina.

Il maggiore è il Mekong, lungo circa 4 900 km: nasce sull'altopiano del Tibet, attraversa la Cina, lambisce Birmania e Thailandia, percorre Laos e Cambogia e sfocia nel proprio delta, nel Vietnam meridionale; il suo bacino idrografico drena 795 000 km² e presenta una portata media annua di 475 km³, la decima al mondo. Nel solo bacino inferiore vivono oltre 65 milioni di persone, il 40% delle quali entro quindici chilometri dal corso d'acqua, che ne utilizzano le acque per l'agricoltura, la pesca, l'acquacoltura, la produzione di energia idroelettrica e il trasporto delle merci. Segue per importanza l'Irrawaddy, lungo circa 2 250 km, che nasce in Cina e percorre l'intera Birmania costituendone la principale via commerciale. Di rilievo minore sono il Saluen, il Chao Phraya, il Fiume Rosso e il Saigon.

Il clima