Era figlio di Alfred Richet (1816-1891), noto chirurgo e professore di chirurgia clinica alla Facoltà di medicina di Parigi e della moglie Eugenie Renouard.Dizionario Biografico della Storia della Medicina e delle Scienze Naturali, a cura di Roy Porter, Franco Maria Ricci Editore, 1989. Tomo IV, p. 40. Era inoltre nipote dell'uomo politico Charles Renouard (1794-1878), e pronipote dell'ingegnere civile e presidente dell'Accademia francese delle scienze, Pierre Simon Girard. Inoltre fu il padre di Charles Richet figlio (1882-1966), medico e membro dell'Accademia nazionale di medicina, deportato a Buchenwald, nonno di Gabriel Richet (1916-2014), medico nefrologo e membro anch'egli dell'Accademia di medicina.

Grazie alla sua indole eclettica e alla sua incessante curiosità è stato capace nel corso della sua vita di dedicarsi agli studi e alle attività più varie. Rimane però universalmente noto come il fondatore della sieroterapia, nonché pioniere nella ricerca sull'anafilassi per la quale vinse il Premio Nobel per la fisiologia nel 1913.

Tramite il suo libro La sélection humaine supportò la teoria eugenetica, sostenendo l'inferiorità della razza "gialla" e della razza "nera", e ritenendo che fosse necessario eliminare tutte le razze inferiori e gli anormali.Charles Richet, La sélection humaine, Alcan, Paris, 1919. Cité dans André Pichot (1995), p. 14.

Biografia Famiglia e giovinezza Il contesto familiare nel quale visse gli impedì di sperimentare i conflitti e le difficoltà che molti giudicano necessari per compiere grandi imprese, ma senza dubbio lo mise nelle migliori condizioni per sviluppare quell'eclettismo scientifico e culturale che non l'avrebbe mai abbandonato. Durante gli ultimi anni scolastici, tuttavia, questa versatilità non gli facilitò la scelta degli studi futuri; finì per iscriversi alla Facoltà di medicina di Parigi nel 1869, assecondando con molta probabilità i desideri paterni. Proseguì l'iter accademico con una certa lentezza, sviluppando qualche difficoltà nei confronti dell'anatomia, su cui all'epoca si basavano tutti gli studi della medicina; avrebbe poi dichiarato che se ne esagerava l'importanza. Ben presto, però, tra una composizione poetica e l'altra, con le quali amava dilettarsi, sviluppò un grande e vivo interesse per la fisiologia.

Gli anni della ricerca sperimentale La passione di Richet per la fisiologia lo indirizzò, da quel punto in avanti, allo studio sistematico delle scienze sperimentali, scelta che lo avrebbe portato, già alla giovane età di trentasette anni, ad essere nominato alla cattedra di Fisiologia presso la Facoltà di medicina di Parigi; la sua stessa tesi di laurea, presentata a Parigi nel 1877, s'intitolava Recherches expérimentales et cliniques sur la sensibilité. Durante gli anni della formazione fu influenzato dai chirurghi Léon-Clément Le Fort e Félix-Alfred Vulpian, da Jules Marey per il suo uso di metodi grafici negli esperimenti fisiologici sui muscoli e nervi e, indirettamente, dallo stesso Claude Bernard. Nei laboratori di Marcellin Berthelot studiò alcuni aspetti del comportamento dei succhi gastrici; lo spunto per questa riflessione gli venne dal caso presentatosi al suo mentore, Aristide Verneuil, di un paziente che aveva ingerito una sostanza corrosiva compromettendosi la quasi totalità dell'esofago.

Gli esperimenti che Richet condusse, osservando l'attività vitale dello stomaco durante l'intervento chirurgico di sostituzione del cavo esofageo, lo portarono alla conclusione che il succo gastrico fosse composto per la maggior parte da acido cloridrico, confermando così la tesi di William Beaumont, medico statunitense noto come il "Padre della Fisiologia Gastrica" per le sue osservazioni sui processi digestivi umani. Dictionary of Medical Biography, Edited by W.F Bynum & Helum Bynum, 2007. Volume 4, p. 1073. Le credenziali di Charles Richet come ricercatore furono poi rafforzate dai suoi studi condotti sulla temperature del corpo animale; fu lui a dimostrare che i mammiferi abbassano la loro temperatura corporea attraverso un meccanismo di respirazione accelerato (in inglese per definire questo comportamento viene usato il termine panting) volto ad incrementare l'evaporazione dell'acqua attraverso le superfici umide dei polmoni, della lingua e della bocca.

Nascita della sieroterapia Fu però alla fine di quel decennio (1880-1890), che vide la scoperta di tossine e antitossine all'Istituto Pasteur ad opera dei ricercatori Émile Roux, Alexandre Yersin e Emil Adolf von Behring, che Charles Richet consacrò ufficialmente la sua fama. Inizialmente compì con successo esperimenti indipendenti per trasferire l'immunità passiva contro un certo stafilococco, attraverso un'iniezione peritoneale nei conigli del sangue di cani guariti, nei quali lo stafilococco era stato isolato; per immunità passiva si intende un tipo di immunità, non acquisita per reazione diretta dell'organismo alla presenza di antigeni, bensì ottenuta con l'introduzione nell'organismo di un anti-siero, ossia un siero immune prodotto e prelevato da animali precedentemente infettati. Era stato appena enunciato il principio della sieroterapia. L'articolo scientifico con tutti i dettagli dell'importante scoperta faticò tuttavia ad essere notato e pubblicato; rifiutato inizialmente dallArchives de Médecine Expérimentale per decisione del suo editore, Isidore Straus, fu infine pubblicato, seppur nell'indifferenza generale, sul Comptes Rendus de l'Académie de sciences il 5 novembre 1888. Stewart Wolf, Brain, mind, and medicine: Charles Richet and the origins of physiological psychology, p. 78.

Il motivo di tanta ostilità va ricercato nella concezione che si aveva all'epoca della malattia e dell'immunità, due concetti fortemente influenzati dalla guida e dal lavoro di Louis Pasteur, i cui studi erano stati essenzialmente focalizzati sugli agenti esterni, sui batteri. Una delle sue ipotesi era che, in qualche modo, la replicazione dei batteri arricchisse i tessuti dell'organismo ospite di una qualche sostanza, capace di inibire le successive replicazioni e quindi il diffondersi dell'infezione. Richet, al contrario, aveva proposto che la presunta sostanza immunizzante fosse prodotta, non dai batteri, ma dallo stesso organismo ospite; in questo senso la funzione della sieroterapia era quella di trasferire l'immunità prodotta da un animale guarito da un'infezione, ad un altro animale, in modo tale da rendere anche quest'ultimo immune a quel particolare agente infettivo. Stewart Wolf, Brain, mind, and medicine: Charles Richet and the origins of physiological psychology, p. 79. La scoperta della sieroterapia avrebbe potuto aprire fin dall'inizio nuovi ed ampi orizzonti nel panorama della ricerca nel campo della fisiologia, nonché permettere una più approfondita conoscenza dei meccanismi responsabili dell'immunità passiva; sfortunatamente, la difficoltà riscontrata dalla scoperta a livello mediatico e la concorrenza che si era venuta a creare nell'ambiente scientifico sull'argomento, portarono Richet e il suo collega Héricourt ad abbandonare il progetto di ricerca e ad utilizzare i risultati ottenuti a servizio della medicina terapeutica. Decisero infatti di sondare la possibilità di un utilizzo pratico della sieroterapia contro alcune tra le più diffuse e letali malattie dell'epoca.

Cominciò così un lungo e deludente decennio, durante il quale tutti gli sforzi vennero concentrati nella speranza di riuscire a sviluppare un siero prima contro la tubercolosi, poi contro il cancro. Gli esperimenti, che furono condotti su animali, per la maggior parte cani, non diedero risultati positivi e rischiarono a volte anche di portare a conclusioni dubbie e di scarso fondamento; curiosa è per esempio la tesi, sostenuta dallo stesso Richet, che vedeva nella somministrazione di carne cruda un possibile trattamento per la tubercolosi. Stewart Wolf, Brain, mind, and medicine: Charles Richet and the origins of physiological psychology, p. 82. L'idea venne al medico francese, come lui stesso afferma nelle sue Mémoirs, riflettendo sul fatto che attraverso il metabolismo della sola carne, si avrebbe avuto una più massiccia produzione di acido urico; era stato infatti notato che soggetti con elevati tassi ematici di acido urico, indice caratteristico della gotta, erano meno soggetti a contrarre la TBC.

Inizialmente i risultati degli esperimenti ripetuti sotto controllo sembrarono molto incoraggianti (alcuni dei cani affetti dalla patologia e nutriti con carne cruda si ripresero completamente), tanto che si decise di provare il trattamento anche sui pazienti umani, somministrando loro quello che veniva chiamato raw meat juice; quel che si ottenne fu, oltre a qualche imbarazzo nel reperimento della quantità di carne necessaria (400 grammi di carne cruda al giorno per persona), soprattutto un certo interesse dalla comunità mediatica e scientifica. Tuttavia le critiche a questo metodo puramente empirico e privo di uno studio accurato sui suoi meccanismi e sulla validità di risultati tanto ottimistici, non faticarono ad arrivare, e ben presto Charles Richet si trovò costretto ad abbandonare questa iniziativa e a riprendere la sua attività di ricercatore.

La scoperta dell'anafilassi e il Premio Nobel Secondo quanto riportato nelle Mémoirs, intorno ai primi del '900 Charles Richet fu invitato sul panfilo del principe Alberto I di Monaco, grande appassionato di scienza; era questo un vero e proprio laboratorio galleggiante e, insieme con il fisiologo Paul Portier, Richet prese parte ad una crociera, dal luglio al settembre 1901, nelle Azzorre e a Capo Verde, per studiare, sotto suggerimento del principe Alberto, la tossina iniettata nelle vittime dalla puntura della Physalia physalis, nota anche come "caravella portoghese". Era questo un sifonoforo, un particolare tipo di medusa, diffuso nei mari tropicali ma che eccezionalmente si trovava anche nel Mar Mediterraneo occidentale, i cui veleni provocavano in generale paralisi ed arresto cardiaco. Richet, dopo averne osservato l'effetto anestetizzante sui piccioni di bordo, rilevò che una successiva esposizione al veleno, per quanto minima, produceva effetti letali sui soggetti in esame.

Rientrati a Parigi, i due scienziati proseguirono gli studi sugli effetti della tossina attinia, affine a quella della Physalia physalis, sui cani, e sulle possibilità di immunizzare gli animali da esperimento. Infatti le analogie con il processo infettivo portarono Richet ad intendere la creazione del veleno all'interno del corpo come ad un meccanismo per l'infezione. I primi esperimenti in questa direzione portarono ad identificare la precisa quantità di veleno oltre la quale la tossina diventava letale; tuttavia nel momento in cui si iniettava la seconda dose, aspettandosi questa volta che i cani reagissero positivamente, ormai immuni dopo la prima iniezione, si assisteva al decesso di tutte le cavie, anche di quelle che avevano ricevuto nel secondo dosaggio ridotte quantità di tossina. I risultati, inizialmente imbarazzanti, a causa del fatto che la prima iniezione aveva avuto un effetto completamente opposto a quello atteso, portarono Richet a enunciare il concetto di anafilassi (dal greco ἀνα-/ana contro + φύλαξις/phylaxis difesa) per indicare un fenomeno a suo giudizio diametralmente opposto all'immunità e alla protezione; infatti emerse che non solo i cani non diventavano immuni, ma erano sensibilizzati alla tossina, cosicché, se si reiniettavano dosi inizialmente innocue, dopo un certo intervallo si provocavano effetti drammatici e talvolta letali.