La Chiesa di San Potito è un luogo di culto cattolico di Napoli situato sull'omonima collina (detta anche la Costagliola), nei pressi del Museo Archeologico Nazionale.
Storia La chiesa di San Potito fu edificata nella prima metà del XVII secolo su progetto dell’architetto Pietro De Marino, in un sito già consacrato alla vita religiosa, ove in precedenza sorgeva un complesso monastico appartenuto dapprima alle monache basiliane e successivamente alle benedettine. L’edificio fu oggetto di un significativo intervento di restauro nel 1780 ad opera dell’architetto Giovan Battista Broggia, che ne rinnovò parzialmente l’impianto secondo i canoni tardo-barocchi.
Con l’avvento della dominazione francese, nel 1808 il monastero venne soppresso e, a partire dall’anno seguente, il complesso fu destinato a uso militare, divenendo presidio della fanteria. Tale mutamento di funzione comportò la dispersione di una parte cospicua del patrimonio artistico originario. Le religiose che vi risiedevano furono trasferite presso il complesso di San Gregorio Armeno. La chiesa conobbe quindi un lungo periodo di abbandono, interrotto solo quando, per decreto del sovrano Francesco I delle Due Sicilie, fu affidata alla congrega degli ufficiali di banco.
Nel 1867 venne realizzata la scala di accesso dalla via Pessina, elemento infrastrutturale che contribuì a ristabilire un più agevole collegamento con il tessuto urbano circostante. L’ex monastero, contraddistinto dalla presenza di un suggestivo chiostro panoramico, fu in seguito adibito a caserma dell’Arma dei Carabinieri.
Gravemente danneggiata e chiusa al culto in seguito al sisma dell’Irpinia del 1980 (terremoto dell'Irpinia del 1980), la chiesa è stata oggetto di un lungo e articolato processo di recupero. A seguito di un primo restauro parziale, l’edificio è stato riaperto al pubblico il 22 giugno 2017 per iniziativa dell’associazione “Ad alta voce ets”, presieduta dal Maestro Carlo Morelli, segnando l’avvio di una rinnovata stagione di valorizzazione culturale.
Nel 2022 sono stati portati a compimento ulteriori interventi conservativi, concernenti il rifacimento dei prospetti esterni e della copertura, restituendo al complesso la sua piena dignità architettonica.
Oggi la chiesa di San Potito si configura non solo quale luogo di rilevante interesse storico-artistico, ma anche come vivace centro di produzione e formazione culturale: essa ospita infatti la NAP Academy ed è sede del Coro della Città di Napoli, ensemble diretto dal Maestro Carlo Morelli, contribuendo in modo significativo alla diffusione della cultura musicale e performativa nel contesto cittadino.
Descrizione La chiesa presenta una facciata a portico di epoca seicentesca, con una scala in piperno a doppia rampa che porta all'interno a navata unica con tre cappelle per lato, transetto e abside. Le ornamentazioni in stucco che decorano tutte le volte risalgono al sopramenzionato restauro del Broggia. Lo scorcio di maggior bellezza della chiesa è ovviamente l'abisde, dominata da un imponente altare maggiore in marmi policromi del XVIII secolo ai cui lati vi sono due statue in stucco di San Benedetto e Santa Scolastica e alle cui spalle sono collocati: il San Potito trafitto dal chiodo infuocato di Niccolò De Simone (al centro, datato 1654), il San Potito che abbatte l'idolo (a sinistra) e il San Potito che salva l'ossessa (a destra) realizzati da Giacinto Diano nel 1784. Quest'ultimo nel 1791 eseguì anche lImmacolata visibile nella terza cappella a destra e la Morte di San Giuseppe nella parete destra della terza cappella sinistra. Impossibile, poi, non menzionare la Madonna con il bambino e i santi Antonio e Rocco di Andrea Vaccaro nella terza cappella a sinistra e soprattutto la Madonna del Rosario, notevole tela di Luca Giordano del 1663-1664 nella prima a destra, fronteggiata da un Calvario di ignoto pittore seicentesco. Le seconde cappelle vennero probabilmente spogliate dei rispettivi dipinti nel periodo francese e presentano oggi due imponenti statue lignee sempre ottocentesche di San Gaetano e San Filippo Neri, oltre a delle decorazioni in stucco con angioletti sulle pareti e sulle volte eseguite dallo sconosciuto stuccatore D. Caponello. Altra statua lignea di pregio è lAddolorata, forse settecentesca, collocata dentro una grossa teca lignea nella campata che si frappone tra la seconda e la terza cappella di sinistra, di fronte alla quale, a destra, è collocato il pulpito, anch'esso in legno. Sulla cantoria in controfacciata si trova un organo positivo in stato di abbandono, dotato di 9 registri su unico manuale, senza pedaliera..
Spostandoci nella sacrestia ci s'imbatte in un ambiente a più vani artisticamente anonimo, ma nel quale si conservano: una statua lignea settecentesca di San Potito, La Madonna della Purità con i Santi Antonio e Giuseppe e le anime purganti, pregevole tela di Pacecco De Rosa, e la Vergine e Santi con il Santissimo Sacramento e le anime purganti di un seguace del Solimena (che Napoli Sacra ritiene sia Domenico Mondo).
Note
Bibliografia
Voci correlate Napoli Chiese di Napoli
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Potito Categoria:Chiese dedicate a san Potito Categoria:Avvocata (Napoli)