La carica di senatore a vita, nell'ordinamento giuridico italiano, è prevista dall'articolo 59 della Costituzionearticolo 59 della Costituzione che designa i soggetti facenti parte con mandato vitalizio del Senato della Repubblica.
Essi si distinguono in "senatori di diritto e a vita" (ossia gli ex presidenti della Repubblica, che accedono automaticamente alla carica una volta ultimato il loro mandato) e "senatori a vita di nomina presidenziale" (ossia nominati - nel numero massimo di cinque - dal Capo dello Stato tra i cittadini italiani che abbiano «illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario»).
La differente denominazione non cela però alcuna differenza in termini di competenze e prerogative, le quali sono comunque del tutto equiparate a quelle di coloro che ricoprono la carica senatoriale con mandato elettivo a termine.
Non essendo soggetti al rinnovo in occasione delle tornate elettorali, i senatori a vita decadono dalla carica solo per decesso, rinuncia o a seguito di destituzione secondo i canonici meccanismi di decadenza parlamentare.
Storia Dai lavori dell'Assemblea Costituente risulta che i senatori a vita sono stati inseriti nel nuovo Senato per due ragioni: da una parte assicurare al Senato la partecipazione di membri particolarmente competenti e qualificati, dall'altra parte per consentire la presenza in Senato di voci indipendenti dai partiti e che rappresentino qualcosa di diverso dalla politica, così da integrare e qualificare positivamente la rappresentanza parlamentare scaturita dal voto. Il mandato vitalizio è stato scelto per garantire ai predetti senatori la massima indipendenza morale.
A partire dagli ultimi anni del XX secolo, il Parlamento ha discusso diverse proposte di riforma costituzionale che si sono occupate dell'istituto dei senatori a vita. Quelle approvate in commissione o dalle assemblee, tuttavia, non ne hanno mai previsto l'abolizione, ma piuttosto una sua riforma, ad esempio con l'introduzione del mandato a termine al posto di quello a vita. Primo senatore di diritto e a vita fu Enrico De Nicola a far data dal 12 maggio 1948 mentre il primo a essere nominato da un presidente della Repubblica fu il matematico Guido Castelnuovo il 5 dicembre 1949. De Nicola fu l'unico a essere sospeso da senatore a vita (dal 15 dicembre 1955 al 26 marzo 1957) in quanto eletto giudice e quindi presidente della Corte Costituzionale.
Nella storia della Repubblica italiana i senatori a vita sono stati in totale 47, di cui 11 ex Presidenti della Repubblica.
Numero massimo di senatori a vita Il secondo comma dell'art. 59 della Costituzione, come modificato dall'art. 3 della legge costituzionale n. 1/2020 (in vigore dal 5 novembre 2020), stabilisce quanto segue:
Tuttavia, fino al 4 novembre 2020 il secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione stabiliva:
In dottrina si era posto il problema se il limite costituzionale di cinque senatori a vita fosse da intendersi come limite massimo di senatori a vita presenti in Senato oppure come limite massimo di nomine a disposizione di ciascun presidente. Dall'entrata in vigore della Costituzione nel 1948 fino all'anno 1984 vi fu una chiara prevalenza della prima interpretazione, anche in considerazione della collocazione dell'articolo 59 tra le norme relative al Parlamento, nonché dell'intenzione espressa chiaramente negli atti dell'Assemblea Costituente. Peraltro, il presidente Einaudi esercitò il diritto di nomina per otto volte, al fine di sostituire Arturo Toscanini (che aveva rinunciato), Trilussa e Guido Castelnuovo (che nel frattempo erano deceduti). Pertanto si guardò al numero di senatori in carica nello stesso tempo, e non già al numero di volte che il presidente esercitò il potere di nomina.
Nel 1984, invece, il presidente Sandro Pertini, dopo il parere favorevole della Giunta per le elezioni del Senato, seguì la seconda interpretazione, nominando altri due senatori a vita: questi arrivarono a essere quindi complessivamente sette. Secondo tale interpretazione infatti, l'articolo 59, comma 2 della Costituzione avrebbe inteso non limitare a cinque il numero di senatori a vita che possono sedere in Parlamento, bensì permettere a ogni presidente di nominare i "suoi" cinque senatori a vita. Questa interpretazione fu tuttavia fortemente criticata da parte della dottrinaIn particolare da Vezio Crisafulli e da Aldo Bozzi, quest'ultimo ex membro dell'Assemblea Costituente. Da sottolineare che nel 1980 Pertini aveva nominato alla Corte costituzionale il giurista Giuseppe Ferrari, uno dei pochissimi sostenitori dell'interpretazione estensiva dell'art. 59. poiché rischiava di alterare, secondo un'interpretazione restrittiva della norma, il carattere rappresentativo del Senato come dalle discussioni agli atti dell'Assemblea CostituenteDai lavori della Assemblea Costituente, la discussione dell’art. 59 e particolarmente del comma relativo ai senatori a vita nominati dal Capo dello Stato, impegnò in modo determinante le sedute tenutesi durante il settembre del 1947 con l’approvazione avvenuta l’8 e 9 ottobre 1947 e vide il formarsi di due schieramenti abbastanza netti tra l’ala della sinistra storica rappresentata dal presidente dell’Assemblea Umberto Terracini del Partito Comunista e Pietro Nenni, strenui sostenitori di un Senato esclusivamente elettivo a suffragio universale (col sistema del collegio uninominale), eliminando ogni presunta continuità con il precedente Senato del Regno composto esclusivamente da un numero variabile di membri di diritto e di nomina regia, e l’ala moderata e di destra tra i quali Antonio Alberti e Alfonso Rubilli che ammettevano e auspicavano la nomina di una quota di personalità che non volendo entrare nella contesa politica per motivi professionali e di opportunità, pur per meriti altissimi in ambito culturale e scientifico entrassero a far parte della camera alta destinata al controllo delle leggi provenienti dalla Camera dei Deputati, nomina che avrebbe altresì contribuito ad evitare che le due camere divenissero l’una il duplicato dell’altra, ipotizzando che il totale di senatori di nomina presidenziale potesse giungere fino ad un quarto del totale. Dalla discussione non emersero invece ipotesi di limitazione dei diritti dei senatori a vita, sancendone la piena parità rispetto ai senatori eletti. .
Il successivo presidente, Francesco Cossiga, seguì la medesima interpretazione di Pertini e nominò altri cinque senatori a vita. Ma la nomina non avvenne contestualmente, giacché il 2 maggio 1991, a seguito del decesso di Cesare Merzagora che era uno dei cinque senatori a vita di nomina presidenziale allora in esercizio, Cossiga nominò Giovanni SpadoliniDa notare che Spadolini era presidente del Senato, ossia l'autorità a cui il regolamento parlamentare attribuisce il potere di convocare la Giunta delle elezioni mettendo all'ordine del giorno la nomina di senatori a vita.. Il 1º giugno 1991 presidente della Repubblica procedette alla nomina di altri quattro senatori a vita, intendendo così uniformarsi all'interpretazione estensiva adottata dal suo predecessore. In quell'occasione Cossiga propose la nomina anche a Indro Montanelli, che rifiutò (non è possibile identificare la personalità che fu designata in sua vece). Lo stesso anno anche Nilde Iotti, di fronte a indiscrezioni relative a una sua possibile nomina, fece sapere di non essere interessata preferendo rimanere presidente della Camera dei deputati. Come conseguenza tra il 1982 e il 1992 il numero di senatori a vita totali salì da 6 (4 per merito e 2 ex presidenti) al massimo di 11 (9 per merito e 2 ex presidenti) nel 1992 (alla fine del mandato presidenziale di Francesco Cossiga).
In seguito tornò chiaramente a prevalere l'interpretazione iniziale (appoggiata da pressoché tutti i costituzionalisti e seguita da tutti i presidenti successivi a Pertini e Cossiga), secondo la quale i senatori a vita di nomina presidenziale non possono essere in numero superiore a cinque.
Il presidente Oscar Luigi Scalfaro, fedele all'interpretazione iniziale e memore della sua esperienza in Assemblea Costituente, non nominò alcun senatore durante il suo mandato, mentre Carlo Azeglio Ciampi ne nominò cinque, ma attendendo che il numero di senatori per merito scendesse nel 2001 sotto il limite di cinque e rispettando tale limite sino alla fine del suo mandato.
Il presidente Giorgio Napolitano, nel corso del suo primo mandato, nominò un solo senatore a vita (Mario Monti), nominandone poi altri quattro (Renzo Piano, Claudio Abbado, Elena Cattaneo e Carlo Rubbia) all'inizio del secondo mandato, attenendosi all'interpretazione restrittiva.
Il presidente Sergio Mattarella ha nominato Liliana Segre, arrivando alla soglia dei cinque senatori a vita di nomina presidenziale.
La legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1, approvata con referendum del 20 e 21 settembre 2020 e in vigore dal 5 novembre 2020, stabilisce definitivamente che il numero complessivo dei senatori in carica di nomina presidenziale non può in alcun caso essere superiore a cinque.
Senatori a vita in carica Dal 22 settembre 2023 (data dell'ultima variazione), sono in carica cinque senatori a vita tutti di nomina presidenziale: Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia, nominati da Giorgio Napolitano, e Liliana Segre, nominata da Sergio Mattarella.
Senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica Nominati da Enrico De Nicola Nessun senatore a vita fu nominato da Enrico De Nicola.
Nominati da Luigi Einaudi Immagine Nominativo Professione Data nomina Motivazione Data cessazione Guido Castelnuovo matematico 5 dicembre 1949 Meriti in campo scientifico 27 aprile 1952(deceduto) Arturo Toscanini direttore d'orchestra 5 dicembre 1949 Meriti in campo artistico 7 dicembre 1949(rinuncia alla carica) Pietro Canonica scultore 1º dicembre 1950 Meriti in campo artistico 8 giugno 1959(deceduto) Gaetano De Sanctis storico 1º dicembre 1950 Meriti in campo scientifico 9 aprile 1957(deceduto) Pasquale Jannaccone economista 1º dicembre 1950 Meriti in campo scientifico 22 dicembre 1959(deceduto) Trilussa poeta 1º dicembre 1950 Meriti in campo artistico e letterario 21 dicembre 1950(deceduto) Luigi Sturzo sacerdote, politico 17 settembre 1952 Meriti in campo sociale e scientifico 8 agosto 1959(deceduto) Umberto Zanotti Bianco archeologo 17 settembre 1952 Meriti in campo sociale e scientifico 28 agosto 1963(deceduto)
Nominati da Giovanni Gronchi Immagine Nominativo Professione Data nomina Motivazione Data cessazione Giuseppe Paratore politico 9 novembre 1957 Meriti in campo sociale e scientifico 26 febbraio 1967(deceduto)
Nominati da Antonio Segni Immagine Nominativo Professione Data nomina Motivazione Data cessazione Cesare Merzagora politico 2 marzo 1963 Meriti in campo sociale 1º maggio 1991(deceduto) Ferruccio Parri politico 2 marzo 1963 Meriti in campo sociale 8 dicembre 1981(deceduto) Meuccio Ruini politico 2 marzo 1963 Meriti in campo sociale e scientifico 6 marzo 1970(deceduto)
Nominati da Giuseppe Saragat Immagine Nominativo Professione Data nomina Motivazione Data cessazione Vittorio Valletta industriale 28 novembre 1966 Meriti in campo sociale 10 agosto 1967(deceduto) Eugenio Montale poeta 13 giugno 1967 Meriti in campo artistico e letterario 12 settembre 1981(deceduto) Giovanni Leone politico 27 agosto 1967 Meriti in campo sociale e scientifico 24 dicembre 1971(eletto Presidente della Repubblica)Di nuovo dal 15 giugno 1978 al 9 novembre 2001 come senatore di diritto e a vita. Pietro Nenni politico 25 novembre 1970 Meriti in campo sociale 1º gennaio 1980(deceduto)
Nominati da Giovanni Leone Immagine Nominativo Professione Data nomina Motivazione Data cessazione Amintore Fanfani politico 10 marzo 1972 Meriti in campo sociale e scientifico 20 novembre 1999(deceduto)
Nominati da Sandro Pertini