Lelisione, in linguistica, è la caduta di una vocale finale non accentata davanti a una parola che inizia per vocale (o per la lettera "h" se è muta e seguita da vocale).

Nella lingua parlata si compiono inconsapevolmente numerose elisioni, infatti nella pronuncia standard dell'italiano l'elisione fonetica avviene tutte le volte che a una vocale atona segua un'altra vocale., che solo in parte vengono accolte nell'uso scritto, dove vanno segnalate graficamente per mezzo di un apostrofo.

Fenomeno simile all'elisione è l'apocope (o troncamento) vocalica, che si distingue da questa perché non dipende dalla parola che segue. In alcuni casi di apocope sillabica si usa l'apostrofo.

L'elisione fonica e grafica nella lingua italiana L'elisione in italiano non obbedisce a regole fisse, tuttavia in alcuni casi è indicata come obbligatoria o normale (cioè di norma) o consueta, mentre in altri casi è possibile..

Si registra, soprattutto nello stile giornalistico., una tendenza a evitare l'elisione anche in alcuni casi in cui le grammatiche la considerino obbligatoria.

Con l'articolo lo e le preposizioni articolate che lo includono (dello, allo, dallo, nello, collo, sullo) e con l'aggettivo dimostrativo quello, l'elisione è considerata obbligatoria e nell'uso non si riscontrano casi di mancata elisione (esempio: l'animale, dell'oro, quell'uomo); Con gli articoli la, le preposizioni articolate che lo includono (della, alla, dalla, nella, colla, sulla) e una l'elisione è generalmente considerata obbligatoria, ma nell'uso si registrano casi di mancata elisione; una non si apostrofa mai quando è pronome; Con l'articolo gli e le preposizioni articolate che lo includono (degli, agli, dagli, negli, cogli, sugli) seguito da i l'elisione era un tempo considerata obbligatoria, poi facoltativa e più recentemente considerata corretta, ma sconsigliata come desueta, nell'uso giornalistico gli non si apostrofa mai; nella pronuncia l'elisione è la forma più corretta (ad esempio: gli alberi, gli ultimi, /'ʎal-, 'ʎul-/, meglio che /ʎi'al-, ʎi'ul-/); Con i composti di una (come alcuna, ciascuna, qualcuna, nessuna ecc.) alcune grammatiche considerano l'elisione obbligatoria, ma nell'uso l'elisione è abbastanza rara; Con la preposizione di l'elisione è considerata usuale, ma in alcuni sintagmi fissi è obbligatoria (d'accordo) e generalmente non si riscontrano casi di mancata elisione, negli altri casi la forma non elisa è prevalente nell'uso; Con la preposizione da l'elisione è considerata obbligatoria solo in alcuni sintagmi fissi (d'altronde, d'ora in poi), fuori da questi casi le grammatiche considerano l'elisione non corretta e nell'uso non si registrano casi; Con mi, ti, si, vi, ne l'elisione è possibile, ma nell'uso è poco frequente; Con la particella avverbiale ci l'elisione avviene solo davanti a e- o i- ed è considerata scorretta negli altri casi, tuttavia nell'uso si alternano elisioni e mancate elisioni in tutti i casi; nella pronuncia corretta l'elisione avviene in tutti i casi (esempio: ci andò, ci obbligarono, /ʧan'dɔ, ʧobbli'garono/, meglio di /ʧian-, ʧiob-/); Con alcune parole, quali santo, santa, bello, bella, è considerata generalmente obbligatoria o normale e nell'uso è largamente prevalente; Con altre parole, come grande e senza, è considerata possibile ed è normale in alcuni sintagmi fissi (ad esempio: grand'uomo, senz'altro), e nell'uso si alternano forme diverse (senz'acqua/senza acqua); Con alcuni numerali l'elisione è talvolta possibile se non obbligatoria (terz'ultimo) e nell'uso si alternano forme diverse (vent'anni/venti anni); Con gli aggettivi dimostrativi questo, questa, codesto, codesta e quella l'elisione è generalmente considerata normale, ma nell'uso si registrano forme non elise; In alcuni sintagmi fissi l'elisione è normale (anch'io, poc'anzi) e nell'uso è generalmente prevalente; Con il pronome relativo che e con la congiunzione se l'elisione è considerata corretta, ma nell'uso è molto rara.Vincenzo Ceppellini, Dizionario grammaticale, De Agostini, 1992, pp. 224-225

In alcuni casi particolari l'elisione tende a essere meno frequente nell'uso: quando la parola che segue non è comune o è una parola straniera e nella lingua parlata si usa scandirla per maggior chiarezza (ad esempio: una aplologia, una Aston Martin); quando la fine della riga occorre tra le due parole, sebbene quest'uso sia deprecato perché altera il testo.

Note

Bibliografia

Voci correlate Ortografia della lingua italiana Apocope Accidente (linguistica)

Collegamenti esterni

Categoria:Fonotassi