Fu discepolo dello scettico democriteo NausifaneG.Calogero, Enciclopedia Italiana Treccani alla voce "Nausifane di Teo" e fondatore di una delle maggiori scuole filosofiche dell'età ellenistica e romana, l'epicureismo, che si diffuse dal IV secolo a.C. fino al II secolo d.C., quando, avversato dai Padri della ChiesaC. Dal Monte, Ethos e Kairos. Un percorso etico dai sofisti all'economia globale, Roma 2010, p.55. subì un rapido declino, per essere poi rivalutato secoli dopo dalle correnti naturalistiche dell'Umanesimo, del Rinascimento e dal razionalismo laico illuministaEnciclopedia Garzanti di Filosofia, alla voce corrispondente.

Biografia Nato nel 341 a.C., probabilmente il ventesimo giornoGli epicurei il giorno 20 di Gamelione festeggiavano il compleanno del maestro, come ricordato anche da Filodemo di Gadara in un epigrammaː Antologia Palatina, XI 44. del mese di Gamelione (10 febbraio), del terzo anno della 109ª Olimpiade, sotto l'arcontato di SosigeneDiogene Laerzio, X 14. (342 a.C.-341 a.C.) sull'isola di Samo. Figlio di Neocle, un maestro di scuola, e di Cherestrata, un'indovina,Epicuro e la teoria del piacere. fu chiamato Epicuro (che significa pressappoco "soccorritore") in onore di Apollo (questo era uno degli epiteti del dio). Frequentò la scuola di Panfilo, seguace del pensiero platonico, e successivamente quella del democriteo Nausifane a Teo, località sulle coste dell'Asia Minore.

All'età di 32 anni, dopo avere elaborato una sua dottrina, fondò la sua scuola, prima a Mitilene e a Lampsaco, e infine nel 306 a.C. ad Atene, dove aveva già vissuto per il servizio militare, il cosiddetto periodo di "efebato", richiesto anche agli abitanti di Samo. L'isola era infatti stata parte integrante della vecchia lega delio-attica, e inoltre il padre era originario proprio di Atene, essendo uno dei coloni mandati nel 352 a.C., il che faceva di Epicuro un cittadino ateniese a tutti gli effetti. Pochi anni dopo gli ateniesi di Samo saranno tutti cacciati per opera dei vecchi abitanti, che avevano perso la loro isola dopo una guerra contro Atene:Diogene Laerzio, X 1-4. Epicuro, i fratelli e il fedele schiavo dovettero viaggiare per avere un luogo dove risiedere in pace, al riparo dalle persecuzioni che i platonici avrebbero fomentato.

Acquistò quindi una casa ad Atene, per ottanta mine, dove istituì la scuola. La casa era dotata di un giardino (in greco κῆπος; da cui il nome di "filosofia del giardino" dato all'epicureismo, "filosofi del giardino" i seguaci) dove i discepoli, tra i quali anche donne, come la famosa etera Leonzia, e persino schiavi, seguivano le lezioni del maestro e ne studiavano gli scritti, vivendo, come lui stesso, in maniera semplice e frugale, trattati come compagni e in maniera democratica, qualunque fosse la condizione sociale. Fu uno dei primi filosofi a teorizzare un egualitarismo sostanziale fra gli esseri umani. Anche i suoi tre fratelli si dedicarono con lui alla filosofia.Diogene Laerzio, Vite dei filosofi. Sebbene fosse assertore della non partecipazione alla vita sociale e politica, sostenne il governo macedone, che durante la giovinezza del filosofo si estese al resto della Grecia con le conquiste di Filippo II e Alessandro Magno.

La filosofia della scuola del "giardino" era in polemica con le dottrine socratico-platoniche e con l'aristotelismo, ma anche con le scuole minori come i cinici, i megarici, i cirenaici e con lo stoicismo, l'altra grande scuola ellenistica, che stava iniziando a diffondersi proprio in quel periodo. Secondo Diogene Laerzio, lo stoico Diotimo mise in circolazione false lettere per diffamarlo, così come lo diffamarono anche Plutarco e molti altri esponenti delle scuole rivali.Diogene Laerzio, X 3.

Epicuro morì ad Atene di calcoli renali e per le relative complicanze (probabilmente per grave infezione delle vie urinarie), all'età di settantadue anni circa, nel secondo anno della 127ª Olimpiade, sotto l'arcontato di Pitarato (271 a.C.-270 a.C.), quindi probabilmente tra febbraio e dicembre del 270 a.C.Diogene Laerzio (X 28) afferma che morì in età di 72 anni, quindi si suppone che sia morto proprio nel 270, dopo aver già compiuto gli anni, il 10 febbraio.. Epicuro scrisse una lettera, della quale rimane un frammento, a Ermarco poco prima della morte:

Opere

Sulla Natura

Dei numerosi testi di Epicuro è stato tramandato pochissimo: Diogene Laerzio, al quale si deve un elenco delle opere del filosofo,Diogene Laerzio, cit., Libro X, 27-28. riferisce che molte delle opere epicuree erano trattati di alto livello scientifico, volti ad affrontare in modo sistematico lo studio della natura come Degli Atomi e del vuoto e in particolare il Della Natura (il titolo sarà poi ripreso da Lucrezio per il suo poema) in 37 libri dei quali sono stati ritrovati frammenti nella villa dei papiri di Ercolano, dove visse il filosofo epicureo Filodemo di Gadara, la cui biblioteca fu riportata alla luce negli scavi del 1750. Grazie a una parte dei frammenti ritrovati si è potuto ricostruire una discreta porzione dell'opera, da più libri; perduto anche "Περὶ κριτηρίου ἢ Κανών" (Sul Criterio o Canone) che probabilmente era un testo di logica.

Epistolario

Quanto resta sono tre lettere di carattere divulgativo, come dice lo stesso Epicuro, il che rende difficile la ricostruzione precisa della sua dottrina. Quasi tutto quello che resta lo si deve proprio a Diogene Laerzio, che nella sua Raccolta delle vite e delle dottrine dei filosofi include tre epistole dottrinali complete, inviate ad amici e discepoli (Erodoto, Meneceo e Pitocle): la Lettera a Erodoto, in cui esprime il suo pensiero sulla fisica; la Lettera a Meneceo, che tratta di etica; la Lettera a Pitocle, sulla conoscenza.

Lo stesso Diogene Laerzio riferisce di altre lettere, riportandone frammenti dopo la sua biografia: una, ad esempio, indirizzata a Leonzio, un'altra alla madre Cherestrata, dove si tratta dei sogni; a Polieno di Lampsaco, come attesta Lucio Anneo SenecaSeneca, Epistole a Lucilio, XVIII 9 e frr. 155-160 Usener., e sono note ancora, da altre fonti, lettere a ErmarcoFrr. 121-122 Usener., all'allieva TemistaFrr. 124-127 Usener., a Idomeneo di LampsacoFrr. 127-138 Usener., a ColoteFrr. 140-142 Usener.. Frammenti di alcune lettere sono stati parzialmente ritrovati nelle iscrizioni fatte riprodurre da Diogene di Enoanda, epicureo del II o III secolo d.C., su una parete del portico della sua città natale, per oltre, fino al 1987, 209 frammenti, in particolare della fisica e dell'eticaIn Enciclopedia Treccani alla voce "Diogene di Enoanda"..

Altre opere Di altre opere citate dalle fonti si hanno frammenti più o meno estesi, spesso non testualiː Su scelte e cose da evitare (due frammenti nell'edizione classica di Usener); Dichiarazioni (un frammento); Antidoro, in due libri (un frammento); Sulla regalità (due frammenti); Sui tipi di vita, in quattro libri (nove frammenti); Contro Democrito (due frammenti); Problemi (quattro frammenti); Sui doni e la gratitudine (un frammento); Sul destino (un frammento); Grande Epitome (tre frammenti); Piccola Epitome (un frammento); Temista (un frammento); Contro Teofrasto (almeno due libri, per due frammenti); Sugli dei (quattro frammenti); Sul criterio, o il canone (due frammenti); Metrodoro, in cinque libri (un frammento); Sulla Santità (tre frammenti); Teorie sulle passioni, contro Timocrate (un frammento); Sulla ricchezza (quattro frammenti); Sulla retorica (dodici frammenti); Dottrina degli elementi (dodici libri, un frammento); Simposio (nove frammenti); Sul fine (sei frammenti); Timocrate, in tre libri (due frammenti).

Massime e testimonianze indirette Diogene riporta sempre le Massime capitali, estratto divulgativo dalle opere maggiori (40 massime) e in altra tradizione manoscritta è giunto lo Gnomologio Vaticano epicureo, altra compilazione divulgativa. Certe massime di Epicuro sono ricordate anche da altri filosofi e scrittori, ad esempio nei Colloqui con sé stesso dell'imperatore romano Marco Aurelio che, pur essendo uno stoico, parla con molto rispetto e attenzione di luiMarco Aurelio, Colloqui con se stesso, IX, 41..

Tuttavia la maggior parte delle informazioni sulla filosofia epicurea proviene dalle fonti indirette, tra cui merita una menzione particolare Cicerone, che in gioventù era filosoficamente vicino all'epicureismo, e nel suo trattato De finibus bonorum et malorum fa esporre da un interlocutore (Torquato) una descrizione sistematica del pensiero di Epicuro e dei suoi discepoli,De finibus bonorum et malorum I, 5-6. grazie alla quale viene alla luce uno spessore filosofico non evidente nei frammenti a noi pervenuti. Inoltre il poema latino De rerum natura di Lucrezio ci restituisce un'immagine fondamentale della filosofia epicurea, sebbene non si possa trascurare l'indubbia componente di originalità dell'autore, che è più pessimista rispetto a Epicuro (oltre a essere molto più critico nei confronti della religione, al limite dell'ateismo), così come interessanti sono i frammenti degli scritti di Filodemo ritrovati nella citata villa dei papiri a Ercolano. Descrizioni di concetti epicurei si trovano anche in alcune poesie di Quinto Orazio Flacco, poeta romano della corte di Augusto, ma di ispirazione epicurea.

In ogni caso, nel rifarsi alla tradizione indiretta bisogna ricordare che queste opere, per quanto attendibili, presentano una componente di parzialità dovuta al coinvolgimento sociale e politico degli autori, sia che l'intento fosse polemico (Cicerone o anche PlutarcoPlutarco, Non è possibile vivere felici secondo Epicuro e altre brevi opere polemiche contro le filosofie non platoniche.) o celebrativo (Lucrezio), che deve essere tenuto in considerazione se si vuole cercare di comprendere il più possibile il pensiero originale di Epicuro.

Il pensiero

Canonica Come prima cosa nella Lettera a Erodoto, Epicuro sottolinea come sia importante avere un modello di riferimento, una teoria, diremmo oggi, nella quale inquadrare i fenomeni studiati, e questo è possibile solo se si «riduce il complesso della dottrina in elementi e definizioni semplici».Lettera a Erodoto, Intr. e 1. Egli chiama questo metodo di ricerca, preliminare alla ricerca stessa, "canonica",κανονικη è un termine inventato da Epicuro per designare l'epistemologia come ramo della filosofia (Elizabeth Asmis, "Epicurean epistemology", capitolo 8 di Keimpe Algra et al. (eds.), The Cambridge History of Hellenistic Philosophy, Cambridge University Press, 1999, p. 261). ovvero «scienza del canone»Lettera a Erodoto, ibidem. che indica i principi fondamentali del pensare e dell'agireː canonica deriva infatti dalla parola "canone" (dal greco κανών -όνος, derivato di κάννα "canna", in latino canon -ŏnis, termine che indicò originariamente la canna, e quindi il regolo usato dagli artigianiVocabolario Treccani al lemma "canone". per eseguire misure). La canonica quindi vuole stabilire le regole del pensare. Le regole indicate dalla logica aristotelica sono, secondo Epicuro, delle semplici parole che di per sé non servono per chi vuole elaborare una teoria fisica, che dovrà invece ricorrere all'esperienza sensibile, tradotta in un modello che deve essere alla base di una scienza della natura.

Il concetto di modello è effettivamente ciò che ha reso potente la scienza moderna, modello come qualcosa che si usa per spiegare la realtà, ma che non è la realtà: cioè un fenomeno può essere spiegato da un modello, ma non è il modello, anzi, un fenomeno può anche essere spiegato con modelli diversi, la cosa importante è che i diversi modelli siano in accordo con i dati sperimentali.Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, Volume 1, Utet, 1946, p. 172. Dice Epicuro nella Lettera a Pitocle: «non bisogna infatti ragionare sulla natura per enunciati privi di riscontro oggettivo e formulazione di principi teorici, ma in base a ciò che l'esperienza sensibile richiede.»Lettera a Pitocle 86, 87. Questa sarà poi la base teorica della scienza sperimentale.