La guerra d'indipendenza spagnola fu il più lungo conflitto delle guerre napoleoniche e venne combattuto nella penisola iberica da una alleanza di Spagna, Portogallo e Regno Unito contro il Primo Impero francese. La guerra ebbe inizio con l'occupazione della Spagna da parte dell'esercito francese nel 1808 e terminò nel 1814 con la sconfitta e la ritirata delle truppe francesi. Questo conflitto è denominato nelle fonti francesi campagne d'Espagne o guerre d'Espagne ("guerra di Spagna", da distinguere da altri conflitti identificati con la stessa locuzione); nelle fonti spagnole Guerra de la Independencia Española ("guerra d'indipendenza spagnola"); nelle fonti catalane Guerra del Francès ("guerra dei francesi"); nelle fonti anglosassoni e portoghesi rispettivamente Peninsular War e Guerra Peninsular ("guerra peninsulare").
La guerra d'indipendenza spagnola fu una delle prime guerre di liberazione nazionale in cui fu praticata la guerriglia (termine che venne coniato proprio per questa guerra). La guerra fu caratterizzata dal fallimento delle numerose forze francesi di pacificare la penisola iberica dalla crescente attività delle truppe irregolari spagnole, che potevano fare affidamento su un territorio montano e deserticoGates, p. 33-34. Gates nota che gran parte dell'esercito francese «fu reso indisponibile per combattere contro sir Arthur Wellesley, futuro I duca di Wellington, a causa degli innumerevoli contingenti spagnoli sparsi per tutto il paese. Nel 1810, per esempio, quando il generale Andrea Massena invase il Portogallo, le forze imperiali nella penisola consistevano in uomini ma solo un quarto di essi poté essere impiegato nell'offensiva; il resto era utilizzato a contenere gli insorti e le altre truppe regolari. Questo fu il grande contributo dato dagli spagnoli e senza di esso Wellington non sarebbe potuto rimanere a lungo sul continente; lasciato solo finì con l'emergere trionfante dal conflitto.». Le truppe francesi in Spagna, superiori negli scontri diretti contro le forze regolari spagnole, furono costrette ad una snervante opera di controllo delle retrovie, delle vie di comunicazione e dei centri principali, spesso presenti in alti contrafforti di montagna, continuamente minacciati dalle azioni di guerriglia dei reparti irregolari spagnoli. L'armata francese quindi non fu in grado di schiacciare la resistenza e di ottenere risultati decisivi; anche il breve intervento diretto di Napoleone in Spagna, pur caratterizzato da una serie di vittorie, non risolse la situazione in modo definitivo.
Inoltre in Portogallo (storico alleato della Gran Bretagna) intervenne un esercito britannico al comando del generale Arthur Wellesley (futuro Duca di Wellington) che, lentamente potenziato e rafforzato dalle truppe portoghesi, impegnò cospicue forze nemiche, respinse ripetutamente i francesi e gradualmente estese il territorio liberato, lasciando i guerriglieri liberi di logorare l'esercito occupanteChandler. The Art of Warfare on Land, p. 164.. Di conseguenza, durante la guerra si succedettero una serie di offensive e controffensive con estenuanti avanzate e ritirate, inframmezzate da battaglie non decisive che, se non permisero al Duca di Wellington di ottenere grandi successi fino al 1813, impedirono anche alle forze francesi, superiori di numero ma disperse sul territorio e guidate da generali in costante rivalità, di distruggere o costringere all'evacuazione l'esercito britannico sia di occupare saldamente il Portogallo e alcune regioni della Spagna. Nell'ultimo anno della guerra, con i francesi costretti a ridurre le forze a causa della disastrosa campagna di Russia, l'esercito del Duca di Wellington poté finalmente sferrare l'offensiva decisiva, entrando in Spagna e obbligando i francesi ad abbandonare la penisola iberica e ripiegare oltre i sicuri contrafforti pirenaici.
La guerra distrusse completamente l'economia di Spagna e Portogallo e portò ad un periodo di guerre civili, fra liberalismo ed assolutismo fino al 1850, guidate da ufficiali addestratisi nella Guerra d'indipendenza spagnola. L'indebolimento di questi paesi rese difficile il controllo delle colonie sudamericane e portò all'indipendenza delle antiche Colonie spagnole dalla Spagna e del Brasile dal Portogallo.
Napoleone e la penisola iberica Invasione francese del Portogallo Negli incontri di Tilsit con lo zar Alessandro I, al termine della guerra della quarta coalizione, Napoleone aveva già prospettato la necessità di occupare il Portogallo per estendere a quel paese il sistema del blocco continentale, organizzato ufficialmente dopo il decreto di Berlino del 21 novembre 1806 per escludere le navi e le merci britanniche dai porti continentali. Il Portogallo assumeva in queste circostanze una grande importanza: di fatto quasi un protettorato della Gran Bretagna, che controllava i commerci, la vita economica e finanziaria, il paese, dove i britannici avevano anche effettuato cospicui investimenti, era soprattutto una grande base del contrabbando ed un importante punto d'appoggio della Royal Navy. L'imperatore manifestò apertamente la sua ira nei confronti della casa regnante di Braganza per il comportamento del Portogallo e per il suo rifiuto di adempiere alle clausole del blocco continentale; di ritorno da Tilsit, il 29 luglio 1807 diede le prime disposizioni di organizzare un corpo di truppe a Bordeaux al comando del generale Jean-Andoche Junot per una possibile spedizione nella penisola iberica e una occupazione militare del PortogalloG. Lefebvre, Napoleone, pp. 278, 287 e 292-293..
Le crescenti pressioni francesi esercitate sul primo ministro portoghese António de Araújo e Azevedo per indurlo ad applicare il blocco continentale ed estromettere i britannici dal paese non ebbero effetto; de Araújo impiegò tattiche dilatorie per evitare una rottura ma il 12 ottobre 1807 Napoleone decise di passare all'azione e diede ordine al generale Junot di entrare in Spagna e marciare su Lisbona con la sua armata di soldati; il confine venne attraversato sul fiume Bidassoa il 18 ottobre; la guerra venne ufficialmente dichiarata il 22 ottobreG. Blond, Vivere e morire per Napoleone, vol. I, p. 185.. Il generale Junot avanzava attraverso il territorio della Spagna che, governata dal potente e impopolare primo ministro Manuel Godoy, era formalmente alleata della Francia e in guerra contro la Gran Bretagna dal dicembre 1804. Le operazioni militari sfavorevoli agli spagnoli, la disfatta di Trafalgar e l'attacco britannico alle colonie del Sud America, avevano indebolito la posizione di Godoy che aveva anche intavolato trattative segrete con i britannici. Dopo la disfatta della quarta coalizione, il primo ministro ritornò precipitosamente ad allinearsi con Napoleone, aderì al blocco continentale il 19 febbraio 1807, inviò un corpo di truppe ad Amburgo ad agosto 1807 per collaborare con i francesi e soprattutto accolse con pieno favore i progetti dell'imperatore di conquista del PortogalloG. Lefebvre, Napoleone, p. 293..
Il 27 ottobre 1807 venne quindi concluso il Trattato di Fontainebleau fra Spagna e Francia, che definì la spartizione del Portogallo: a nord sarebbe stato organizzato un Regno di Lusitania per il re d'Etruria, il quale avrebbe a sua volta ceduto il suo stato toscano alla Francia; il sud sarebbe andato alla Spagna, mentre il centro con Lisbona rimase per il momento in sospeso. Mentre l'armata del generale Junot avanzava alla massima velocità attraverso la Spagna, tre reparti spagnoli entrarono anch'essi in Portogallo a nord del Duero, a sud del Tago e nell'Algarve. La marcia del generale Junot, estremamente difficoltosa per il clima pessimo, il terreno, la carenza di strade e la scarsità dei rifornimenti, non trovò opposizione da parte delle truppe portoghesi e il 1º dicembre 1807 i francesi entrarono a Lisbona senza combattere, dopo essere avanzati di 480 chilometri in quattordici giorniL. Mascilli Migliorini, Napoleone, pp. 291-294.. Nel frattempo il reggente Giovanni, dopo aver concluso un accordo con i britannici che prevedeva la cessione di Madera e l'evacuazione dei depositi inglesi nel paese, si era imbarcato in tutta fretta con la corte il 29 novembre sulle navi britanniche per trasferirsi in Brasile. Anche la flotta russa dell'ammiraglio Dmitrij Seniavin, proveniente dal Mar Mediterraneo, bloccata a Lisbona, sarebbe stata trasferita in seguito in Gran Bretagna. Il generale Junot prese possesso del paese, catturò i resti dell'esercito portoghese, che inviò in Francia, e impose un forte tributoG. Lefebvre, Napoleone, pp. 294-295.; egli tuttavia non introdusse una serie di riforme sociali e amministrative e il codice civile come gli prescriveva Napoleone, e si limitò a costituire una legione portoghese; forse mirava a ottenere la sovranità sulla parte centrale del PortogalloJ. Tulard, Napoleone, p. 431..
Complotti e intrighi in Spagna
Considerando la situazione rischiosa dell'esercito del generale Junot, isolato in Portogallo a grande distanza dal confine francese, e la necessità di supportare militarmente le sue operazioni, Napoleone aveva iniziato quasi subito a pianificare ed attuare l'invio in Spagna di ulteriori corpi di truppe organizzati affrettatamente con "reggimenti provvisori" di coscritti, marinai, guardie parigine e con truppe straniere. Fin dal 12 ottobre 1807 un corpo, al comando del generale Pierre Dupont, era stato costituito e trasferito in novembre nella Vecchia Castiglia; nel gennaio 1808 un corpo al comando del maresciallo Jeannot de Moncey occupò Burgos, poi il generale Georges Mouton entrò in Spagna con un terzo corpo. In febbraio 1808 i francesi occuparono San Sebastián e PamplonaG. Lefebvre, Napoleone, pp. 295 e 300..
Il problema della Spagna era stato materia di discussioni, proposte e intrighi da molto tempo all'interno della cerchia di Napoleone e dei dirigenti francesi; l'imperatore e molti suoi collaboratori, consideravano la Spagna governata in modo disastroso da una dinastia inetta e da politici corrotti e mediocri incapaci di sviluppare le risorse e le ricchezze della nazione. Inoltre ritenevano che le enormi colonie spagnole nelle Americhe costituissero una specie di ricchissimo El Dorado che sarebbe stato importante sfruttare a vantaggio della Francia. Non mancavano personaggi disposti, anche nella speranza di ottenere vantaggi personali, a prendere l'iniziativa per imporre all'alleato riforme radicali nella penisola iberica, organizzando una completa ristrutturazione sociale ed amministrativa. Il maresciallo Joachim Murat era tra questi e lo stesso Charles Maurice de Talleyrand proponeva di prendere iniziative decisiveG. Lefebvre, Napoleone, pp. 111-112 e pp. 293-294.. Infine non mancavano in Spagna i fautori di una stretta collaborazione con la Francia; tra la nobiltà e la borghesia liberale iberica esistevano i cosiddetti afrancesados, favorevoli a Napoleone e desiderosi di riforme amministrative ed economiche dirette alla modernizzazione dello StatoJ. Tulard, Napoleone, pp. 433-434..
Le decisioni e le scelte di Napoleone riguardo alla Spagna furono inoltre influenzate e favorite dai contrasti interni alla dirigenza iberica dove era già in corso il cosiddetto "complotto dell'Escorial", organizzato dall'erede al trono Ferdinando con il sostegno del duca dell'Infantado e del canonico Juan Escoiquiz, per destituire Godoy ed estromettere dal trono il padre Carlo IV. A questo scopo i congiurati progettarono di garantirsi l'appoggio della Francia architettando un matrimonio diplomatico di Ferdinando con una principessa francese; l'11 ottobre 1807 Ferdinando indirizzò, su richiesta del ministro degli esteri francese Jean-Baptiste Champagny, venuto a conoscenza di questi intrighi, una lettera all'imperatore. Napoleone intravide evidentemente la possibilità di ottenere il predominio sulla Spagna mediante questa combinazione dinastica che avrebbe trasformato Ferdinando in uno strumento dei francesiG. Lefebvre, Napoleone, p. 294..