La neurologia è la branca specialistica della medicina e un termine-ombrello che indica l'attività di diagnostica e cura (e.g., tramite psicofarmaci o neurochirurgia) delle malattie neurologiche o patologie neurologiche. Le patologie neurologiche a loro volta sono le patologie specificatamente del sistema nervoso, dunque del sistema nervoso centrale (cervello, cervelletto, tronco encefalico e midollo spinale), del sistema periferico somatico (radici e gangli spinali, plessi e tronchi nervosi) e del sistema nervoso periferico autonomo (gangli simpatici e parasimpatici, plessi extraviscerali e intraviscerali).
Di contro, la sola attività di studio delle patologie neurologiche (e.g., tramite biopsie cerebrali e esami autoptici) viene detta neuropatologia; la neurologia è dunque pensabile come neuropatologia applicata.
Una sua specializzazione è la neuroimmunologia, che indica l'attività di diagnostica di malattie neurodegenerative e neuroinfiammatorie che derivano specificatamente da autoimmunità ("malattie neuroimmunologiche" come la sclerosi laterale amiotrofica) e della loro cura tramite le terapie immunologiche; tale campo è un incontro tra immunologia e neuroscienze. Per fare un altro esempio, la neurourologia studia le disfunzioni delle vie urinarie che hanno cause neurologiche (cioè derivanti da patologie del sistema nervoso); tale campo è un incontro tra urologia (inclusa l'urodinamica) e neuroscienze.
Le conoscenze neurologiche si basano fortemente sulle scoperte realizzate nel campo delle neuroscienze, l'insieme degli studi scientificamente condotti sul sistema nervoso.
Le malattie del sistema nervoso vengono distinte sia in base all'anatomia sia in base all'etiopatogenesi.
Storia
Nel Mesolitico, intorno al 10000 a.C., veniva praticata la pratica della trapanazione del cranio.
Nel papiro egizio di Edwin Smith vi sono i più antichi riferimenti alle funzioni e alle malattie del sistema nervoso.
Nella medicina indiana del periodo Vedico, il testo Ayurvedico Charaka Samhita parla dell'epilessia, con una discussione sia dei sintomi sia dei possibili trattamenti.
Nell'opera Il morbo sacro descrive l'epilessia.
Galeno, nel II secolo d.C., descrive sette paia di nervi cranici.
Dal Medioevo al XVIII secolo Andrea Vesalio, nel De humani corporis fabrica nega l'esistenza della rete mirabile e rappresenta numerose strutture tra cui il talamo e i plessi coroidei.
Nel XVII secolo, Thomas Willis nel Cerebri Anatome fornisce una dettagliata descrizione del sistema nervoso, classifica i nervi cranici in dieci paia, descrive l'accessorio spinale e individua le anastomosi presenti alla base cranica, che formano il poligono di Willis.
Nel XVIII secolo, Domenico Mistichelli osserva l'incrocio bulbare delle vie piramidali e Giovanni Battista Morgagni descrive l'idrocefalo, i tumori cerebrali e la paralisi cerebrale.
Robert Whytt indaga invece il riflesso pupillare alla luce.
Età contemporanea Nel XIX° secolo Paul Broca localizza il centro motorio del linguaggio (area di Broca).
Theodor Schwann individua la guaina mielinica che riveste le cellule nervoso e Camillo Golgi introduce il metodo di colorazione mediante impregnazione argentica, che consente di visualizzare delle nitide immagini del neurone.
James Parkinson fornisce la prima descrizione della malattia che da lui prende il nome, la malattia di Parkinson.
Nella scuola francese Jean-Martin Charcot descrive le placche caratterizzanti la sclerosi multipla e studia la sclerosi laterale amiotrofica.
Dopodiché, Alois Alzheimer ha riportato la prima descrizione clinica della demenza presenile.
Nel XX° secolo vengono introdotti i raggi X da Wilhelm Roentgen e in campo diagnostico si ha una rapida evoluzione della tecnologia terapeutica tramite l'introduzione della tomografia assiale computerizzata (TAC), della tomografia a emissione di fotone singolo (SPECT), la tomografia a emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica nucleare (RMN).
Fino agli Anni Settanta in Italia la trattazione delle malattie del sistema nervoso includeva in un unico corpus sia le patologie della mente sia le patologie "organiche", per cui la disciplina allora professata era definita "neuropsichiatria". Anche a seguito della Legge Basaglia del 1978, i due ambiti vennero articolati, scientificamente, clinicamente e didatticamente, in "neurologia" e "psichiatria".
In tutto il mondo i due ambiti di studio sono solitamente praticati separatamente, indipendentemente dall'esperienza italiana, soprattutto per l'enorme mole di dati e conoscenze che entrambi hanno accumulato negli ultimi 50 anni, e per cui risulta ormai difficile condensarli in un solo ciclo di insegnamento.
Malattie neurologiche
Le malattie neurologiche sono di competenza della neurologia, per il loro studio e la loro diagnosi. La neurologia si interessa di queste malattie sulla base della sede della lesione al cervello e assume che le malattie neurologiche siano in stretta relazione con la sede della lesione.
In altri termini, ciò significa che lesioni in sedi diverse del cervello, producano sintomi diversi - anche se le lesioni sono state provocate dalla stessa malattia o causa e che malattie neurologiche diverse, se interessano la stessa regione del sistema nervoso, possano produrre sintomi e segni simili o identici fra loro.
Assunto ciò, bisogna tenere presente, quindi, che in ambito della neurologia non si può considerare una malattia neurologica se non in stretta relazione con la sede anatomo-funzionale del sistema nervoso in cui si manifesta.
Procedimento diagnostico
La prima fase della diagnosi è la ricostruzione della storia clinica del paziente, della registrazione dei sintomi che manifestano il disturbo, della loro modalità d'esordio ed evoluzione.
Occorre dunque considerare:
un parametro temporale: quando è insorto il disturbo? da cosa è stato causato? un parametro evolutivo: come si è aggravato nel tempo e con quale intensità? un parametro di aggregazione dei sintomi: quali sintomi si sono aggregati nel tempo ai preesistenti?
La diagnosi deve coinvolgere oltre al paziente, anche gli informatori, quindi i parenti, e i pazienti vanno considerati anche in base alle loro terapie in atto o pregresse, considerando come eventuali farmaci (anche se non necessariamente psicotropi) possano influenzare il funzionamento del sistema nervoso centrale.
La diagnosi globale unisce l'anamnesi cognitivo-comportamentale all'esame neurologico obiettivo, la rivelazione di segni di un'eventuale lesione del sistema nervoso centrale, volto a indagare l'integrità dei sistemi funzionali (ad esempio, quelli motori o sensitivi).
Soltanto attraverso questa integrazione si potrà permettere la formulazione delle ipotesi localizzatorie (dove si trova la lesione nel cervello) e le ipotesi diagnostiche (qual è la malattia o la causa che ha provocato il disturbo).
Infine, si possono selezionare, da questo momento, le indagini diagnostiche di tipo strumentali volte a confermare o disconfermare le ipotesi diagnostiche da verificare.
Classificazione delle patologie neurologiche
Come per altre patologie mediche, le patologie neurologiche vengono classificate in base al meccanismo patogenetico.
Vanno quindi distinte:
Malattie cerebrovascolari e neurovascolari Malattie neuroinfettive Malattie neuroinfiammatorie Malattie neoplastiche Malattie neurodegenerative Malattie traumatiche.
Una considerazione a parte merita invece l'epilessia.
Malattie cerebrovascolari
Le malattie cerebrovascolari sono la terza causa di morte e la prima di disabilità nell'adulto.
Il quadro clinico è caratterizzato da un'insorgenza repentina - nel giro di pochi minuti - di segni o sintomi dovuti a danno focale, cioè limitato a un'area ben circoscritta del cervello.
La morte per causa neurologica avviene, nella maggior parte dei casi, in conseguenza di un disturbo cerebrovascolare, di natura repentina, che può provocare immediatamente una serie di complicanze come paralisi o afasia.
Questa patologia si indica anche con i termini di “ictus” o di “stroke” (“colpo”).
Esistono due tipi di meccanismi vascolari a provocare lo stroke, e di conseguenza, due tipi di ictus, sebbene mantengano alcune caratteristiche patogenetiche comuni: lo stroke può essere ischemico o emorragico.
Entrambi i tipi di disturbo aumentano la loro probabilità di insorgenza con l'avanzare dell'età e sono molto frequenti nelle diagnosi neuropsicologiche.
Vi sono inoltre dei fattori di rischio che rendono più probabile l'insorgenza dello “stroke”: ipercolesterolemia, vita sedentaria, obesità, fumo, alcol, ipertensione arteriosa.
L'intervento clinico, in questi casi, al fine di ripristinare le funzioni psichiche è possibile solo quando il disturbo vascolare cerebrale si è già stabilizzato, dopo circa venti giorni dopo il “colpo”, e l'intervento consiste per lo più in un programma riabilitativo.
Un sintomo tipico, in seguito a “stroke” è l'afasia, che tuttavia deve essere localizzata in una sede del cervello.
Le lesioni si notano bene con la tomografia computerizzata (TC), ma solo dopo qualche giorno, e invece molto male con la risonanza magnetica: per l'appunto, tutte le malattie cerebrovascolari si possono vedere solo dopo qualche giorno il “colpo” e non subito.
Invece le malformazioni arteriovascolari possono essere evidenziate con arteriografia o angiografia (arteriografia in risonanza magnetica).
Le arterie vertebrali confluiscono nell'arteria cerebrale, che si divide in anteriore, media e posteriore.
Le ischemie e le emorragie possono riguardare ciascuno dei due rami: nelle ischemie un'occlusione impedisce il passaggio del sangue a tutta l'arteria (ad esempio, l'arteria cerebrale media).
Studi epidemiologici mostrano come le malattie cerebrovascolari sono quelle a frequenza maggiore fra le malattie neurologiche.
L'esame neurologico, che rileva i disturbi, viene poi approfondito con l'esame neuropsicologico, allorché i sintomi si sono stabilizzati.
L'esame neuropsicologico consiste in una zoomata ancor più specifica dell'esame neurologico, e poiché i sintomi cambiano continuamente, è prassi ripetere l'esame nuovamente dopo circa venti giorni, attendendo la stabilizzazione dei sintomi.
Attacco ischemico transitorio
L'attacco ischemico transitorio o TIA, dall'inglese transient ischemic attack, è causato da un disturbo temporaneo di irrorazione sanguigna a una parte limitata del cervello, e si manifesta con un deficit neurologico che permane, per definizione, per un periodo inferiore alle 24 ore; se i sintomi persistono per un tempo maggiore si parla di "ictus" (in inglese stroke).
I sintomi sono molto variabili da paziente a paziente, a seconda dell'area cerebrale coinvolta. I sintomi più frequenti includono la cecità temporanea o amaurosi transitoria, l'incapacità di parlare o afasia, la debolezza di una metà del corpo o emiparesi e la ipoestesia (diminuzione della sensibilità) o il formicolio della cute, di solito ad una metà del corpo. La perdita di conoscenza è decisamente poco frequente.
La principale causa di TIA è un embolo (piccolo coagulo) che occlude un vaso arterioso cerebrale. Esso nasce generalmente dalla rottura di una placca ateromasica o aterosclerotica in una delle arterie carotidi o da un coagulo originatosi in un atrio cardiaco in seguito a fibrillazione atriale. Altre cause sono il restringimento (stenosi) di grossi vasi dovuto a placche aterosclerotiche, e l'aumento di viscosità del sangue. Il TIA è correlato con altre condizioni patologiche come l'ipertensione, malattie cardiache (specialmente fibrillazione atriale), ipercolesterolemia, fumo e diabete mellito.
Un TIA può essere facilitato dall'uso di farmaci usati in psichiatria come l'olanzapina.