La Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio (nota comunemente come Banco di San Giorgio) è stata una delle più antiche e influenti istituzioni finanziarie d'Europa e del mondo. Fondata nel 1407 dalla Repubblica di Genova per consolidare il debito pubblico, l'istituzione arrivò a esercitare prerogative tipiche di uno Stato sovrano, amministrando territori come la Corsica e le colonie nel Mar Nero.

Considerata dai maggiori storici dell'economia (tra cui Fernand Braudel e Giovanni Arrighi) come l'antesignana delle moderne banche centrali, la Casa gestiva la fiscalità cittadina e il risparmio privato, introducendo innovazioni fondamentali come la partita doppia, i titoli di debito negoziabili (i luoghi) e sofisticati sistemi di compensazione internazionale (clearing). Per quasi quattro secoli rappresentò il "cuore finanziario" dell'Impero spagnolo e del sistema-mondo mediterraneo.

Storia

Le origini: il sistema delle "compere" (XII-XIV secolo) Le radici del Banco affondano nel sistema creditizio della Genova medievale del XII secolo. In un'epoca di continua espansione marittima, la Repubblica era solita finanziare le proprie spedizioni militari attraverso prestiti forzosi o volontari contratti con i cittadini più facoltosi.

Il primo caso documentato risale al 1147-1148, in occasione della vittoriosa spedizione di Almeria e Tortosa: per coprire i costi dei noli, i consoli cedettero per quindici anni i proventi di alcune gabelle a una società di 18 creditori in cambio di un anticipo di 1.300 lire genovesi, ciascuno dei quali si quota per una parte.

Questa forma di finanziamento, definita compera, prevedeva che lo Stato garantisse ai creditori (detti comperisti) il diritto di riscossione delle imposte (le "gabelle") come pagamento degli interessi e restituzione del capitale. Col passare dei secoli, a causa delle incessanti guerre contro VeneziaGiuseppe Felloni, Amministrazione ed etica nella Casa di San Giorgio (1407-1805). Lo statuto del 1568, Firenze, Leo Olschki, 2014, pag. 5 e delle lotte civili interne, il numero di queste compere crebbe a dismisura, tendenza, che sfociò in un grave problema finanziario di difficile gestione per la Compagna Communis (così si chiamava il comune medievale di Genova prima di costituirsi in repubblica).

La fondazione e il consolidamento (1407) L'occasione storica per una riforma strutturale si presentò all'inizio del XV secolo, quando il dissesto finanziario causato dalla guerra di Chioggia rese insostenibile la gestione frammentaria del debito. Il 27 aprile 1407, sotto il governo del governatore francese Jean Le Meingre (detto Boucicaut), un decreto statale istituì ufficialmente la "Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio".

Il comune mirava perciò all'unificazione di tutti i debiti preesistenti in un unico organismo centrale, capace di gestire il debito pubblico in modo unitario e professionale.Giuseppe Felloni, Amministrazione ed etica nella Casa di San Giorgio (1407-1805). Lo statuto del 1568, Firenze, Leo Olschki, 2014, pag. 3"Poi che i Genovesi ebbono fatta pace con i Viniziani, dopo quella importantissima guerra che molti anni addietro era seguita infra loro, non potendo sodisfare quella loro repubblica a quelli cittadini che gran somma di danari avevono prestati, concesse loro l'entrate della dogana, e volle che, secondo i crediti, ciascuno, per i meriti della principale somma, di quelle entrate participasse infino a tanto che dal Comune fussero interamente sodisfatti; e perché potessero convenire insieme, il palagio il quale è sopra la dogana loro consegnorono." Niccolò Machiavelli, Istorie Fiorentine, libro VIII, cap. XXIX La Casa ricevette in gestione i proventi della quasi totalità delle dogane genovesi, acquisendo un'autonomia gestionale e politica senza precedenti. Gradualmente, l'istituto estese le proprie funzioni: oltre alla gestione fiscale, divenne una banca di deposito, prestito e giro, abilitata a emettere titoli di credito (i "biglietti di cartulario", antenati della cartamoneta) che godevano di estrema fiducia sui mercati internazionali. Conseguentemente il capitale dell'istituto aumentò gradualmente fino a raggiungere i 52 milioni di lire genovesi.

La banca, fu un ente unico nel suo genere per l'epoca: è stata una delle prime banche di deposito, prestito e giro d'EuropaGiuseppe Felloni, Amministrazione ed etica nella Casa di San Giorgio (1407-1805). Lo statuto del 1568, Firenze, Leo Olschki, 2014, pag. V, ma anche una delle prime "banche pubbliche"F. Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II, Einaudi, Torino 1976, pag. 569 antenate delle moderne banche centrali.

L'età dell'oro e il "secolo dei genovesi" (1528-1627) Tra il XV e il XVI secolo, la Casa di San Giorgio divenne una vera e propria potenza politica, un "Stato nello Stato". Niccolò Machiavelli, nelle sue Istorie Fiorentine, osservò con stupore la stabilità dell'istituto rispetto alla cronica instabilità della Repubblica:

In questo periodo, la Repubblica, incapace di gestire militarmente o economicamente i propri possedimenti d'oltremare, cedette alla Casa la sovranità su territori cruciali: la Corsica (1453), le colonie in Crimea (Gazaria) e città come Ventimiglia e Sarzana.

Con la svolta politica di Andrea Doria nel 1528, che legò Genova alla Spagna asburgica, il Banco divenne il polmone finanziario dell'Impero di Carlo V e Filippo II, garantendo a Genova il primato finanziario europeo (il cosiddetto "Siglo de los Genoveses"). I banchieri genovesi, strettamente legati alla governance di San Giorgio, finanziavano le armate spagnole attraverso gli asientos (contratti di prestito a breve termine), ricevendo in cambio l'argento proveniente dalle Americhe.

Genova controllava i flussi di metalli preziosi mondiali senza possedere miniere, trasformando l'argento fisico in capitale finanziario astratto. Il dominio genovese si esprimeva nelle "Fiere di Cambio" (come quelle di Piacenza), dove il Banco regolava i conti internazionali attraverso lo "Scudo di Mela", una moneta di conto ideale utilizzata per compensare crediti e debiti senza il trasferimento fisico di oro, anticipando i moderni mercati finanziari globali.

L'argento genovese veniva utilizzato per acquistare sete, spezie e materie prime preziose, grazie a massicci investimenti con l'Impero Ottomano. Per facilitare questi scambi, la zecca genovese, sotto l'influenza indiretta dei magistrati di San Giorgio, coniò i "luigini", monete d'argento ad alta lega molto apprezzate nei mercati orientali. Questa attività di intermediazione monetaria permetteva a Genova di mantenere una bilancia commerciale favorevole e di alimentare le riserve del Banco con moneta fresca.

Dalle vette verso il declino (1627-1797) Il 1627 rappresenta uno spartiacque fondamentale per la finanza genovese e per l'orientamento operativo della Casa di San Giorgio. La quiebra (insolvenza) dichiarata da Filippo IV nel 1627 accelerò un processo di "sganciamento volontario" del patriziato genovese dai rischi eccessivi della finanza imperiale.

In questo contesto, la Casa di San Giorgio assunse un ruolo centrale come rifugio per i capitali che rientravano dalla Spagna. L'argento che affluiva a Genova non veniva più interamente reinvestito in prestiti bellici rischiosi, ma veniva in parte utilizzato per sostenere il debito pubblico interno e in parte dirottato verso altre piazze italiane, come Venezia e Roma.

Durante la Guerra di Candia (1645-1669), i capitali genovesi alimentarono il debito veneziano attraverso depositi in zecca e prestiti diretti, cercando rendite sicure che non richiedessero un impegno amministrativo paragonabile a quello del secolo precedente.

Dal riformismo settecentesco alla soppressione napoleonica (1797-1805) Nel XVIII secolo, pur mantenendo un enorme prestigio, il Banco iniziò a subire le critiche dei filosofi illuministi; Montesquieu lo definì una sorta di "Monte di Pietà" che garantiva la sopravvivenza della Repubblica.Marco Girardo, «Genova, la banca è nata qui», Avvenire, 3 maggio 2009. Tuttavia, l'instabilità politica e l'emergere di nuove piazze finanziarie (Londra e Amsterdam) ne minarono il primato.

Il declino accelerò con la fine dell'indipendenza genovese. Nel 1797, con la nascita della Repubblica Ligure sotto l'influenza francese, la Casa fu spogliata della gestione delle imposte e del debito pubblico. In questa fase di transizione l'ente assunse ufficialmente la denominazione di Banco di San Giorgio, restando formalmente la banca centrale dello Stato. Tuttavia, l'arrivo di Napoleone Bonaparte segnò la fine dell'istituto: le riserve auree furono requisite e inviate a Parigi e, con l'annessione della Liguria all'Impero Francese nel 1805, il Banco fu definitivamente sciolto.Giuseppe Felloni, Amministrazione ed etica nella Casa di San Giorgio (1407-1805). Lo statuto del 1568, Firenze, Leo Olschki, 2014, pag. 6

La lunga fase di liquidazione dei beni e dei titoli si concluse solo nel 1856. Dal 1881, il monumentale archivio del Banco, una delle fonti più preziose al mondo per la storia economica medievale e moderna, è custodito presso l'Archivio di Stato di Genova.

Ordinamento istituzionale e sede storica Sotto il profilo giuridico, la Casa di San Giorgio si configurava come un'imponente persona giuridica il cui capitale nominale era costituito dalla totalità dei crediti vantati verso lo Stato genovese. Tale patrimonio era suddiviso in quote standardizzate denominate "luoghi" (loca), dal valore di 100 lire ciascuno: questi titoli, antenati delle moderne azioni, erano nominativi ma liberamente trasferibili, ipotecabili e gestibili fiduciariamente dalla Casa stessa.Giuseppe Felloni, Amministrazione ed etica nella Casa di San Giorgio (1407-1805). Lo statuto del 1568, Firenze, Leo Olschki, 2014, pagg. 3-4 I titolari di tali quote, i luogatari, non erano dunque semplici creditori, ma i veri e propri soci dell'istituto.

La complessa macchina amministrativa della Casa era governata da un sistema piramidale volto a garantire stabilità e trasparenza. Al vertice esecutivo sedevano gli otto Protettori, figure di altissimo prestigio dotate di ampi poteri decisionali. L'organo rappresentativo degli azionisti era invece il Gran Consiglio delle compere, un'assemblea di 480 membri: 20 di diritto (i Protettori, i Precedenti e i Sindacatori) e 460 scelti fra i luogatari, metà per scrutinio e metà per sorteggioGiuseppe Felloni, Amministrazione ed etica nella Casa di San Giorgio (1407-1805). Lo statuto del 1568, Firenze, Leo Olschki, 2014, pag. 10. Tale organo deliberava sulle questioni strategiche, inclusa la concessione di nuovi prestiti alla Repubblica. A supporto di questa struttura operava una burocrazia professionale che, nel periodo di massima espansione, superava i cinquecento dipendenti, rendendo il Banco un asset strategico, che garantiva un gran numero di posti di lavoro per la città.Giuseppe Felloni, Amministrazione ed etica nella Casa di San Giorgio (1407-1805). Lo statuto del 1568, Firenze, Leo Olschki, 2014, pag. VI

L'autorità della Casa trovò la sua massima espressione simbolica e logistica nel Palazzo San Giorgio. Se inizialmente, dal 1443, l'istituto occupava solo una stanza nel duecentesco "Palazzo del mare" (già sede del Comune), l'accresciuto peso politico ed economico portò alla cessione definitiva dell'intero edificio nel 1451. Da quel momento, il palazzo non solo assunse il nome del Banco, ma divenne il centro nevralgico della finanza mediterranea, ospitando nei suoi saloni i banchi di cambio, l'amministrazione del debito e i monumentali archivi che ancora oggi testimoniano la secolare storia dell'istituto.

Compere La "compera" era un contratto tipico della piazza genovese, risalente almeno al 1141, con cui un gruppo di creditori prestava una somma alla Compagna Communis in cambio del diritto di riscuotere una certa imposta per un certo periodo (di cinque anni o più). Era la normale forma con cui lo Stato genovese contraeva il debito pubblico.