Teverola (Teverolë in napoletano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Caserta in Campania.

Nel 1929 venne fuso nel comune di Fertilia insieme a Casaluce, per poi ritornare comune autonomo nel 1946, contestualmente al passaggio dalla provincia di Napoli alla ricostituitasi provincia di Caserta. Il 20 novembre 2008 a Teverola è stato attribuito il titolo di città con decreto del presidente della Repubblica.

Geografia fisica Territorio Teverola è situata nell'agro aversano e nella fertile pianura campana, non lontano da corsi fluviali importanti come il Volturno e i Regi Lagni. Sorge inoltre sulla via Antica consolare campana, che congiungeva in epoca romana Capua con Pozzuoli, il cui percorso è oggi ricalcato dal tratto locale dell'ex strada statale 7 bis di Terra di Lavoro, oggi di competenza provinciale. Il territorio comunale è inoltre attraversato dalla tratto ferroviario Villa Literno-Aversa facente parte della ferrovia Roma-Formia-Napoli e dalla tratta ferroviaria Aversa-Caserta facente parte della ferrovia Napoli-Foggia.

Secondo la classificazione della Protezione Civile il territorio comunale rientra in zona 2 di classificazione sismica, ovvero a rischio medio-alto.

Clima A Teverola il regime climatico è classificato come temperato caldo, con estati calde e inverni miti. Le medie invernali sono di solito inferiori ai ; le medie estive sono di (con valori massimi che possono toccare i ). Le precipitazioni sono piuttosto irregolari: si concentrano tra ottobre e gennaio, mentre d'estate sono più rare. La nebbia è molto rara che ci sia e per lo più si concentra tra novembre e marzo. Le nevicate regolari non sono presenti a causa degli inverni miti, anche se alcune nevicate nel corso degli anni ci sono state, quelle più importanti sono nel 1985 e nel 2018.

Storia Dall'età antica al medioevo La scoperta, ad esempio di insediamenti preistorici nei vicini comuni di Gricignano e Orta di Atella, fanno desumere una presenza umana nella zona già nel III- IV millennio a.C. Ulteriori scavi per la realizzazione della linea veloce Roma-Napoli hanno portato alla scoperta di innumerevoli altri ritrovamenti in tutta la zona, anche in territorio di Teverola. Le popolazioni vivevano lungo il corso del fiume Clanio, fiume che sicuramente scorreva anche nel territorio di Teverola. Questo era un fiume a carattere torrentizio che spesso causava alluvioni ed inondazioni. Per questo in seguito fu canalizzato e fatto confluire nei Regi Lagni. I primi abitanti di cui si ha notizia sono i Liburni dai quali deriva il nome Liburia che indicava il territorio compreso tra Napoli e Capua, in seguito conosciuto come Campania felix, rinomato per il clima mite e la fertilità del terreno. Successivamente questi si unirono con gli Osci, Etruschi campani, e i Sanniti. Qualche notizia di Teverola la ritroviamo al tempo dei Romani e precisamente durante la dittatura di Cesare quando alcune colonie furono fondate in Campania. si ipotizza che l'insediamento, collocato sulla via Antica consolare campana attuale via Campanello, si sia originato dall'evoluzione di una mansio. La prima menzione del paese è tratta dal Chronicon Vulturnense, che cita una donazione del 964 in cui si donavano Teverola e i terreni circostanti all'abbazia di San Vincenzo al Volturno. Stando a nozioni storiche le origini del nome di Teverola pare che derivino dalla famiglia Tuberani, famiglia romana che aveva seguito Gaio Giulio Cesare nella conquista iberica e trovandosi di passaggio decisero di stabilirsi nei pressi della mansio di Casaluce. Nei secoli a venire il nome cambiò più volte, diventando Tuberniola, Tuberoila, Teberola, Tiburola, Tuberola, per finire in Teverola, nome attuale, la cui prima comparsa figura in un documento del 1520. Come detto, il primo insediamento stabile in zona è probabile che sia avvenuto per opera dei Romani, stabilendosi al margine della mansio di Casaluce, che altro non era che un insediamento militare posto su strade strategiche al fine di poter controllare la circolazione e le merci che vi transitavano. La prima citazione scritta su Teverola risale al 964 e compare in un documento denominato Chronicon Vunternense del XII secolo redatto da tale Giovanni, monaco del monastero di San Vincenzo al Volturno, e fa riferimento alla donazione da parte di Pandolfo Capodiferro, principe di Capua, ai succitati monaci di Teverola e alcune terre limitrofe.

Dal Regno di Napoli all'unità d'Italia Con l'avvento degli Angioini alla guida del Regno di Napoli, Teverola divenne parte dei feudi assegnati alla famiglia Mormile fino alla sua cessione, prima nel 1590 a Nicola de Franchi e infine alla famiglia Carafa, che lo tenne fino all'eversione della feudalità. In epoca angioina fu un feudo della famiglia Stendardo, in quella aragonese della famiglia Mormile, fino al 1590, poi passò ai Terralavoro, ai de Franchi, e infine ai Carafa, che lo mantennero fino al 1806, periodo in cui iniziò, con il decreto napoleonico, la soppressione dei monasteri. Con l'eversione della feudalità Teverola fu unita con Carinaro e Casignano e contemporaneamente aggregata alla provincia di Terra di Lavoro. Poco dopo, il monastero della Madonna delle Grazie venne soppresso nel 1809.

Secondo alcune fonti storiche presso il casale di Casignano vi era una chiesa dedicata a San Martino, e che dopo la scomunica da parte del vescovo aversano De Lucia avvenuta nel 1848 i suoi arredi furono venduti, tra cui una fonte battesimale del XVI secolo che fu venduta a una chiesa di Aversa, forse alla chiesa dello Spirito Santo.

Dopo la proclamazione del Regno d'Italia la cittadina divenne comune, e fu aggregato alla provincia di Terra di Lavoro fino alla sua soppressione nel 1927. Nel 1929 venne fuso con Casaluce, formando il comune di FertiliaR.D. 25 febbraio 1929, n. 399. fino alla sua divisione del 1946, che ricostituiva i due comuni preesistenti. Fino al 1945 Teverola fece parte della provincia di Napoli, per poi tornare in quell'anno nella neoistituita provincia di Caserta.

La seconda guerra mondiale e la strage dei carabinieri

Durante la seconda guerra mondiale, nei giorni seguenti all'armistizio di Cassibile, il 13 settembre 1943, l'esercito tedesco compì nel paese l'esecuzione di 14 carabinieri della Stazione CC.RR. "Napoli-Porto", che difesero la Centrale Telefonica S.E.T., in Via Marchese Campodisola civico 9 in Napoli, e 2 civili presi sul posto. Questi vennero costretti a marciare dal capoluogo campano sino ad Aversa e poi a Fertilia, in Contrada Madama Vincenza (ora nel Comune di Teverola), dove vennero giustiziati, accusati di aver ostacolato le operazioni militari degli occupanti tedeschi.

Il secondo dopoguerra e l'omicidio Genovese del 1995 A partire dagli anni 1980 grazie all'immediata vicinanza ad Aversa e ai rapidi collegamenti stradali con Napoli e Caserta, Teverola ha conosciuto un boom demografico senza precedenti, che ne hanno fatto un centro prettamente residenziale, vicino ai abitanti tra iscritti all'anagrafe e non.

Un fatto che fece acquisire una certa notorietà alla cittadina fu l'omicidio di Genovese Pagliuca, assassinato la sera del 19 gennaio 1995 in via Roma, a colpi di pistola e fucile dagli esponenti del clan dei Casalesi che aveva affrontato per difendere la propria fidanzata Carla. Il giovane, allontanato in precedenza dalla gelosia della propria donna, continuava a cercare un contatto con la fidanzata finché a dicembre, Angela Barra — amante del boss Domenico Bidognetti e lesbica — invaghitasi a sua volta della donna decise di sequestrare la giovane portandola in un'altra abitazione aiutata dal fratello e da un altro amico. Nonostante tutto, Genovese non cedette alle intimidazioni sempre intenzionato a difenderla senza rivelare dove alloggiava. Il corpo di Genovese fu ritrovato in auto a pochi metri da una gelateria di proprietà dei Barra. Solo quando Carla apprese la notizia della morte del giovane decise di rompere il muro dell'omertà confessando tutto alla polizia.

Simboli Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di azzurro.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di San Giovanni Evangelista

Una delle sue prime citazioni risale al 1324: viene menzionata nei registri ecclesiastici per la riscossione di tributi, unitamente ad un'altra chiesa all'epoca esistente in Teverola, quella di San Facondo. Nel 1851, in occasione di una visita pastorale del vescovo Saverio De Luca, la chiesa viene descritta nei particolari, elencando gli altari ed a chi erano stati dedicati, senza fare alcuna menzione degli affreschi, precisando che alcuni materiali per la loro realizzazione erano stati prelevati dalla chiesa della Madonna delle Grazie che si trovava nel monastero degli Agostiniani e già in stato di abbandono.

Architettonicamente si presenta a navata unica con un grande arco a delimitare l'area absidale sulla parete sinistra area absidale si ha accesso alla vecchia sacrestia, l'unica parte della chiesa con volta a botte, forse è la parte più antica ed è tutta affrescata con decorazioni risalente al 1874 mente sulla parete destra si ha accesso ai locali della nuova sacrestia. In chiesa vi si accede mediante una piccola ed ampia scalinata di pochi gradini che danno accesso al Pronao, sulla sinistra vi è una sala usata per la vestizione e preparazione dei riti. Da evidenziare che la chiesa custodisce opere artistiche di pregevole valore, in primis la statua della Madonna delle Grazie, non tutti sanno che proviene dal monastero demolito, risale al 1400 ed ha la particolarità di essere stata realizzata in terracotta, una vera chicca nella nostra diocesi Aversana tant'è che a suo tempo la si voleva portare in cattedrale ma i teverolesi si opposero. Poi c'è la statua di Sant'Antuono provenienti dall'antica cappellina che si trovava nei pressi del palazzo dei Dello Vicario, ovviamente una citazione d'obbligo va fatta per la statua lignea del 1700 di San Giovanni Evangelista, nonché all'unica tela presente in chiesa quella raffigurante l'apoteosi di San Giovanni evangelista, è un'opera di Giuseppe Simonelli 1650 -1710 allievo di Luca Giordano uno dei massimi pittori napoletani del tempo.

Cappella di Nostra Signora Del Sacro Cuore Il nome di questa chiesa deriva dalla fondatrice dell'istituto Issa Cassi, che dopo aver preso i voti, divenne suor Maria Agostina di Gesù, e fondò l'ordine nel 1892, riconosciuto ufficialmente nel 1935 con approvazione costituzionale nel 1946. Successivamente lo stabile venne ampliato e trasformato in scuola materna, è stato in funzione fino a pochi anni fa prima che venisse abbattuto. Oggi come detto non esiste più, al suo posto vi è stato costruito una moderna costruzione per uso abitativo. Parlando della chiesa ha una facciata semplice con un ampio finestrone sul portale d'ingresso, è a navata unica, una balaustra in marmo ed un ampio arco delimitano l'area del presbiterio dove è posizionata una statua della Madonna di nostra signora del sacro Cuore.

Cappella del Santo Rosario