La battaglia di Ia Drang (nota anche come operazione Silver Bayonet e, nella storiografia vietnamita, come Trận Ia Đrăng) fu una campagna operativa lunga quasi un mese dell'Esercito statunitense durante la guerra del Vietnam, iniziata con un attacco nordvietnamita il 19 ottobre 1965 nella provincia di Pleiku sugli Altipiani centrali del Vietnam del Sud.
Gli scontri terminarono, dopo alcune fasi particolarmente drammatiche e sanguinose (battaglie delle Landing Zone X-Ray e Albany), con il successo tattico americano e la ritirata delle forze nordvietnamite dopo aver subito dure perdite. La battaglia dimostrò l'efficacia delle nuove tecniche di combattimento adottate dalla 1ª Divisione di Cavalleria statunitense, basate principalmente sulla straordinaria mobilità aerea fornita dall'impiego in massa degli elicotteri, nonché l'utilità della cooperazione tattica fornita dall'Aviazione statunitense. Tuttavia gli scontri evidenziarono anche le capacità e il coraggio delle forze regolari nordvietnamite, in grado di sferrare attacchi a sorpresa e di impegnare a distanza ravvicinata le truppe americane, infliggendo notevoli perdite. Viene considerata la prima battaglia campale della guerra del Vietnam tra l'Esercito statunitense e l'Esercito Popolare vietnamita, combattuta da unità militari di grandi dimensioni.
Situazione strategica in Vietnam Il 28 luglio 1965, il presidente Johnson aveva comunicato finalmente alla nazione, con un discorso televisivo, la sua decisione di approvare i piani del generale William Westmoreland, comandante in capo del MACV. Il generale aveva fatto ingenti richieste di truppe da combattimento e di mezzi bellici, per scongiurare il crollo del Vietnam del Sud e raggiungere la vittoria politico-militare nell'area indocinese, frenando l'espansionismo comunista.
La cavalleria aerea in Vietnam
La sofferta decisione del presidente consentì quindi a Westmoreland e ai suoi comandi subalterni di iniziare la pianificata escalation della forza militare statunitense in Vietnam. Nella stessa circostanza del 28 luglio il presidente Johnson diede anche notizia della sua decisione di inviare immediatamente in Vietnam la più nuova e tecnologica divisione dell'Esercito, appositamente creata e addestrata per l'impiego in guerre contro-insurrezionali, contro nemici elusivi e in territori impervi di difficile accesso: si trattava della appena creata 1ª Divisione di Cavalleria aeromobile, costituita a Fort Benning sulla base della 11ª Divisione (sperimentale) di assalto aereo, e ridenominata in questo modo con l'assegnazione del nome e delle insegne della prestigiosa cavalleria statunitense.
La divisione, equipaggiata con oltre 400 elicotteri (principalmente del tipo UH-1 "Huey"), disponeva teoricamente della mobilità e della potenza di fuoco (fornita anche dall'artiglieria campale trasportata da elicotteri pesanti CH-47 Chinook) per agganciare e sorprendere un nemico non convenzionale, mantenendo il contatto con l'avversario, impedendogli di sfuggire nel territorio circostante e guadagnando un decisivo vantaggio (grazie alle agili manovre elitrasportate) di velocità e di facilità negli spostamenti, non più ancorati alla disponibilità di adeguate vie di comunicazione terrestre.
Il nemico avrebbe potuto essere sorpreso dalla improvvisa calata dal cielo della cavalleria trasportata da elicotteri e non avrebbe potuto evitare il combattimento diretto. Inoltre altri elicotteri armati pesantemente con cannoni e razzi avrebbero fornito un immediato e supporto di fuoco per gli uomini entrati in azione. Sempre gli elicotteri avrebbero inoltre permesso il rapido afflusso dei rinforzi direttamente sul campo di battaglia e la pronta evacuazione dei feriti, mediante altri mezzi ad ala rotante appositamente equipaggiati per il soccorso medico.
Alla prova dei fatti sul terreno, emersero deficienze del metodo accuratamente studiato dagli strateghi statunitensi: in primo luogo la vulnerabilità degli elicotteri al fuoco terrestre anche di armi leggere; quindi la necessità di trovare adeguate aree di atterraggio degli elicotteri; inoltre la tendenza degli uomini a rimanere vicino ai mezzi di trasporto aereo per timore di essere tagliati fuori dal nemico, ancorando le operazioni sempre intorno alle cosiddette Landing Zone (zone di atterraggio), che diventavano quindi aree decisive da difendere a tutti i costi anche per permettere l'afflusso dei rinforzi.
In concreto, una volta discesi dagli elicotteri, i soldati si sarebbero spesso trovati attaccati e sorpresi dal nemico, già posizionato e in attesa intorno alle radure più adatte ad uno sbarco elitrasportato, costretti quindi a combattere principalmente in difesa delle aree di atterraggio, nonostante l'apparente vantaggio iniziale fornito dalla mobilità e dalla potenza di fuoco disponibile.
Escalation La decisione del presidente Johnson di approvare i piani del generale Westmoreland e di impegnare direttamente in combattimento le forze statunitensi derivava fondamentalmente dal progressivo e apparentemente irreversibile peggioramento della situazione sul campo in Vietnam. Il continuo rafforzamento dei vietcong e la comparsa anche dei primi contingenti regolari nordvietnamiti infiltrati a sud avevano provocato un crollo della resistenza dell'esercito sudvietnamita, i cui migliori reparti avevano subito gravi sconfitte, rendendo inevitabile quindi un soccorso diretto delle truppe statunitensi per evitare la caduta del governo filo-americano e una vittoria in tempi brevi del Fronte di Liberazione Nazionale.
Fin dall'inizio dell'insurrezione vietcong alla fine degli anni 1950, il territorio del Vietnam del Sud era stato suddiviso, dal punto di vista amministrativo e operativo, in quattro aree principali di competenza: il I Corpo a nord, subito a ridosso della DMZ (la Zona Demilitarizzata lungo il 17º parallelo) al confine con il Vietnam del Nord, il II Corpo la cui area era rappresentata dagli altipiani centrali del Sud Vietnam fino alla costa, il III Corpo costituito dalle aree pianeggianti attorno a Saigon e infine il IV Corpo all'estremo sud, costituito dalle aree pluviali del Delta del Mekong.
Nei primi mesi dell'intervento diretto statunitense giunsero soprattutto reparti dei Marines per rafforzare le difese del I Corpo, e contingenti di paracadutisti della 173ª Brigata aviotrasportata e della 1ª Brigata della 101ª Divisione aviotrasportata, schierati rispettivamente nell'area della capitale Saigon e nelle regioni centrali del Vietnam del Sud.
In questa fase non erano ancora presenti comandi di unità statunitense a livello divisionale. Almeno inizialmente, le grandi unità vennero distribuite prevalentemente in zone vicine alle principali basi portuali, che costituivano i soli punti d'accesso al Vietnam per i reparti che arrivavano dagli Stati Uniti, ossia Đà Nẵng e Saigon. Successivamente vennero allestite numerose altre basi per l'accesso al paese, sia via mare che via cielo, e venne organizzato un enorme apparato logistico per supportare le sempre crescenti forze statunitensi in arrivo.
Venne inoltre costituita una prima struttura di comando con l'organizzazione della III Marine Amphibious Force a nord (I Corpo), al comando del tenente generale Lewis Walt, per coordinare l'impiego delle crescenti forze dei Marines in arrivo nell'area. Venne costituita anche la Field Force, Vietnam (inizialmente denominata Task Force Alpha), al comando del tenente generale Stanley Larsen, per dirigere tutte le forze dell'Esercito statunitense già schierate o di cui era previsto l'afflusso nelle altre regioni militari del Vietnam del Sud.
Proprio la 1ª Divisione Cavalleria fu quindi la prima divisione organica ad essere inviata integralmente in Vietnam a partire dall'agosto 1965 e schierata nel territorio del II Corpo, per entrare in azione nell'area centrale del Vietnam del Sud insieme agli aviotrasportati della 101ª Divisione, in previsione di una possibile offensiva delle forze comuniste (con il concorso di reparti regolari nordvietnamiti di cui era stata accertata la presenza negli altipiani centrali) in quell'area con l'obiettivo di dividere in due parti il paese con una manovra in direzione della costa.
I servizi di informazione statunitensi avevano chiaramente evidenziato i segni di un'attività preparatoria da parte delle forze nordvietnamite per sferrare un'offensiva in forze, allo scopo di "tagliare il paese in due" dividendo le forze americane presenti a ridosso della Zona Demilitarizzata da quelle presenti più a sud vicino a Saigon, attraverso l'occupazione di vaste aree degli altipiani centrali. Alla 1ª Divisione di Cavalleria venne assegnata in particolare la zona costituita dalle province di Binh Dinh, Kontum e Pleiku nell'area del II Corpo: l'obiettivo era appunto quello di impedire che il paese venisse diviso in due dai nordvietnamiti. La base principale della divisione venne organizzata ad An Khe presso il cosiddetto Camp Radcliffe, tra le province di Pleiku e di Binh Dinh.
Sembra, peraltro, che la dirigenza politico-militare nordvietnamita, di fronte al massiccio concentramento di forze da combattimento statunitensi nella regione centrale del Vietnam del Sud, avesse deciso ben presto di sospendere gli ambiziosi e irrealistici piani di offensiva generale inizialmente previsti e avesse preferito invece organizzare puntate aggressive con alcuni esperti reggimenti regolari dell'esercito, nell'area degli altipiani centrali, allo scopo di provocare un intervento delle truppe statunitensi e quindi affrontare un primo confronto diretto con il nuovo avversario, per sondarne le capacità, i mezzi tecnologici e le nuove modalità operative di guerra mobile con elicotteri e, di conseguenza, studiare tattiche adeguate per affrontarlo e possibilmente sconfiggerlo.
Quindi, già il 19 ottobre 1965, il campo delle forze speciali di Pleime, a quaranta chilometri a sud-ovest di Pleiku, venne attaccato da forze nordvietnamite (elementi del 33º Reggimento): il campo riuscì a resistere anche grazie all'immediato rinforzo via terra di reparti sudvietnamiti (ranger guidati dal maggiore statunitense Charles Alvin Beckwith) ed all'intervento degli elicotteri armati del 1º Squadrone del 9º Reggimento di Cavalleria, subito fatto intervenire dal comando centrale del MACV, oltre che dell'Aviazione statunitense. I nordvietnamiti, di fronte alla potenza di fuoco del nemico, abbandonarono rapidamente l'attacco e si ritirarono verso sud-ovest. Nel pomeriggio del 23 novembre, colsero di sorpresa una colonna sudvietnamita inviata di rinforzo al campo di Pleime, venendo respinta da un nuovo intervento della cavalleria statunitense, ripiegando infine verso il confine cambogiano al riparo delle pendici del monte Chu Pong.
Cronologia
I primi scontri Come risposta all'attacco nordvietnamita al campo di Pleime e al precedente – luglio-agosto 1965 – assedio al campo delle forze speciali sudvietnamite di Duc Co da parte del 320º Reggimento nordvietnamita, Il futuro generale Norman Schwarzkopf prese parte ai combattimenti come consigliere militare della Brigata aviotrasportata sudvietnamita. il 23 ottobre il generale Westmoreland ordinò alla 1ª Divisione di Cavalleria (al comando del maggior generale Harry Kinnard) di intervenire in forze per una prima grande operazione di "Ricerca e distruzione" (Search and Destroy) nella valle del fiume Ia Drang, a sud-ovest di Pleime, per affrontare e schiacciare i reparti nordvietnamiti presenti nell'area. Si trattava dei reggimenti 320º, 33º e 66º dell'Esercito regolare del Vietnam del Nord, appena giunti negli altipiani centrali dopo estenuanti marce a piedi di molte settimane lungo il Sentiero di Ho Chi Minh, e del battaglione H15 Vietcong.