Con l'espressione libertà e diritti fondamentali si indicano le situazioni giuridiche soggettive, cioè le garanzie del rispetto dei diritti di ciascuna persona umana in quanto tale, che l'ordinamento giuridico riconosce e si impegna a garantire. Secondo le più note ricostruzioni teoriche, si può avere di essi una nozione storicistica (sono tali i diritti consuetudinari), individualistica (sono tali i diritti che spettano, in base al diritto naturale, all'individuo), statualistica (sono tali i diritti che l'ordinamento definisce).

Determinazione dei diritti fondamentali a livello internazionale Organizzazione delle Nazioni Unite Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo La Dichiarazione universale dei diritti umani, spesso indicata con la sigla DUDUGiuseppe Giliberti, Introduzione storica ai diritti umani, Giappichelli Editore, ISBN 978-88-348-2732-1, p.35, è un documento sui diritti individuali, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite (ONU) perché avesse applicazione in tutti gli stati membri.

Da allora la nozione di Diritti umani si è estesa grazie a leggi e dispositivi che sono stati creati per sorvegliare e punire le violazioni di questi diritti. Alcuni dei seguenti avvenimenti sono pietre miliari di questo processo: 1966: adozione da parte dell'ONU della Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici. 1967: creazione di meccanismi di inchiesta da parte della Commissione dell'ONU sulle violazioni dei diritti dell'uomo dei paesi membri. 1991: primo incontro internazionale delle istituzioni nazionali di promozione e protezione dei diritti dell'uomo organizzata dalla Commissione nazionale consultiva dei diritti dell'uomo a Parigi sotto la supervisione delle Nazioni Unite. 1993: adozione da parte dell'assemblea generale delle Nazioni Unite del Programma d'azione di Vienna, che accorda grande spazio alla democraziaLo sviluppo di un ordinamento internazionale fondato sulla pace è collegato alla democratizzazione del potere già secondo Boris Mirkine-Guetzevitch, Droit constitutionnel international, Paris, Sirey, 1933, p. 29. ed allo sviluppo considerati come parte integrante dei diritti dell'uomo; il Programma chiama tutti gli stati membri a creare delle istituzioni nazionali che siano garanti dei diritti dell'uomo. 2006: creazione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite con l'adozione da parte dell'Assemblea generale della risoluzione A/RES/60/251, il 15 marzo 2006.

Una moderna interpretazione della Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo è stata fatta attraverso la Dichiarazione e Programma d'azione di Vienna, adottata dalla Conferenza Mondiale sui Diritti Umani del 1993. Il grado di unanimità circa queste convenzioni, nel senso di quanti e quali siano i Paesi che le ratificano, varia, così come varia il grado di rispetto all'interno delle stesse Nazioni. L'ONU ha messo in piedi un certo numero di organi per sottoporre a verifica e studio i Diritti Umani, sotto la guida dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) con sede a Ginevra.

La Convenzione contro la tortura La Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (in inglese, United Nations Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment) è uno strumento internazionale per la difesa dei diritti umani, sotto la supervisione dell'ONU.

La Convenzione prevede una serie di obblighi per gli Stati aderenti, fra i quali: autorizza ispettori dell'ONU e osservatori dei singoli Stati a visite a sorpresa nelle strutture carcerarie per verificare l'effettivo rispetto dei diritti umani, stabilisce il diritto di asilo per le persone che al ritorno in patria potrebbero essere soggetti a tortura. Il Comitato contro la Tortura, tra i vari comitati dei Diritti umani, è uno di quelli più efficaci ed incisivi, tuttavia il Comitato può esercitare controlli solo se uno Stato contraente dichiara espressamente di accettarli.A. Cassese, I diritti umani oggi. Editori Laterza, Bari, 2005.

La Convenzione è stata approvata dall'Assemblea dell'ONU a New York il 10 dicembre 1984, ed è entrata in vigore il 26 giugno 1987. Al giugno 2008, è stata ratificata da 145 Paesi. Il 26 giugno è la giornata internazionale di sostegno alle vittime della tortura.

L'Italia ha sottoscritto la Convenzione, ma soltanto nel 2017 il Parlamento italiano ha introdotto il reato di tortura nell'ordinamento italiano (art. 613 bis c.p., inserito dalla legge 110/2017). La legge è stata criticata per talune insufficienze.

La convenzione contro la violenza sulle donne La Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica è stata adottata dal Consiglio d'Europa il 7 aprile 2011 e sottoscritta ad Istanbul il 12 marzo 2012 da 29 stati, ma ratificata sinora solo da Turchia, Albania, Portogallo, Montenegro, Italia il 19 giugno 2013, Austria. Per l'entrata in vigore della Convenzione è tuttavia prevista la ratifica di almeno 10 stati (di cui almeno 8 parte dell'Unione Europea), che si impegnino ad osservarla come propria legge interna (e quindi è oggi in vigore solo per i 6 stati che l'hanno ratificata). La Convenzione è più nota col nome di Convenzione di Istanbul (ovviamente dal luogo in cui è stata sottoscritta). L'Italia ha provveduto con urgenzacon decreto legge 14 agosto 2013 n. 93, convertito in legge 15 ottobre 2013 n. 119 all'adeguamento della propria legislazione in relazione anche all'impressione destata nella pubblica opinione da ripetuti episodi di femminicidio.

Dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo La Dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo, proclamata il 19 settembre 1981 presso l'UNESCO a Parigi, è la versione islamica della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Si è resa necessaria - secondo i proponenti - per il fatto che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo non sarebbe compatibile con la concezione della persona e della comunità che ha l'Islam.

Organizzazioni europee Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali o CEDU è un trattato internazionale redatto dal Consiglio d'Europa sotto l'egida dell'ONU. Il documento è stato elaborato in due lingue, francese e inglese, i cui due testi fanno egualmente fede. La Convenzione è stata firmata a Roma il 4 novembre 1950 dai 12 stati al tempo membri del Consiglio d'Europa (Belgio, Danimarca, Francia, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia, Turchia) ed è entrata in vigore il 3 settembre 1953, ma per l'Italia, che l'ha ratificata in ritardo (pur essendo stata tra i primi firmatari), solo il 10 ottobre 1955a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 221 del 24 settembre 1955 della Legge 4 agosto 1955 n. 848 portante la ratifica della Convenzione CEDU e del protocollo aggiuntivo firmato a Parigi il 20 marzo 1952

Unione Europea La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea è stata proclamata una prima volta il 7 dicembre 2000 a Nizza (per tale motivo è stata anche nota come "Carta di Nizza") e una seconda volta il 12 dicembre 2007 a Strasburgo - in una versione adattata - da Parlamento, Consiglio e Commissione dell'Unione Europea. Con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, ha il medesimo valore giuridico dei trattati, ai sensi dell'art. 6 del Trattato sull'Unione europea, e si pone dunque come pienamente vincolante per le istituzioni europee e gli Stati membri e, allo stesso livello di trattati e protocolli ad essi allegati, come vertice dell'ordinamento (quasi una costituzione) dell'Unione europea. La Carta enuncia i diritti e i principi che dovranno essere rispettati dall'Unione in sede di applicazione del diritto comunitario. L'attuazione di tali principi è affidata anche alle normative nazionali. I valori fondamentali dell'Unione Europea sono: Dignità (art 1-5), Libertà (art. 6-19), Uguaglianza (art. 20-26), Solidarietà (art. 27-38), Cittadinanza (art. 39-46), Giustizia (art. 47-50).

Determinazione dei diritti fondamentali nei vari ordinamenti nazionali In quasi ogni ordinamento, sono presenti elementi che si ispirano alla concezione dei diritti umani.

Magna Charta (Inghilterra)

Nel 1215 il re d'Inghilterra John Lackland (Giovanni Senzaterra) fu costretto dai baroni del regno a concedere, firmandola, la Magna Charta Libertatum (Suprema Carta delle libertà). Essa rappresenta il primo documento fondamentale (scritto in lingua latina medioevale) nel mondo occidentale per la concessione di diritti ai cittadini (da principio solo nobili e cavalieri) perché impone al re il rispetto di alcune procedure, limitando la sua volontà sovrana per legge. Tra gli articoli della Magna Charta ricordiamo il divieto per il Sovrano di imporre nuove tasse senza il previo consenso del Parlamento (no taxation without representation) e la garanzia per tutti gli uomini di non poter essere imprigionati senza prima aver sostenuto un regolare processo (due process of law), riducendo inoltre l'arbitrarietà del re in termini di arresto preventivo e detenzione. Benché la Magna Charta nel corso dei secoli sia stata ripetutamente modificata da leggi ordinarie emanate dal Parlamento, conserva tuttora lo status di Carta fondamentale della monarchia britannica (Regno Unito di Gran Bretagna o United Kingdom). Il punto fondamentale è lhabeas corpus, cioè che l'ordine di arresto abbia una sostanza (o "corpo") in quanto derivante dall'accertamento di un illecito penale e non dal capriccio di un ufficiale di polizia; fu poi interpretato anche come il diritto di richiedere a un giudice l'emissione di un ordine (writ), diretto a un'autorità pubblica che ha eseguito un arresto, per rendere ragione della detenzione di quella persona, ed è considerato uno dei più efficienti sistema di salvaguardia della libertà individuale contro detenzioni arbitrarie ed extragiudiziali. Su richiesta della persona arrestata, con il writ il magistrato ne ordina l'esibizione avanti a sé in udienza ("Habeas corpus, ad subjiciendum judicium!": ne sia esibito il corpo, per sottoporlo a giudizio!), per verificare se egli sia ancora vivo, l'accusa e le circostanze dell'arresto. L'''Habeas Corpus è un appello al giudice contro una detenzione ingiustificata. Si tenga presente che l'arresto o la cattura di chiunque, nel medioevo o nell'era moderna, erano disposte e attuate immediatamente dalla stessa autorità amministrativa (Sceriffi, "gaolers" e altri ufficiali..), senza motivazione esplicita, spesso a fini non penali (tributari, debiti privati, ordine pubblico..). Il ricorso al giudice della Corona (cioè un emissario diretto del Re), costituì così la prima e più importante garanzia verso gli abusi, potendosi scavalcare così l'Ufficiale che aveva eseguito l'arresto.

Carta dei diritti inglese

Francia

La dichiarazione dei diritti dei cittadini USA