LImpero austriaco (; ; ; ; ; ; ; in ladino Impero di Striaci; in friulano: Imperi Austriac o Imperi Striac; in veneto: Inpero Austriaco.) venne costituito nel 1804 come monarchia ereditaria sui domini asburgici, in seguito al dissolvimento del Sacro Romano Impero e alla formazione del Primo Impero francese da parte di Napoleone Bonaparte.

Il primo imperatore d'Austria fu Francesco I, che al tempo portava anche il titolo di imperatore eletto dei Romani, abbandonato nel 1806 in seguito alla dissoluzione del Sacro Romano Impero. Per mantenere il titolo imperiale, si proclamò imperatore d'Austria nei suoi domini ereditari.

Dopo alcuni tentativi di riforma costituzionale, nel 1867 vi fu una parificazione di status con la parte ungherese del regno (Ausgleich) e quindi l'Impero austriaco è conosciuto da quel momento con il nome di Impero austro-ungarico.

Storia

Nel 1740 divenne Arciduchessa d'Austria Maria Teresa d'Asburgo (prima e unica donna a ereditare il titolo) insieme al titolo di Regina d'Ungheria e di Boemia. Dopo la guerra di successione austriaca, non potendo accedere alla carica di imperatore del Sacro Romano Impero a causa della legge salica, fece incoronare nel 1745 il marito Francesco I di Lorena, e alla sua morte nel 1765 il figlio Giuseppe II d'Asburgo-Lorena che, solo alla morte della madre nel 1780, poté governare da solo e divenne anche arciduca d'Austria, re d'Ungheria e re di Boemia. Nascita L'impero austriaco ebbe origine nel 1804, quando le guerre napoleoniche avevano portato al collasso definitivo del Sacro Romano Impero, che si sarebbe sciolto due anni dopo (1806). L'allora imperatore Francesco II non intendeva essere spogliato del prestigioso titolo di imperatore (anche se del tutto formale, poiché non gli consentiva alcuna autorità sui principi del Sacro Romano Impero dopo la guerra dei trent'anni), né voleva essere da meno del suo rivale francese. Decise così di autoproclamarsi “Imperatore d'Austria”: fino a quel momento i suoi titoli, oltre a quello di imperatore del Sacro Romano Impero, erano arciduca d'Austria e re d'Ungheria.

Il neoproclamato Impero riuniva appunto i territori dinastici della Casa d'Austria. I territori dinastici erano composti da Stati imperiali del Sacro Romano Impero Germanico e da Stati non appartenenti a esso. Erano organizzati in entità autonome con proprie amministrazioni.

Gli Stati dell'Impero appartenenti ai beni allodiali della Casa d'Austria facevano parte della Provincia austriaca ed erano composti da arciducato dell'Austria interna (Innerösterreich) composto dai Paesi sopra l'Enns (Linz) e dai Paesi sotto l'Enns (Vienna) ducato di Stiria (Steiermark) ducato di Carinzia (Kärnten) ducato di Carniola (Krain) contea di Gorizia e Gradisca (Görz) litorale austriaco (Küstenland) contea del Tirolo (Tirol) signorie dell'Arlberg Vorarlberg (dal 1772 autonomo dall'Arlberg)

Austria Anteriore (Vorderösterreich) (1376-1786) suddiviso nei vari distretti (Oberämter) margraviato di Burgau langraviato di Brisgovia langraviato di Ortenau contea di Hohenberg (alta: Rottenburg, bassa: le 5 città danubiane di Ehningen, Mengen, Munderkingn, Riedlingen, Saulgau) langraviato di Nellenburg (Stockach) langraviato di Svevia (Altdorf) distretto di Bregenz signoria di Winnweiler Paesi Bassi austriaci (perduti nel 1790) Regno di Boemia (Boemia, Moravia, Slesia, Lusazia) Signoria di Trieste Stato di Milano

Stati fuori l'impero: Regno di Ungheria e di Galizia Ex repubblica di Venezia: Regno Lombardo-Veneto

Le guerre napoleoniche

Come tutto il resto d'Europa l'Impero austriaco fu scosso profondamente dalla Rivoluzione francese e dalle ambizioni di Napoleone Bonaparte. Il timore delle ripercussioni che l'ideologia rivoluzionaria francese avrebbe potuto avere sui sudditi fecero dell'Austria una nemica implacabile della Francia napoleonica. L'imperatore Francesco I guidò la prima coalizione antifrancese contro la Francia di Napoleone, e subì le due gravi sconfitte di Ulma e Austerlitz. In quest'occasione l'Impero austriaco cedette alla Francia il Veneto. Consigliato dal principe Metternich, già in servizio dal 1801, Francesco I dichiarò nuovamente guerra alla Francia; Napoleone, insieme al suo esercito, arrivò sino alle porte di Vienna, e costrinse gli austriaci a firmare l'umiliante pace di Schönbrunn, con il quale cedettero il Tirolo, la Galizia, le province illiriche e le città di Trieste e Fiume.

Dopo la grave sconfitta subita il primo ministro Klemens von Metternich decise di cambiare tattica e volle cercare in Napoleone un alleato, in attesa del momento della rivincita. Per suggellare il patto Francesco II rinunciò ufficialmente al titolo di imperatore del Sacro Romano Impero e diede in sposa a Napoleone Maria Luisa d'Asburgo-Lorena. In seguito alle disastrose sconfitte dei francesi a Lipsia (1813) e a Waterloo (1815) venne istituito il Congresso di Vienna (i mutamenti territoriali e gli accordi che distinsero l'epoca napoleonica causarono molti cambiamenti nella geografia dell'Impero austriaco, ma questi furono perlopiù di carattere transitorio).

La Restaurazione

Nell'ottobre del 1814 si aprì a Vienna il congresso, che vide riuniti tutti i capi di stato d'Europa. Il congresso prevedeva il ripristino degli antichi regimi europei e il ritorno alla situazione politico-territoriale precedente le guerre napoleoniche e la rivoluzione, secondo i principi di "equilibrio" e "legittimità". L'Austria riprese possesso di tutti i territori in Italia, in Polonia e nei Balcani, e formò la Santa Alleanza con Russia e Prussia, il cui compito era la reciproca difesa nel caso di rivolte filofrancesi o di indipendenza nazionale.

Francesco II d'Austria, profondamente condizionato dal primo ministro Metternich, continuò la sua politica accentratrice e tradizionalista, riducendo lo stato a un dispotismo soffocante; ciò mise le basi per i moti rivoluzionari del 1848. Dopo la morte di Francesco I, salì al trono imperiale l'epilettico figlio Ferdinando I d'Austria che, incapace di governare com'era, si lasciò influenzare più del padre dal principe Metternich, sul quale il popolo riversava il proprio scontento. Durante la Restaurazione in Austria vi fu il periodo Biedermeier, ovvero un periodo di pace che si sarebbe prolungato fino al 1848. In questo periodo in tutto l'Impero cresceva il dissenso a causa dei nuovi sentimenti nazionalistici, liberali e democratici; molti esponenti degli alti ceti della società ungherese cominciarono a chiedere maggiore autonomia, gli italiani la libertà dal giogo austriaco e quasi tutte le altre etnie rivendicavano la propria indipendenza, o come nel caso della Boemia una maggiore autonomia da Vienna.

Il '48 nell'Impero

Il 1848 fu un anno di rivolta generale per l'Impero austriaco. A Vienna, la capitale, dove la popolazione aveva sempre appoggiato la politica degli Asburgo, studenti e molti insegnanti diedero avvio a una rivolta contro l'autorità e la continua centralizzazione del potere nelle mani dell'Imperatore, chiedendo una costituzione democratica e la cacciata di Metternich dalla cancelleria imperiale. L'esercito intervenne immediatamente, mentre i reali vennero trasferiti segretamente a Innsbruck. Inizialmente le richieste furono tutte accolte, compresa quella di congedare Metternich (il quale diede le dimissioni dicendo "se è per il bene dell'Austria ne sarò felice"). Venne anche concessa l'uguaglianza di tutti i sudditi di fronte alla legge.

In seguito, nonostante le iniziali promesse e concessioni fatte dall'imperatore ai rivoltosi di Vienna, venne ripresa la vecchia politica imperiale di assolutismo e soppressione delle aspirazioni rivoluzionarie della cittadinanza.

Per liberare Vienna, ancora in mano ai rivoltosi, venne chiamato il generale Windisch-Graetz, che venne fiancheggiato da 40.000 soldati del croato Jelacic: in poco tempo questi circondarono la capitale e la espugnarono. In Italia intanto il feldmaresciallo Josef Radetzky combatteva i rivoltosi italiani fiancheggiati dai piemontesi: questi vennero sconfitti e le truppe austriache poterono reinsediarsi in tutto il Regno Lombardo-Veneto.

Se in Austria si mirava alla riduzione del potere dell'imperatore nelle zone prevalentemente slave, come la Boemia e la Carniola, si voleva invece frenare la continua germanizzazione del territorio e della popolazione. Come a Vienna, anche a Praga scoppiarono moti indipendentistici guidati dalla gioventù boema, che vennero però soffocati nel sangue.

In Ungheria, invece, vi fu una vera dichiarazione di indipendenza da parte di Kossuth. Vennero subito creati numerosi organi statali ungheresi e un esercito: con questa dichiarazione l'Ungheria era entrata in guerra con l'Austria. Quest'ultima, con l'appoggio della Russia, riuscì ad accerchiare gli ungheresi: l'esercito imperiale austriaco avanzava dalla Boemia e dalla Croazia verso Budapest, mentre dalla Transilvania muoveva quello russo.

Con il nuovo primo ministro Schwarzenberg, dopo alcuni mesi, nel 1849 le truppe imperiali riuscirono ad avere la meglio sull'esercito ungherese che, accerchiato sia da est sia da ovest, dovette firmare la resa nell'agosto del 1849. La repressione culminò con le impiccagioni avvenute ad Arad a fine settembre.

La guerra di Crimea e la fine della Santa alleanza Nel 1853 la Russia dichiarò guerra all'impero ottomano per espandere i propri domini fino al Bosforo e alle regioni slave dei Balcani; la Francia e la Gran Bretagna che vedevano minacciata l'incolumità della Turchia (il cui smembramento avrebbe creato un enorme vuoto nella scena politica europea) aprirono le ostilità con la Russia, la quale contava sull'aiuto dell'Austria. Francesco Giuseppe però, non volendo incentivare l'espansione russa e inimicarsi l'occidente, rimase neutrale nei confronti di tutti gli stati coinvolti nel conflitto, mobilitando però l'esercito e ammassandolo nella Galizia, nella Bucovina e nella Transilvania: di conseguenza per scoraggiare un eventuale intervento austriaco, lo zar Nicola I fu costretto a schierare molte truppe, così da indebolire il fronte aperto contro Francia, Turchia e Gran Bretagna. La sconfitta dell'impero russo non si fece attendere e la resa agli alleati avvenne nel 1856; lo zar fu profondamente amareggiato dal comportamento dell'alleato austriaco, il quale non solo non aiutò la Russia ma si schierò, seppur non formalmente, con le potenze occidentali: ciò sancì la fine della Santa Alleanza e l'inizio dell'inevitabile caduta del reazionismo.

Il "Compromesso" Nel 1848 Ferdinando I abdicò a favore di Francesco Giuseppe I, che aveva combattuto a fianco del generale Radetzky. Il nuovo imperatore, nel tentativo di centralizzare lo stato, creò un'efficiente burocrazia e un esercito ben organizzato che potesse controllare i vasti confini dell'impero. Il problema venutosi a creare in Italia non si concluse però con le vittorie del generale Josef Radetzky contro i piemontesi, poiché i milanesi e i veneti puntavano all'unione con il Regno di Sardegna e alla creazione di uno stato unitario italiano. Così dopo continue provocazioni da parte dei piemontesi Francesco Giuseppe I mosse guerra nel 1859 al Piemonte, il quale protetto da Napoleone III ricevette l'aiuto delle truppe francesi che sbarcarono al porto di Genova. I generali austriaci, insicuri su come procedere, stettero sulla difensiva, subendo le gravi sconfitte di Magenta e Solferino a seguito delle quali l'esercito imperiale si ritirò nuovamente nel Quadrilatero, cedendo ai piemontesi la Lombardia pur conservando il Veneto.