Gli eurobond o stability bond furono delle ipotetiche obbligazioni governative emesse in euro in maniera congiunta da parte dei 19 stati dell'eurozona. L'idea fu sollevata per la prima volta nel 2011 dalla commissione Barroso II come meccanismo di distribuzione del debito nel contesto della crisi del debito sovrano europeo durante il periodo 2009-2012. Tali obbligazioni sarebbero state da emettersi a cura di un'apposita agenzia dell'Unione europea, la cui solvibilità sarebbe stata garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell'eurozona.
Con la medesima accezione, è stato utilizzato anche il termine E-bond (E-obbligazione in italiano), proposto, tra gli altri, dal presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e dal Ministro dell'economia e delle finanze italiano Giulio Tremonti. Poco alla volta, nell'Unione Europea sta prendendo quota l'idea di creare un vero bilancio europeo e la proposta delle eurobbligazioni sta alimentando le discussioni.
Caratteristiche La prospettiva della creazione di Eurobond è stata accolta con reazioni diverse dai governi degli Stati dell'area euro: gli atteggiamenti spaziano dall'appoggio entusiastico allo scetticismo, fino ad arrivare alla netta avversione. Le motivazioni contrarie risiedono sostanzialmente nel fatto che i paesi più "virtuosi" dovrebbero accollarsi un onere aggiuntivo, in termini di costo del debito, a favore dei paesi meno virtuosi. Vi sarebbe inoltre il rischio ulteriore che la protezione offerta dagli Eurobond favorisca il cosiddetto azzardo morale, finendo per incentivare, in generale, politiche fiscali e di bilancio ancor meno rigorose, esacerbando la discrasia tra nazioni "rilassate" e nazioni "virtuose" e appesantendo l'onere sopportato da queste ultime.
Comportamenti non rigorosi potrebbero inoltre portare a un aumento dei tassi di interesse sul debito, con il rischio di innescare fenomeni inflazionistici a cui uno Stato-guida del processo di europeizzazione, come la Germania, è particolarmente sensibile per motivi storici legati alla crisi della Repubblica di Weimar. La soluzione ai pericoli legati all'azzardo morale potrebbe consistere nella riforma delle legislazioni nazionali dei paesi più indebitati, per l'uniformazione delle politiche fiscali e di bilancio su standard più rigorosi, che allontanino il pericolo di condotte eccessivamente rilassate. Quest'ultima istanza, l'uniformazione e l'integrazione delle legislazioni fiscali degli stati membri, introduce però una nuova difficoltà politica, dal momento che comporterebbe, per tutti gli stati membri, la rinuncia a una fetta consistente della sovranità nazionale, con la compressione del potere impositivo, che è una delle prerogative del potere stataleLa semplice affermazione della prerogativa del potere impositivo è considerato un momento cardine nella riaffermazione della sovranità nazionale nella Storia dell'Europa medievale e moderna..
La prospettiva degli Eurobond incontra inoltre alcune difficoltà oggettive, dal momento che essa potrebbe richiedere una riforma dei Trattati europei e dei ruoli e compiti e affidati per via statutaria alla Banca centrale europea e, se posto come condizione da alcuni stati membri, anche le già citate riforme per l'uniformazione degli standard di rigore delle politiche fiscali nazionali, tutte novità che richiederebbero la ratifica unanime degli stati membri, un meccanismo necessario, ma la cui messa in atto comporta necessariamente tempi non immediati.
Tuttavia, si ritiene che l'allungamento dei tempi, resosi necessario per la revisione e la ratifica dei trattato da parte di tutti gli stati membri, non precluda l'immediatezza degli effetti benefici sui mercati: si valuta infatti che questi ultimi si adeguerebbero istantaneamente alle mutate prospettive, non appena fosse raggiunto e annunciato il consenso sull'intera operazione politica.
Proposte La proposta per la creazione di simili titoli è stata quindi declinata in forme diverse, al fine di superare gli ostacoli politici e di superare le difficoltà oggettive.
Blue bond Nel maggio 2010, gli economisti Jakob von Weizsäcker e Jacques Delpla, del think tank Bruegel, hanno pubblicato un articolo contenente la proposta di un mix di tradizionali strumenti nazionali (red bonds) ed eurobond emessi in comune (blue bonds), al fine di prevenire crisi del debito nei paesi più vulnerabili, forzando al contempo la sostenibilità fiscale. Gli autori argomentano che, pur non potendosi considerarla alla stregua di una "bacchetta magica", la proposta dei Blue bond delinea tuttavia un via d'uscita durevole e incentivata dal dilemma del debito, mentre, al contempo, "aiuta a preparare il terreno per la crescita dell'euro quale importante valuta di riserva, che ridurrebbe la spesa per interessi per chiunque ne faccia parte"
Secondo questa proposta, gli stati membri dell'Unione europea dovrebbero condividere fino al 60 per cento del Prodotto interno lordo (PIL) come debito nazionale senior, sotto garanzia della responsabilità proporzionale e solidale, riducendo così il costo per questa quota del debito. A tutto ciò che supera la quota di allocazione dei Blue bond, i governi nazionali farebbero fronte con emissioni di titoli di debito nazionale junior, per il quale sarebbero previste rigide procedure per un default finanziario controllato. Crescerebbe così il costo marginale del debito pubblico e ne risulterebbe incentivato il miglioramento della disciplina fiscale. Secondo la proposta, i paesi partecipanti devono anche creare un Consiglio di Stabilità Indipendente, eletto dai parlamenti degli stati membri. Al Consiglio di Stabilità spetterebbe il compito di proporre annualmente un'allocazione dei Blue bond e per salvaguardare il principio di responsabilità fiscale.
I paesi più piccoli, con titoli sovrani relativamente poco liquidi (come l'Austria e il Lussemburgo) beneficerebbero molto della extra liquidità derivante dai blue bond, sebbene perfino il debito tedesco, nello schema dei blue bond, vedrebbe un abbassamento dei propri costi rispetto ai livelli precedenti. Paesi con alta incidenza debito/PIL (come Italia, Grecia e Portogallo) riceverebbero un forte incentivo a politiche fiscali rigorose.
Proposta Prodi-Quadrio Curzio Gli economisti Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio, ad esempio, hanno proposto la creazione di obbligazioni sovrane (denominate EUB-EuroUnionBond) garantite dalle riserve auree detenute dai paesi della zona euro, ammontanti a circa 450 miliardi di euro, una buona fetta delle quali, 180 miliardi, sono possedute dall'Italia. Alla garanzia aurea, si aggiungerebbe quella basata sul pegno di azioni di società sotto controllo statale (Eni, Enel, Finmeccanica, Poste italiane, ecc.), di cui i due proponenti ritengono possibile la privatizzazione. La dotazione così creata, denominata Fondo finanziario europeo (Ffe), ammonterebbe a circa 1.000 miliardi di euro.
La proposta ha raccolto il consenso dell'europarlamentare Guy Verhofstadt, e dell'economista Zsolt Darvas. Su di essa potrebbe realizzarsi la convergenza di quei settori dell'eurozona che hanno manifestato avversione politica alla costituzione di obbligazioni europee. La discussione parlamentare, in sede europea, dovrebbe aver luogo nel corso dell'autunno.
Proposta della Commissione europea Il 21 novembre 2011, la Commissione europea ha suggerito che gli European bond siano emessi congiuntamente dalle 17 nazioni della zona euro, come mezzo efficiente per affrontare la crisi finanziaria. Il 23 novembre 2011, la Commissione ha presentato un libro verde in cui si valuta la fattibilità di un'emissione comune di titoli sovrani tra gli stati membri dell'eurozona. L'emissione di titoli del debito sovrano è attualmente condotta individualmente da ciascun stato membro dell'Unione europea. L'introduzione di emissioni congiunte di eurobond significherebbe la condivisione di emissioni sovrane tra gli stati membri e la ripartizione dei relativi flussi di entrata e dei costi di gestione del debito.
Tre approcci agli eurobond nella proposta della Commissione europea Il libro verde della Commissione europea delinea uno scenario politico in cui sono contemplati tre ampi approcci generali all'emissione comune di obbligazioni, a seconda del grado di sostituzione (completo o parziale) che si vuole raggiungere rispetto emissioni nazionali e in base alla natura delle soggiacenti garanzie che gli stati membri intendono prestate (responsabilità solidale o responsabilità proporzionale, rispetto all'irresponsabilità attualmente sancita dai Trattati comunitari). Eurobond completi con responsabilità solidale: questa opzione contempla la sostituzione completa dell'emissione di titoli nazionali con gli eurobond, con ciascun stato membro illimitatamente e solidalmente responsabile per l'intera emissione. Secondo la Commissione europea, "questo avrebbe potenzialmente forti effetti positivi sulla stabilità e sull'integrazione. Ma allo stesso tempo, abolendo ogni pressione sugli stati membri da parte dei mercati e dei tassi di interesse, questa soluzione pone un rischio relativamente alto di azzardo morale e potrebbero essere necessari notevoli modifiche ai trattati dell'Unione". Eurobond parziali con responsabilità solidale: la seconda opzione condividerebbe solo una parte dei debiti, anche stavolta garantiti da tutti. Questo significa che gli Stati dell'Unione europea continuerebbero, in parte, a emettere titoli nazionali per coprire la quota del loro debito al di là di una certa percentuale del PIL non coperta dagli eurobond. La commissione non precisa uno specifico volume, o una specifica quota di bisogni finanziari che sarebbero coperti da emissioni nazionali, da un lato, e da eurobond dall'altro. Tuttavia, la proposta è simile a quella presentata dal Consiglio tedesco degli esperti economici, che aveva immaginato la creazione di un fondo di rimborso collettivo europeo, che condividesse il debito in zona euro al di sopra del 60%, combinato con un progetto di vigorosa riduzione del debito per quegli stessi paesi, che non sono assistiti dal Fondo europeo di stabilità finanziaria. Eurobond parziali senza garanzie solidali: la terza opzione, che è simile alla proposta dei blue bond, prevede anch'essa che gli eurobond coprano solo parzialmente il debito (come nell'opzione 2) ma senza responsabilità congiunta. Questo potrebbe imporre condizioni di restrittive per l'accesso di un gruppo più piccolo di paesi alla condivisione di parte del debito e potrebbe permettere l'estromissione di paesi che non soddisfano i loro obblighi fiscali. Grazie a "un meccanismo di per redistribuire alcuni dei vantaggi del finanziamento [...] tra [i governi] con un rating più alto e [quelli con] un rating più basso", questa opzione aspira a minimizzare il rischio di azzardo morale nella condotta delle politiche economiche e fiscali. A differenza dei primi due approcci, questo implicherebbe garanzie "proporzionali ma non solidali" da parte dei governi e potrebbe quindi essere implementato in maniera relativamente rapida senza bisogno di modificare i Trattati dell'Unione europea.
Effetti attesi